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Domenica, 25 Ottobre 2009: Accadde Oggi Francesco Alberti, GdB
Tasse sui rifiuti:
i «misteri» di Tarsu e Tia
i «misteri» di Tarsu e Tia
Come funziona, come si decide l’importo Montichiari il Comune dove si paga meno
Dalla Tarsu alla Tia
Fino al 31 dicembre 2004 (ma in molti Comuni è operativa ancora oggi, vedremo perché) c’era la tassa rifiuti solidi urbani (Tarsu) il cui metodo di calcolo era molto semplice: per le famiglie, sulla sola metratura dell’alloggio e sue pertinenze, senza considerare il numero degli occupanti; per le attività economiche, produttive e commerciali in genere, sulla metratura della superficie produttiva occupata, dopo aver classificato l’attività nella rispettiva categoria di appartenenza, che comprendeva generalmente attività che avevano una produzione di rifiuti molto disomogenee tra loro.
La Tia (Tariffa di igiene ambientale) è invece stata introdotta dal D. lgs n. 22 del 5/2/1997, la cosiddetta «legge Ronchi». Modificata ed integrata più volte, per i Comuni nei vari anni c’è stata la possibilità di prorogarne l’entrata in vigore, l’ultimo rinvio è del 2008 (attualmente è in vigore in circa 1.200 Comuni italiani su un totale di oltre 8.100); il principio base è che le amministrazioni sono tenute a raggiungere la piena copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa. Quindi: se il mio Comune spende 100 per il servizio rifiuti i cittadini, e le imprese e le varie attività del territorio, devono pagare complessivamente 100 di Tia. Il cui metodo di calcolo è differente dalla tassa precedente.
Tariffa deliberata ogni anno
Diversamente dalla Tarsu, la tariffa tiene conto, nella sua formulazione, anche del numero di persone di cui è composto il nucleo familiare, oltre che della superficie abitativa. Da questo punto di vista la tariffa è quindi più equa, perché è più alta laddove la produzione di rifiuti prodotti è proporzionalmente maggiore. Per le attività produttive e commerciali in genere sono state determinate a livello nazionale 30 categorie omogenee relativamente alla quantità di rifiuti prodotta. Anche in questo caso quindi il tentativo è quello di meglio raccordare la produzione di rifiuti al corrispettivo richiesto all’utente.
La tariffa è deliberata di anno in anno dal Comune (prima dell’approvazione del Bilancio di previsione, quindi in primavera) e risponde a tre principi fondamentali: sostenibilità ambientale, perché auspica comportamenti virtuosi rispetto all’ambiente; sostenibilità economica, con un equilibrio fra entrate ed uscite; ed equità contributiva, poiché si paga solo per il servizio effettivamente fornito. Quindi, la tariffa di riferimento è determinata liberamente dagli enti locali, ovviamente in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio, ed è riscossa dai Comuni stessi oppure da municipalizzate che si occupano del servizio rifiuti. Per fare degli esempi, a Travagliato il servizio è gestito dall’Ast, a Palazzolo da Sogeim, a Leno da «Leno servizi», il Comune di Chiari ha affidato l’intera gestione del servizio di igiene urbana alla Comunità di Zona S.r.l.
Ecco dove si paga di meno
Ma quanto si paga nei vari paesi? Non potendo, per ragioni di tempo (e mancanza di informazioni sui siti Internet), raccogliere i dati di tutti i 206 Comuni bresciani, abbiamo ristretto il campo ai 25 maggiori. Per la nostra ricerca abbiamo ipotizzato una famiglia tipo di 3 persone che abitano in un appartamento di 100 metri quadri. Ebbene, se volete risparmiare sulla Tia trasferitivi a Montichiari, se invece ci abitate già sappiate che sicuramente siete tra i meno tartassati sul fronte rifiuti. La nostra famiglia spende infatti all’anno 68,53 euro; a Darfo lo stesso nucleo spende 155,71 euro, a Lonato 114,36 euro, a Desenzano 129 euro, a Rovato 93,87 euro, a Gussago 123,91 euro, a Manerbio 115,33, a Ospitaletto 88,07 euro, in città si spendono 115,62 euro. A queste cifre bisogna poi aggiungere una tassa provinciale sui rifiuti dell’1% e non l’Iva, come stabilito dalla Corte costituzionale lo scorso luglio.
