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Giovedì, 26 Novembre 2009 (recuperato dal 13 novembre)
ASTERIX E PINOCCHIO
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Il 29 ottobre del 1959, cinquant’anni fa, usciva sul numero 1 della rivista “Pilote”, a Parigi, il fumetto “Astérix le Gaulois” di René Goscinny, in qualità di sceneggiatore , e Albert Uderzo, di disegnatore, che aveva ripreso, approfondito e allargato una sua precedente idea: del personaggio “Cascagnac”, sulla rivista “Arys Buck”, pure lui un abitante della Gallia romana, che però insieme aveva delle caratteristiche, poi tipiche dell’altro personaggio, il gigantesco amico di Astérix, Obélix. La Mondadori ha pubblicato, per festeggiare la ricorrenza, “Il compleanno di Astérix e Obélix. L’Albo d’Oro” (53 pp., 13€). Goscinny muore nel 77 a 51 anni: però, restato solo, Uderzo ha continuato creando anche le vicende e arricchendolo di nuovi personaggi. Qual’è la caratteristica vincente del personaggio e della sua banda? E’ di essere integralmente, profondamente, intensamente, intimamente, orgogliosamente, ironicamente francese. Quando crearono il Galletto, essi s’ispirarono a Topolino: ma accolsero da Walt Disney l’idea fondamentale, secondo cui il topolastro era l’essenza del vero americano; e questa era colta adeguandosi di volta in volta alle diverse situazioni storiche. E’ ciò che l’ha reso vincente, al di là e all’interno del geniale talento grafico mostrato da Disney, Ub Iwerks, Carl Barks nell’interpretare, attraverso la “Letteratura Disegnata”, una componente fondamentale dell’ “anima” del cittadino medio Usa. Quando uscì, il fumetto francese, in un qualche modo, “respirava” la cultura politica del Gaullismo: i due creatori recepivano le istanze politiche, che di lì a poco, avrebbero trovato nell’ascesa al potere del Generale Charles De Gaulle della V Repubblica. Questo statista aveva rifondato la Costituzione della Francia in senso presidenzialista (per cui si sommano nella stessa persona le attribuzioni e i poteri di Presidente del Consiglio e di Presidente della Repubblica), diventandone il primo Presidente. Dopo aver risolto, dopo una lunga e sanguinosa battaglia sia militare che politica, la Crisi d’Algeria, concedendo nel 62 l’indipendenza alla sua ex colonia, la Francia sviluppò la su politica che fu detta di “Grandeur”. Non era semplicemente un’affermazione di nazionalismo: era invece un’intelligente, strategica politica volta a sottrarsi ad una troppo stretta dipendenza dagli USA. Gli americani, con la “scusa” della Guerra Fredda, in realtà esercitavano una forma di controllo politico, per lo più strisciante, ma talvolta più appariscente e condizionante, sugli stati europei. Coll’integrare nella NATO i sistemi militari dei paesi cosiddetti atlantici in funzione difensiva contro la minaccia vera e/o presunta del Blocco di Varsavia, cioè l’allora URSS comunista e il suoi paesi europei satelliti (Germania dell’Est, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Ungheria), di fatto esercitava una specie di alta mano sulla politica estera e difesa strategica su di loro. Ciò aveva risvolti anche economici, perché la difesa americana, e i suoi alti livelli tecnologici condizionavano lo sviluppo delle industrie nazionali, specie nelle tecnologie sofisticate e quelle legate all’energia (le Sette Sorelle del petrolio). La Francia, con De Gaulle, si oppose a questa equivoca tutela, manifestando autonomia di scelte dagli Usa, in molti settori: politici, strategici, energetici, diplomatici; nonché economici e industriali , finché nel 66 uscì dalla Nato e nel 68 si dotò della bomba atomica, rompendo il terroristico monopolio delle (allora) Due Superpotenze USA/URSS. I due papà di Astérix “leggevano” questa complessità sociale e la rielaborarono in modi decisamente comici, condensandola in personaggi che non avevano nulla di quella presunzione che si è soliti attribuire ai francesi che parlano della loro nazione: quel “sopracciò” che li rende antipatici. Anzi. Quei Galli, nel fumetto, erano l’unica isola indipendente in una terra occupata dai Romani; ed erano tali perché possedevano la ricetta misteriosa di una pozione che li rendeva invincibili. E’ chiaro il riferimento alla Bomba Atomica. Ma è molto divertente il modo con cui vengono ritratti sia gli abitanti del Villaggio che i Romani: su tutti Cesare. Questi è un conquistatore che, al contrario dell’effettiva realtà storica, non riesce a venire a capo di quei bifolchi; si sbatte, s’ingegna, cera le trappole più inverosimili e astute: ma resta sempre sconfitto, ingannato e fregato, anche se riesce a dare la colpa sempre ai suoi sottoposti, mai a lui. E non è che i Galli siano dei portenti d’intelligenza: sono dei semplicioni, tranne Astérix che è piuttosto sul furbetto. E questi aspetti sono stati ripresi e amplificati nei tre film tratti dal fumetto però in live action (non in cartone animato, che invece sono sei, più rispondenti all’impianto tradizionale), dove il personaggio meglio curato è l’infantile, bonaccione, coccolone Obélix, sempre Gérard Depardieu: prevale nettamente l’aspetto favolistico puramente fantasioso. C’è un personaggio paragonabile ad Astérix nella nostra cultura? Si; ed è Pinocchio, nel romanzo “Le avventure di Pinocchio. Storia di in burattino” (1880-83) . Anch’egli sintetizza in modi fantastici, ma psicologicamente ben definiti, molti aspetti dei comportamenti degli italiani di fronte alle varie e fondamentali istituzioni della nostra vita sociale, quali la famiglia, l’istruzione, la giustizia, la società, i suoi doveri e articolazioni. E’ un fare che si sviluppa per schemi: ma, pur all’interno di meccanismi narrativi lineari, comprensibili all’infanzia, sono di una ricchezza drammatica, ma soprattutto allegorica, di una grande complessità tematica, però chiari. In un certo senso, gli italiani, il filosofo Croce in testa, ne hanno avuto paura, snobbandolo e relegando il suo autore Carlo Lorenzini detto “Collodi” tra i minori. E, non a caso, a “svelare” per primo al mondo l’enorme ricchezza esemplare (non solo in positivo) di questo “arci-italiano” è stata Hollywood: il pur imperfetto cartone della Walt Disney del ‘40














































