Ambiente, il nuovo rapporto WWF
Il polmone verde del Pianeta è sempre più stretto nella morsa della deforestazione e dei cambiamenti climatici. Il 60% della foresta amazzonica perso entro il 2030.
LA CONFERENZA ONU SULL'AMBIENTE
Bali, l'sos clima di 215 scienziati: dimezzare le emissioni entro il 2050
Scenari da Apocalisse: tra vent'anni l'Amazzonia sarà una savana e le megalopoli saranno rese invivibili dall'effetto serra
CARLA RESCHIA
Megalopoli sempre più enormi e invivibili, con dieci centri - Bangkok, Giacarta, Lagos, Shanghai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico, Mumba - a rischio concreto di effetto serra, l'Amazzonia compromessa al 60% e destinata a diventare una savana entro il 2030, i ghiacci polari artici che in questo anno fatidico, il 16 settembre scorso, hanno raggiunto, come denuncia il Wwf, la loro estensione minima, battendo il record stabilito nel 2005 con 2,61 milioni di chilometri quadrati in meno, una superficie pari a 10 volte la Gran Bretagna.
Emergono scenari inquietanti dalla 13a conferenza Onu sul clima in corso a Bali da lunedì, dove oggi è stato pubblicato un appello firmato da 215 scienziati e climatologi di tutto il mondo, su iniziativa del Climate Change Research Centre dell’Università New South Wales di Sydney, in cui si chiede ai governi di fare in fretta, perché il riscaldamento globale chiede risposte immediate. La proposta degli scienziati è di dimezzare le emissioni mondiali entro il 2050 ma iniziando da subito perché, alla data del 2030, la ormai ex foresta amazzonica potrebbe riversare nell’atmosfera dai 55.5 a 96.9 miliardi di tonnellate di CO2. Là dove 96,9 miliardi vuol dire più di due anni delle attuali emissioni globali di gas serra a livello mondiale. Arrivare al cosiddetto Kyoto Plus è quasi un'utopia perché, dieci anni dopo il protocollo di Kyoto, i Paesi della Terra cercano ancora un nuovo accordo sui problemi del riscaldamento globale.
Dopo la ratifica del documento da parte dell'Australia, ex oppositrice, convinta all'inversione di rotta dal cambio di governo, o forse dalla tremenda siccità che sta mettendo in ginocchio l'agircoltura e a dura prova la psiche degli australiani (nel Paese si registra un'ondata senza precedenti di suicidi), restano in prima fila gli Stati Uniti a negare l'opportunità di ogni obbligo nel nome dello sviluppo economico. Ma ora che la Cina, il Paese che più inquina al mondo dopo gli Usa, ha accettato la trattativa e si confida che anche l'India ne segua l'esempio, si spera nel clima pre-elettorale statunitense e in un eventuale ca,bio di strategia per avviare in qualche modo il processo. L’obiettivo è dare il via a un pieno mandato negoziale per il 2009, per un avvio della trattativa che porti al post 2012, alla scadenza degli obiettivi, per ora piuttosto lontani, fissati dallo storico accordo giapponese.
CARLA RESCHIA
Emergono scenari inquietanti dalla 13a conferenza Onu sul clima in corso a Bali da lunedì, dove oggi è stato pubblicato un appello firmato da 215 scienziati e climatologi di tutto il mondo, su iniziativa del Climate Change Research Centre dell’Università New South Wales di Sydney, in cui si chiede ai governi di fare in fretta, perché il riscaldamento globale chiede risposte immediate. La proposta degli scienziati è di dimezzare le emissioni mondiali entro il 2050 ma iniziando da subito perché, alla data del 2030, la ormai ex foresta amazzonica potrebbe riversare nell’atmosfera dai 55.5 a 96.9 miliardi di tonnellate di CO2. Là dove 96,9 miliardi vuol dire più di due anni delle attuali emissioni globali di gas serra a livello mondiale. Arrivare al cosiddetto Kyoto Plus è quasi un'utopia perché, dieci anni dopo il protocollo di Kyoto, i Paesi della Terra cercano ancora un nuovo accordo sui problemi del riscaldamento globale.
Dopo la ratifica del documento da parte dell'Australia, ex oppositrice, convinta all'inversione di rotta dal cambio di governo, o forse dalla tremenda siccità che sta mettendo in ginocchio l'agircoltura e a dura prova la psiche degli australiani (nel Paese si registra un'ondata senza precedenti di suicidi), restano in prima fila gli Stati Uniti a negare l'opportunità di ogni obbligo nel nome dello sviluppo economico. Ma ora che la Cina, il Paese che più inquina al mondo dopo gli Usa, ha accettato la trattativa e si confida che anche l'India ne segua l'esempio, si spera nel clima pre-elettorale statunitense e in un eventuale ca,bio di strategia per avviare in qualche modo il processo. L’obiettivo è dare il via a un pieno mandato negoziale per il 2009, per un avvio della trattativa che porti al post 2012, alla scadenza degli obiettivi, per ora piuttosto lontani, fissati dallo storico accordo giapponese.














































