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Alzheimer, dalla ricerca alla cura farmacologica
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  Lunedì, 7 Dicembre 2009   
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Lunedì, 7 Dicembre 2009

Alzheimer,
dalla ricerca alla cura farmacologica  


A giorni parte il progetto europeo PharmaCOG, a Brescia guidato da Giovanni Frisoni dell’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli Obiettivo: individuare il «marcatore» della malattia per stabilire lo stato patologico del malato e mettere a punto in breve la terapia

Intensificare gli sforzi nella ricerca per la cura della malattia di Alzheimer per ridurre le distanze tra la ricerca sperimentale e la pratica clinica quotidiana: questo il cuore del progetto PharmaCOG, iniziativa europea in partenza entro la fine dell’anno e che si svilupperà nei prossimi cinque anni.

Coordinato dalla società GlaxoSmithKline, PharmaCOG sarà guidato sul territorio bresciano dal dott. Giovanni B. Frisoni, neurologo, vice direttore scientifico dell’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli. Uno sforzo collettivo per un totale di 22 milioni di euro, provenienti dall’Unione Europea tramite lo schema di finanziamento IMI (Iniziativa per la Medicina Innovativa) che vedrà il centro di via Pilastroni a capo del coordinamento delle attività cliniche del progetto, attraverso la raccolta dei dati di 150 pazienti partecipanti alla ricerca, afferenti a diversi centri europei.
Con la finalità ultima di ridurre il tempo che intercorre tra il risultato della ricerca sperimentale e l’applicazione dello stesso alla pratica clinica, PharmaCOG intende mettere in pratica uno schema innovativo per la validazione e la selezione dei farmaci, il cosiddetto «approccio a matrice» che prevede la conduzione parallela di studi sull'uomo e su modelli animali attraverso batterie standardizzate di test di diversa natura.

Perché ci si ammala di Alzheimer
La malattia di Alzheimer è ancor oggi vista con molta diffidenza. Lo stigma che circonda questa condizione è ampio e diffuso. La teoria ad oggi più accreditata, che ha permesso lo sviluppo di farmaci innovativi che sono ora in fase di test sull'uomo, è quella che vede la demenza di Alzheimer come una lenta e progressiva atrofia della corteccia cerebrale, ovvero una degenerazione della materia grigia, intossicata dall’anormale accumulo della proteina beta-amiloide. Questa proteina, normalmente presente nel cervello dell'uomo sano, non verrebbe più adeguatamente smaltita da quello dell'ammalato, depositandosi sotto forma di placche intorno ai neuroni causandone la morte.

A cosa mira oggi la ricerca
Grandi passi avanti sono stati compiuti negli ultimi anni. Le cause della malattia si stanno delineando e la medicina è oggi in grado di sviluppare farmaci che agiscano efficacemente contro di essa. A differenza di altri stati patologici che presentano un decorso dai tempi ridotti, la malattia di Alzheimer peggiora lentamente nel tempo. Condizione questa che gioca a sfavore di un rapido sviluppo della cura, in quanto ogni nuova ipotesi necessita anni di studio e di osservazioni prima che gli effetti siano manifesti. È per questo motivo che oggi la priorità della ricerca è l'individuazione di un valido marcatore di malattia: un indice le cui modificazioni riflettano fedelmente la progressione e l'attività della malattia nel tempo, ovvero un indicatore che renda immediata la rilevazione degli effetti di un farmaco curativo. Questo permetterebbe di agire tempestivamente, anche interrompendo quegli studi che si dimostrino chiaramente inefficaci, per concentrare i lavori secondo linee più promettenti.

Il progetto

In questa cornice si sono riuniti più di trenta centri europei di comprovate capacità ed esperienza. Il consorzio PharmaCOG è formato in parte da organismi e centri di ricerca e in parte da aziende farmaceutiche, sinergia che potrà offrire il meglio di entrambi gli approcci alla ricerca, in termini di risorse e competenze. Al Fatebenfratelli l'attenzione e la cura per il paziente, priorità nella vita del centro, si accompagna all'impegno costante per la ricerca scientifica quale mezzo per garantire soluzioni sempre migliori ed all'avanguardia. A testimonianza i numerosi progetti di ricerca, finanziati a livello nazionale e internazionale, vedono impegnato il centro nelle due grandi aree delle patologie psichiatriche e delle demenze.

In risposta ad una malattia, ed in questo l'Alzheimer non differisce dalle altre, la presenza di alcune sostanze nel corpo umano può variare, aumentando o diminuendo di concentrazione.

Si pensi al diabete: nei soggetti diabetici la glicemia - la concentrazione di zuccheri nel sangue - definisce lo stato di malattia di un soggetto. Quando la glicemia supera un determinato livello, il medico può certamente diagnosticare il diabete e indirizzare il paziente alle cure adatte. Una diagnosi di diabete viene generalmente espressa a seguito di pochissime ore di esami e analisi.

La ricerca sull'Alzheimer si sta muovendo in questa direzione. Trovare il marcatore ideale per l'Alzheimer significa poter individuare con precisione lo stato patologico di un soggetto, monitorare la progressione della malattia nel tempo in maniera obiettiva e, allo stesso tempo, diminuire i tempi che intercorrono tra una l'individuazione di un potenziale nuovo farmaco e la dimostrazione della sua efficacia.

Ad oggi, una serie di promettenti candidati marcatori sono sotto la stretta osservazione dei ricercatori di tutto il mondo e lo sforzo congiunto di un grande progetto di ricerca come PharmaCOG mira al raggiungimento di questo obiettivo nel minor tempo possibile.




