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Venerdì 3 Luglio : 2009 Paola Gregorio
Società Le vite degli «altri»
La nostra città si guadagna il secondo posto in Lombardia per numero di persone assistite dagli enti no profit
Negli ultimi dodici mesi le quasi duemila realtà di assistenza bresciane hanno erogato 67.052 prestazioni di servizio mensa
Brescia si colloca al secondo posto in Lombardia per il numero di persone assistite dagli enti che si occupano dei più bisognosi. Un dato che testimonia la presenza, nella nostra provincia, di realtà non profit ben strutturate, in grado di tendere la mano a chi ne ha più bisogno, offrendo gratuitamente un numero elevato di servizi e prestazioni, dalla mensa alla distribuzione di pacchi alimentari e di farmaci, dall’accompagnamento ai dormitori.
È la fotografia scattata dal Rapporto Ores (Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale), «L’esclusione sociale in Lombardia», che ha effettuato il primo censimento della rete di solidarietà lombarda e raccolto dati che disegnano, con maggiore precisione, i confini della povertà nella nostra regione. I numeri si riferiscono principalmente al 2007, ma il rapporto può contare anche su informazioni aggiornate a fine 2008, grazie al contributo delle organizzazioni impegnate sul campo.
«La ricerca è stata basata sullo scambio di informazioni con le più importanti realtà del terzo settore in Lombardia, che hanno fatto da tramite per la raccolta dati. Questi ultimi sono poi stati integrati con informazioni di tipo ufficiale, come i registri delle associazioni di volontariato e delle cooperative.
Le facce della povertà in Lombardia
Lo spettro degli enti caritativi in Lombardia si amplia progressivamente. A fine 2007, erano 1.513 gli enti non profit nel territorio lombardo per il sostegno ai bisognosi, 10% in più rispetto al 2006. Negli ultimi 12 mesi, queste realtà hanno erogato 67.052 prestazioni tra servizi di mensa, unità di strada, distribuzione di farmaci e altre tipologie di aiuto, a favore di 315mila persone in stato di povertà. Le prime stime relative alla fine del 2008, segnalano una crescita del numero di assistiti: circa 25mila nuovi utenti.
Le strutture del privato sociale lombardo assistono quotidianamente 8.500 persone. In questo quadro, Brescia si colloca al quarto posto nella regione, dopo Milano, Bergamo e Varese, per numero di enti non profit, 128, che operano sul territorio provinciale - 52 solo in città - e costituiscono l’8,5% del totale regionale. Ma è seconda in Lombardia, dopo Milano, per il numero di coloro che sono stati assistiti e supportati con risposte concrete ai bisogni basilari.
Nel 2007, alle strutture della solidarietà bresciane si sono rivolte 24.543 persone, con una media di assistiti per ciascun ente pari a 192 utenti. «Brescia rappresenta un caso particolare - sottolinea Gisella Accolla, che si è occupata del rapporto con altri ricercatori -. Per numero di enti non è ai primissimi posti in Lombardia, ma le strutture sono relativamente più grandi rispetto alle altre province lombarde, Milano esclusa. Si tratta perciò di realtà che riescono a coprire un numero di prestazioni abbastanza elevato». Il che significa, una rete della solidarietà «ben strutturata e radicata».
Chi cerca aiuto
La ricerca, presentata nei giorni scorsi a Milano, nel corso del convegno «Povertà in Lombardia: nuovi bisogni e nuove risposte», indaga la povertà «reale» e non quella percepita. Il rapporto parte infatti dal concetto di «povertà assoluta» che non va confuso con quello di sopravvivenza. Non si parla perciò di famiglie e persone in condizione di povertà estrema, bensì del minimo accettabile per garantire una vita dignitosa.
La povertà reale viene dunque approfondita come un fenomeno a più dimensioni. La misura non è solamente il reddito, ma un paniere di beni e servizi «essenziali» per uno standard di vita minimamente accettabile, dai consumi all’alimentazione, dalla possibilità di sostenere le spese per la propria salute all’accesso alle risorse culturali, lavorative, previdenziali e assistenziali. Il 63% delle persone assistite in Lombardia è costituito da stranieri, mentre il 60% da donne. Le ragioni che le spingono a mettersi in contatto con il mondo del non profit sono principalmente le difficoltà economiche, la perdita o la mancanza di lavoro, motivi di salute e forme di dipendenza.
Nell’universo del privato sociale operano gruppi o istituzioni religiose, onlus, cooperative sociali e altre forme associative. Complessivamente, in Lombardia, sono 28.000 le persone coinvolte nella gestione dell’assistenza privata. La gamma dei servizi offerti è ampia: mensa e la distribuzione di pacchi alimentari, distribuzione di farmaci e abbigliamento, dormitori, servizi per l’igiene, contributi monetari, ascolto e accompagnamento.
