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Antibiotici: non si usano contro l’influenza
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  Lunedì, 28 Dicembre 2009    gdb


Antibiotici:
non si usano contro l’influenza  

L'influenza e il raffreddore sono causate da virus e quel tipo di farmaco non serve, perché deve essere utilizzato contro i batteri Usati male da tre persone su dieci, senza alcun consiglio medico. Il preoccupante fenomeno della antibioticoresistenza

Allarme giovani per il cattivo uso degli antibiotici: tre su dieci, infatti, li utilizzano male e sette su dieci non hanno mai sentito parlare di farmacoresistenza. Il dato emerge da un’indagine condotta dall’Istituto superiore di sanità (Iss) su un campione di 2.200 italiani. I dati sono stati illustrati dal presidente Iss Enrico Garaci, in occasione della presentazione della campagna di comunicazione «Antibiotici sì, ma con cautela».
Negli ultimi anni, ha detto Garaci, si registra qualche evoluzione in positivo: più italiani, ad esempio, sono consapevoli del fatto che gli antibiotici devono essere prescritti dal medico (67% contro il 64% del 2008) e non acquistati autonomamente o su consiglio del farmacista. Tuttavia solo il 52% dei connazionali ha sentito parlare di resistenza agli antibiotici (contro il 57% nel 2008).

Ma a preoccupare sono soprattutto i giovani, che usano gli antibiotici tanto e male: hanno meno conoscenze sugli antibiotici di adulti e anziani e usano male tali farmaci.
Tra i giovani, infatti, solo il 36% ha sentito parlare di antibioticoresistenza, contro il 64% degli adulti e il 47% degli anziani; inoltre, proprio i giovani si basano spesso sui consigli del farmacista o ricorrono al «fai da te» dell’autoprescrizione senza consultare il medico (il 40% crede di poter acquistare antibiotici autonomamente).
Tanta, poi, la confusione sul rapporto tra antibiotici e influenza: per l’influenza stagionale, almeno la metà degli intervistati sa che l’antibiotico va somministrato solo in caso di complicanze, ma solo il 30% è consapevole che la stessa regola vale anche per l’influenza A. Un altro 30% è invece indeciso su cosa fare degli antibiotici di fronte alla pandemia.

Sono farmaci preziosi
Il primo e il più famoso è la penicillina scoperta da Alexander Fleming nel 1928 ed entrata in terapia negli anni ’40. Da allora gli antibiotici hanno avuto un ruolo decisivo nel diminuire la mortalità per malattie infettive, consentendo in generale, il progresso della medicina e l'applicazione delle nuove tecnologie mediche.
La maggior parte degli antibiotici sono sostanze naturali prodotte da microrganismi (soprattutto funghi) per uccidere altri microrganismi. Inizialmente gli antibiotici si ottenevano direttamente dalle colture dei microrganismi produttori. Oggi si è scoperto che gli antibiotici naturali potevano essere resi più attivi modificando chimicamente la loro struttura in laboratorio. Oggi la gran parte di questi farmaci si ottiene in laboratorio.

Come agiscono
Gli antibiotici agiscono contro i batteri essenzialmente in due modi: la distruzione dell'involucro cellulare del batterio oppure il blocco dei suoi processi metabolici. Alcuni antibiotici uccidono direttamente i batteri, altri li bloccano nella crescita sarà poi il sistema immunitario ad eliminarli definitivamente.
Non tutti gli antibiotici sono uguali. Una prima importante distinzione riguarda lo spettro d'azione: quelli ad ampio spettro agiscono su molte specie di batteri quindi su molte infezioni, quelli a spettro limitato esercitano una azione più selettiva, mirata ad alcune infezioni.

Non si utilizzano contro i virus
Gli antibiotici si utilizzano contro i batteri e non per combattere i virus, contro i quali sono assolutamente inefficaci. Servono perciò a combattere le infezioni batteriche come per esempio tonsilliti, polmoniti e meningiti. L'influenza e il raffreddore sono causate da virus: in questi casi la somministrazione di antibiotici è inutile, anzi può essere dannosa.
Per capire se di fronte ad una certa sintomatologia, si tratta di una infezione batterica o virale, dobbiamo rivolgerci al medico. Solo dopo la visita e dopo aver effettuato eventuali esami diagnostici, il medico sarà in grado di decifrare il quadro clinico che il paziente presenta e potrà decidere se prescrivere o meno medicinali antibiotici.

Vanno presi correttamente
Se sono stati prescritti antibiotici è necessario proseguirne l’assunzione per tutto il tempo e secondo il dosaggio indicato dal medico. Gli antibiotici, infatti, funzionano solo se sono presi nelle dosi giuste e nei tempi stabiliti. Questo contribuisce anche a minimizzare il rischio di effetti collaterali e dell’insorgenza di antibiotico-resistenza.
Per eliminare tutti i batteri patogeni, infatti, gli antibiotici necessitano di alcuni giorni o settimane, a seconda della gravità dell'infezione. Sospendere la terapia ai primi segni di miglioramento è una pratica del tutto scorretta.
È importante sapere, infatti, che gli antibiotici uccidono sia i batteri patogeni sia quelli utili della flora. Per questo la terapia antibiotica può indurre cambiamenti della flora batterica soprattutto quella intestinale e provocare effetti collaterali, quali la comparsa di diarrea. (le informazioni sono fornite dall’Istituto superiore di sanità, nell’ambito della campagna di informazione «Antibiotici sì, ma con cautela...»

 





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