|
Pagina 1 di 1
|
Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
| Autore |
Messaggio |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Martedì, 22 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, gdb
Brescia&Provincia
Bufera in Broletto,
spaccatura Lega-Pdl
Il caso del Polo logistico di Azzano apre una falla nella maggioranza Gelo in aula tra azzurri e lumbard: è in arrivo una crisi di Giunta?
Il Pdl se ne va, la Lega Nord non può votare. La trama di questo inconsueto film di maggioranza è breve quanto incisiva. E tradisce il clima, ancor più rigido di quanto si respirasse fuori dal Broletto, creatosi ieri nell’aula consiliare. Il bubbone «Polo di Azzano» è esploso in tutta la sua virulenza, investendo in pieno la Lega, lasciata sola a sostenere i vessilli della maggioranza dopo l’abbandono del Consiglio da parte di tutto il Pdl (assessori e vice presidente compresi). Un messaggio chiarissimo ai vertici del Carroccio, che apre (forse) una nuova stagione per gli equilibri del centrodestra provinciale.
Poli logistici, cavilli, mozioni fantasma
Riavvolgiamo il nastro e andiamo al momento in cui l’ordine del giorno prevedeva una mozione di Pd e Idv sul Polo di Azzano. La richiesta? Che la Provincia assumesse una posizione negativa nel processo di autorizzazione del progetto. Qui è arrivato il primo colpo di scena: il presidente del Consiglio Bruno Faustini ha «disinnescato» la mozione, oramai superata «dal parere, già espresso, dei funzionari (è stata data conformità rispetto al Piano territoriale di coordinamento provinciale, ndr)». Unico spiraglio la possibilità di discutere ugualmente il tema, previa lettura da parte dell’assessore al Territorio Romele di un documento chiarificatore. In questo modo, di fatto, è stato svuotato (o si è provato a farlo) di significati politici il problema della conformità al Ptcp.
Il Pdl se ne va, la Lega resta sola
La bufera si è scatenata all’improvviso: mentre Stefano Borghesi (Lega) stava per leggere un emendamento (su cui anche il Pd era favorevole), il gruppo del Popolo della libertà (compresi gli assessori Mandelli, Tomasoni, Ghirardelli e Romele) ha lasciato la seduta. L’aula è diventata un catino ribollente, con la Lega in una posizione ambigua: separata (in casa) col Pdl; sulla stessa barca, ma senza remare assieme, con l’opposizione. Borghesi ha incassato il colpo, rimarcando come «pur senza una contrarietà di fondo al Polo in quanto tale, non è corretto tralasciare le istanze del territorio».
L’opposizione ha mirato al bersaglio grosso. «La nostra mozione - ha sottolineato Diego Peli (Pd) - voleva suscitare un dibattito politico intorno a una questione su cui la maggioranza del Consiglio la pensa diversamente rispetto alla Giunta. Nemmeno il vice presidente è d’accordo con Molgora». Ironico Gianmarco Quadrini (Udc): «La maggioranza ci ha fatto un regalo superlativo: la spaccatura emersa su Azzano ci fa chiedere se gli assessori siano stati coinvolti a dovere su tutta la faccenda». Francesco Patitucci (Idv) ha accusato l’assessore Romele «di non essersi mai fatto vedere in Commissione per relazionare sul tema», mentre Giulio Arrighini (Lpl) ha ricordato come «esistano 11 progetti come quello di Azzano. È chiaro che su questo bisognerà riflettere».
I «muscoli della libertà»
Rifugiatisi sul proprio Aventino, i consiglieri del Pdl hanno messo le cose in chiaro. «L’abbandono dell’aula - ha sottolineato il capogruppo Invernici - ha voluto rimarcare come la questione di Azzano fosse tecnica e non politica. La posizione assunta dalla Lega non è condivisibile: va bene ascoltare il territorio, ma nella sua interezza. Senza privilegiarne solo una parte per una manciata di voti in più». È crisi aperta? «All’inizio di una avventura di governo, le scosse di assestamento sono normali. Ora serve una verifica interna: siamo sempre stati leali, ci aspettiamo lo stesso atteggiamento». Secco il commento di Romele: «È andato in scena un tentativo di forzatura della legge, un’azione fuori luogo. Quanto all’atteggiamento della Lega, si ricordino che governano insieme a noi, che siamo il primo partito». La logistica di maggioranza scricchiola, vacilla, inciampa: i «muscoli della libertà» sono pronti allo sforzo. I tanti bocconi amari ingoiati nel pre-elezioni pesano sullo stomaco del Pdl, la pace è molto più che una chimera.
C’ERAVAMO TANTO AMATI?
Azzano Mella mette in crisi la maggioranza. Ad innescare la polemica ci aveva pensato la Lega, «avvertendo» gli amici del Pdl di non gradire il progetto bassaiolo. Ieri è giunta la risposta del Popolo della libertà, che ha lasciato in massa il Consiglio provinciale
IL SÌ E IL PTCP DELLA DISCORDIA
Nel corso del Consiglio provinciale di ieri è stata annunciato che il settore Assetto territoriale e parchi ha espresso «parere di compatibilità con il Ptcp relativamente allo sportello unico per le attività produttive in variante al prg vigente denominato progetto di nuovo insediamento di attività produttiva»
TRA POLITICA E TECNICA
Non sono mancate le accuse al presidente Faustini, reo per Mottinelli (Pd) di assumersi una responsabilità politica enorme non facendo votare la mozione. Per Mantelli (Udc) sono invece «assurde le lungaggini per approvare il Ptcp»
Una crisi che non conviene a nessuno
di Adalberto Migliorati
Si aprirà la crisi in Broletto a seguito di quanto accaduto ieri in Consiglio Provinciale (ne riferiamo nella cronaca della seduta) con la frontale spaccatura tra Lega e Pdl? Dovessi scommettere punterei sul «no»: il Broletto non è un ente politicamente marginale. Bossi stesso chiese a Berlusconi di ottenere la presidenza della Provincia di Brescia. Una crisi in Broletto non solo si porterebbe dietro la Loggia, aprirebbe un contenzioso politico dai risvolti nazionali alla vigilia del voto regionale, con squadernata la questione delle presidenze tra Pdl e Lega. Ciò detto, è il segnale di un forte contrasto tra Lega e Pdl che s’innesta su una non ancora metabolizzata cessione della guida del Broletto da parte del Pdl e una volontà di rottura con la precedente gestione da parte della Lega.
