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Mercoledì 22 Luglio : 2009 Cecilia Bertolazzi , Gdb / Stan
Alcol, prevenire meglio che vietare [*]
L’ordinanza del sindaco di Milano fa discutere anche a Brescia Rolfi: «Una strada percorribile, ma servono misure a monte»
Una giovane alle prese con il bicchiere: i ragazzi
si avvicinano sempre prima
al consumo di alcolici
I cugini dei City Angels in città
«L’iniziativa milanese non mi trova contrario - ha commentato il vicesindaco Fabio Rolfi - potrebbe rappresentare una strada da perseguire, anche se per Brescia sceglierei una strategia più ampia, ad esempio coinvolgendo attivamente il mondo delle associazioni e i rappresentanti dei pubblici esercizi». C’è di più nelle intenzioni di Rolfi.
«A settembre-ottobre si potrebbe pensare di inserire la figura dello steward, una sorta di assistente dell’agente di polizia che possa supportarlo nell’azione di controllo nei luoghi del divertimento. È infatti necessario che i provvedimenti non siano solo di carattere sanzionatorio, ma anche di controllo e di informazione».
Un altro consenso all’iniziativa milanese arriva da chi al problema alcol cerca quotidianamente soluzione, essendo segretario dell’Acat, Associazione club alcolisti in trattamento con sede in via San Faustino. «Certamente è un primo passo - afferma Carlo Riva - anche se il nodo è a monte. Bisogna smontare le false credenze sul bere, fare cultura con informazioni reali. Pensiamo ad esempio a tutte le campagne sul «bere bene», di certo non aiutano chi ha problemi con la bottiglia, a maggior ragione se sono giovani. Liberare qualcuno dalla dipendenza da alcol richiede metodo e tempi tutti diversi da qualsiasi altra dipendenza. In ogni caso non credo che serva una nuova legge, i limiti esistono già, dal 2001 esiste il divieto di somministrare alcolici ai minori di 16 anni. Peccato i controlli siano pressoché inesistenti. Diversa invece la situazione in Francia o in Spagna dove le conseguenze su chi viene pizzicato a consumare bibite ad alta gradazione vede requisito tutto. In ogni caso, lo ribadisco, serve prevenire, fare cultura. Ad ottobre organizzeremo, proprio per questo, una festa analcolica di tre giorni, un’occasione per la promozione della salute e per coinvolgere i giovani e i loro genitori».
«Meglio vendere succhi»
«Quella della Moratti mi sembra un’iniziativa estemporanea, un progetto senza prospettiva che valuta solo in seconda battuta i risvolti in termini di controlli. Quanto agenti ha a disposizione per verificare che l’ordinanza venga rispettata?». A rivolgere la domanda è Osvaldo Scalvenzi, titolare del Florida, iscritto al sindacato italiano locali da ballo e già sindaco di Ghedi. «Detto questo è certamente vero che bisogna cercare di contrastare il fenomeno - continua Scalvenzi - anche se i giovani sono furbi, mandano avanti un loro amico ventenne e il bicchiere non glielo toglie nessuno. Da parte nostra va sfatato il mito dell’alcol. A noi conviene di più vendere succhi di frutta che alcolici, ma questo è un altro discorso. A mio parere il problema sta nella mancanza di una cultura solida alle spalle dei giovani che arrivano nei locali o che si muovono, ad esempio nelle feste private o semi private. Che dire poi delle feste di paese dove si vende birra e vino a fiumi. Lì mi sembra che nessuno sollevi mai il problema».
Citazione:
Quanto beve tuo figlio? La risposta nei capelli
La specifica analisi può essere uno strumento per capire se un minorenne fa un uso eccessivo di alcol
«È uno strumento a disposizione dei genitori - racconta Aldo Polettini, associato in Tossicologia forense presso il dipartimento di medicina e sanità pubblica di Verona -. Il test rivela la presenza di etilglucuronide (un marker dell’etanolo) che permette di effettuare un’attendibile valutazione dell’abuso di alcol. I test che rilevano la concentrazione di etanolo nel sangue non potrebbero essere tanto attendibili dato che il tasso alcolico nel sangue decresce velocemente, impedendo di ricostruire la "storia" del consumo di alcol nel soggetto e rendendo impossibile distinguere tra assunzione occasionale e assunzione abituale».
