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Domenica 28 Giugno : 2009 Ennio Moruzzi, GdB
Battaglia sulle colline di San Martino
Oltre 200 figuranti in uniformi ottocentesche, a piedi ed a cavallo, armati di fucili si fronteggiano davanti alla torre, monumento simbolo dello scontro. Le divise sono rigorosamente identiche a quelle del giugno di 150 anni fa
La cavalleria dell’esercito di Aosta ripresa ieri durante le manovre
in preparazione alla rievocazione della Battaglia (foto G. Strada per Eden)
Vestiti di tutto punto con divise rigorosamente identiche a quelle indossate dai soldati che combatterono quel 24 giugno di 150 anni fa, danno vita ad una spettacolare rievocazione storica con simulazione dello scontro. Cariche, spari, duelli all’arma bianca forniranno un’idea di cosa sia stata quella battaglia perché l’effetto degli spari di fucili a cannoni le urla dei belligeranti, in campo oggi domenica , va idealmente moltiplicato centinaia di volte per ritrovarsi immersi nel clima terrificante di quel giorno.
La vigilia dello scontro
Quel giovedì 23 giugno 1859 era il giorno del Corpus Domini. Il re Vittorio Emanuele II assistette alla messa a Calcinato poi raggiunse Napoleone III e insieme decisero, proseguendo fino a Desenzano, la strategia della battaglia.
Al rientro prima di raggiungere il quartier generale ci fu, richiesto da Napoleone, un ultimo colloquio sulle alture di Lonato che decise il futuro della guerra. L’imperatore infatti lesse al Re una lettera dell’Imperatrice che adombrava non pochi rischi per la Francia ed il trono. In breve Napoleone, ritrattando la promessa fatta di liberare l’Italia dalle Alpi all’Adriatico, fece capire a Vittorio Emanuele che la guerra si sarebbe fermata al Mincio. E così accadde con l’armistizio firmato a Villafranca.
Sul campo in 370mila
La sera del 23 giugno sul campo erano schierati - come scrive Alberto Anselmi - 369.545 uomini, 26.287 cavalli e 1.436 pezzi d’artiglieria. In ragione della loro dislocazione il 24 giugno presero parte ai combattimenti 274.973 uomini con 1076 pezzi d’artiglieria e 22.098 cavalli. Alla sinistra dello schieramento vi erano quattro divisioni Sarde, che occuparono Rivoltella, Desenzano e Lonato con 37.174 e 3221 cavalli; al centro e all’ala destra i Corpi d’armata Francesi che occuparono Esenta, Castiglione, Montichiari Carpenedolo e Mezzane con 96.094 uomini e 9.162 cavalli.
Sul versante opposto la 2° armata fu schierata sulla linea Ponti, Pozzolengo, Solferino Cavriana. Alla sua sinistra le punte avanzate della 1° armata si posizionarono sull’asse Guidizzolo-Medole-Castelgoffredo con 141.705 uomini e 9.715 cavalli.
Quindici ore senza tregua
Dopo 15 ore di scontri la battaglia è finita. L’esercito di Francesco Giuseppe si ritira, sconfitto, oltre il fiume Mincio. E come ha ben sottolineato Fausto Fondrieschi (presidente della Società di Solferino e San Martino) a fare la differenza è la vittoria di San Martino. A Solferino si vince grazie alle armate Francesi di Napoleone. A San Martino la vittoria è conquistata dai soldati Sardi e dai molti volontari italiani arrivati da ogni parte della penisola. Insomma una vittoria Italiana, primo passo verso l’unità d’Italia.
Tutto pronto sui campi
Un primo assaggio di quella che si annuncia come la più affascinante e spettacolare delle numerose manifestazioni messe in campo dal Comitato delle celebrazioni del 150° anniversario è stato offerto già ieri alle popolazione di Solferino, Pozzolengo, Rivoltella e San Martino. I protagonisti della rievocazione storica hanno approntato i vari campi. E nel pomeriggio i figuranti in divisa d'epoca hanno perlustrato le posizioni a Pozzolengo, nel centro abitato di San Martino ed a Rivoltella. A Solferino già in tarda mattinata c’è stata una perlustrazione in avanscoperta seguita nel pomeriggio dalle marce nel centro di Solferino per poi schierarsi, alle 20 per il passaggio della fiaccolata notturna.
I volontari della Croce Rossa
Ieri sera i partecipanti al raduno mondiale dei giovani volontari della Croce rossa e della Mezzaluna Rossa hanno dato vita ad una spettacolare fiaccolata. Partiti da piazza Castello alle 19 gli oltre 10mila partecipanti hanno percorso il tragitto delle infermiere e degli aiutanti che trasportavano i feriti dal campo di battaglia di Solferino al primo avamposto medico di Castiglione.
I feriti nella battaglia risultarono in numero spaventoso, ben 23.319 tanto che tutte le popolazioni dei Comuni della zona si mobilitarono per assisterli, trasportarli nei luoghi di cura. Uno scenario desolante che contribuì il 25 giugno anche a frenare l’entusiasmo per la vittoria conseguita. «Lo scenario che ci si presentò all’alba del 25 giugno era spaventevole - testimonia il granatiere Guido Adamoli che poi diventerà senatore del Regno -. I morti erano tanto spessi che li dovevamo smuovere per piantare le tende; semisvestiti, gonfi, neri. Cavali feriti si trascinavano nitrendo, carriaggi rovesciati, affusti fracassati, armi rotte, cenci sanguinolenti ricoprivano la campagna».