Loggia e Broletto
Loggia e Broletto sono a guida parlamentare: l’on. Paroli (Pdl) è il sindaco della città; l’on. Molgora (Lega) è il presidente dell’Amministrazione provinciale e l’on. Romele (Pdl) il suo vice. Nei mesi scorsi non sono mancate riflessioni, e polemiche, sulle utilità marginali, per i bresciani tutti, di quei doppi mandati. Interessa qui soffermarsi sul fatto: loro tramite - il presidente Molgora è anche sottosegretario di un ministero chiave come quello che tiene i cordoni della borsa retto da Tremonti - la politica bresciana è in presa diretta con quella nazionale. In particolare con la maggioranza parlamentare. Come pure, Loggia e Broletto, stanno in sintonia con la Regione, modellata dal presidente Formigoni. Brescia annovera una dialettica con Roma, basti pensare al sindaco Bruno Boni, ma anche al suo successore Cesare Trebeschi. Con Milano si è perpetuata una insofferenza secolare rispetto alla volontà egemonica della metropoli, passata attraverso l’articolazione delle responsabilità assessorili regionali.
L’altra caratteristica politico-amministrativa bresciana, la concorrenza storica tra Loggia e Broletto, non ha fin qui evidenziato episodi eclatanti, ma pare covare sotto le priorità programmatiche in un tempo di vacche magre: le risorse sono limitate, quanto va da una parte non soddisfa ulteriori attese. Inoltre l’alleanza competitiva tra Pdl e Lega lascia intravedere, in contesti completamente diversi, quanto caratterizzò i rapporti tra Dc e Psi fino a portare Craxi alla guida del Governo nazionale.
I ragionamenti sul dopo Berlusconi - ma quando sarà? - possono oggi investire direttamente l’Udc bresciano - in maggioranza in Loggia, fuori dalla Giunta in Broletto -, mentre gli ex An guardano a La Russa e suo tramite al Pdl. Intanto il Pd bresciano prova a fuggire all’alternativa secca di essere una riformulazione dei Ds che si allea con una rifondazione centrista, oppure un recupero del disegno veltroniano ulteriormente condizionato dalla crescita elettorale di Di Pietro. Cercare un terreno di confronto con Berlusconi - a Brescia con Paroli e Molgora - oppure puntare tutto sullo scontro frontale?
Il voto regionale
Nell’attesa dell’evento che sblocca, si innesta la prossima consultazione elettorale regionale. Ad oggi consumatasi più negli ambiti interni di partito: far promuovere, o autopromuovere una o l’altra candidatura o ricandidatura. Per altro con la preoccupazione che un voto politico anticipato possa cambiare completamente il tavolo da gioco: il voto regionale, forse, può assecondare qualche divagazione territoriale d’intesa, lo scioglimento del Parlamento avverrebbe in un clima che non consente prigionieri.
Anche a Brescia si fa strada la sensazione che la polemica politica possa assumere toni non tradizionali e puntare alla demolizione personale dell’avversario. Inoltre vengono al pettine questioni interne. Nel Pdl ha fin qui funzionato una sorta di caminetto: garantendo le correnti, che si nega esistano, ha tenuto sotto controllo sia FI sia An. Funziona ancora? Nella Lega i vertici milanesi hanno troncato le diatribe bresciane. Che però ci sono. Il Pd è nel mezzo del cambio generazionale e politico. Accadrà? Intanto Brescia non si limita a guardare.
Inconsueto dibattito «confessionale»
Da Lepanto al crocefisso in aula la «questione religiosa» tiene banco a lungo
Prima che la discussione sul progetto di un nuovo insediamento produttivo e logistico da realizzarsi nel Comune di Azzano Mella ponesse di fatto le basi per la chiusura anticipata del Consiglio provinciale, l’aula aveva avuto modo di confrontarsi vivacemente su temi di natura religiosa, o meglio su questioni inerenti la fede: dalla battaglia di Lepanto, alla difesa del crocefisso fino alla solidarietà all’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.
L’invito a «promuovere eventi culturali atti a diffondere la memoria», appunto, della battaglia navale di Lepanto è partito dal consigliere Giulio Arrighini, della Lpl. Il 7 ottobre del 1571 la flotta cristiana (con l’apporto degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta di cui Brescia ha fatto parte per quasi quattrocento anni) sconfisse la flotta ottomana; «una battaglia - ha spiegato Arrighini - determinante per le sorti della cristianità e dell’Europa»: la mozione è passata a larga maggioranza. In difesa del crocefisso, partendo da posizioni anche molto diverse, e della sua esposizione nei luoghi pubblici, ben tre mozioni che hanno impegnato praticamente tutti gli schieramenti: una del capogruppo Pd, Diego Peli; una seconda del capogruppo Pdl, Diego Invernici, e del capogruppo Lega Nord, Stefano Borghesi; infine una terza del gruppo Udc e del consigliere Arrighini. Proprio su proposta di Gianmarco Quadrini, dell’Udc, le tre proposte sono state unificate in una sola, votata all’unanimità. Il punto di partenza del resto era lo stesso: esprimere contrarietà alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha stabilito che la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni», e che quindi tale simbolo rappresenta «una limitazione alla libertà degli alunni». In aula sono emerse le differenti sensibilità sul tema. Per Peli «la religione va professata, oggi invece i suoi difensori (riferito alle Lega, ndr) la utilizzano per acquisire consensi»; per Invernici «il crocefisso è simbolo universale: la sentenza oltraggia la stragrande maggioranza dei cittadini»; per Mottinelli, Pd, «non si devono innalzare i simboli religiosi a bandiere ideologiche». Sì infine alla solidarietà a Tettamanzi (chiesta da Peli e dal capogruppo Idv, Patitucci), «sottoposto a continui attacchi al suo operato da parte di dirigenti della Lega Nord».
Francesco Alberti
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#1 Mar 22 Dic, 2009 06:30 |
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Re: Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Mercoledì, 23 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, gdb
> Le fibrillazioni del Broletto, la neve della Loggia
Brescia&Provincia
Molgora chiede pace,
ma col Pdl resta il gelo
«Sono stati impulsivi, credo ci siano margini per sistemare le cose» Saltata... per neve la Giunta, gli alleati erano pronti al boicottaggio
Resta il gelo tra Pdl e Lega Nord: nonostante l’invito di Molgora alla distensione il clima tra gli alleati è ancora molto teso
Che colore ha la crisi in Broletto? Politico o tecnico? O meglio: per cosa hanno litigato Lega Nord e Pdl? A 24 ore dall’ammutinamento di assessori e consiglieri del Popolo della Libertà il presidente della Provincia Daniele Molgora naviga in piena burrasca. A poco valgono rassicurazioni e offerte di pace. Gli «amici» vogliono risposte, chiarezza, rispetto. La Lega abbozza, ma non si tira indietro: «Sanno che le regole del gioco sono queste» ha detto Molgora, parlando da presidente ma anche da esponente del Carroccio. Doppia veste, un solo obiettivo: riportare in acque tranquille la sua Giunta.