Sull’iniziativa milanese Polettini che da tempo si occupa di divulgazione nelle scuole medie bresciane ha le idee molto chiare. «È un modo per tamponare una situazione che si è fatta di emergenza. Tuttavia serve una campagna informativa mirata ai giovani che non sia però terroristica, ma che chiaramente dica ai giovani quali sono gli effetti provocati dall’alcol. Dalla mia esperienza con gli studenti delle medie mi sono reso conto di quanto sia efficace fornire una fotografia delle conseguenze dell’assunzione di alcol, come ad esempio la riduzione della visione laterale che impedisce, in auto, ad esempio, di vedere la segnaletica o, peggio ancora i pedoni. Un’altra cosa che fa molto pensare i più giovani è quella che riguarda la possibilità di fare del male ad un’altra persona proprio perché si è ubriachi. I ragazzi restano molto colpiti da queste informazioni e iniziano a riflettere. L’intento è quello di poter dare loro i contenuti necessari perché si possano poi, al momento opportuno, praticare delle scelte consapevoli. Penso che questo sia l’approccio vincente». c. ber.
Tutte le «gradazioni» del Codice penale
Il tema dell’alcol ha un’ampia rispondenza sul piano legislativo nazionale. Il Codice Penale, ad esempio, regolamenta non solo la somministrazione delle bevande, ma anche l’aspetto della imputabilità dello stato di ebbrezza. Ad esempio l’articolo 689 «Somministrazione di bevande alcoliche a minori o a infermi di mente», prevede il divieto, da parte di un esercente di un locale pubblico, di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni o a persone che appaiono in condizioni mentali tali da pregiudicare le loro capacità di intendere e di volere.
La violazione di tale norma è punita con la pena pecuniaria da 516 a 2.582 euro o con la pena della permanenza domiciliare da 15 a 45 giorni o quella del lavoro di pubblica utilità da 20 giorni a 6 mesi; la pena è aumentata se dal fatto deriva ubriachezza. La condanna comporta inoltre la sospensione dell’esercizio.
Altre disposizioni si trovano nel regolamento per l’esecuzione del Testo unico del 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di pubblica sicurezza (R.D. 1940 n:635), l’articolo 188 prevede inoltre che i minori di 18 anni non possano essere adibiti alla somministrazione di bevande alcoliche negli esercizi pubblici.
La legge n° 214 del 1 agosto 2003, che converte in legge il decreto legge 27 giugno 2003 n° 151, recante modifiche e integrazioni al Codice della Strada, ha introdotto l'articolo 6-bis che prevede il divieto di somministrazione di bevande superalcoliche (superiori a 21 gradi) negli esercizi commerciali con accesso sulle autostrade. Gran parte delle norme vietano solo la somministrazione diretta delle bevande alcoliche, ma non esiste finora nessuna disposizione che regolamenti la vendita.
Questo significa, ad esempio, che ad un minore di 16 anni per legge non può essere servito un bicchiere di vino, ma può liberamente acquistarne una bottiglia intera in un supermercato.
Se la cassiera ti chiederà la carta d’identità
I modi per aggirare i divieti sono tanti, inutile nasconderlo. Non lo tace nemmeno il gestore del Florida di Ghedi che, per esperienza, sa come i più giovani chiedano il supporto di amici più grandi per ottenere l’alcol proibito. Ma un’altra via è quella di rifornirsi delle bevande alcoliche direttamente al supermercato. Ecco perché la catena Esselunga prende una posizione precisa sul fronte del consumo di alcolici tra i giovanissimi.
Il gruppo della grande distribuzione ha infatti deciso di sostenere l’iniziativa lanciata dai Comuni di Milano e Monza di vietare la vendita di alcolici ai minori di sedici anni e la estende a livello nazionale in tutti i suoi 137 supermercati.
Il divieto - si rende noto in una nota distribuita ieri - sarà operativo a partire dai prossimi giorni in tutta la catena del gruppo che fa capo a Bernardo Caprotti. E qualora si dovesse presentare alla cassa un cliente con alcolici, di qualsiasi gradazione, di giovane o dubbia età, la cassiera potrà chiedere un documento di identità. I clienti verranno opportunamente informati tramite manifesti esposti in tutti i punti vendita dell’azienda.
Se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha sentito la necessità di varare un’ordinanza che vieta ai ragazzi sotto i 16 anni di acquistare o consumare alcolici per strada e nei locali pubblici è perché il consumo di alcol da parte di giovanissimi è diventato una piaga sociale. Una recente ricerca ha accertato che il 67% dei ragazzi italiani dai 13 ai 15 anni bevono alcolici il sabato, e di questi il 20% lo fa fino a ubriacarsi. Maria D’Alessio, docente di Psicologia dell’età evolutiva all’Università La Sapienza di Roma e coordinatore per la diffusione della ricerca scientifica dell’Accademia dei Lincei-CNR, è autrice di studi e libri sui problemi di preadolescenti e adolescenti. L’assunzione di alcol in preadolescenza è stato trattato nel suo «I giovani e l’alcol» (Carocci, 2008).
