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Mercoledì, 25 Novembre 2009 di Maurizio Maggi, L'Espresso
ECONOMIA
Banche e mattone, eterna storia di attrazione. Dicono le crude cifre della Banca d'Italia che a fine settembre 2009 le consistenze dei prestiti a residenti in Italia per attività nel settore 'Edilizia e opere pubbliche' ammontavano a 132,5 miliardi di euro. I crediti a favore dell'edilizia nel suo complesso sono aumentati del 56,8 per cento, negli ultimi cinque anni. Un ritmo più spedito rispetto a quello dei prestiti concessi a tutte le attività economiche a famiglie e società non finanziarie, cresciuto nello stesso periodo del 42,4 per cento.
Quasi 7,2 miliardi dei 132,5 miliardi di euro andati a finanziare il mattone sono da considerare in sofferenza. Significa che il 5,4 per cento dei soldi prestati, difficilmente gli istituti di credito li rivedranno. Una percentuale più alta del 20 per cento rispetto alle sofferenze medie che coinvolgono tutte le aree di attività economiche. D'altronde, edilizia e immobiliare operano con una forte leva finanziaria. E quando le cose vanno male, sono dolori. Già nella primavera del 2008, quando la crisi economica globale non era esplosa definitivamente, le cinque società immobiliari più importanti quotate alla Borsa di Milano (Pirelli Re, Beni Stabili, Risanamento, Aedes e Ipi) avevano debiti per oltre 9 miliardi di euro e la somma delle loro capitalizzazioni ammontava a 3,2 miliardi di euro.
Da allora, con l'eccezione di Beni Stabili, le ex big immobiliari del listino hanno procurato più d'un grattacapo alle banche che, specie tra il 2003 e il 2005, ritenevano più che affidabili gli immobiliaristi rampanti poi usciti di scena, come Stefano Ricucci o Danilo Coppola. Oggi il mattone preoccupa le banche perché affiora la cattiva qualità di molti mutui concessi quando la casa 'tirava' e non si andava per il sottile. Le elaborazioni del Crif confermano che il tasso di insolvenza dei mutui è in costante crescita: era dell'1 per cento nel marzo 2007 ed è salito all'1,8 per cento nel giro di due anni. Sotto i riflettori, però, ci sono i casi clamorosi, come quello del salvataggio della Risanamento di Luigi Zunino. Ha debiti per quasi 3 miliardi di euro, di cui 1,7 verso le banche (Intesa la più esposta, per 600 milioni).
Da creditrici, le banche - ci sono pure Unicredit, Banco Popolare, Bpm e Mps - diverranno socie, prima al 55 e poi all'80 per cento. Il piano prevede la discesa dei debiti a 1,2 miliardi entro il 2014, grazie a imponenti cessioni. Commenta Luca Dondi, responsabile del settore immobiliare del centro studi Nomisma: "L'obiettivo è ambizioso, perché il mercato degli investimenti milanese, dove c'è la maggioranza delle proprietà di Risanamento da piazzare, sarà quest'anno di un miliardo. La situazione congiunturale è difficile e c'è un soggetto che ha dichiarato di volere vendere entro una certa data. Un'esigenza che non si concilia con la massimizzazione dei benefici".
Azzardo Zunino
Banche e mattone, eterna storia di attrazione. Dicono le crude cifre della Banca d'Italia che a fine settembre 2009 le consistenze dei prestiti a residenti in Italia per attività nel settore 'Edilizia e opere pubbliche' ammontavano a 132,5 miliardi di euro. I crediti a favore dell'edilizia nel suo complesso sono aumentati del 56,8 per cento, negli ultimi cinque anni. Un ritmo più spedito rispetto a quello dei prestiti concessi a tutte le attività economiche a famiglie e società non finanziarie, cresciuto nello stesso periodo del 42,4 per cento.
Quasi 7,2 miliardi dei 132,5 miliardi di euro andati a finanziare il mattone sono da considerare in sofferenza. Significa che il 5,4 per cento dei soldi prestati, difficilmente gli istituti di credito li rivedranno. Una percentuale più alta del 20 per cento rispetto alle sofferenze medie che coinvolgono tutte le aree di attività economiche. D'altronde, edilizia e immobiliare operano con una forte leva finanziaria. E quando le cose vanno male, sono dolori. Già nella primavera del 2008, quando la crisi economica globale non era esplosa definitivamente, le cinque società immobiliari più importanti quotate alla Borsa di Milano (Pirelli Re, Beni Stabili, Risanamento, Aedes e Ipi) avevano debiti per oltre 9 miliardi di euro e la somma delle loro capitalizzazioni ammontava a 3,2 miliardi di euro.
Da allora, con l'eccezione di Beni Stabili, le ex big immobiliari del listino hanno procurato più d'un grattacapo alle banche che, specie tra il 2003 e il 2005, ritenevano più che affidabili gli immobiliaristi rampanti poi usciti di scena, come Stefano Ricucci o Danilo Coppola. Oggi il mattone preoccupa le banche perché affiora la cattiva qualità di molti mutui concessi quando la casa 'tirava' e non si andava per il sottile. Le elaborazioni del Crif confermano che il tasso di insolvenza dei mutui è in costante crescita: era dell'1 per cento nel marzo 2007 ed è salito all'1,8 per cento nel giro di due anni. Sotto i riflettori, però, ci sono i casi clamorosi, come quello del salvataggio della Risanamento di Luigi Zunino. Ha debiti per quasi 3 miliardi di euro, di cui 1,7 verso le banche (Intesa la più esposta, per 600 milioni).
Da creditrici, le banche - ci sono pure Unicredit, Banco Popolare, Bpm e Mps - diverranno socie, prima al 55 e poi all'80 per cento. Il piano prevede la discesa dei debiti a 1,2 miliardi entro il 2014, grazie a imponenti cessioni. Commenta Luca Dondi, responsabile del settore immobiliare del centro studi Nomisma: "L'obiettivo è ambizioso, perché il mercato degli investimenti milanese, dove c'è la maggioranza delle proprietà di Risanamento da piazzare, sarà quest'anno di un miliardo. La situazione congiunturale è difficile e c'è un soggetto che ha dichiarato di volere vendere entro una certa data. Un'esigenza che non si concilia con la massimizzazione dei benefici".














