Malintesi bassaioli, impulsi bresciani
Daniele Molgora non era in aula lunedì. Lo ha detto lui stesso. «Mi sono trovato catapultato in questa situazione a mia insaputa». L’uscita dal Consiglio degli alleati fa male, anche se vissuta di riporto. Il presidente allora si veste... da slalomista, schivando ogni paletto. Anche i più insidiosi. «L’atteggiamento del Pdl - ha sottolineato Molgora - mi è sembrato impulsivo, frutto probabilmente di un equivoco. Su Azzano c’era da fare una valutazione tecnica, ma è in casi come questi che la Provincia deve esercitare il proprio ruolo di coordinamento. Sul Polo logistico c’è la contrarietà dei Comuni contermini. Abbiamo chiesto ad Azzano di soprassedere momentaneamente, ma senza essere ascoltati. Avremmo preferito un comportamento più improntato al bon ton».
Cosa si cela dietro il Polo logistico?
Molgora si è soffermato a lungo sul Polo logistico, discettando delle criticità del progetto, dei punti dolenti da risolvere, riassumendo quindi la posizione dei lumbard rispetto al nuovo insediamento produttivo ed alle sue ricadute, economiche e non solo, sul territorio. Rimane difficile però credere che il voltafaccia palesatosi in aula consiliare abbia a che fare solo ed esclusivamente con Azzano. Presidente Molgora, cosa sta succedendo in Giunta?
«Non mi sento messo in discussione - ha ribadito il sottosegretario leghista -, né dal Coordinatore del Pdl né dalla Giunta. Per me è stato un errore l’uscita dall’aula, ma ci sono ampi margini per ricucire il tutto. Certo, il Pdl deve recuperare un po’ di coerenza: ad esempio, sul consumo del territorio l’Assessorato all’agricoltura (retto dall’ex Forza Italia Tomasoni, ndr) è stato sempre molto critico. Come spiegare quindi Azzano? Vedremo se vogliono far nascere conflittualità territoriali. Se avranno qualche critica sono pronto ad ascoltare, ma le regole sono queste. Io, del resto, non ho timori. Sono pronto a qualsiasi confronto».
L’enigma della Giunta saltata
Ieri doveva essere il giorno del faccia a faccia, con una Giunta potenzialmente burrascosa. Molgora ha parlato di possibilità di rinvio per le difficoltà a raggiungere Brescia causa neve. Quindi è arrivata comunicazione che lo slittamento della Giunta era stato già deciso lunedì sera. Equilibrismi politici frantumati dalla fermezza del vice presidente Romele: «Avevamo già deciso, per coerenza politica, di non prendere parte all’incontro. Ora attendiamo risposte chiare da parte di un alleato che non può dimenticare il nostro ruolo, che non è in alcun modo subordinato». Ghiaccio sottile sotto i piedi della maggioranza: basta un passo falso per una frattura dalle conseguenze pesantissime. Specie all’ombra del Pirellone.
TRA MIELE E VELENI
Crisi? Molgora è tranquillo: «Sono convinto che il Pdl abbia agito in modo troppo impulsivo, ma non penso sia stato un attacco rivolto a me. Comunque sono pronto per ogni sfida: in questi anni ho attraversato passaggi politici ben più complessi»
LA LINEA DURA DEGLI «AMICI»
Giunta saltata? Un problema che, per il Pdl, non si è nemmeno posto. Lo ha confermato il vicepresidente Romele: «Per coerenza non avremmo potuto prendervi parte. Adesso vogliamo risposte politiche forti. Siamo noi il primo partito ed è con noi, non da sola, che la Lega deve governare la Provincia»
AZZANO FALSO PROBLEMA?
Molgora lo ha ribadito: «Quello su Azzano era un passaggio tecnico, non c’era nessuna implicazione politica». In Giunta però tira aria di crisi: un fardello pesante in vista delle Regionali, con una spaccatura che non promette nulla di buono
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#2 Mer 23 Dic, 2009 06:26 |
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Re: Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Giovedì, 24 Dicembre 2009 gdb
«Broletto, verifica politica o sarà crisi»
I PROTAGONISTI
L’on. Viviana Beccalossi, coordinatore provinciale del Pdl, interviene dopo l’abbandono dell’aula da parte dei suoi «Attendiamo di essere convocati da Molgora per un chiarimento, necessario per continuare a governare insieme»
«Chiediamo una verifica politica, altrimenti apriremo la crisi». Viviana Beccalossi, parlamentare e coordinatrice provinciale del Popolo della Libertà, non usa giri di parole nel parlare della situazione che si è creata in Broletto dopo la riunione di Consiglio di lunedì scorso.
«Non abbiamo alcuna intenzione di partecipare a riunioni di Giunta eventualmente convocate prima della fine dell’anno, se prima non ci sarà un incontro di chiarimento politico di ampio respiro - spiega -. Ora siamo in attesa che il presidente della Provincia Daniele Molgora ci convochi per una verifica, poi si vedrà».
Polo di Azzano, un pretesto
Il motivo occasionale che rischia di aprire una crisi politica è il nodo del polo logistico di Azzano Mella. Tema che ha tentuto banco nel corso dell’ultima seduta consiliare, quella che ha registrato l’abbandono dell’aula da parte del gruppo del Popolo della libertà (assessori compresi) mentre stava per iniziare l’intervento il capogruppo della Lega Nord Stefano Borghesi. Una decisione poi motivata dalla voglia del Pdl di mettere in chiaro equilibri e rapporti con gli alleati leghisti, disposti a votare una mozione presentata da Pd e Italia dei valori sul polo logistico di Azzano Mella. Polo che il Carroccio non vede di buon occhio.
Il motivo reale è «un forte imbarazzo a trovarci in coalizione come partito di maggioranza relativa e di trovarsi di fronte ad una situazione paradossale in cui la maggioranza sembra essere un’altra», spiega l’on. Beccalossi. «Bene hanno fatto i consiglieri del Pdl ad uscire dall’aula, per evitare di trovarsi di fronte ad una maggioranza alternativa a quella che di fatto è stata eletta e dovrebbe governare la Provincia - continua -. Di certo, i miei assessori non vogliono creare un problema per una questione relativamente banale qual è quella del «polo logistico» di Azzano. Il dato vero è che siamo molto preoccupati per l’atteggiamento del presidente Daniele Molgora che è convinto di poter governare in solitudine e si comporta di conseguenza».