Maria D’Alessio, cosa spinge questi ragazzini a bere?
È una ricerca di sensazioni. Il fenomeno è il «binge drinking», che significa abbuffata alcolica. Si beve solo una volta a settimana, nel weekend, per non compromettere dieta e linea. Non si tratta di etilisti, proprio per questo.
Perché lo fanno?
Ne ho intervistati alcuni e ne è emerso che lo fanno per stordirsi; bevendo si abbassano i freni inibitori, si diventa più socievoli, è più facile fare amicizia. Cominciano prestissimo. Nelle discoteche pomeridiane si ha diritto a una consumazione alcolica gratis o a quattro aranciate, ma credendo di dover scegliere tra un’aranciata e una bevanda alcolica, molti, anche se non sono abituati, scelgono la seconda solo perché costa di più, per non sentirsi stupidi optando per la cosa meno cara. Ai proprietari delle discoteche conviene che i ragazzi scelgano la bevanda alcolica, perché così sballano più facilmente, bevono ancora e spendono molto di più.
A che età ragazzi e ragazze cominciano a frequentare le discoteche pomeridiane?
Fin dai 10-11 anni. Le discoteche pomeridiane dovrebbero essere vietate, perché sono fondate su una forma di reclutamento così concepita: sono gli stessi ragazzini a convincere i loro coetanei a frequentare la discoteca. I più grandi, infatti, ricevono biglietti gratis se portano nuovi clienti. E pensi al fenomeno delle cubiste, descritte dalla giornalista Marida Lombardo Pijola nel libro "Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi". Le ragazzine escono di casa il pomeriggio, senza che le mamme abbiano alcun sospetto, e in discoteca trovano i vestiti per fare le cubiste. La sera tornano a casa alle otto, rivestite da brave bambine. E i genitori sono all’oscuro di tutto.
Anche la pubblicità ha le sue colpe nel precoce consumo di alcolici?
C’è una bevanda, un «energy drink», che non riusciva a entrare nel mercato italiano. Allora hanno cominciato a farsi pubblicità attraverso lo sport. Si tratta di un eccitante, che contiene fra l’altro tanta caffeina: ogni bibita è come cinque caffè, tanto che viene reclamizzata come «la sostanza energetica che ti mette le ali». Ebbene, gli spot pubblicitari di questa bevanda vengono trasmessi nel primo pomeriggio, quando la televisione la guardano i bambini. In quelle ore certi messaggi non dovrebbero essere ammessi.
Maria Pia Forte
Il tema dell’alcol ha un’ampia rispondenza sul piano legislativo nazionale. Il Codice Penale, ad esempio, regolamenta non solo la somministrazione delle bevande, ma anche l’aspetto della imputabilità dello stato di ebbrezza. Ad esempio l’articolo 689 «Somministrazione di bevande alcoliche a minori o a infermi di mente», prevede il divieto, da parte di un esercente di un locale pubblico, di somministrare bevande alcoliche ai minori di 16 anni o a persone che appaiono in condizioni mentali tali da pregiudicare le loro capacità di intendere e di volere.
La violazione di tale norma è punita con la pena pecuniaria da 516 a 2.582 euro o con la pena della permanenza domiciliare da 15 a 45 giorni o quella del lavoro di pubblica utilità da 20 giorni a 6 mesi; la pena è aumentata se dal fatto deriva ubriachezza. La condanna comporta inoltre la sospensione dell’esercizio.
Altre disposizioni si trovano nel regolamento per l’esecuzione del Testo unico del 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di pubblica sicurezza (R.D. 1940 n:635), l’articolo 188 prevede inoltre che i minori di 18 anni non possano essere adibiti alla somministrazione di bevande alcoliche negli esercizi pubblici.
La legge n° 214 del 1 agosto 2003, che converte in legge il decreto legge 27 giugno 2003 n° 151, recante modifiche e integrazioni al Codice della Strada, ha introdotto l'articolo 6-bis che prevede il divieto di somministrazione di bevande superalcoliche (superiori a 21 gradi) negli esercizi commerciali con accesso sulle autostrade. Gran parte delle norme vietano solo la somministrazione diretta delle bevande alcoliche, ma non esiste finora nessuna disposizione che regolamenti la vendita.
Questo significa, ad esempio, che ad un minore di 16 anni per legge non può essere servito un bicchiere di vino, ma può liberamente acquistarne una bottiglia intera in un supermercato.