L’Irccs dei Fatebenefratelli studia il legame tra suicidi e antidepressivi

Utilizzare nei farmaci il principio attivo di un comune antidepressivo, la nortriptilina, può aumentare anche di dieci volte il rischio di suicidio nei pazienti che lo assumono.

Lo ha scoperto uno studio, svolto in collaborazione con l’Irccs San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di via Pilastroni a Brescia, condotto da Nader Perroud dell’Istituto di Psichiatria al King’s College di Londra.

Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Bmc Medicine, i due gruppi di esperti hanno confrontato i principi attivi di due antidepressivi diversi: l’escitalopram, che fa parte dei farmaci che agiscono sul meccanismo della serotonina, e la nortriptilina, che appartiene alla famiglia degli antidepressivi triciclici.

Esaminando 811 pazienti è emerso che la nortriptilina porta i pazienti a pensieri suicidi dieci volte in più dell’escitalopram, e addirittura rafforza un pensiero di suicidio che il paziente ha avuto prima del trattamento, rendendolo di forza più che doppia rispetto a quelli dei pazienti trattati con l’altro farmaco.

L’Istituto Fatebenefratelli, presente a Brescia dal 1882, ha ottenuto il riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico per la riabilitazione psichiatrica e per la riabilitazione della malattia di Alzheimer il 19 dicembre 1996 con il nome del Fondatore dell’Ordine ospedaliero dei Fatebenefratelli. Si chiama dunque Centro San Giovanni di Dio - Fatebenefratelli.




GRUPPO RICERCA GERIATRICA

Anche se con tumore, l’anziano richiede una valutazione globale
Non è facile la decisione terapeutica per un anziano che ha un tumore

Anche in oncologia, come per tutte le branche mediche che affrontano una malattia nell'anziano, ogni atto diagnostico e terapeutico deve essere preceduto da un'attenta valutazione globale, la cui finalità è identificare le aree di criticità che impediscono ai pazienti il pieno accesso a procedure di diagnosi, cura e assistenza potenzialmente in grado di migliorare il loro stato di salute.

La finalità è soddisfare la crescente richiesta da parte di pazienti anziani con necessità di terapie specifiche e calibrate alle loro particolari problematiche, troppo spesso causa di trattamenti negati o ridotti nei dosaggi a causa di una concezione del paziente anziano non ancora ben chiara e codificata soprattutto in relazione ai trattamenti oncologici.

La Valutazione Geriatrica Multidimensionale è lo strumento che permette la più soddisfacente raccolta di dati a questo proposito; questo metodo indirizza la decisione terapeutica non solamente su scelte mirate alla cura del tumore, ma anche tendenti al miglioramento della qualità di vita, come ad esempio l'uso di chemioterapici per via orale, che riducono il numero di accessi dell'anziano in ospedale oppure la scelta di terapie specifiche («target therapy») con bassa tossicità. Recentemente è stato condotto in Italia uno tra i pochi studi finalizzato alla valutazione dell'efficacia e tollerabilità dei trattamenti chemioterapici in pazienti ultraottantenni. In esso sono state analizzate le terapie somministrate a pazienti colpiti da diverse forme tumorali. In generale, il numero medio di cicli di chemioterapia è stato pari a 6 e per la metà dei pazienti è stato possibile effettuare almeno due linee di trattamento; il 20% ha risposto in modo soddisfacente al trattamento, la tossicità è stata tollerabile. Secondo gli oncologi che hanno condotto lo studio si può affermare che i pazienti molto anziani con un buon stato di salute, se sottoposti a un regime chemioterapico con dosi ridotte, vanno incontro a risposte cliniche accettabili, tali cioè da incoraggiare i tentativi di terapia.

Si è certamente consapevoli delle grandi lacune che restano ancora da colmare per poter definire interventi la cui efficacia sia stata dimostrata con metodi scientifici: tra questi, spiccano la chirurgia, l’adattamento delle dosi della chemioterapia nell'anziano, ma anche gli aspetti culturali, che vanno rivisti alla luce dei progressi della scienza. Il cammino è però iniziato.

Renzo Rozzini
 



Sportello donna in via Pilastroni

Sportello Donna è una rete di donne per le donne aperta all’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico in via Pilastroni 4.

«Sei madre, figlia, sorella o amica di una persona con problemi psicologici o cognitivi ed hai bisogno di aiuto?». Puoi rivolgerti, per un aiuto concreto, allo Sportello Donna (ogni martedì dalle 16.30 alle 17.30) all’Irccs Centro San Giovanni di Dio dei Fatebenefratelli.

Per informazioni si può telefonare allo 030 35 01 455 o scrivere per posta elettronica all’indirizzo: .




Panacea si parla dei diritti delle donne

" I diritti delle donne sono diritti umani " Questo è quanto dichiarato dall' ONU. a Vienna nel 1993 e poi ribadito a Pechino nel 1995, e a New-York nel 2005. Per la prossima piattaforma d'azione di Pechino,nel 2015, a Pechino, i Governi di tutto il mondo dovranno impegnarsi al massimo per trasformare in fatti gli impegni presi e promuovere i diritti delle donne combattendo la povertà, le discriminazioni, la violenza; assicurando loro l'istruzione, la partecipazione alla vita sociale e politica e… la salute, con particolare riferimento a quella sessuale e riproduttiva. Di donne e diritti si parlerà a Panacea, su Teletutto, sabato alle ore 20,30.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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