Molgora governa da solo
Nel merito del «comportamento» di Molgora, la coordinatrice provinciale del Popolo della Libertà ribadisce che «il Pdl nutre stima e fiducia nei suoi confronti, mentre lui non nutre gli stessi sentimenti per i miei assessori, adottando nei loro confronti atteggiamenti di ostracismo, ad esempio impedendo di partecipare alle conferenze stampa o di recarsi a Roma per partecipare ad incontri istituzionali con il pretesto che non si sono fondi». Al proposito, aggiunge: «peccato, poi, che lo stesso presidente, in una situazione finanziaria che definisce difficile, nomini consulenti musicali esterni e via dicendo...». Ed ancora: «Continua a predicare un clima da austerity, criticando la precedente Giunta Cavalli, dimenticando però qualche particolare non proprio irrilevante: gli ultimi due assessori al Bilancio erano della Lega, o sbaglio?»
Perché criticare Cavalli?
E, a difesa della Giunta guidata dal presidente Alberto Cavalli, Beccalossi ricorda che «proprio con quella giunta sono stati fatti forti investimenti come mai. Ma gli assessori della Lega dov’erano?».
Il disagio degli alleati del Popolo della Libertà è forte. «Molgora non si comporta da presidente della Provincia, dunque da presidente di tutti i bresciani, ma da esponente della Lega. Lui vuole decidere su tutto, anche sulle nomine dei dirigenti, senza consultarsi con noi. La visita del ministro Maroni, ad esempio: si è comportato da leader della Lega, e non da presiedente di una istituzione, impedendo ai nostri assessori di partecipare agli incontri. E, quel che è peggio, ha riferito a Maroni che eravamo tutti d’accordo sull’istituzione a Brescia di un Centro di identificazione ed espulsione per gli immigrati: piccolo particolare, non ne aveva mai parlato con nessuno degli alleati in Broletto e, da quel che mi risulta, anche in Loggia la questione non era mai stata affrontata. Allora, non è vero che eravamo tutti d’accordo. Ad esserlo è la Lega, gli altri non sono stati consultati».
Anna Della Moretta In alto, una riunione del Consiglio provinciale in Broletto presieduta dal presidente Daniele Molgora (nella foto a destra, sotto). A destra, in alto, l’on. Viviana Beccalossi, coordinatore provinciale del Popolo della Libertà.
Peli: «Tra Pdl e Lega un’idea contrapposta di fare politica»
«Non finisce qui: su ogni problema ci saranno due diverse interpretazioni. Non c’è nulla da fare: la concezione della politica negli esponenti della Lega Nord è totalmente differente, addirittura contrapposta, da quella che esiste nel Popolo della Libertà». Diego Peli, capogruppo del Partito democratico in Broletto, vede solo nubi nel futuro della Giunta guidata dal leghista Daniele Molgora.
Ed anche peggio: «Se il presidente non abbandona molti dei suoi impegni, non si arriverà alla fine del mandato amministrativo». Per Diego Peli, infatti, la causa di tutti i problemi è il triplo incarico del presidente: «Sottosegretario, parlamentare, presidente della Provincia con delega per due assessorati: credo che sia troppo anche per superman».
Ma non è il solo problema, evidentemente. «Molgora pensa che l’incarico di presidente di un’istituzione equivalga a quello di un manager che gestisce un’azienda privata: lui si comporta da proprietario e non si deve stupire se, a volte, i dipendenti scioperano. Dimentica un piccolo particolare: l’istituzione non è un’azienda privata perché ci sono i componenti della maggioranza e quelli dell’opposizione e gli equilibri possono anche cambiare. Soprattutto se, oltre a non ascoltare l’opposizione, non ascolta neppure i suoi alleati all’interno della stessa maggioranza che regge la Giunta. Per lui l’opposizione non esiste, ma con questo metodo non esiste nemmeno una parte significativa della maggioranza».
Nel merito dei tagli di bilancio, Diego Peli afferma di «apprezzare Molgora» anche se, poi, non capisce alcuni comportamenti in contraddizione con gli stessi tagli. «Sul personale sostengono che ci sono 166 esuberi, poi tolgono 400 euro di premio di produzione a tutti. Ancora, hanno bandito un concorso per assumere otto impiegati d’ordine e, nell’elenco dei candidati ci sono mogli, figlie e parenti vari di dirigenti e politici di maggioranza: possibile che, se ci sono esuberi, non si potevano individuare, tra questi, otto figure che ricoprissero un incarico non di alta responsabilità? Non si può pensare di ridurre il personale, poi assumerne altro con un bando di questa natura». E, a proposito del discusso incarico di «consulente musicale», la critica di Diego Peli è circoscritta: «Abbiamo un consulente, poi neghiamo come Provincia il patrocinio al raduno provinciale della bande».
Conclude: «Non finirà qui. Su ogni grosso problema - penso solo ai poli logistici di Chiari e di Montichiari - ci saranno provbemi. E noi, come abbiamo fatto per Azzano, cavalcheremo la posizione più vicina al nostro programma». a.d.m.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#3 Gio 24 Dic, 2009 07:19 |
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Re: Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Lunedì, 28 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, gdb
Molgora: «Il Pdl ritorni nei ranghi»
Il presidente della Provincia replica alle dichiarazioni dell’on. Viviana Beccalossi: «Contro di me un attacco vigliacco» «Una verifica? La faremo: ci sono margini per recuperare, ma di certo qualcuno deve darsi una regolata»
La domenica del Broletto non conosce toni morbidi. Non se a parlare è il presidente Molgora. «Problemi? - chiede il sottosegretario leghista -. Niente che non possa risolversi, a patto che il Pdl rientri nei ranghi. Hanno fatto un errore (l’abbandono dell’aula consiliare, ndr), ma non è certo irreparabile. Martedì ne discuteremo in Giunta».
La domenica del Broletto
Ore 11.30, giorno di festa: le porte del Palazzo della Provincia sono aperte a metà, sbirciano su corridoi deserti. Nelle stanze del potere le correnti sono gelide, generate dalle parole di ghiaccio che Daniele Molgora adopera in barba al politically correct istituzionale. L’uscita di Viviana Beccalossi, coordinatore del Popolo della Libertà, ha alzato il livello dello scontro tra due alleati che non riescono più a piacersi. Molgora raccoglie la sfida e, con un inedito incontro domenicale, demolisce il «teorema Pdl». È crisi di Giunta? Si vedrà, magari più avanti, quando gli «amici» parleranno a quattr’occhi. Per ora schierano le truppe al confine dell’alleanza, lanciandosi (a mezzo stampa) colpi di avvertimento. E i comandi romani tacciono.
