[Icy Phoenix Debug] PHP Notice: in file /includes/db/mysql.php on line 817: fopen(./cache/users/sql_ban_4ec69cea17e67ca163d3842273c348d0.php): failed to open stream: Permission denied
L' Okkio su Arte, Cinema e Comunicazione :: “BAARIA”, “BARBAROSSA” E IL BURKA.
Home    Forum    Cerca    FAQ    Iscriviti    Login


Nuova Discussione  Rispondi alla Discussione 
Pagina 1 di 1
 
 
“BAARIA”, “BARBAROSSA” E IL BURKA.
Autore Messaggio
Rispondi Citando Download Messaggio
Messaggio “BAARIA”, “BARBAROSSA” E IL BURKA. 
 
Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.


e, per un aggiornamento rapido:

Image = News con documentazione video Image - [*] News con commento di Red  
(M) Articoli con più fonti
- HOME PAGE




  Lunedì, 19 Ottobre 2009: Accadde Oggi  


“BAARIA”, “BARBAROSSA” E IL BURKA
.
    L’uscita del libro di Emiliano Morreale “L’invenzione della nostalgia. Il vintage nel cinema italiano e dintorni”, Donzelli editore, pp.295, €27.00, suggerisce alcune riflessioni, basate sull’attualità sul rapporto tra nostalgia e memoria. Il bel libro di Morreale, critico e studioso di cinema, muove dalla giusta considerazione che c’è una vera e propria invasione della dimensione del ricordo pieno di nostalgia per tutti i media: non c’è spettacolo tv o film che non sia pieno di amarcord (che nel dialetto riminese di Fellini significa “io mi ricordo”) più meno sinceri e importanti, di vecchie glorie, ex di qualche cosa in cui tutte le fasce di spettatori possano  ritrovarsi. Siamo ben oltre il  parametro del metalinguaggio, cioè dell’adozione del codice linguistico del medium che parla di se stesso. Siamo invece alla doppia considerazione che l’assunzione di un tale linguaggio “tira”, dal punto di vista del gradimento dei pubblici, quindi del ritorno economico; e che questo approccio nasconde un vuoto ideologico, perché non c’è la “forza culturale” e il “desiderio” d’immaginare un futuro possibile, come N. Machiavelli definiva la volontà dell’utopia trasformatrice. E quando l’assenza  di futuro è assoluta, essa può dar vita ad un stato di patologia depressiva. Perciò opportunamente l’autore parla anche, sulla base di una suggestione del filosofo P. Benjamin, di una correlatività tra il concetto di nostalgia e quello secentesco-barocco di melancholia: dove lo sguardo verso se stessi era “al colore nero”, di quella che oggi chiameremmo di depressione autodistruttiva. La parola nostalgia è di origine greco-classica, e significa letteralmente “dolore per il ritorno (a casa)”, ed era strettamente coestensiva della sofferenza che viene dall’avvertire la lontananza dalla casa. Da intendersi in chiave spaziale. Tuttavia, la più grande e archetipica esperienza di nostalgia letteraria, quella di Odìsseo-Ulisse, si situa strettamente e immediatamente anche sul piano temporale. Perché, com’è noto, egli ha un ricordo, ormai sbiadito dal tempo, di un’Itaca che non esiste più, dove i giovani e sprezzanti pretendenti della sua matura sposa Penelope, i Proci, hanno preso il sopravvento sugli anziani del Consiglio reale. Ed è questa stretta contiguità spazio-temporale che dà l’attuale senso di nostalgìa. Da questa nozione sembra che sia partito il regista Giuseppe Tornatore nel suo recente film “Baarìa” (Ita, 09). La ricostruzione della storia della sua famiglia, all’interno di quella corale della città natale di Bagherìa, la fenicia Baarìa, obbedisce ad una definizione di stile cinematografico basato sull’affettuosità e la simpatia del ricordo collettivo e talvolta anche sull’ ironia. Però il suo ricordo è sempre nitido dal punto di vista storico-politico. E perfino dal punto di vista ideologico: anche se quegli allora così discriminanti valori citati sono agganciati con  sapienza narrativa al preciso contesto storico. Anzi Tornatore, nello scrivere la sceneggiatura, ha portato con plastica e concisa evidenza la presenza delle ideologie nella lotta politica dell’epoca, senza attardarsi a descriverle “col parlato”, ma con una concentrata ed efficace riflessività spesso ellittica, di tipo  visuale e