Perché a Montichiari si paga di meno? Lo abbiamo chiesto al vice sindaco, e già primo cittadino durante le scorse legislature, Gianantonio Rosa. «La presenza di discariche sul nostro territorio», spiega, «a fronte di molti rovesci della medaglia, ci garantisce un buon livello di entrate; grazie a questi introiti a Montichiari possiamo tenere basse le varie tasse comunali».
I RIFIUTI PIÙ CARI A DARFO BOARIO TERME
Abbiamo provato a vedere come il pagamento dei rifiuti si articola sul territorio della nostra provincia. E nella tabella che pubblichiamo qui a fianco diamo conto dei risultati di un campione delle tariffe applicate in quindici comuni bresciani nel caso di una famiglia composta da tre persone e residente in un appartamento di cento metri quadri. L’amministrazione comunale che applica tariffe più basse è quella di Montichiari, quella con le cifre più alte Darfo Boario Terme.
LA NORMATIVA / 1
Una transizione lunga dodici anni
LA NORMATIVA / 2
Azienda o famiglia? I criteri sono diversi
Ma quanto «pesa» la differenziata?
I Comuni alle prese con il problema di come calcolare la tariffa per ogni singolo utente
Siccome siamo curiosi, e quindi mai totalmente appagati da quello che scopriamo, ci siamo chiesti: ma la raccolta differenziata porta a porta, che sta prendendo piede un po’ ovunque, come incide sulla Tia?
Un amico amministratore di un paese dell’hinterland ci spiega che «più si differenzia, meno il Comune spende»; quindi il sillogismo viene da sé: la tariffa deve coprire il totale di quanto un’amministrazione spende per il servizio rifiuti; con la raccolta differenziata il Comune spende di meno; ergo io pago meno Tia.
Costi e ricavi dello smaltimento
Troppo facile. Perché a fronte di un guadagno sul fronte dello smaltimento del rifiuto, il porta a porta è molto più oneroso per le casse comunali di un servizio coi cassonetti.
Urge nuovo sillogismo: col porta a porta il Comune spende meno per lo smaltimento ma più per la raccolta fisica dei rifiuti; a conti fatti, quantomeno nel breve periodo, il Comune non ha grossi risparmi; ergo la mia Tia non varia.
Il nostro caro amministratore ci spiega poi che è complesso parametrare alla singola famiglia il risparmio che deriva dal suo «differenziare», di fatto non si sa se io sono molto bravo e divido carta, organico, vetro, ecc. oppure se butto tutto (anche quello che non ci andrebbe) nel sacco dell’indifferenziata.
Nelle altre Regioni
In alcuni paesi del Trentino, rapportano il costo dei rifiuti alle famiglie in base a quanti sacchetti per l’indifferenziata vengono ritirati in Comune. Mentre in Emilia, le famiglie che praticano il compostaggio dei rifiuti organici possono ottenere una riduzione del 20% sulla parte variabile della tariffa.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di dotare i cassonetti di una tessera che identifica chi conferisce. Ma ci risiamo: costa.
Per gli amministratori che comunque volessero modernizzarsi, al sito www.raccoltadifferenziata.eu abbiamo trovato una ditta che fornisce attrezzature per «la raccolta di dati, relativi all’effettivo grado di utilizzo del servizio di raccolta differenziata da parte di ogni utenza» questo consente di «motivare adeguatamente gli utenti, grazie ad un opportuno sistema di premi e penalizzazioni, eventualmente direttamente applicabili nel calcolo della tariffa di igiene ambientale», la nostra cara Tia. Se qualcuno vuole provare...
Infine un’ultima annotazione sul calcolo della tariffa. Con la sentenza 238/2009 dello scorso 24 luglio la Corte Costituzionale ha stabilito che la Tia avendo, come la vecchia tassa sui rifiuti, natura tributaria non può essere assoggettata al pagamento dell’Iva. Eppure su tutti i siti internet dei Comuni che abbiamo visitato si specifica che una volta calcolato quanto dovuto si deve aggiungere l’Iva al 10%. Che sia il caso di aggiornarsi?














