Stranamente provvisto di appunti («di solito parlo a braccio»), Molgora destruttura le accuse lavorando di fino. La prima «incisione» col bisturi la riserva al Polo di Azzano. «Non è un falso problema: credo che, di fronte ad un iter che ha seguito il suo normale corso, il Pdl abbia avuto un atteggiamento fuori luogo. L’hanno fatta fuori dal vaso, finendo per inventarsi nuove tensioni. Hanno sferrato contro di me un attacco vigliacco. Romele e la Beccalossi sanno come contattarmi, non serviva farlo attraverso i giornali». La tensione sale ancora. «La Beccalossi si è prestata a coprire gli errori di Romele, dicendo pesanti falsità sulla base di motivazioni che definirei risibili».
I consulenti «che scottano»
Molgora «censore» delle attività politiche del Pdl. Un’affermazione respinta con sdegno. «Mi si accusa di impedire le missioni istituzionali, ma ho semplicemente fissato un tetto di spesa di 1.000 euro annui. Nella passata legislatura si spendevano fino a 3.500 euro al mese per le trasferte. Fate conto che Tremonti ne assegna 600 ai sottosegretari. È un motivo per chiedere la verifica? Inoltre non ho mai impedito lo svolgimento di conferenze stampa: l’assessore Parolini, ad esempio, ne fa due alla settimana. Ho solo domandato di ridurre le uscite per quanto riguarda gli addetti stampa».
Molgora sgombera poi il campo «da equivoci sul ruolo del consulente artistico, ovvero il maestro Roiatti: è una persona di grande competenza, che ci coadiuverà per un programma culturale collegato al turismo. Costerà, per il 2009, 16mila euro ma, col suo aiuto, riusciremo a risparmiare circa 300mila euro per fare il Festival del giallo e gli incontri al Sancarlino. Credo quindi che si ripaghi ampiamente. Quanto ai dirigenti, li ho ridotti di 14 unità assumendone uno che aveva ricevuto il placet anche dalla Beccalossi. Per le nuove nomine mi sto consultando con i singoli assessorati».
Il presidente è scatenato, la sua replica non lascia nulla al caso. «Io sarei autoritario con gli assessori del Pdl? Quando è arrivato Maroni non ho visto nessuno di loro: forse non erano interessati ad incontrare un ministro della Lega».
L’esponente del Carroccio bacchetta con decisione anche «la poca coerenza di Diego Peli» invitando «il Pd a guardare in casa propria» e ricordando al consigliere Mottinelli «di aver convocato 16 sedute della Commissione bilancio in 12 settimane, con un costo complessivo di 48mila euro. In questo modo è difficile ridurre le spese dell’Ente».
Una «squadra invidiosa»
Problema di Giunta o di par- tito? Molgora piazza un montante al volto. «Evidentemente Pdl e Pd si aspettavano un presidente assente, poco informato su quanto accade in Provincia. Così non è quindi, forse, il Pdl si è sentito superato, privato di spazio». La battuta è inevitabile. Se, come si dice, è Rolfi il «vero sindaco» di Brescia, forse Romele si aspettava di essere il presidente de facto. Molgora sorride e ribadisce. «Non mi pare una questione di Giunta. Diciamo che in questa squadra c’è il capitano che segna molto e alcuni compagni sono invidiosi. Dovremmo forse smontare la squadra?». Respinte poi «le insinuazioni sulla mia avversione verso Cavalli. È stato un ottimo presidente, ma è il modo di governare che è cambiato. Nella passata Giunta gli assessorati "di spesa" erano di Pdl e Udc, 9 contro 1. Ora è diverso». Ma anche nelle fila leghiste, in passato, sono state spese cifre elevate. «E infatti la cosa vale per tutti: non a caso certi assessori della Lega non sono più in Giunta».
Lo schiaffo del Broletto non rivaleggerà certo con quello di Anagni, ma il potere secolare leghista non scherza. La legge, almeno in Provincia, si scrive con l’inchiostro verde.
Dalle schermaglie in aula alla verifica
Il giorno della pace o quello della rottura. Ruota attorno a questo enigma il significato politico dell’ultimo lunedì del 2009, giorno del possibile meeting in cerca di un’intesa smarrita nei primi mesi di governo provinciale. Nessuna conferma ufficiale, ma le prossime ore potrebbero essere decisive nell’economia politica locale e non solo.
La burrasca brolettiana crea imbarazzi anche fuori dall’ambito della Provincia: in questo senso le esternazioni della Beccalossi sono indicative di una situazione delicatissima. Del resto la replica di Molgora non suona certo distensive, né invita ad una tregua. «Un vertice di maggioranza non è affar mio - spiega il presidente -. Se i partiti hanno problemi se la sbrighino tra loro. Io mi concentro sulla Giunta».
Tutto è cominciato... con un’uscita, con l’abbandono dell’aula del Consiglio da parte di assessori e consiglieri del Popolo della Libertà. La seduta è quella del 21 dicembre, svoltasi in una situazione di tensione accesa dalle dichiarazioni (rilasciate il sabato prima) del segretario provinciale della Lega Stefano Borghesi a proposito del Polo Logistico di Azzano. Un pacco dono indigesto per il Pdl che, con una prova di forza e compattezza, reagisce nel modo più plateale, lasciando soli in aula gli «alleati-nemici».
La risposta di Molgora, assente dal Consiglio provinciale per impegni istituzionali, non si fa attendere troppo. Il presidente parla di problemi risolvibili ma definisce la presa di posizione del Pdl «evitabile e sbagliata». In un serrato ping pong mediatico il coordinatore del Popolo della Libertà Viviana Beccalossi chiede a gran voce «una verifica di maggioranza», mettendo all’indice incertezze e incongruenze della presidenza Molgora. Che, nell’ultimo (finora) capitolo di questa querelle, si dice pronto al confronto.
Tregua, se non ora quando? Di parole se ne sono spese tante. L’ipotesi crisi resta gettonatissima, anche perché evitarla richiederebbe quantomeno un dietro front unilaterale. Una resa politica che suonerebbe come debolezza in chiave Pirellone.
