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Domenica 5 Luglio : 2009 Franco Robecchi , GdB
Brescia 1909,
nasce il secolo elettrico
nasce il secolo elettrico
Cento anni fa sul Colle Cidneo l’esposizione voluta da una Società elettrica bresciana in forte espansione L’inaugurazione del monumento a Zanardelli. Le celebrazioni per il cinquantesimo di Magenta e Solferino
Nella foto un particolare del manifesto che pubblicizzava l’esposizione in Castello sulle applicazioni dell’elettricità che si aprì nell’agosto del 1909
In volo sulla Bassa
Fu un evento importantissimo, di quelli che segnano la civiltà umana, non solo la quotidianità della pianura bresciana. È necessario evidenziare l’importanza straordinaria che ha avuto, nella civiltà umana, la conquista del volo? È concepibile il livello di vita odierno ed è immaginabile un progresso della vita di domani senza il volo? I bresciani furono tra i primissimi al mondo ad accorgersi dell’importanza dell’aereo, che allora era un oggetto esotico, curioso e guardato con allegria e ironia, da un pubblico solo minimamente consapevole dell’immenso futuro che quegli aquiloni traballanti stavano aprendo. Il capitolo della tappa fondamentale del volo umano cadde in quel 1909 un po’ per caso, nella serrata concorrenza che già scoppiettava nel mondo europeo, che si contendeva il primato dell’innovazione. L’euforia, giustificata e benvenuta, della Belle epoque, faceva tutti entusiasti e golosi di progresso. Brescia c’era.
Il colore del sangue
Ma soprattutto Brescia era, in quel 1909, grondante di amor patrio non sazio, che si riferiva al 1859 come ad una data centrale della formazione dello stato italiano, così come annunciava l’ultima zampata della gloria maturata ma non perfetta, in attesa di Trento e Trieste. Era quel 1859 la madre di tutte le celebrazioni, l’anno della guerra che fondò il primo nucleo del Regno d’Italia, unendo Piemonte e Lombardia sotto la corona dei Savoia.
Era l’anno di una delle più sanguinose battaglie della storia, che diede il nome ad un colore fondamentale nella nostra civiltà, perché è uno dei tre colori fondamentali, oltre il nero, che entra nella stampa di ogni foglio che esiste sulla faccia della Terra: il rosso Magenta, che si chiamò anche rosso Solferino. Le due piccole località furono in un baleno sulla bocca di tutti gli europei e anche su quella degli industriali che, per la prima volta, brevettarono il colorante artificiale detto fuchsine, dalla fucsia, appunto poi chiamato con il nome della località dove francesi e piemontesi sbaragliarono gli austriaci, spargendo tanto sangue che qualcuno dice sia all’origine del nome di quel rosso speciale. Brescia collegò quel 1859 di S. Martino e Solferino con un altro anno con il nove finale, il 1849 delle Dieci Giornate. Da quella somma venne anche l’inaugurazione del monumento a Giuseppe Zanardelli, che ancora fa bella mostra di sé in Brescia, lungo la coerente via Vittorio Emanuele II.
La ville lumière in Castello
Ma, si diceva, meno ricordato è un altro evento connesso a quel cinquantenario del 1859, che oggi è centocinquantesimo, comprensivo della nascita della Croce Rossa, nata sui campi di S. Martino e Solferino. Si tratta dell’Esposizione dell’Elettricità che si tenne nelle aree interne del Castello dove, cinque anni prima, si era svolta la più famosa Esposizione Bresciana. L’elettricità era, giustamente, ritenuta la grande stella della nuova civiltà ed era celebrata in tutta Europa e negli Stati Uniti. Proprio a Marsiglia, pochi mesi prima che a Brescia, si era aperta una simile esposizione, che inneggiava alla divina entità, che tutto muoveva e animava e che oggi è alla base di ogni nostro atto ci comunicazione, di lavoro, di trasporto, di sussistenza, di cultura. L’elettricità era la divina entità cui si inneggiava nel trionfo dell’eccitazione del progresso, fatta di rivoluzione estetica, con il Liberty, e di rivoluzione tecnologica, con automobili, aerei e radio.
Dalla Seb ad A2A, via Asm
All’elettricità si inneggiava con il ballo Excelsior, dove seducenti ragazze sgambettanti si inchinavano al nuovo Sole artificiale. All’elettricità ci si inchinava nel trionfo delle metropoli europee che, avevano fatto di Parigi la Ville lumière, dopo le tremolanti fiammelle del gas, la città dell’Esposizione universale del 1900, esplosione di edonismo e di progresso.
Anche Brescia aveva la sua da dire, con la Società Elettrica Bresciana che stava espandendo la propria forza economica, benché frustrata da una municipalità che, anche nel campo dei trasporti urbani, preferì fare a meno della prestigiosa e intraprendente società e inventando quell’Azienda dei servizi municipalizzati che è stata un fiore all’occhiello dei bresciani, prima di trasformarsi in un ricca verdura di nome A2A. L’Esposizione del 1909 era anche figlia della Società Elettrica Bresciana e seppe colorarsi di attrattiva, con gli stand del castello e con il bellissimo manifesto murale, che ricorre in tutti i libri di storia delle affiche.
La storia dell’elettricità bresciana è stata solo parzialmente narrata, con l’angustia dell’ottica strettamente tecnica con la quale essa viene vista, che poco spazio lascia all’attrattiva. Ma la storia delle centrali idroelettriche bresciane, degli invasi e delle regolazioni idrauliche, che hanno creato nuovi laghi, delle dighe, con le loro meraviglie e le loro disgrazie (si pensi al crollo della diga del Gleno) ha bisogno di più attenzione, che il centenario del 1909 può aiutare a far scaturire.














































