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 Re: AIDS: news in aggiornamento continuo
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Venerdì, 4 Settembre 2009: Accadde Oggi
AIDS: SCOPERTI DUE SUPERANTICORPI,
SVELANO UNA DEBOLEZZA HIV
ROMA - Sono stati scoperti due nuovi 'superanticorpi' con un'elevata capacità di neutralizzare il virus dell'Hiv. Il risultato, pubblicato su Science Express, si deve a un gruppo di ricerca americano coordinato da Laura Walker del Dipartimento di immunologia dell'International AIDS Vaccine Initiative (IAVI) e dello Scripps Research Institute. Gli anticorpi si chiamano PG9 e PG16 e, secondo i ricercatori, potrebbero aiutare a svelare il tallone di Achille del virus aprendo la porta allo sviluppo di efficaci vaccini anti Aids. Individuati nel sangue di un donatore africano infettato dall'Hiv, i super anticorpi colpiscono una regione di una glicoproteina altamente evoluta per contrastare l'attacco immunitario che il virus usa per infettare le cellule. E' come se, spiegano i ricercatori, PG9 e PG16 avessero una sorta di chiave che apre una serratura nascosta del virus riconoscendo un elemento su questa proteina mai descritto prima. Si tratta della prima scoperta di anticorpi con alta capacità neutralizzante (bNAbs) dell'Hiv negli ultimi 20 anni e i primi bNAbs ad essere isolati da donatori che vivono in Paesi in via di sviluppo dove vi è la maggior parte delle infezioni da Hiv.
Secondo gli autori dello studio i nuovi super anticorpi promettono risultati più brillanti per la progettazione di un vaccino anti Aids rispetto ai precedenti anticorpi bNAbs conosciuti "perché - ha spiegato Dennis Burton, immunologo e direttore scientifico dello IAVI - attaccano una nuova e potenzialmente più accessibile zona del virus Hiv che facilita la progettazione del vaccino". Il prossimo passo, annunciano i ricercatori, sarà analizzare le strutture molecolari di PG9 e PG16 e la parte del virus da bersagliare per realizzare immunogeni, gli ingredienti attivi dei vaccini, specifici contro l'Aids.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#16 Ven 04 Set, 2009 05:49 |
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 Re: AIDS: news in aggiornamento continuo
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Giovedì, 24 Settembre 2009: Accadde Oggi La Repubblica
RICERCA
Aids, vaccino sperimentato in Thailandia
Si dimostra efficace in un terzo dei casi
Il farmaco è stato messo a punto da ricercatori statunitensi e thailandesi, e testato su 16.000 volontari. L'annuncio in una conferenza stampa a Bangkok
BANGKOK - Un vaccino contro l'Aids messo a punto da ricercatori statunitensi e thailandesi sta dando, per la prima volta, risultati significativi durante la sperimentazione, dimostrando efficacia in almeno un terzo dei casi. Lo hanno annunciato i ricercatori presentando i risultati ad una conferenza stampa a Bangkok.
''E' un progresso importante - afferma il colonello Jerome Kim del programma di ricerca sul vaccino per l'Aids dell'esercito americano - e alimenta le speranze che a breve potremo arrivare a un vaccino per l'Hiv''.
Il farmaco è stato realizzato unendo due precedenti vaccini che singolarmente non avevano ridotto il rischio di infezione. E' stato testato per sette anni su 16 mila volontari di età compresa tra i 18 e i 30 anni ad alto rischio di contagio in due province nei pressi di Bangkok.
Il vaccino è stato inoculato alla metà dei volontari, all'altra metà è stato data una sostanza placebo. Tutti hanno ricevuto gli stessi consigli di prevenzione. Dai risultati, scrive la Bbc, è emerso che tra coloro che erano stati trattati col vaccino le chance di contrarre il virus Hiv erano inferiori del 31,2% rispetto all'altro gruppo.