Domani la Giunta: venti di bufera al tavolo degli assessori
La data, a ridosso di fine anno, acquista significato ad ogni ora. Esternazione dopo esternazione, la Giunta di domani è diventata l’«Ok Corral» della maggioranza. Il presidente Molgora ha parlato di «problemi risolvibili, che non richiederebbero una verifica». Ma il faccia a faccia con i «suoi» assessori servirà proprio a capire se si può ancora parlare di squadra o se, al contrario, la frattura tra Lega Nord e Pdl è insanabile.
«Sono disponibile al dialogo, anche perché con buona parte degli assessori del Popolo della Libertà ho un buon rapporto. Di sicuro vorrei modificare certe metodologie che si sono evidenziate in Giunta». Nessuna frase sibillina, l’affondo molgoriano ha un destinatario ben preciso: «Il vice presidente Romele - sottolinea Molgora - deve relazionarci da sei mesi sull’iter dei vari Pgt della provincia. O si cambia registro o trarrò le mie conclusioni, prendendo i provvedimenti del caso». Il rischio che si inasprisca la disputa tra le due massime cariche del Broletto è più che una mera eventualità. Dall’ufficio di presidenza non arrivano reprimende all’indirizzo di altri assessorati. «Con i membri di Giunta del Pdl ho collaborato ottimamente, con entusiasmo e dedizione». Non con tutti evidentemente ed è proprio di questo che si parlerà domani.
Resta (legittimamente) da chiedersi se gli esponenti del Popolo della Libertà si presenteranno alla riunione di domani. Molgora si è detto convinto che il fronte del dissenso schierato insieme a Romele non sia così compatto, ed è di queste fratture, ancora da confermare, che il Carroccio parrebbe voler approfittare. Chiaramente la verifica la si deve fare in due ed ora come ora tira aria di fronda. Forse, di fronte ad un nuovo ammutinamento (dopo quello consumatosi in Consiglio provinciale) la crisi sarà inevitabile. Molgora lasciato a casa? Il sottosegretario se la ride: «Se il Pdl ha problemi politici li risolva lontano dalla sede istituzionale. Quanto a me, se non dovessi più fare il presidente della Provincia, avrei solo più tempo per stare insieme alla mia famiglia». A chi, adesso, la prossima mossa?
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#4 Lun 28 Dic, 2009 06:28 |
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Re: Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Martedì, 29 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, gdb
Brescia&Provincia
Broletto, dopo le liti
è l’ora della pace
Torna disteso il clima tra Popolo della libertà e Lega Nord che oggi ufficializzeranno la ritrovata armonia politica
Se ci pensate bene, è un fatto puramente meccanico: una semplice ma decisa rotazione della spalla ed ecco che un braccio di ferro si trasforma in una stretta di mano. Una soluzione perfetta, anche se uno dei due nemici-amici avrà una stretta più forte. Rabbiosa perfino. Comunque sia Popolo della Libertà e Lega Nord sono pronti a mettere fine al «Natale di belligeranza». È questo il risultato del faccia a faccia di ieri mattina, incontro che dovrebbe consentire di gettarsi alle spalle ogni incomprensione.
Un meeting per voltare pagina
Cinque sedie, un tavolo. Preponderanza di tinte padane, rappresentate dal segretario provinciale (e capogruppo in Broletto) Stefano Borghesi e dagli assessori Giorgio Bontempi e Aristide Peli. All’«angolo» del Pdl sono schierati Viviana Beccalossi (coordinatore provinciale del Pdl) e Diego Invernici (capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio provinciale). Grande (e giustificato) assente il presidente Molgora, impegnato alla cerimonia di inaugurazione della variante di Vobarno. Questi i protagonisti dell’«armistizio brolettiano», anticamera alla pace vera e propria. Nessuna anticipazione però, almeno fino alle 10 di oggi, quando si terrà una conferenza stampa congiunta alla presenza di Stefano Borghesi e Viviana Beccalossi. Si annullano quindi distanze scavate parola dopo parola, unghiata dopo unghiata. Su quanto successo davvero, però, nessuno ha voluto (o potuto?) soffermarsi. Silenzio ermetico da parte della Beccalossi, esternazioni contenute di Borghesi: il segretario lumbard ha parlato di «clima disteso e amichevole, in cui si è potuto dialogare in modo costruttivo». E arrivederci a quest’oggi.
Una Giunta senza fratture?
La valenza di questa giornata è accresciuta dalla concomitante convocazione della Giunta provinciale, peraltro già annunciata da Molgora domenica scorsa. L’appuntamento è per le 11, giusto a ruota della riappacificazione ufficiale. A voler esser maliziosi una sceneggiatura perfetta per un film di crisi presunta, che lascia ancora molti nodi da sciogliere. Quello politico sarà affare dei partiti, che dovranno pensare ad un colpo di spugna sufficientemente vigoroso da cancellare i segni lasciati da battibecchi pesanti, anche sul piano personale. Diversa è la situazione nella squadra che governa la Provincia: le parole di Molgora non si prestano ad interpretazioni di comodo. Il difficile infatti sarà smorzare l’invito a «certi assessori» a «darsi una regolata», minacciando «provvedimenti qualora questo non si verifichi».
Cercando una mediazione
Intendiamoci: se già l’ipotesi di una crisi di Giunta sembrava (quantomeno ai più smaliziati frequentatori della politica) improbabile, lo è ancora di più l’eventualità che l’odierna Giunta diventi nuovamente terreno di scontro tra Molgora (criticato pesantemente dalla Beccalossi) e gli assessori targati Pdl. O meglio, tra presidente e vicepresidente. Romele, che ha scelto di restare in silenzio, è stato attaccato in modo duro, addirittura richiamato all’ordine. Quell’invito a rientrare nei ranghi, rivolto a lui così come al Popolo della Libertà, è la carica esplosiva che sarà più complicato disinnescare. Non è l’esito della Giunta ad essere in discussione, a meno di rigurgiti masochisti: ci si chiede semmai come uscire puliti da questo pantano, senza sporcare il vestito buono per il Pirellone.
