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Brescia e gli altri nella gestione del «nodo-rifiuti»
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venerdì 15 giugno 2007 lettere pag. 42

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Brescia e gli altri nella gestione del «nodo-rifiuti»

Caro direttore,

capisco che da parte di persone che dichiarano di perseguire obiettivi ambiziosi (al limite del realizzabile) da raggiungere, quale quello noto dietro lo slogan “rifiuti zero”, provenga un continuo stimolo alle Amministrazioni, e alle Aziende coinvolte in materia, a fare sempre di più e meglio. Quello che non capisco, e che mi pare del tutto controproducente alla causa per l’incremento della raccolta differenziata e del riciclaggio dei rifiuti, è l’affermazione di Celestino Panizza apparsa nell’edizione del 30 maggio scorso, secondo il quale “... varrebbe la pena conteggiare (come per legge avverrà a partire dal prossimo anno) i rifiuti effettivamente destinati al recupero di materia e non solo raccolti in modo differenziato che poi... chissà che fine fanno!”.

In questo modo egli introduce, alquanto subdolamente, una sorta di “tarlo”, di immotivato dubbio, nella coscienza dei cittadini impegnati nella raccolta differenziata, ed offre un grandissimo alibi a chi non vi si è mai impegnato o comunque lo ha fatto troppo poco. L’impegno dei cittadini merita attenzione e rispetto e non può tollerare il travisamento e la distorsione della realtà dei fatti per puro spirito di polemica.

Sostenere, a Brescia, che i rifiuti raccolti in modo differenziato non si sa che fine facciano è falso: la carta finisce nelle cartiere, il vetro nelle vetrerie, l’organico al compostaggio, la plastica ai recuperatori e così via...

Non solo: sostenere tale tipo di argomentazioni, dal vago sapore qualunquistico, è anche dannoso all’ambiente ed all’ambientalismo, perché genera frustrazione nei cittadini e li induce a non prestare alcuna attenzione su cosa mettere nel proprio sacchetto dello sporco.

Che la catena del riciclaggio produca scarti di lavorazione e/o non sia in grado di recuperare al meglio tutto quanto raccolto in maniera differenziata non è certo una novità, anche se l’industria sta facendo passi da gigante in tal senso, non fosse altro perché energia e materie prime non sono infinite ed i costi aumentano sempre di più.

Per quanto riguarda la contrapposizione, posta in modo del tutto ideologico e a prescindere dalle diverse condizioni che ogni realtà presenta, tra il sistema di raccolta porta a porta e quello a cassonetti, abbiamo già evidenziato più volte che entrambi i sistemi hanno pregi e difetti e che i due sistemi tendono sempre più ad essere tra loro integrati.

Nella nostra città, ormai da anni è stato introdotto il porta a porta presso i cosiddetti “grandi produttori” – bar, ristoranti, commercianti, artigiani, industrie, ecc. – e intendiamo puntare all’ulteriore allargamento di tale sistema, nonché – laddove ci fossero specifiche proposte da parte delle Circoscrizioni – avviare forme di sperimentazione anche per la raccolta domiciliare dei rifiuti domestici.

In particolare, se è vero che la raccolta porta a porta induce il cittadino ad acquisire un più alto senso di responsabilità, generando una maggior attenzione nella gestione dei rifiuti e quindi ottenendo maggiori livelli di raccolta differenziata, risulta molto discutibile l’affermazione secondo la quale le quantità di rifiuti prodotti cresca in relazione al sistema di raccolta, in quanto risulta fin troppo evidente che ciò dipende in larga misura da altri fattori, quali ad esempio il pendolarismo, il turismo ed i criteri di assimilazione dei rifiuti prodotti dalle attività produttive. L’assimilazione, in particolare, quanto più è ampia come a Brescia, tanto più è socialmente opportuna, dato che la raccolta e soprattutto il corretto smaltimento dei rifiuti sono di responsabilità pubblica, quindi molto più sicuri circa i controlli e la prevenzione degli abusi.