Benché la percentuale non sia altissima, e in parte dovuta probabilmente al caso, gli esperti sostengono che si tratta di un risultato incoraggiante. "E' la prima buona notizia nell'ambito dei vaccini anti-Aids nell'ultimo decennio. - afferma Richard Horton, direttore della rivista medica Lancet - "Dobbiamo essere cauti ma speranzosi. La scoperta necessita di immediata moltiplicazione e ulteriore ricerca", aggiunge.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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#17 Gio 24 Set, 2009 13:25 |
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 Re: AIDS: dossier ad aggiornamento continuo
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Lunedì, 16 Novembre 2009: Accadde Oggi GdB, Dal nostro inviato Anna Della Moretta
Donne e Hiv:
quando il genere fa la differenza
Nel mondo ci sono 33 milioni di persone sieropositive o in Aids conclamato; di queste, 17 milioni sono donne tra i 15 e i 49 anni La comunità scientifica sta cercando cure adeguate: anche se rispondono ai trattamenti come gli uomini, hanno pesanti effetti collaterali
Il virus dell’immunodeficienza umana Hiv
il cui stadio clinico conclamato
è noto come Aids
COLONIA - Dei 33 milioni di persone affette da Hiv/Aids in tutto il mondo, oltre la metà è di sesso femminile e di età compresa tra i 15 e i 49 anni.
Il numero delle sieropositive aumenta non solo nei Paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa occidentale dove i casi diagnosticati tra le donne sono in costante crescita.
Per affrontare la sfida del prossimo futuro, ovvero l’impatto di genere sul trattamento, l’assistenza e l’impatto sociale del problema, i massimi esperti europei, riuniti a Colonia, hanno preso parte alla tavola rotonda «Gender Perspective - HIV and Women» promossa da Bristol-Myers Squibb nell’ambito dell’annuale Conferenza europea sull’Aids. Tra gli argomenti affrontati, la ricerca di nuovi trattamenti, la gestione dell’Hiv/Aids durante la gravidanza, gli effetti delle terapie, gli aspetti psicosociali della cura, l’impatto della malattia sulle famiglie e, anche, l’opportunità di consigliare alle donne gravide di sottoporsi al test Hiv per evitare di trasmettere l’infezione al nascituro.
Universo femminile
«L’epidemia di Aids ha avuto un impatto molto forte sulle donne: è doveroso da parte della comunità medica approfondire l’universo femminile come popolazione specifica di pazienti affetti da Hiv. I fattori che hanno determinato questa situazione sono molteplici, incluso il ruolo del genere nella determinazione della vulnerabilità di un individuo all’infezione da Hiv e la sua capacità di accedere alle migliori cure» ha dichiarato Antonella D’Arminio Monforte, direttore del Dipartimento malattie infettive all’Ospedale San Paolo di Milano.
La differenza di genere è evidente anche nella risposta alla malattia: le donne hanno dimostrato differenze nella carica virale dell’Hiv, nella farmacocinetica dei medicinali e negli effetti collaterali dei farmaci, come gravi episodi di eruzione cutanea, lipodistrofia e sintomi depressivi. «Se la risposta delle donne al trattamento è paragonabile a quella degli uomini, non si può dire altrettanto per gli effetti collaterali, molto più pesanti. C’è ancora molto da fare per trovare la terapia più adeguata per le donne» sottolinea la specialista.
La trasmissione
In generale, il 70-80% delle infezioni da Hiv viene trasmesso principalmente attraverso rapporti sessuali. La trasmissione da madre a figlio, durante la gravidanza, alla nascita o durante l'allattamento, così come lo scambio di aghi da parte dei tossicodipendenti, rappresentano ognuno il 5-10% di tutte le infezioni da Hiv. Anche il consumo di alcol e l'uso di sostanze stupefacenti sono considerati fattori che possono portare a una riduzione del senso di responsabilità e contribuire alla diffusione di comportamenti a rischio sia negli uomini sia nelle donne.