«Molgora rispetti il Consiglio»
Affondo del consigliere Pier Luigi Mottinelli (Pd) che «bacchetta» il presidente
Se il Pdl risponde agli attacchi di Molgora con un’ipotesi di pace, da sancire questa mattina in forma ufficiale, l’atteggiamento del Partito democratico è quello di rispondere colpo su colpo. Ecco quindi che, in merito alla situazione di crisi tra le rappresentanze di Pdl e Lega, che è sfociata con l’abbandono del Consiglio provinciale da parte di consiglieri ed assessori del Pdl ed alla replica del Presidente Molgora, interviene il presidente della commissione Bilancio Pier Luigi Mottinelli. «È abbastanza normale - sottolinea Mottinelli in una nota - che di fronte ad una crisi vera, che si denota dalle affermazioni di Viviana Beccalossi, che sembrano le stesse che da mesi abbiamo rivolto come opposizione, il presidente cerchi di uscire dall’angolo in cui è finito attaccando tutti e tutto. Il presidente di una Provincia così importante, ancorché eletto con l’elezione diretta, si deve confrontare con il Consiglio provinciale, che può approvare o meno il suo operato. Abbiamo invece notato in questi mesi come il confronto non sembra essere una sua prerogativa spiccata, tale che sembra la principale causa della crisi con il Pdl. Immaginiamoci poi come possa essere il confronto con le opposizioni».
«La Commissione che presiedo - aggiunge Mottinelli - ha competenze sulle partecipazioni della Provincia, sul Bilancio e sull’Innovazione tecnologica e, per questo, è presieduta da un componente dell’opposizione. Assume anche la funzione di Commissione di garanzia in base al Testo Unico sugli Enti Locali 267/00. Pertanto risponde al Consiglio e si è riunita, dallo scorso giugno ad oggi, secondo le prerogative convenute. Ovvero tre sedute al mese, quattro convocazioni congiunte con altre Commissioni su problematiche richieste dai consiglieri, due suppletive su argomentazioni del Bilancio in vista dell’assestamento di Bilancio».
Infine, conclude il consigliere del Partito democratico, «dopo la riduzione delle Commissioni consiliari e del numero dei componenti, di fronte a nessuna riduzione della Giunta, visto poi che il dodicesimo assessore è sempre in predicato, non capisco come il presidente della Provincia si permetta di interferire nelle competenze del Consiglio. Non è che per giustificare i suoi problemi vuole impedire al Consiglio di esercitare il proprio ruolo? Se è così non staremo a guardare: ne è in gioco la democrazia che passa per gli eletti, non per un tribuno padano».
Quel «Polo» della discordia
Dire che c’è Polo Logistico e Polo Logistico sarebbe scontato. Eppure, se accettiamo la tesi di una politica a... misura di toponomastica, la differenza tra Chiari e Azzano sta giusto nelle conseguenze (più o meno gravi) rispetto alla stabilità della maggioranza provinciale.
Il parallelismo nasce spontaneo, visto anche che la compatibilità dei due progetti al Piano territoriale di coordinamento provinciale è arrivata in contemporanea, proprio alla vigilia del Consiglio provinciale segnato dall’abbandono dell’aula da parte del Pdl. Se la partita clarense non ha scatenato aperti malumori tra le due componenti della maggioranza consiliare, il progetto del Polo logistico di Azzano Mella è stato la causa scatenante di una settimana di passione, consumata a colpi di conferenze stampa e dichiarazioni al vetriolo. Senza che il Carroccio tralasciasse di ricordare come il caso azzanese non prevedesse diktat. Nessuna preclusione quindi rispetto a progetti di questo tipo, solo la voglia di mettere in chiaro i meccanismi e le alleanze che stanno dietro. Chiari è Comune saldamente in mano padana, Azzano Mella è feudo del Pdl. Forse a finire nell’imbuto dell’aula consiliare è stato un problema che compete a più alte sfere, le stesse chiamate oggi a porvi rimedio.
Alleanza Pdl-Lega, le interpretazioni di Paroli e Molgora
di Adalberto Migliorati
Coabitazione competitiva. Nella vicenda che ha pubblicamente diviso, in Broletto, Lega e Pdl - e che pare verrà oggi ricomposta con una tregua armata - un dato balza agli occhi: la differente strategia di Paroli e Molgora nel gestire l’alleanza concorrente in Loggia e in Provincia. Il sindaco punta a far compartecipare, il presidente ad affermare una diversità. L’uno e l’altro parlamentari - Molgora anche sottosegretario - hanno subìto più di un attacco - non solo esterno al proprio partito - per il doppio incarico ricoperto. Non manca chi sostiene che il voto regionale di marzo, rimettendo sul tavolo gli incarichi complessivi, possa riconsiderare singole situazioni. L’uno e l’altro hanno un vice che esprime l’altra forza politica preminente, ma con loro hanno instaurato modi diversi di collaborazione.
Lo stile Paroli
Da sempre Paroli, anche quando era parlamentare di prima nomina, guarda alla Lega come ad una componente decisiva della coalizione di centrodestra. Magari impegnativa nella trattativa e talvolta scomoda nel confronto, ma portatrice di un consenso reale, che esprime quote verificabili di brescianità.
È diventato sindaco di Brescia al primo turno, potendo contare sull’appoggio, da subito, della Lega. Il Carroccio gli ha messo a fianco un vicesindaco, Fabio Rolfi, completamente insediato sul territorio cittadino e Paroli difende quella che definisce la collaborazione leale di Rolfi e il valido contributo amministrativo della Lega.
Il sindaco smorza un doppio livello di critiche interne. Il primo: lasciare troppo spazio alla crescita di immagine del vice, facendone un potenziale candidato sindaco per il dopo doppio mandato auspicato nel segno di Paroli. La seconda: assistere remissivi alla possibilità della Lega di avviare ulteriori relazioni ambientali e, conseguentemente, ad una sua ulteriore crescita elettorale anche in città. Paroli è per la coabitazione partecipata: al Pdl fare la sua parte, che non è piccola.
Lo stile Molgora
L’on. Molgora, tornato in Parlamento e al Governo, non pensava di essere catapultato alla presidenza della Provincia. Incarico cui ambiva, con il sostegno del Pdl, l’on. Romele, suo vice. Ai vertici del Broletto stanno due parlamentari, con attese personali diverse. Quando la Giunta provinciale si insedia, più di un assessore ritiene che il lavoro assessorile fianco a fianco cementerà la squadra e le forze politiche che la esprimono. Evidentemente così non è. Anche perché, si sussurra in Broletto, Molgora punta a tirare una riga sotto le stagioni pregresse e ad affermare una nuova fase nella prospettiva del suo nome e del Carroccio. All’inizio assessori e consiglieri del Pdl stanno a guardare, magari qualcuno si strofina le mani quando il bacchettato è un collega non amato. Poi si fa la conta dei mandati dietro la lavagna e si ritiene siano troppi.
