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Venerdì, 1 Agosto : 2008 Di Emanuele Bigi
In sala dal 29 agosto
Luca Ward nel film è il commissario
In Italia si contano centomila potenziali pedofili, tremila bambini scomparsi negli ultimi tre anni e circa seicento vittime solo nel 2007. Questi sono alcuni numeri che ruotano intorno alla piaga sociale della pedofilia, purtroppo spesso sommersa. Il film indipendente Animanera di Raffaele Verzillo getta una luce sul fenomeno. Inquadra, anche in maniera brutale, le cause, e non solo, che portano all'inumano disturbo psichico. "Ci interessava capire da dove scaturisce questo malessere - spiega il regista alla sua prima regia cinematografica - lo abbiamo appreso dopo aver interpellato varie fonti, l'assenza della famiglia e la solitudine sono risultate le cause primarie".
La trama del film - Il protagonista del film, Enrico Russo (Antonio Friello), non ha vissuto un'infanzia felice, ha subito degli abusi dal padre, incapace di lasciarsi alle spalle una ferita ormai indelebile si scaglia contro le piccole vittime, prima violentandole, poi uccidendole. A caccia dell'omicida troviamo la dottoressa Anna Polito (Giada Desideri) e il commissario Masciandaro (Luca Ward). Mentre procedono le ricerche Enrico incontra Andrea (Luigi Santoro), un bambino di sette anni poco seguito dalla famiglia ed è proprio il distacco dei genitori che lo ha reso vulnerabile e adescabile da uno sconosciuto. "Enrico è una persona apparentemente normale - spiega Friello - un insospettabile come la stragrande maggioranza dei pedofili, ma è sadico e seduttore, è capace di catturare l'attenzione delle prede più fragili". "Il mestiere del genitore è il più difficile del mondo - aggiunge Giada Desideri - bisogna cercare di dare il giusto peso al valore della famiglia, fondamentale per la crescita di un figlio".
Un'idea nata nel 2005 - "Volevamo girare un film che interpretasse il malessere della coscienza, spiega Verzillo. Nel nostro percorso all'interno del male ci siamo imbattuti nella pedofilia. Io li chiamo pedofagi perché questi mostri mangiano le anime dei bambini". Un lungo viaggio costruito anche dai numerosi premi ricevuti un po' in tutta la penisola, poi è arrivato un distributore sensibile che ha scommesso sulla pellicola.
Medusa la distribuirà a partire dal 29 agosto - Per l'occasione verrà lanciata l'iniziativa "Foyer aperti" che permetterà alle varie associazioni che lottano contro la violenza sui minori di allestire nei cinema degli stand informativi. "L'intento era mostrare che cosa innesca la malattia - continua Verzillo - quello che ne consegue come i traffici di materiale pedopornografico su internet o il giro di denaro che ruota intorno sono un'altra storia".
Della storia invece fa parte l'omertà - "Una delle causa per cui la pedofilia rimane sommersa - spiega ancora il regista - nella maggior parte dei casi viene nascosta la verità per paura di perdere il proprio status sociale". Qui è la moglie di Enrico a tacere. In un racconto da incubo c'è anche spazio per il divertimento. Necessario per poter guidare il piccolo Luigi? "Abbiamo giocato a Titti e il gatto Silvestro", dice Verzillo. A confermarlo lo stesso Luigi: "Tutti mi aiutavano sul set, mi sono divertito moltissimo".
La trama del film - Il protagonista del film, Enrico Russo (Antonio Friello), non ha vissuto un'infanzia felice, ha subito degli abusi dal padre, incapace di lasciarsi alle spalle una ferita ormai indelebile si scaglia contro le piccole vittime, prima violentandole, poi uccidendole. A caccia dell'omicida troviamo la dottoressa Anna Polito (Giada Desideri) e il commissario Masciandaro (Luca Ward). Mentre procedono le ricerche Enrico incontra Andrea (Luigi Santoro), un bambino di sette anni poco seguito dalla famiglia ed è proprio il distacco dei genitori che lo ha reso vulnerabile e adescabile da uno sconosciuto. "Enrico è una persona apparentemente normale - spiega Friello - un insospettabile come la stragrande maggioranza dei pedofili, ma è sadico e seduttore, è capace di catturare l'attenzione delle prede più fragili". "Il mestiere del genitore è il più difficile del mondo - aggiunge Giada Desideri - bisogna cercare di dare il giusto peso al valore della famiglia, fondamentale per la crescita di un figlio".
Un'idea nata nel 2005 - "Volevamo girare un film che interpretasse il malessere della coscienza, spiega Verzillo. Nel nostro percorso all'interno del male ci siamo imbattuti nella pedofilia. Io li chiamo pedofagi perché questi mostri mangiano le anime dei bambini". Un lungo viaggio costruito anche dai numerosi premi ricevuti un po' in tutta la penisola, poi è arrivato un distributore sensibile che ha scommesso sulla pellicola.
Medusa la distribuirà a partire dal 29 agosto - Per l'occasione verrà lanciata l'iniziativa "Foyer aperti" che permetterà alle varie associazioni che lottano contro la violenza sui minori di allestire nei cinema degli stand informativi. "L'intento era mostrare che cosa innesca la malattia - continua Verzillo - quello che ne consegue come i traffici di materiale pedopornografico su internet o il giro di denaro che ruota intorno sono un'altra storia".
Della storia invece fa parte l'omertà - "Una delle causa per cui la pedofilia rimane sommersa - spiega ancora il regista - nella maggior parte dei casi viene nascosta la verità per paura di perdere il proprio status sociale". Qui è la moglie di Enrico a tacere. In un racconto da incubo c'è anche spazio per il divertimento. Necessario per poter guidare il piccolo Luigi? "Abbiamo giocato a Titti e il gatto Silvestro", dice Verzillo. A confermarlo lo stesso Luigi: "Tutti mi aiutavano sul set, mi sono divertito moltissimo".














































