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Mercoledì, 23 Settembre 2009: Accadde Oggi di Stefania Rossini, L'Espresso
CULTURA
Dopo il teatro e il cinema. Dopo le performance ai festival di letteratura e della filosofia, l'artista bolognese dalla ricerca sulle parole passa ai disegni e ai dipinti. Pubblica un nuovo libro e apre la sua affascinante casa a 'L'espresso'
Alessandro Bergonzoni
Se Lacan l'avesse conosciuto se lo sarebbe portato di seminario in seminario a testimonianza vivente dell'inconscio come linguaggio. E soltanto lasciandolo parlare avrebbe dimostrato l'esistenza di una rete simbolica primaria della parola, perno della sua teoria. Ma Alessandro Bergonzoni, diventato celebre dopo il lacanismo, non smette di stupire i contemporanei con la sua capacità di slegare le parole dai significati, di scombinarne il senso e trascinare chi lo ascolta in una vertigine di assonanze, coincidenze, iterazioni e slittamenti. Anche adesso, che se ne è andato sulla via dell'arte visiva e lavora con le mani nella concretezza di materie come legno, vetro, ferro e plastiche, non rinuncia al suo straordinario talento verbale.
Ne è dimostrazione il volume 'Bastasse grondare' che sarà in libreria nei prossimi giorni per i tipi di Scheiwiller. È un raffinato quaderno di disegni che l'autore definisce "in carta e ossa" e che consiglia di "vedere prima di guardarlo". Ed è anche il risultato di un nuovo aspetto della creatività ("Per carità la chiami 'creazione', quella è parola da pubblicitari!") che accompagna Bergonzoni da almeno cinque anni. Per chi si chiede cosa contenga, l'autore ha già stampato la risposta: "Raffigura (e sfigura) uomini di falloppio, animali antelitteram, volti riversi, gogne d'arti inferiori (agli inferiori), contorni di vite, denti in missione, spazi nel bel mezzo, terre rimaste di sasso o anche il ricavato dell'abbandono". E chi teme di aver perso il Bergonzoni della parola sezionata e reinventata che l'ha reso unico nel panorama del teatro italiano, troverà un testo che scorre lungo tutto il libro, una riga per pagina, senza nessi evidenti con le immagini. Se poi ci si perdesse tra significati e significanti, segni e simboli, una conversazione introduttiva dell'autore con Emilio Isgrò chiarisce che sì, il pensiero si può disegnare, e senza tirare in ballo i surrealisti.
Anche questo quaderno, come la prima mostra personale che Bergonzoni fece l'anno scorso a Napoli dal titolo 'Cardanico', è uscito da un loft bolognese che è insieme abitazione e officina e che porta un nome in sintonia: 'Atavico'. Cinquecento metri quadri bianchi come il paradiso macchiati dalle opere compiute o non finite, dalle materie prime che aspettano sui tavoli e sugli scaffali, dai trofei di una passionaccia mai sopita per le corse automobilistiche e da un Pinocchio a menzione della partecipazione come direttore del Circo nel film di Benigni. Con in più alcuni accessori che stanno a raccontare ancora meglio il poliedrico inquilino, come un incubatrice per neonati con tanto di fori dove infilare le braccia per sfogliare un album di disegni o una vasca da bagno a un metro dal letto dove ci si può tuffare senza discontinuità tra sogno e acqua. Due stati primordiali accostati quasi per obbligo interiore da questo bolognese cinquantenne, figlio della buona borghesia, che lascia nel cassetto una laurea in Giurisprudenza, si fa bocciare per due volte alla scuola di recitazione dell'Antoniano, si fa notare con una ventina di ospitate irresistibili (e fuori dal solito registro televisivo) al Maurizio Costanzo show, comincia a costruire il suo pubblico nel 1989 con lo spettacolo 'Le balene restino sedute' e non lo delude mai trascinandolo nell'evoluzione della sua capacità verbale e affabulatoria. Intanto scrive testi e li mette in scena, si dedica alla Casa dei Risvegli per le persone in coma e ha un posto fisso come oratore ai Festival della filosofia.
"I palombari dell'interiorità non tornavano più su", si legge in una delle frasi apparentemente slegate che scorrono sotto i disegni del suo nuovo libro. Ora, non per fare l'elogio di un artista che gode di una forte popolarità di nicchia, che riempe i teatri e non è chiamato in televisione, che sfugge ai canoni della comicità e della teatralità dei tempi, ma viene in mente che il talento occulto di Bergonzoni sia proprio quello del palombaro che sa tornare in superficie. Ad ascoltarlo nella sua capacità di scardinare la concretezza delle parole (come capita solo ai bambini piccoli) e anche a vedere le sue trasposizioni visive, l'impressione è che Bergonzoni sia capace di toccare - come capita ai poeti e agli psicotici - quei livelli profondi dove linguaggio e reale collimano e da dove soltanto il poeta sa risalire trasformando il collasso in un fatto creativo. Del resto se uno intitola un libro 'Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa' non può far credere di non saperla lunga sull'indistinzione come malattia di quest'epoca e sulla confusione delle identità.
