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Domenica, 27 Dicembre 2009 Adalberto Migliorati, GdB
Broletto, tra politica e vicende personali
Il presidente Molgora
Passi di guerriglia
Riepilogo delle precedenti puntate. In occasione della seduta consiliare del 21 dicembre, assente il presidente Molgora per impegni romani, si consuma una pubblica frattura, occasionata dalla vicenda del Polo logistico di Azzano, che vede assessori e consiglieri del Pdl abbandonare l’aula prima che il capogruppo della Lega chieda lo stop, che ha già preannunciato attraverso i giornali. Il giorno dopo, in occasione della conferenza stampa di bilancio di fine anno, il presidente Molgora, riepilogati gli impegni parlamentari che lo hanno trattenuto nella capitale, da un lato cerca di contenere l’accaduto entro un orizzonte tecnico attraversato da nervosismi personali, dall’altro difende l’operato dei rappresentanti della Lega. Intanto salta la riunione pomeridiana della Giunta provinciale: gli assessori Pdl fanno sapere che non intervengono, a questa e a successive riunioni, prima di un chiarimento politico; qualcuno della Lega è bloccato dalla neve. Il giorno successivo, il 23 dicembre, a mezzo stampa, l’on. Viviana Beccalossi spiega che Azzano non è il caso, ma l’ennesimo esempio di una questione più complessiva: al Pdl non piace come Molgora e la Lega vanno impostando il governo della Provincia; c’è bisogno di una verifica politica che rimetta a posto rapporti e ruoli dentro la maggioranza di centrodestra. Altrimenti...
I costi della rottura
Torno a ripetere un’opinione che si fonda su una lettura politica: Lega e Pdl non si possono disinvoltamente permettere di rompere fragorosamente in Broletto. Sarà vero che il presidente Molgora ha accolto l’incarico con il non entusiasmo di chi è costretto ad assecondare decisioni che lo superano. Ma, appunto, ha alzato l’amaro calice. Bossi, o chi per lui, ha chiesto e ottenuto da Berlusconi la presidenza della Provincia di Brescia, che autorevoli esponenti del Pdl bresciano, il ministro Mariastella Gelmini in testa, volevano restasse ad un loro esponente. Far saltare il banco pochi mesi dopo è ratificare l’inconciliabilità sul territorio di due visioni, o bocciare i dirigenti che le interpretano.
Non interessa esportare contenziosi in Loggia, coinvolgere Paroli: pare difficile tenerli fuori da un eventuale guerra frontale. Così le elezioni regionali di marzo possono alzare il livello di concorrenza, non minare impunemente l’alleanza. Questo a filo di (passata?) logica politica.
Poi vanno in onda i personaggi, le loro attese, delusioni, ambizioni, simpatie e antipatie, la voglia di fare male a chi ritieni ti colpisca. È tutto un altro scenario. Incontrollabile.
Gli spazi per le opposizioni
Intanto Pd, Udc, Idv e quanti siedono all’opposizione cercano di sfruttare gli spazi che la divisione nella maggioranza può offrire: si coccolano la spaccatura. Alla fine, se e quando si ricucirà, la colpa sarà dell’informazione: ha montato il nulla, riferendo quanto sostengono i contendenti. Non è così oggi, non sarà così dopo: le lacerazioni, politiche e personali, contano e durano.














































