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Costume e Società :: "Aiuto, non so fare la mamma" ELENA LISA
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"Aiuto, non so fare la mamma" ELENA LISA
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  Mercoledì, 9 Dicembre 2009    ELENA LISA, La Stampa


"Aiuto, non so fare la mamma"

Sempre più mamme raccontano le proprie esperienze sui blog    
Sul web i club virtuali delle donne travolte dai sensi di colpa: «La nostra vita impossibile»


Image MILANO - Alice sta attraversando una fase orribile: piange e strepita di continuo. Mi ripeto che passerà e forse finisco col crederci. Ora meglio se vado a farmi una camomilla». «Sono giorni neri. Domenico non mangia perché è geloso di Giorgia. Giorgia non dorme perché ha mal d’orecchie. Valentina non studia perché io non l’aiuto e il papi dice che deve riposare perché è stanco! Basta, rivoglio la mia vita!». E ancora: «Sono una madre snaturata. In casa è successo un putiferio perché me la sono presa col bambino che non voleva dormire. Ma un crollo, quando si fa la mamma, si lavora, si tiene la casa è normale, no?». E poi chi risolve: «Oggi il nano pestifero lo porto dalla nonna. Non voglio vederlo nemmeno in cartolina».

Storie di ordinaria maternità raccontate su blog dai nomi eloquenti: «Mamme cattive», «La solitudine delle madri», «Mamme vere» e «Piattini cinesi», una metafora, quest’ultima, per indicare come certi equilibrismi - i piattini fatti girare su bastoncini da circensi in bilico - non siano poi troppo distanti dalle fatiche quotidiane delle donne con figli. È la rottura globale di un clichè - in America il sito più cliccato è badmothersanonymous - che associa l’essere madri alla serenità più felice del mondo.

Una rivoluzione sotterranea fatta di condivisione tra mamme, cariche di sensi di colpa e rabbia, per l’incapacità di aderire al modello che le obbliga a essere pazienti sempre, anche quando il bimbo non vuole dormire e sono le 4 del mattino e pretende di andare all’asilo senza giacca e con i sandali da spiaggia. E che poi le costringe a vedersi radiose, in quanto madri, anche con le borse sotto gli occhi e i capelli sfatti. Maternità come serenità e completezza a ogni costo e in ogni situazione: uno stereotipo che funziona per la pubblicità delle merendine e fa presa sulle donne che se non lo incarnano si sentono criticabili, incapaci, snaturate.

«La miglior mamma è una donna che sa prendersi i suoi spazi senza sentirsi in colpa - dice Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista Riza Psicosomatica - la società, invece, pretende che lei si annulli per i figli o che si occupi di sé lacerandosi nel rimorso. Meno male che ci sono i blog dove le donne possono buttar fuori la frustrazione che accumulano». E loro, le dirette interessate, questo lo sanno bene. Scrive Ross su «mamme vere»: «Quando sento una madre che dice di essere stracontenta non ci credo. Io andavo al lavoro fresca e tosta, pronta a mangiare il mondo, poi tornavo a casa e mi sdraiavo un po' sul divano prima di uscire con gli amici. Ora non c’è tempo e se ce l'ho, o non ho l'energia per muovermi o mi sento in colpa».

E perciò le più motivate si organizzano, come Caterina Della Torre e Flavia Rubino - mamme, lavoratrici e blogger - che si sono inventate corsi di «mom coach» destinate a quelle che, come loro, non intendono farsi schiacciare. In gruppi o sessioni individuali le mamme vengono stimolate da un «motivatore» per uscire dall’unica dimensione di genitrice, se questa non basta a renderle felici, per farle rientrare in quella più variegata di donne. Dice Flavia Rubino: «Ci si può realizzare rinunciando a ogni stereotipo. Non siamo solo chiocce o in carriera, ma donne motivate, che vorrebbero riuscire in entrambe le cose, possibilmente con l’aiuto concreto degli uomini».

E senz’altro continuando a contare sul supporto delle amiche conosciute sui blog: «Nessuna vita è rose e fiori - ammette Gaby - solo che chi dice il contrario pensa di aver fallito. Io invece credo che la donna che si sfoga, e ammette le sue debolezze, sia più coraggiosa di quella che tace. Leggendo come stanno le cose non ci si sente più sole».

 



 
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