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Lunedì, 12 Ottobre 2009: Accadde Oggi Rosario Rampulla, GdB
Il processo all'acqua: Acqua libera, Acqua venduta
Brescia: acqua azzurra,
e (per ora) poco cara
e (per ora) poco cara
Le tariffe degli acquedotti ci collocano tra le realtà più virtuose in Italia: in media un metro cubo di «oro blu» ci costa 1,03 euro
L’acqua bresciana non costa poi troppo cara, almeno rispetto alla media italiana
Nella nostra provincia si paga all’incirca 1,03 euro per metro cubo di «oro blu»
Una provincia virtuosa
«La media delle tariffe - spiega il presidente dell’Ato Stefano Dotti -, calcolata a partire da quanto chiesto dai tre gestori di riferimento che operano sul territorio (ovvero A2A, AoB2 e Garda Uno, ndr), è sicuramente bassa, specie rispetto al resto dell’Italia. Questo ovviamente non può che farci piacere perché, come dimostrato dal successo dei punti acqua, quanto viene "custodito" dalla rete idrica è comunque di qualità indiscutibile. Per il futuro l’intenzione è quello di no ritoccare troppo le tariffe».
Su questo però pesa (almeno per ora) quel 15% di Comuni che non fanno parte dell’Ato. A livello monetario, per quanto concerne il triennio 2007-2009, questa «sacca di ribellione idrica» ha inciso per circa 10 milioni: tanto infatti è il mancato introito causato dall’assenza di una tariffazione allineata col resto del Bresciano.
Tariffe basse o servizi?
C’è però un’incrinatura nella soddisfazione per questa tariffazione favorevole. Dotti non fa sconti e punta dritto al cuore del problema: «Una volta per tutte va chiarito un aspetto: con queste tariffe noi possiamo permetterci determinati investimenti. Interventi importanti, certo, ma limitati. Mettiamo il caso di avere a disposizione 25 milioni all’anno. Questa cifra basta per fare un depuratore: e il resto, con cosa lo paghiamo?».
A questo punto, per evitare l’equazione «costi maggiori uguale colpa dell’Ato», Dotti mette le carte in tavola. «Non spetta a noi dettare le tariffe ai gestori né suggerire ai Comuni come rapportarsi ai propri cittadini. Se vogliono più investimenti è chiaro che le tariffe vanno ritoccate. Ma la scelta è loro: noi diamo la disponibilità ma non imponiamo niente a nessuno».
L’atteggiamento di Dotti mostra come il presidente sia memore del proprio passato da dissidente. «Dopo aver osteggiato in prima persona l’Ato - ammette - mi sono reso conto che, non potendo tornare indietro, bisogna accettare che l’Autorità si assuma certe responsabilità nella razionalizzazione delle reti idriche. La situazione provinciale, che stiamo monitorando, necessita di numerosi e delicati interventi per cui siamo impegnati a programmare i lavori cercando di individuare i più urgenti».
Nuove frontiere del dialogo
A questo punto è lecito immaginare una modifica nel ruolo dell’Ato? «Rappresentiamo i cittadini ma non per questo faremo al guerra ai gestori. Pensiamo ad un’amministrazione trasparente, che sappia reperire risorse anche attingendo a fondi regionali ed europei e capitalizzando le proprie risorse. Il nuovo Cda (che sarà eletto a fine anno, ndr) dovrà saper pianificare tenendo conto di tutti questi aspetti».
Quanto ai gestori la richiesta è semplice: «Ai Comuni dovranno essere prospettate più soluzioni tra le quali scegliere per dare il via ai progetti da fare. Non voglio farmi impallinare lasciando addossare all’Ato queste responsabilità».
Comunque sembra che il vento sia propizio. «La percezione dell’Ato - conferma il direttore Marco Zemello - è cambiata: gli utenti si rivolgono a noi, specie da quando abbiamo emanato la Carta dei servizi». «È inutile restarne fuori - conclude Dotti -: è meglio farne parte e cercare di pilotarne le scelte dall’interno». Che sia la fine della ribellione dell’acqua?














