Nel suo loft uno dei quadri più grandi propone una sagoma d'uomo: vuoto interno e spazio esterno riempito da una sola frase ripetuta all'infinito "fine del corpo". Grande talento naturale o grande artigiano della parola e ora delle forme? Inutile interrogarlo. Bergonzoni sguscia via come una biscia felice nell'indifferenziato e nella voluta ambiguità. Forse perché, come gli sfuggì detto una volta: "Quello che mi piace davvero è avvicinarmi al sapere senza darlo a intendere".
Dopo il teatro e il cinema. Dopo le performance ai festival di letteratura e della filosofia, l'artista bolognese dalla ricerca sulle parole passa ai disegni e ai dipinti. Pubblica un nuovo libro e apre la sua affascinante casa a 'L'espresso'
Alessandro Bergonzoni
Ne è dimostrazione il volume 'Bastasse grondare' che sarà in libreria nei prossimi giorni per i tipi di Scheiwiller. È un raffinato quaderno di disegni che l'autore definisce "in carta e ossa" e che consiglia di "vedere prima di guardarlo". Ed è anche il risultato di un nuovo aspetto della creatività ("Per carità la chiami 'creazione', quella è parola da pubblicitari!") che accompagna Bergonzoni da almeno cinque anni. Per chi si chiede cosa contenga, l'autore ha già stampato la risposta: "Raffigura (e sfigura) uomini di falloppio, animali antelitteram, volti riversi, gogne d'arti inferiori (agli inferiori), contorni di vite, denti in missione, spazi nel bel mezzo, terre rimaste di sasso o anche il ricavato dell'abbandono". E chi teme di aver perso il Bergonzoni della parola sezionata e reinventata che l'ha reso unico nel panorama del teatro italiano, troverà un testo che scorre lungo tutto il libro, una riga per pagina, senza nessi evidenti con le immagini. Se poi ci si perdesse tra significati e significanti, segni e simboli, una conversazione introduttiva dell'autore con Emilio Isgrò chiarisce che sì, il pensiero si può disegnare, e senza tirare in ballo i surrealisti.
Anche questo quaderno, come la prima mostra personale che Bergonzoni fece l'anno scorso a Napoli dal titolo 'Cardanico', è uscito da un loft bolognese che è insieme abitazione e officina e che porta un nome in sintonia: 'Atavico'. Cinquecento metri quadri bianchi come il paradiso macchiati dalle opere compiute o non finite, dalle materie prime che aspettano sui tavoli e sugli scaffali, dai trofei di una passionaccia mai sopita per le corse automobilistiche e da un Pinocchio a menzione della partecipazione come direttore del Circo nel film di Benigni. Con in più alcuni accessori che stanno a raccontare ancora meglio il poliedrico inquilino, come un incubatrice per neonati con tanto di fori dove infilare le braccia per sfogliare un album di disegni o una vasca da bagno a un metro dal letto dove ci si può tuffare senza discontinuità tra sogno e acqua. Due stati primordiali accostati quasi per obbligo interiore da questo bolognese cinquantenne, figlio della buona borghesia, che lascia nel cassetto una laurea in Giurisprudenza, si fa bocciare per due volte alla scuola di recitazione dell'Antoniano, si fa notare con una ventina di ospitate irresistibili (e fuori dal solito registro televisivo) al Maurizio Costanzo show, comincia a costruire il suo pubblico nel 1989 con lo spettacolo 'Le balene restino sedute' e non lo delude mai trascinandolo nell'evoluzione della sua capacità verbale e affabulatoria. Intanto scrive testi e li mette in scena, si dedica alla Casa dei Risvegli per le persone in coma e ha un posto fisso come oratore ai Festival della filosofia.
"I palombari dell'interiorità non tornavano più su", si legge in una delle frasi apparentemente slegate che scorrono sotto i disegni del suo nuovo libro. Ora, non per fare l'elogio di un artista che gode di una forte popolarità di nicchia, che riempe i teatri e non è chiamato in televisione, che sfugge ai canoni della comicità e della teatralità dei tempi, ma viene in mente che il talento occulto di Bergonzoni sia proprio quello del palombaro che sa tornare in superficie. Ad ascoltarlo nella sua capacità di scardinare la concretezza delle parole (come capita solo ai bambini piccoli) e anche a vedere le sue trasposizioni visive, l'impressione è che Bergonzoni sia capace di toccare - come capita ai poeti e agli psicotici - quei livelli profondi dove linguaggio e reale collimano e da dove soltanto il poeta sa risalire trasformando il collasso in un fatto creativo. Del resto se uno intitola un libro 'Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino animale o cosa' non può far credere di non saperla lunga sull'indistinzione come malattia di quest'epoca e sulla confusione delle identità.
Nel suo loft uno dei quadri più grandi propone una sagoma d'uomo: vuoto interno e spazio esterno riempito da una sola frase ripetuta all'infinito "fine del corpo". Grande talento naturale o grande artigiano della parola e ora delle forme? Inutile interrogarlo. Bergonzoni sguscia via come una biscia felice nell'indifferenziato e nella voluta ambiguità. Forse perché, come gli sfuggì detto una volta: "Quello che mi piace davvero è avvicinarmi al sapere senza darlo a intendere".














