Riguardo ai “dati eclatanti sui costi”, evidenziati da Panizza, rilevo che vengono citati dei costi - effettivamente ricavati dall’ultimo quaderno dell’Osservatorio Provinciale Rifiuti - con il solo scopo di dimostrare in tutti i modi e strumentalmente la virtuosità dei Comuni che raccolgono i rifiuti porta a porta rispetto a Brescia che adotta un sistema misto, anche se basato in prevalenza sul cassonetto stradale.

Resta il fatto che il confronto sia stato condotto utilizzando dati non omogenei tra loro e che paragonare un Comune di poche migliaia di abitanti con un Comune di 200.000 abitanti è già di per sé improponibile.
E ancora: se si esaminano i numeri riportati nella lettera in questione, si scopre facilmente che vengono confrontati costi espressi in euro/abitante con costi espressi in euro/tonnellata.

Infatti, il costo di 93,7 euro riportato nel Quaderno dell’Osservatorio 2006 è il costo medio procapite provinciale (euro/abitante) e viene confrontato con il costo per Brescia di 187,1 euro che è invece il costo totale, espresso in euro/tonnellata. Nel seguito, si persevera ulteriormente nell’errore, confrontando tale costo ancora con il costo pro capite relativo ai comuni di Adro e Urago d’Oglio. Il confronto corretto sarebbe stato invece con il costo totale, pari rispettivamente a 181,8 euro/tonnellata e 171,2 euro/tonnellata.

E’ piuttosto evidente come il costo totale nei tre Comuni sia abbastanza simile e non tre volte o più alto a Brescia, come invece erroneamente dichiarato, oltre a considerare che nel totale dei costi sono inseriti i costi dello spazzamento stradale, che è diverso da Comune a Comune. E si potrebbe proseguire oltre.

Vi è inoltre un’ulteriore inesattezza nel confronto prospettato: è vero che Brescia, Adro e Urago d’Oglio applicano la Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) e non la TARSU (Tassa Rifiuti Solidi Urbani), e che pertanto il confronto dei costi totali potrebbe essere legittimo, ma non lo è laddove si fa invece il confronto con il costo totale medio per abitante della provincia, che è calcolato su tutti i 206 Comuni, per la maggior parte dei quali è ancora attiva la TARSU.

La quale TARSU - com’è noto - permette ancora ai Comuni di non coprire integralmente i costi dei servizi con quanto richiesto ai cittadini, come invece avviene per la TIA, e di rendere così possibili costi più bassi per gli stessi cittadini.
I costi non coperti dalla TARSU, però, devono comunque essere coperti dai Comuni mediante altre fonti proprie di entrata, come ad esempio l’ICI: ma non è questo il caso del Comune di Brescia, che ha addirittura proceduto all’abbassamento dell’imposta sulla prima casa.

Per questo motivo non è corretto confrontare i costi dei Comuni passati a TIA con quelli di Comuni che applicano ancora la TARSU.

Per quanto riguarda l’esperienza del Consorzio Priula, viene affermato che il costo di smaltimento risulta contenuto in 109,3 euro/abitante e la quantità di rifiuti prodotti pari alla metà dei rifiuti di Brescia. Non essendo riportata la fonte di tale dato, è impossibile verificarne l’esattezza; viceversa è molto più significativo il seguente confronto:

- una famiglia media di Brescia (tre persone che abitano in un appartamento di 100 metri quadri) spende 110,85 euro/anno.
- Una famiglia che risiede nel bacino gestito dal Consorzio Priula ha speso nel 2006, 141,87 euro/anno (fonte: Consorzio Priula; http://www.consorziopriula.it/tariffe_domestiche.php). Una famiglia a Verona spende 146,43 euro/anno Una famiglia a Trento spende 152,70 euro/anno. Una famiglia a Bergamo spende 174,81 euro/anno.

Ciò è confermato da recenti classifiche pubblicate anche su alcuni quotidiani nazionali, che hanno presentato Brescia come una delle città italiane, fra quelle con almeno 100 mila abitanti, in cui la tariffa rifiuti è più bassa.


Ettore Brunelli

Assessore all’Ambiente ed Ecologia del Comune di Brescia
 





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