Al di là di quelli fisiologici, esistono altri fattori che aumentano il rischio di infezione nelle donne: credenze o comportamenti culturali, vulnerabilità economiche, mancanza di educazione e consapevolezza e sfruttamento sessuale, inclusi prostituzione, stupri e abusi sessuali. Nel mondo, una donna/ragazza su tre è stata picchiata o abusata almeno una volta nella vita, fattore che aumenta il rischio di contrarre il virus. Si stima che ogni anno un milione di bambini, in prevalenza femmine, venga introdotto nel mercato del commercio sessuale. Un traffico che coinvolge quasi quattro milioni di donne e ragazze l’anno e di queste circa 500.000 sono destinate al «mercato» dell’Europa Occidentale.
L’Hiv-Aids non colpisce solo le donne, ma anche le loro famiglie e la società nel suo complesso. Le donne sieropositive devono combattere con la malattia e con la trasmissione da madre a figlio, oltre che con le numerose difficoltà che la società impone loro, come il pregiudizio. Il notevole aumento dell’infezione tra loro contribuisce alla creazione di infrastrutture sociali e familiari frammentate; in Sud Africa, ad esempio, l’Hiv/Aids ha reso orfani oltre 13 milioni di bambini; entro il 2010, questa cifra è destinata a triplicarsi, fino ad arrivare a 42 milioni di orfani, con grandi ripercussioni sull'aspetto sociale del Paese.
La vulnerabilità fisica
Uno dei fattori di rischio per molte donne che sviluppano l’Hiv è spesso costituito dai comportamenti a rischio praticati dai loro partner.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità esiste una vulnerabilità fisica più accentuata rispetto all’uomo: la trasmissione dell’Hiv da uomo a donna nel corso di un rapporto sessuale ha una possibilità due volte superiore di verificarsi rispetto alla trasmissione da donna a uomo. E le donne più giovani sono ancora più a rischio.
L’impatto sociale dell’Hiv/Aids sulle donne riguarda tutti gli aspetti della vita. Gli studi dimostrano che le donne soffrono molto di più i pregiudizi e la discriminazione che l’essere affetti da Hiv comporta, sono più a rischio per quanto riguarda la possibilità di contrarre le forme più aggressive e dannose della malattia e hanno più difficoltà a confrontarsi con questa situazione.
Terapie sicure per non trasmettere l’infezione al nascituro
Riportata per la prima volta in letteratura nel 1981, la Sindrome da immunodeficienza acquisita, altrimenti nota come Aids, rappresenta lo stadio clinico avanzato dell’infezione da parte del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv). E, fin dall’inizio, gli studi effettuati sull’infezione sono stati «al maschile». La focalizzazione delle ricerche sulle donne sieropositive era soprattutto rivolta al problema della trasmissione dell’infezione dalla madre al bambino.
Attualmente in molti paesi il tasso di infezione da Hiv sta crescendo più velocemente nelle donne in età fertile. La consulenza prima del concepimento consente di valutare l’opportunità di una gravidanza, di discutere dell’effetto della gravidanza sulla eventuale progressione della malattia da Hiv, dei possibili rischi dei trattamenti antiretrovirali e dei successi ottenuti nella riduzione del tasso di trasmissione verticale. La terapia antiretrovirale deve essere garantita alle donne HIV gravide con il duplice obiettivo di curare l’infezione materna e di prevenire la trasmissione verticale. Ed è infatti grazie a tale terapia che il rischio di trasmissione materno-fetale si è ridotto al punto da spingere le donne sieropositive a compiere scelte di maternità consapevole per motivi non diversi dalle donne sane. Diventa inoltre di fondamentale importanza che la donna trovi, presso il centro che la segue, non soltanto una estrema disponibilità ma anche un percorso multisciplinare che coinvolga, oltre l’infettivologo, anche altre figure quali il ginecologo ed il neonatologo.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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#18 Ven 20 Nov, 2009 10:02 |
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 Re: AIDS: dossier
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Sabato, 28 Novembre 2009 di Adele Sarno, La Repubblica
> Africa, scacco all'Aids di Daniela Minerva
SALUTE
AIDS, I NUMERI IN ITALIA
Aids, i malati non calano più. Uno su 4 non sa di essere contagiato
Il declino della malattia si è fermato. In un anno 4mila persone hanno contratto il virus dell'Hiv e 1.200 l'Aids. La principale via di trasmissione resta quella sessuale. Mentre l’età media del contagio è di 39 anni per gli uomini e di 34 per le donne. Uno su tre è straniero. Ma c'è una bassa percezione del rischio e si arriva troppo tardi alle cure
Il declino dell’Aids si è fermato. L’andamento della malattia in Italia è stabile: nell’ultimo anno ci sono stati 4mila casi di sieropositività e 1.200 di Aids. In pratica undici persone al giorno sono state infettate dal virus dell’Hiv. Il problema è che si fanno pochi test perché c’è una bassa percezione del rischio, e così una persona su quattro non sa di essere infetta. Scopre di esserlo solo quando riceve la diagnosi di Aids. La principale modalità di trasmissione resta il rapporto sessuale (74%), mentre l’età media del contagio è di 39 anni per gli uomini e di 34 per le donne. La maggior parte vive al nelle regioni del centro-nord. Tra tutti una persona su tre è straniera (32%).
