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Sabato, 19 Dicembre 2009 GdB
Che cosa fa realmente la nostra città?
Sono la mamma di un ragazzo di 17 anni, che sabato scorso in Corso Martiri della Libertà alle ore 24.30 circa è stato aggredito e derubato da un gruppo di quattro uomini di età presumibile sopra i 20 anni. La via era completamente vuota e mio figlio si è trovato da solo a fronteggiare l’aggressione verbale e fisica dei quattro «disgraziati».
Nella nostra famiglia si parla e ci si ascolta reciprocamente e le vicende che riguardano il nostro paese e il mondo sono motivo di discussione e di dialogo. Ho educato i miei figli al rispetto della propria e dell’altrui dignità, al rifiuto del pregiudizio ed alla necessità di essere critici e aperti all’accoglienza ed alla disponibilità.
Il sabato sera esce con gli amici e nella sua generosità accompagna tutti ai vari autobus e poi torna a casa a piedi da solo. Questo gesto, che io ho sempre apprezzato perché segno di responsabilità e di autonomia, oggi come oggi mi mette profondamente in crisi.
In crisi rispetto al fatto che non credo ad una sicurezza fai da te, a soluzioni in cui una città viene presidiata da eserciti privati o da privati cittadini che si fanno «giustizia» da sé: è una logica aberrante e profondamente ignorante che mette gli uni contro gli altri in una guerra tra persone che non aiuta a creare un clima di reciproca e solidale convivenza.
Non so chi siano le persone che hanno aggredito e derubato mio figlio, non mi interessa sapere se provengono da questo o da quel Paese, se sono più o meno italiani, più o meno bresciani.
Mi interessa invece capire qual è il contesto, il clima che porta dei ragazzi poco più grandi di mio figlio a compiere gesti così violenti e capire cosa «realmente» faccia la nostra città per analizzare ed affrontare questo problema. Ciò che leggo sui giornali sono purtroppo dichiarazioni atte a soddisfare esigenze propagandistiche, invocando la sicurezza come un’arma che mette a disagio e fa paura.
Mi chiedo: non sarà forse questo clima degli uni contro gli altri ad alimentare, piuttosto che affrontare ed a considerare chi non conosci come un ipotetico nemico?
Vorrei vedere la mia città come un luogo di rispetto e di incontro, fatta vivere attraverso iniziative in grado di educare e coinvolgere, dove anche i giovani abbiano diritto ad una cittadinanza attiva e propositiva, una città che non sia esclusivamente ostaggio del consumismo e limitrofe iniziative atte ad alimentarlo, una città con un progetto di vera socialità, aperta alle nuove realtà e alla pacifica convivenza.
Lettera firmata














































