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Lunedì, 5 Ottobre 2009: Accadde Oggi
BRIGITTE BARDOT
E L’INFLUENZA EX-SUINA.
E L’INFLUENZA EX-SUINA.
Il 28 Settembre la grande icona del cinema francese e mondiale, Brigitte Bardot, ha compiuto 75 anni. Non era propriamente una grande attrice: ma bucava lo schermo. La sua bellezza era fatta di una completa armonia di forme che, in un volto dal disegno fine, con quelle tipiche “labbra imbronciate”, quasi non faceva trapelare alcuna emozione. Una bellezza assoluta, che richiamava a qualcosa di distante, algido e inarrivabile, pur se il maschiaccio di turno la teneva tra le sue braccia. Pur nel colmo dell’estasi d’amore, la sua presenza era come inoffuscata dai sentimenti d’amore da cui sembrava, o diceva di essere posseduta. Essa soggiogava senza remissione. E’ lei che, nel suo primo film del 1952, “Manina, ragazza senza veli” del semiconosciuto Willy Rozier, lanciò per sempre la moda del bikini, e lei stessa, che l’indossava, pur essendo allora un capo molto “nudo”, con noncurante semplicità e innata eleganza. Ma questa sua spericolata sfida alla morale corrente ebbe un effetto contagioso. Sfida al limite del menefreghismo e dell’inconsapevolezza, era fatta con la freschezza dell’ingenuità e lo straripare di una grande (apparente) energia personale, da una giovanissima di 18 anni. Lei sembrava attraversare gli aloni che lasciavano le parole che le erano rivolte, gli omaggi erotici, ma anche gli anatemi di esecrazione moralistica, i gossip, spesso velenosi che l’accompagnavano di spezza matrimoni, con la stessa aria di distacco e di lontananza che caratterizzava il suo fascino. I film successivi di Marc Allégret, regista di qualità e professionalità solido, “Ragazze Folli” (54) e “Miss Spogliarello” (56), la lanciarono definitivamente. In realtà questo regista cadde preso dal fascino di B.B.: fu una relazione sfortunata, perché per nulla corrisposta, anche se lei dovette molto a questo artigiano che intuì i limiti, pur se ne metteva in evidenza le qualità, e le insegnò a farlo anche in seguito. Fu il Josef Von Sternberg in sedicesimo della Bardot: il regista pigmalione, anch’egli perdutamente innamorato, della grande Marlene Dietrich. Nel 56 partecipò a due “sandaloni”-movies: uno d Robert Wise e l’altro del nostro Steno, con Alberto Sordi, tutti e due in Italia. Ma fu nel 56 che uscì il film che la caratterizzò in pieno: “Piace a troppi” di Roger Vadim. Il titolo originale suonava “Et Dieu…créa la femme”, “E Dio creò la donna”. La donna “oggetto oscuro del desiderio”, che s’incista nel cuore del maschio, annullandolo e abbrutendolo. Vadim, oltre che secondo pigmalione, ne fu anche il marito: ma questo è il canto del cigno, perché divorziarono dopo pochi mesi. Ha lavorato con registi validi, e fortemente rappresentativi del meglio della cinematografia d’oltralpe come Claude Autant-Lara, Henry-Georges Clouzot, Louis Malle e nel 63 con Jean-Luc Godard in quello che alcuni, nell’edizione integrale restaurata, ritengono il suo capolavoro di attrice, “Il disprezzo”, tratto dal romanzo di Moravia. Il produttore Ponti ne fece scempio in sede di montaggio, specie nell’edizione italiana, banalizzandolo al massimo. Se c’era un’immagine di attrice che potesse avere un’ambivalenza così contraddittoria nella sua essenza, come quella del romanzo moraviano, questa era, nella sua “naturalità”, proprio BB. Perciò l’attrice ebbe continui scontri col regista: perché egli la faceva “essere”, non “apparire” diversa da ciò che era. In effetti, aldilà delle esteriorità, era un donna fragile, sola e indifesa, nonostante i suoi molti fidanzati e amanti, e la nomea di sciupauomini. Nel 60 tentò il suicidio. Uno degli ultimi film fu proprio un ritorno di Vadim, oltre che nella vita affettiva: nel 73, la diresse in “Una donna come me”, che voleva essere una specie di rivisitazione in chiave di thriller del mito di Don Giovanni in gonnella. Ma non fu una prova memorabile. Dopo di che BB , men che quarantenne, abbandona definitivamente il cinema, a Saint-Tropez tra gli animali che ama e protegge su scala planetaria: memorabile e anche efficace la sua campagna internazionale a difesa delle foche. Come si vede, c’è una profonda scollatura tra la vita reale, il carattere di BB e l’immagine che era stata edificata su di lei. In un qualche modo, ha dovuto “subire” la “pericolosità” della sua bellezza, le conseguenze del farsi irretire dal suo fascino, e che erano pompate dai media e costruite dai registi. Lo stesso libro della sua autobiografia è abbastanza riluttante su questi aspetti della sua personalità. Il suo carattere era estroverso, si sentiva libera, non voleva essere compressa da personaggi o ruoli predefiniti: cosa che invece sistematicamente avveniva, perché la sua immagine sexy “tirava” più della verità. Da qui i ripetuti, violenti contrasti con i vari registi: tranne che con Louis Malle, che ha avuto più attenzione alla sua sensibilità di donna e attrice. L’immagine mediologica costruita è una specie di “storia narrata” sull’evento o la persona. Lo dice un eminente studioso di massmediologia, Christian Salmon, “Storyrelling. La fabbrica delle storie”, Fazi ed., 09. Ogni idea pubblicitaria, o campagna di stampa, che diventa simbolo e immagine condivisa, è collegata a una narrazione, come un film o una telenovela, più o meno implicita e sintetica su di essa. Come per la Bardot, la stessa cosa sta avvenendo per l’influenza ex-suina, ora diventata, più asetticamente A H1N1. Già il cambio del “titolo” indica una incertezza nell’organizzare la narrazione planetaria: non si sono voluti coinvolgere i suini, per evitare una psicosi di massa contro il consumo della.carne suina. E, guarda caso!, ogni accenno alla trasmissione del virus dai suini agli umani, è del tutto svanito. Ma allora: era vero o falso? Questo “dettaglio” circa la veridicità dell’informazione, vero o falso che sia (in realtà vero), è “scomparso” dalla “narrazione” su questa Influenza 09, perché non utile o facilmente gestibile. Esso non ha niente a che fare con la verità dell’evento; ma è in funzione della “credibilità” e persuasività di massa di ciò che è spacciato per vero. E ciò sta puntualmente avvenendo. Le mamme dei bambini della scuola primaria e dell’infanzia, l’età più a rischio influenzale, sono le più preoccupate e sull’orlo di una psicosi collettiva. Ogni singolo episodio influenzale diventa manifestazione della pandemia, che allarga lo spettro della sua pericolosità, vera o presunta che sia. Si sta puntando con decisione sulla vaccinazione preventiva di massa, a spese dello stato. Questa sicuramente rimpinguerà, e di molto, le casse del Big Pharma (l’insieme delle grandi finanziarie farmaceutiche), che determina il mercato mondiale del farmaco, e che da tempo vi si sta attrezzando. Non poteva esserci, per le imprese farmaceutiche, una fortunosa concatenazione più favorevole di eventi per uscire dalla crisi economica generale.

















