Se la cassiera ti chiederà la carta d’identità
I modi per aggirare i divieti sono tanti, inutile nasconderlo. Non lo tace nemmeno il gestore del Florida di Ghedi che, per esperienza, sa come i più giovani chiedano il supporto di amici più grandi per ottenere l’alcol proibito. Ma un’altra via è quella di rifornirsi delle bevande alcoliche direttamente al supermercato. Ecco perché la catena Esselunga prende una posizione precisa sul fronte del consumo di alcolici tra i giovanissimi.
Il gruppo della grande distribuzione ha infatti deciso di sostenere l’iniziativa lanciata dai Comuni di Milano e Monza di vietare la vendita di alcolici ai minori di sedici anni e la estende a livello nazionale in tutti i suoi 137 supermercati.
Il divieto - si rende noto in una nota distribuita ieri - sarà operativo a partire dai prossimi giorni in tutta la catena del gruppo che fa capo a Bernardo Caprotti. E qualora si dovesse presentare alla cassa un cliente con alcolici, di qualsiasi gradazione, di giovane o dubbia età, la cassiera potrà chiedere un documento di identità. I clienti verranno opportunamente informati tramite manifesti esposti in tutti i punti vendita dell’azienda.
La psicologa «Vogliono stordirsi»
Se il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha sentito la necessità di varare un’ordinanza che vieta ai ragazzi sotto i 16 anni di acquistare o consumare alcolici per strada e nei locali pubblici è perché il consumo di alcol da parte di giovanissimi è diventato una piaga sociale. Una recente ricerca ha accertato che il 67% dei ragazzi italiani dai 13 ai 15 anni bevono alcolici il sabato, e di questi il 20% lo fa fino a ubriacarsi. Maria D’Alessio, docente di Psicologia dell’età evolutiva all’Università La Sapienza di Roma e coordinatore per la diffusione della ricerca scientifica dell’Accademia dei Lincei-CNR, è autrice di studi e libri sui problemi di preadolescenti e adolescenti. L’assunzione di alcol in preadolescenza è stato trattato nel suo «I giovani e l’alcol» (Carocci, 2008).
Maria D’Alessio, cosa spinge questi ragazzini a bere?
È una ricerca di sensazioni. Il fenomeno è il «binge drinking», che significa abbuffata alcolica. Si beve solo una volta a settimana, nel weekend, per non compromettere dieta e linea. Non si tratta di etilisti, proprio per questo.
Perché lo fanno?
Ne ho intervistati alcuni e ne è emerso che lo fanno per stordirsi; bevendo si abbassano i freni inibitori, si diventa più socievoli, è più facile fare amicizia. Cominciano prestissimo. Nelle discoteche pomeridiane si ha diritto a una consumazione alcolica gratis o a quattro aranciate, ma credendo di dover scegliere tra un’aranciata e una bevanda alcolica, molti, anche se non sono abituati, scelgono la seconda solo perché costa di più, per non sentirsi stupidi optando per la cosa meno cara. Ai proprietari delle discoteche conviene che i ragazzi scelgano la bevanda alcolica, perché così sballano più facilmente, bevono ancora e spendono molto di più.
A che età ragazzi e ragazze cominciano a frequentare le discoteche pomeridiane?
Fin dai 10-11 anni. Le discoteche pomeridiane dovrebbero essere vietate, perché sono fondate su una forma di reclutamento così concepita: sono gli stessi ragazzini a convincere i loro coetanei a frequentare la discoteca. I più grandi, infatti, ricevono biglietti gratis se portano nuovi clienti. E pensi al fenomeno delle cubiste, descritte dalla giornalista Marida Lombardo Pijola nel libro "Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa. Storie di bulli, lolite e altri bimbi". Le ragazzine escono di casa il pomeriggio, senza che le mamme abbiano alcun sospetto, e in discoteca trovano i vestiti per fare le cubiste. La sera tornano a casa alle otto, rivestite da brave bambine. E i genitori sono all’oscuro di tutto.
Anche la pubblicità ha le sue colpe nel precoce consumo di alcolici?
C’è una bevanda, un «energy drink», che non riusciva a entrare nel mercato italiano. Allora hanno cominciato a farsi pubblicità attraverso lo sport. Si tratta di un eccitante, che contiene fra l’altro tanta caffeina: ogni bibita è come cinque caffè, tanto che viene reclamizzata come «la sostanza energetica che ti mette le ali». Ebbene, gli spot pubblicitari di questa bevanda vengono trasmessi nel primo pomeriggio, quando la televisione la guardano i bambini. In quelle ore certi messaggi non dovrebbero essere ammessi.
Maria Pia Forte














