Sono questi i dati diffusi oggi dal ministero della Salute, in occasione della giornata mondiale dell’Aids del 1 dicembre, raccolti dal centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità. Con questi numeri e con la stabilizzazione dei contagi che va avanti ormai da 10 anni, l’Italia si posiziona fra i Paesi dell’Europa occidentale con un’incidenza di HIV medio-alta.
LE TERAPIE FUNZIONANO
Aumentano invece i malati che, grazie alle terapie antiretrovirali, sopravvivono all’Aids per effetto delle terapie antiretrovirali combinate, ovvero quelle che prevedono la somministrazione di più farmaci per bloccare l’azione del virus. "Tali terapie prolungano la sopravvivenza e riducono la mortalità delle persone sieropositive - spiega il viceministro della Salute Ferrucio fazio - ma allo stesso tempo le cure comportano comunque un aumento progressivo delle persone viventi la malattia conclamata". Basti pensare che oggi 180mila persone hanno l'Hiv o l'Aids.
LA PERCEZIONE DEL RISCHIO È BASSA
Tuttavia va detto che nel 2009, il 60% dei nuovi malati di Aids ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, cioè in concomitanza con la diagnosi di Aids. Ciò significa che c’è una bassa percezione del rischio e che si arriva tardi alle cure. Solo un terzo delle persone con AIDS ha avuto la possibilità di usufruire dei benefici delle terapie antiretrovirali prima di tale diagnosi. In altre parole, mentre in passato le persone stavano più attente, oggi è come se avessero abbassato la guardia.
E così ci si ammala di Aids senza aver scoperto di aver contratto il virus dell’Hiv. La bassa percezione del rischio, la stabilizzazione delle nuove infezioni da Hiv e dell’incidenza dell’Aids, combinate all’aumento della sopravvivenza ha, però, un effetto: la crescita del potenziale bacino di infezione. Tutte persone che, proprio perché inconsapevoli, ritardano l’accesso al test e, di conseguenza, alle terapie. E questo accade soprattutto in chi ha contratto il virus per via sessuale, cioè 74 persone su 100.
LA CAMPAGNA DEL MINISTERO
Da martedì il ministero della salute lancia la campagna di prevenzione e lotta all'aids. Uno spot, girato dal regista Ferzan Ozpetek con protagonista Valerio Mastandrea, sarà mandato in onda nelle principali tv nazionali così come andrà in onda nelle radio uno spot per sensibilizzare quella fascia di popolazione inconsapevole che non essendosi sottoposta al test ignora la propria sieropositività infettando gli altri attraverso i rapporti sessuali. Il target della campagna è rappresentato dai 30-40enni. Lo slogan della campagna è 'aids: la sua forza finisce dove comincia la tua!", con un invito a fare il test.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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#19 Sab 28 Nov, 2009 00:03 |
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