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Giovedì, 10 Dicembre 2009
Non ammessi alla conferenza del vicesindaco
Le inviamo la lettera che abbiamo mandato al vicesindaco di Brescia, certi che possa interessare lei e i suoi lettori.
Egregio vice sindaco, le scriviamo questa lettera in seguito ad un episodio sorprendente e mortificante che purtroppo ci ha visti coinvolti, e che desidereremmo al più presto chiarire. L’episodio in questione è avvenuto venerdì 27 c.m., in concomitanza con la conferenza pubblica da lei tenuta in ambiente circoscrizionale sul tema dell’immigrazione, e dal titolo: «Islam, invasione o integrazione?».
A tale incontro pubblico ci siamo recati con l’intenzione di approfondire un tema che ci sta particolarmente a cuore come cittadini, e di sentire l’opinione in merito del vice-sindaco di Brescia, la cui posizione ritenevamo e riteniamo essere alquanto rilevante.
Con nostro grande stupore e dispiacere, però, non ci è stato possibile partecipare, come speravamo, e nemmeno assistere alla suddetta conferenza. All’ingresso, infatti, presidiato come di dovere da alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, ci è stato dapprima effettuato un controllo dei documenti, e poi, a seguito di una certa attesa, fatto presente che non avevamo il permesso di entrare. La motivazione annessa è stata: «Per ordine pubblico». Ora, noi siamo un gruppo di suoi cittadini, eterogeneo per ideologia politica, occupazione (alcuni di noi sono studenti universitari, altri lavoratori), paese d’origine (Italia, Marocco, Pakistan, Palestina...), religione (tra di noi ci sono cristiani e musulmani)... e per qualsivoglia classificazione o metro di giudizio che potrebbe sottintendere una presa di posizione compatta, e per questo, magari, anche lontanamente «temibile». L’unico trait d’union, forse, l’arrivo in gruppo: sei persone in tutto, fra cui due ragazze.
Noi non comprendiamo davvero il motivo di questa ingiustificabile esclusione. Il tema dell’integrazione sociale ci riguarda da vicino, musulmani e non, immigrati e locali, soprattutto in una città come la nostra, dove c’è tanto bisogno, a nostro avviso, di partecipazione, raffronto pacifico e reciproca comprensione, per favorire una convivenza civile e produttiva. Quali e quante occasioni restano, nella realtà dei fatti, per un reale incontro? Com’è possibile aprire un dialogo, se l’ascolto è permesso ad una parte soltanto, dopo che, almeno sulla carta dei manifesti e su internet, l’invito è stato esteso a tutti, e se si preclude infine alla seconda parte in causa, i cittadini immigrati e ai non appartenenti al partito che ha organizzato il dibattito, di partecipare e magari dire la propria? In questo caso, ci permettiamo di far notare che una conferenza «privata» o riservata ai tesserati del partito in questione sarebbe stata certamente più consona. Questo avrebbe se non altro evitato un simile comportamento nei nostri confronti. Di questo fatto spiacevole e fortemente discriminatorio saremmo intenzionati a discutere con lei, per poter esprimere il nostro stato d’animo. Ci auguriamo inoltre che questo da noi vissuto non diventi il primo di una serie di inconcepibili «esclusioni», a lesione di quelli che sono, come lo è assistere e prendere parte civilmente ad eventi pubblici, nostri diritti e doveri di onesti cittadini, i quali siamo certamente pronti a difendere.
Veronica Longo
insieme a un gruppo di cittadini
(seguono 6 firme)














