La pietà dopo i cannoni
Molti furono ricoverati nelle ambulanze da campo e nelle case situate nelle retrovie del fronte, nelle chiese, negli ospedali. Dieci ospedali d’ambulanza furono attivati solo a Desenzano. Molti morirono nei giorni successivi. La scarsa organizzazione nel soccorrerli suscitò grandissima impressione nel Ginevrino Henry Dunant trascritta nel libro «Un ricordo di Solferino». L’accaduto lo spinse una volta rientrato in patria a costituire quella che è diventata la Croce Rossa internazionale, il più vasto e diffuso organismo umanitario del mondo. Idea che gli è valsa nel 1901, il premio Nobel.
Il programma di oggi
Tornando alle celebrazioni degli ultimi giorni hanno riscosso successo la serata cremisi con il concerto-carosello di ieri sera a Desenzano delle fanfare dei bersaglieri di Bedizzole, Lonate Pozzolo e San Donà di Piave, la tavola rotonda sul ruolo delle donne nel risorgimento, la cena di gala a villa Tassinara così come la mostra delle lettere, alcune inedite, dei soldati a Pozzolengo.
Oggi domenica va in scena il gran finale nel parco della Torre di San Martino. La manifestazione che conclude le celebrazioni prevede alle 10 la messa nell’ossario, alle 11.30 le ronde negli abitati di San Martino, Solferino e Pozzolengo.
L’arrivo del Re Vittorio Emanuele e dei reparti militari è previsto alle 16,30, alle 17 andrà in scena la rievocazione storica vera e propria. Alle 18,20 ammainabandiera, alle 18,30 esibizione aerea, alle 21 concerto di chiusura della settimana celebrativa concluso alle 22,30 dai «fuochi di pace», spettacolo pirotecnico coordinato.
Per l’occasione è stato predisposto da Poste Italiane uno speciale annullo filatelico. Un’ulteriore occasione per quanti vogliono unire alla visione dello spettacolo storico un ricordo degli avvenimenti di quel giorno.
Divise colorate nel gioco della storia
La ricostruzione è possibile grazie all’impegno e alla presenza di numerosi gruppi di appassionati
Altri cavalieri ripresi al Sacrario
Ed è quella proposta dal Comitato delle celebrazioni a San Martino coinvolgendo anche Solferino, Pozzolengo e Rivoltella una chiusura all’altezza dell’appuntamento. Spettacolare quanto bella per questo «mix» fra storia, folclore, musica, esibizione aerea fino alla chiusura affidata ai «fuochi», stavolta di pace, dello spettacolo pirotecnico.
Per due giornate, ieri e oggi, sono i gruppi storici ad essere protagonisti sulle colline della battaglia. È l’amore per la storia, le armi antiche, le battaglie del passato a coltivare questa loro incredibile passione. Che li porta, bardati di tutto punto a trasformarsi, a seconda dei casi, in soldati della Brigata Savoia, della fanteria di linea della Brigata Pinerolo, del reggimento Zuavi della Guardia Imperiale, della fanteria di linea del battaglione Estense.
Le loro apparizioni, sempre più spettacolari ed apprezzate sono il frutto di un impegno che non concede tregua. Perché non si tratta solo di indossare un'uniforme, imbracciare un fucile, sudare sotto il solleone. Dietro a ciascuno di questi gruppi c’è una storia, una ricerca, una «passionaccia» che se ti prende non ti molla più. I protagonisti, quasi sempre anonimi, sono il vicino di casa, il postino piuttosto che il medico o l’impiegato del comune, l’appassionato di storia o di armi, lo studioso di eventi bellici che hanno contrappuntato la storia d’Italia e d’Europa.
Un esempio valga per tutto. È quello del gruppo «Carosello storico 3 Leoni» di Somma Lombardo nato dalla Compagnia avancarica Tre Leoni e dal precedente gruppo tiro ad avancarica.
Si dedica dal 1995 allo studio e ricerca sul risorgimento e su quei fatti bellici. Viene costituito un reparto combattente dell'armata del Regno Sardo, il 13° reggimento fanteria di Linea Brigata Pinerolo. L’aderenza alla realtà è massima perché le evoluzioni sono tratte dal manuale originale della fanteria Sarda del 1852. C’è un piccolo plotone di fanteria con ufficiale, alfiere e tamburino; ci sono tre quadriglie di bersaglieri, due pezzi da 8 e 12 libbre, 8 artiglieri.
Non solo. Il gruppo dispone di materiale per realizzare un reparto della Brigata Cacciatori delle Alpi 1859, di volontari garibaldini, di Zuavi Francesi.
Ecco l’elenco dei protagonisti: Gruppo storico risorgimentale 23 marzo 1849 di Novara, Gruppo storico Generale Cler di Magenta, Real Italiani Cacciatori a Cavallo, les Arquebusiers de l’est di Aubure (Francia), Brigade de Savoie, Chambery(Francia), Gruppo storico Unuci Varese, Carosello storico 3 Leoni, Gruppo storico cannoni e moschetti di Medole, 24 giugno San Martino e Solferino, Battaglione Estense di Modena, Gruppo 100° di linea Mantova, Associazione Napoleonica d’Italia, Gruppo Zelo Buon Persico, Società lombardo veneta tiro ad avancarica di Milano, Gruppo Kaiserjager di Rovereto e Gruppo storico Melegnano.
Tutte queste persone sono unite da due grandi passioni: la storia e le uniformi. Grazie a loro la battaglia torna in scena.
















