narrativa. Facendo, cioè, “parlare” solo le facce e le immagini, ha illustrato la storia dell’epoca “rivissuta” da un particolare, ma non soggettivistico e/o limitato, punto di vista, ricco di pathos, ma anche di lucidità di ricerca e di interrogativi. Ma non è più nostalgia: è memoria. La forza del film è questa. Può non piacere, perché non assume, hollywoodianamente, una visuale emotivamente unica; ma, anche se chiaramente individuata, è definita in relazione al protagonismo collettivo del popolo baariota. E’ stata un’operazione ambiziosa e difficile: a mio avviso riuscita e da capolavoro. Il confronto col passato è citato in chiave “presente” nel sottofinale chiaramente allegorico del bambino, che è il padre del regista, che si trova proiettato nell’attualità. E’ come se si desse un valore interpretativo (ermeneutico) al passato in relazione/funzione del presente, in chiave di bilancio e di prospettive. E’ il contrario esatto della nostagìa, che, in sostanza, si “affoga” nella paura del presente, rifugiandosi in una lettura del passato, percorso malinconicamente, come qualcosa di irrimediabilmente perduto, e non più recuperabile. Quindi, il passato non più come sfera di confronto col presente, ma come momento di rivisitazione fondata unicamente sull’affettività e la memoria individuale biografica; oppure ideologica. In questa chiave nostalgica è la debolezza di due film recenti che pure si volevano riferire al passato:uno, quello prossimo, “Il Grande Sogno” di Michele Placido (ITA, 09); l’altro quello remoto, “Barbarossa” di Renzo Martinelli, ITA, 09. Quest’ultimo fortemente voluto dalla Lega Nord. Il film di Placido funziona nella ricostruzione storica del 68 (la prima parte del film), che  però è parziale, perché relativa alla visuale limitata del protagonista: ma quando affronta lo sviluppo delle personalità successivamente diventa generico, perché solo nostalgico. Martinelli va ancora peggio. Si vede con chiarezza come abbia sovrapposto con ridondanza retorica  la linea politica della Lega alle vicende leggendarie del film. Solo il personaggio del Barbarossa (il grande R.Hauer) funziona. Però, non essendo convincente come “cattivo” assoluto, fa sembrare un balordo teppista Alberto da Giussano (R.Degan). Ci dovrebbe essere  il senso della nostagia del nost’ Milàn: quella di “una volta”, dove non c’erano “negroni”, marocchini  e musulmani; dove c’erano “solo” lombardi. Un passato, mai esistito, che riposa esclusivamente nella mente di questi nostalgici supremi. Dove la dislocazione temporale di una comunità senza stranieri, oggetto di una malinconica rivisitazione del passato, in chiave di favola, nel film come nella pubblicistica di Bossi, vorrebbe annullare il presente. Dove la “presenza dell’altro” , invece, è costante e ineludibile. Di qui la paura, cieca e inconsulta che si celebra nella politica della Lega anche contro il Burka. Si può anche consentire alla proibizione in pubblico del mascheramento-annullamento della donna; ma sicuramente non alle ragioni, tutte isteriche e giuridicamente incongruenti, portate dai pasdaràn  dell’intolleranza razziale in Italia.  

 



 
ProfiloInvia Messaggio Privato 
Torna in cimaVai a fondo pagina
Mostra prima i messaggi di:   
 
NascondiQuesto argomento è stato utile?
Condividi Argomento
blinkslist.com blogmarks.net co.mments.com del.icio.us digg.com newsvine.com facebook.com fark.com feedmelinks.com furl.net google.com linkagogo.com ma.gnolia.com meneame.net netscape.com reddit.com shadows.com simpy.com slashdot.org smarking.com spurl.net stumbleupon.com technorati.com favorites.live.com yahoo.com DIGG ITA Fai Informazione KiPapa Ok Notizie Segnalo Bookmark IT
Inserisci un link per questo argomento
URL
BBCode
HTML
 

Nuova Discussione  Rispondi alla Discussione  Pagina 1 di 1
 




 
Lista Permessi
Non puoi inserire nuovi Argomenti
Non puoi rispondere ai Messaggi
Non puoi modificare i tuoi Messaggi
Non puoi cancellare i tuoi Messaggi
Non puoi votare nei Sondaggi
Non puoi allegare files
Non puoi scaricare gli allegati
Puoi inserire eventi calendario



  

 

cron