BISOGNI IMMIGRATI
Gli immigrati costituiscono buona parte dell’utenza, il 63%, che si rivolge alla rete lombarda della solidarietà.
Per gli stranieri, sottolinea il Rapporto Ores, è marcata la correlazione tra status giuridico e povertà. Tra gli immigrati con permesso di soggiorno scaduto, infatti, l’indice di condizione di bisogno è pari al 59,6%. Una percentuale che scende al 26,3% tra coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Nel 2008 si è registrato un incremento delle famiglie straniere che vivono sotto la soglia di povertà, con una percentuale che si è attestata attorno al 40%. Nella nostra provincia questo dato è certo superiore alla media regionale, parliamo del 46,2%, ma è un trend seguito, con incidenza in alcuni casi maggiore, in altre città lombarde.
«Tuttavia Brescia, rispetto ad altre province della Lombardia, Milano escluso che hanno registrato un trend in diminuzione della percentuale di famiglie straniere bisognose rispetto al 2004, registra una variazione, sempre in diminuzione minima, solo di mezzo punto percentuale», spiega Gisella Accolla.
In Lombardia 350mila persone a tavola con quel poco che c’è
Una delle facce della povertà in Lombardia, prese in considerazione dalla ricerca, è l’alimentazione delle famiglie bisognose. Il peso della componente alimentare sull’insieme della spesa dei singoli e dei nuclei famigliari, segnala infatti in modo affidabile il tenore di vita. Nella nostra regione, sono 139.912 le famiglie in cui la spesa per i generi alimentari è inferiore alla media, pari in Lombardia, a 456,86 euro. Per acquistare gli alimenti, queste famiglie, in mese, spendono circa 141 euro. In particolare, viene drasticamente ridotto l’acquisto di carne e pesce e al supermercato si prediligono gli alimenti a basso costo, ovvero pane, cereale e latticini.
In Lombardia sono 350mila le persone che fanno esperienza della povertà alimentare. Una percentuale pari al 3,5% della popolazione residente. «È a questo sottoinsieme della popolazione, superiore di circa 80mila unità rispetto a quanti hanno beneficiato di aiuti alimentari da parte degli enti censiti in questa indagine - si legge nel rapporto Ores - che appare dunque utile indirizzarsi non soltanto in termini di analisi ma anche di politiche pubbliche. Che potrebbero essere facilitate nell’identificazione dei beneficiari e diventare efficaci collaborando con le realtà del privato sociale».p. grego.
Assistenza ai poveri: Brescia d’argento
La nostra città si guadagna il secondo posto in Lombardia per numero di persone assistite dagli enti no profit
Negli ultimi dodici mesi le quasi duemila realtà di assistenza bresciane hanno erogato 67.052 prestazioni di servizio mensa
È la fotografia scattata dal Rapporto Ores (Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale), «L’esclusione sociale in Lombardia», che ha effettuato il primo censimento della rete di solidarietà lombarda e raccolto dati che disegnano, con maggiore precisione, i confini della povertà nella nostra regione. I numeri si riferiscono principalmente al 2007, ma il rapporto può contare anche su informazioni aggiornate a fine 2008, grazie al contributo delle organizzazioni impegnate sul campo.
«La ricerca è stata basata sullo scambio di informazioni con le più importanti realtà del terzo settore in Lombardia, che hanno fatto da tramite per la raccolta dati. Questi ultimi sono poi stati integrati con informazioni di tipo ufficiale, come i registri delle associazioni di volontariato e delle cooperative.
Le facce della povertà in Lombardia
Lo spettro degli enti caritativi in Lombardia si amplia progressivamente. A fine 2007, erano 1.513 gli enti non profit nel territorio lombardo per il sostegno ai bisognosi, 10% in più rispetto al 2006. Negli ultimi 12 mesi, queste realtà hanno erogato 67.052 prestazioni tra servizi di mensa, unità di strada, distribuzione di farmaci e altre tipologie di aiuto, a favore di 315mila persone in stato di povertà. Le prime stime relative alla fine del 2008, segnalano una crescita del numero di assistiti: circa 25mila nuovi utenti.
Le strutture del privato sociale lombardo assistono quotidianamente 8.500 persone. In questo quadro, Brescia si colloca al quarto posto nella regione, dopo Milano, Bergamo e Varese, per numero di enti non profit, 128, che operano sul territorio provinciale - 52 solo in città - e costituiscono l’8,5% del totale regionale. Ma è seconda in Lombardia, dopo Milano, per il numero di coloro che sono stati assistiti e supportati con risposte concrete ai bisogni basilari.
