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Giovedì, 24 Dicembre 2009 La Stampa
BENESSERE: GRAVIDANZA - PARTO - PEDIATRIA
A rischio anca e colonna vertebrale dall'uso di contraccettivi iniettabili DMPA. Lo studio
Gli anticoncezionali iniettabili collegati alla perdita di densità ossea
La perdita di densità minerale ossea è direttamente collegata a fratture e altri problemi.
Un po' è fisiologica con l'avanzare dell'età, o come conseguenza dell'osteoporosi, ma è anche normale che accada durante la gravidanza (tra il 2% e l'8%) e l'allattamento (tra il 3% 4 il 5%).
Quello che invece non dovrebbe essere normale è che questo avvenga se si fa uso di contraccettivi iniettabili, ed è quanto affermato da un altro recente studio condotto da un team di ricercatori coordinati dal prof. Dr. Abbey Berenson dell'University of Texas Medical Branch di Gavelston (Usa).
In seguito all'uso di Medrossiprogesterone acetato depot (DMPA), le donne sarebbero destinate a subire una significativa perdita di densità ossea entro due anni dall'inizio del trattamento.
I soggetti più a rischio sono le donne che fumano e quelle che hanno, ovviamente, bassi livelli di calcio.
In particolare, dallo studio, si è evidenziato che questa perdita persiste anche durante gli anni a seguire come, per esempio, il terzo e si fa più significativa nei confronti dell'anca, uno dei luoghi più comuni per le fratture nelle donne anziane.
Tuttavia, sottolineano i ricercatori, questo fatto non si verifica in tutte le donne che scelgono il DMPA come metodo contraccettivo e, in base ai risultati della ricerca, si è scoperto che su 95 donne che ne fanno uso, seguite per due anni, circa la metà di queste ha mostrato una perdita di densità minerale ossea del 5% nella colonna vertebrale e nell'anca.
Già a suo tempo l’American College Obstetricians and Gynecologists ( ACOG ) aveva espresso il proprio parere riguardo agli effetti del DMPA ribadendo il concetto che, in genere, la perdita della densità ossea, in virtù di normali condizioni di salute, si recuperava dopo aver smesso di fare uso di questo tipo di contraccettivi.
Anticoncezionali collegati alla perdita di densità ossea
A rischio anca e colonna vertebrale dall'uso di contraccettivi iniettabili DMPA. Lo studio
Gli anticoncezionali iniettabili collegati alla perdita di densità ossea
La perdita di densità minerale ossea è direttamente collegata a fratture e altri problemi.
Un po' è fisiologica con l'avanzare dell'età, o come conseguenza dell'osteoporosi, ma è anche normale che accada durante la gravidanza (tra il 2% e l'8%) e l'allattamento (tra il 3% 4 il 5%).
Quello che invece non dovrebbe essere normale è che questo avvenga se si fa uso di contraccettivi iniettabili, ed è quanto affermato da un altro recente studio condotto da un team di ricercatori coordinati dal prof. Dr. Abbey Berenson dell'University of Texas Medical Branch di Gavelston (Usa).
In seguito all'uso di Medrossiprogesterone acetato depot (DMPA), le donne sarebbero destinate a subire una significativa perdita di densità ossea entro due anni dall'inizio del trattamento.
I soggetti più a rischio sono le donne che fumano e quelle che hanno, ovviamente, bassi livelli di calcio.
In particolare, dallo studio, si è evidenziato che questa perdita persiste anche durante gli anni a seguire come, per esempio, il terzo e si fa più significativa nei confronti dell'anca, uno dei luoghi più comuni per le fratture nelle donne anziane.
Tuttavia, sottolineano i ricercatori, questo fatto non si verifica in tutte le donne che scelgono il DMPA come metodo contraccettivo e, in base ai risultati della ricerca, si è scoperto che su 95 donne che ne fanno uso, seguite per due anni, circa la metà di queste ha mostrato una perdita di densità minerale ossea del 5% nella colonna vertebrale e nell'anca.
Già a suo tempo l’American College Obstetricians and Gynecologists ( ACOG ) aveva espresso il proprio parere riguardo agli effetti del DMPA ribadendo il concetto che, in genere, la perdita della densità ossea, in virtù di normali condizioni di salute, si recuperava dopo aver smesso di fare uso di questo tipo di contraccettivi.
Source: lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Obstetrics and Gynecology".














