Nel 2007, alle strutture della solidarietà bresciane si sono rivolte 24.543 persone, con una media di assistiti per ciascun ente pari a 192 utenti. «Brescia rappresenta un caso particolare - sottolinea Gisella Accolla, che si è occupata del rapporto con altri ricercatori -. Per numero di enti non è ai primissimi posti in Lombardia, ma le strutture sono relativamente più grandi rispetto alle altre province lombarde, Milano esclusa. Si tratta perciò di realtà che riescono a coprire un numero di prestazioni abbastanza elevato». Il che significa, una rete della solidarietà «ben strutturata e radicata».
Chi cerca aiuto
La ricerca, presentata nei giorni scorsi a Milano, nel corso del convegno «Povertà in Lombardia: nuovi bisogni e nuove risposte», indaga la povertà «reale» e non quella percepita. Il rapporto parte infatti dal concetto di «povertà assoluta» che non va confuso con quello di sopravvivenza. Non si parla perciò di famiglie e persone in condizione di povertà estrema, bensì del minimo accettabile per garantire una vita dignitosa.
La povertà reale viene dunque approfondita come un fenomeno a più dimensioni. La misura non è solamente il reddito, ma un paniere di beni e servizi «essenziali» per uno standard di vita minimamente accettabile, dai consumi all’alimentazione, dalla possibilità di sostenere le spese per la propria salute all’accesso alle risorse culturali, lavorative, previdenziali e assistenziali. Il 63% delle persone assistite in Lombardia è costituito da stranieri, mentre il 60% da donne. Le ragioni che le spingono a mettersi in contatto con il mondo del non profit sono principalmente le difficoltà economiche, la perdita o la mancanza di lavoro, motivi di salute e forme di dipendenza.
Nell’universo del privato sociale operano gruppi o istituzioni religiose, onlus, cooperative sociali e altre forme associative. Complessivamente, in Lombardia, sono 28.000 le persone coinvolte nella gestione dell’assistenza privata. La gamma dei servizi offerti è ampia: mensa e la distribuzione di pacchi alimentari, distribuzione di farmaci e abbigliamento, dormitori, servizi per l’igiene, contributi monetari, ascolto e accompagnamento.
BISOGNI IMMIGRATI
Gli immigrati costituiscono buona parte dell’utenza, il 63%, che si rivolge alla rete lombarda della solidarietà.
Per gli stranieri, sottolinea il Rapporto Ores, è marcata la correlazione tra status giuridico e povertà. Tra gli immigrati con permesso di soggiorno scaduto, infatti, l’indice di condizione di bisogno è pari al 59,6%. Una percentuale che scende al 26,3% tra coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Nel 2008 si è registrato un incremento delle famiglie straniere che vivono sotto la soglia di povertà, con una percentuale che si è attestata attorno al 40%. Nella nostra provincia questo dato è certo superiore alla media regionale, parliamo del 46,2%, ma è un trend seguito, con incidenza in alcuni casi maggiore, in altre città lombarde.
«Tuttavia Brescia, rispetto ad altre province della Lombardia, Milano escluso che hanno registrato un trend in diminuzione della percentuale di famiglie straniere bisognose rispetto al 2004, registra una variazione, sempre in diminuzione minima, solo di mezzo punto percentuale», spiega Gisella Accolla.
In Lombardia 350mila persone a tavola con quel poco che c’è
Una delle facce della povertà in Lombardia, prese in considerazione dalla ricerca, è l’alimentazione delle famiglie bisognose. Il peso della componente alimentare sull’insieme della spesa dei singoli e dei nuclei famigliari, segnala infatti in modo affidabile il tenore di vita. Nella nostra regione, sono 139.912 le famiglie in cui la spesa per i generi alimentari è inferiore alla media, pari in Lombardia, a 456,86 euro. Per acquistare gli alimenti, queste famiglie, in mese, spendono circa 141 euro. In particolare, viene drasticamente ridotto l’acquisto di carne e pesce e al supermercato si prediligono gli alimenti a basso costo, ovvero pane, cereale e latticini.
In Lombardia sono 350mila le persone che fanno esperienza della povertà alimentare. Una percentuale pari al 3,5% della popolazione residente. «È a questo sottoinsieme della popolazione, superiore di circa 80mila unità rispetto a quanti hanno beneficiato di aiuti alimentari da parte degli enti censiti in questa indagine - si legge nel rapporto Ores - che appare dunque utile indirizzarsi non soltanto in termini di analisi ma anche di politiche pubbliche. Che potrebbero essere facilitate nell’identificazione dei beneficiari e diventare efficaci collaborando con le realtà del privato sociale».p. grego.














