Da qui le reazioni. Prima in Giunta, poi in Consiglio provinciale. Con un crescendo di aperta conflittualità che connota la vicenda sul piano politico, registra le puntute dichiarazioni della coordinatrice del Pdl on. Beccalossi, vede Molgora privilegiare la puntualizzazione delle sue ragioni e dei torti altrui piuttosto che la mediazione presidenziale. Si balla sull’orlo della crisi.
La ricucitura
La conferenza stampa congiunta convocata stamattina dai rappresentati politici provinciali di Pdl e Lega? Dovrebbe comunicare che si può rilanciare - se nottetempo qualcuno non ha frapposto ulteriori ostacoli - la collaborazione in Giunta. Resta la questione di fondo: gestire le coalizioni costa la disponibilità a farsi carico anche delle attese degli alleati, non sempre coincidenti con le proprie impostazioni metodologiche e di priorità. In caso contrario la tregua non terrà.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#5 Mar 29 Dic, 2009 06:14 |
|
 |
Redazione
Coordinatore
 Moderatore


Registrato: Giugno 2006
Messaggi: 19510
Residenza: Italia
Utente #: 39
|
 Re: Bufera in Broletto, spaccatura Lega-Pdl (sviluppi)
 = News con documentazione video - [*] News con commento di Red
(M) Articoli con più fonti - HOME PAGE
Mercoledì, 30 Dicembre 2009 Rosario Rampulla, gdb
Broletto La pace armata
«Regia» di partito per la Provincia
Accordo Lega-Pdl sul futuro dell’Ente: definita l’istituzione di «un tavolo politico per dirimere eventuali controversie»
Una stretta di mano sancisce la «pace» tra Popolo della Libertà e Lega
Resta da risolvere però la questione tra Molgora e il Pdl (Eden-Putelli)
Nel prontuario di retorica politica la litote (affermare qualcosa negando il suo contrario) è spiegata nelle primissime pagine. Dire quindi che la Giunta Molgora non è commissariata presta il fianco a facili illazioni. A ben vedere, l’intesa Pdl-Lega per mettere a tacere ogni voce di rottura politica in Broletto, sancita dall’istituzione di una cabina di regia «per dirimere eventuali controversie e rafforzare il Governo provinciale», somiglia a una «museruola politica» messa al sottosegretario. Basteranno i no decisi di Viviana Beccalossi e Stefano Borghesi a convincere tutti, Molgora per primo, del contrario?
Scambiamoci un segno di pace
Dopo il «bloody Sunday» scatenato dal presidente, lunedì mattina palazzo Broletto ha ospitato il vertice (già in programma prima delle «picconate» di Molgora, almeno così è stato assicurato) del chiarimento, della riappacificazione. Per nulla faticosa, almeno stando alla Beccalossi. Ieri il coordinatore provinciale del Pdl, coadiuvata dal segretario provinciale del Carroccio, ha potuto così ufficializzare la fine delle ostilità. «Abbiamo trovato un accordo - ha spiegato la Beccalossi - che prevede una regia congiunta che coinvolgerà segretari di partito, assessori, capigruppo e presidente della Provincia. Il primo argomento su cui confrontarsi sarà la scrittura del Bilancio, dove sarà necessario decidere dei tagli da fare senza intaccare la progettualità su infrastrutture, viabilità e sul mondo dell’impresa». Una perifrasi per dire che la Giunta è commissariata? «Non è così - ha rassicurato Borghesi -: semplicemente sono stati chiariti i problemi emersi tra Lega e Pdl, frutto in buona parte di problemi di comunicazione. Questo tavolo politico vuol dare indirizzi alla Giunta, magari con aiuti autorevoli come quello dell’on. Saglia», senza che ci siano «invasioni di campo».
«La maggioranza - ha aggiunto Borghesi - ne esce compatta e determinata: la verifica può dirsi conclusa. È normale in una Giunta con molte facce nuove che ci siano scosse di assestamento, anche per definire certe modalità operative».
I due volti del chiarimento
Poco avvezza, per sua stessa ammissione, a seguire diligentemente i dettami della correttezza istituzionale, la Beccalossi ha puntualizzato come «ci sia stato sì un chiarimento tra Pdl e Lega, non tra Pdl e Molgora. Io non ho ancora avuto modo di parlare con lui. Del resto, dopo aver letto le sue ultime dichiarazioni, la tentazione di andare a sciare a Ponte di Legno con gli assessori del Pdl era fortissima. Oggi (ieri, ndr) invece saranno in Giunta». Che tenuta avrà questa tregua, se l’atteggiamento del presidente non si allineerà a quello delle segreterie? «Tra i partiti c’è sintonia, prima o poi si troverà anche in Giunta. Vorrei però discutere alcuni aspetti poco simpatici emersi nei giorni scorsi».
Piace ancora l’asse Roma-Broletto
Resta il sospetto che la veridicità della soluzione scelta sia indimostrabile, da assumere come assioma. Sia Borghesi che la Beccalossi hanno confermato che «l’obiettivo è evitare fraintendimenti e litigi, magari rimandando delibere o mozioni non sufficientemente chiarite. E poi - la battuta è della Beccalossi - Molgora si potrà sentire meno solo. Il suo ruolo deve essere quello di un bravo maestro d’orchestra».
Capitolo «romano»: è opportuno che Molgora mantenga le cariche in Parlamento e nel Governo oltre che il ruolo di presidente della Provincia? «Finché ci riesce - ha commentato la Beccalossi - è un arricchimento per il territorio bresciano. Ovviamente, con la cabina di regia, dovrà essere più presente, e questo è un auspicio. Per ora il presidente e il suo vice lavorano bene. Se poi andranno d’accordo sarà ancora meglio. La stesura del Bilancio sarà la prova del fuoco per verificare la tenuta di questa risoluzione».
Che cabina di regia sia, dunque. Ciak, si gira: silenzio in sala, l’alleato è in ascolto.
Molgora: penso io ai problemi di Giunta
Il presidente respinge l’ipotesi di intromissioni esterne «sulle questioni con gli assessori»
Daniele Molgora arriva alle porte della sala Giunta col volto sereno. Nessuna emozione, o tentennamento, sente il potere provinciale saldo nelle proprie mani ed è pronto ad incontrare la «squadra». Quella che, in qualche caso, andrebbe «registrata, per migliorarne i meccanismi».
Mezz’ora prima, Molgora avrebbe dovuto saperlo, Viviana Beccalossi e Stefano Borghesi hanno annunciato l’istituzione di una cabina di regia che sovrintenda al lavoro di Giunta. Il presidente incassa il colpo e, livido in volto, non nasconde il disappunto.
«I problemi di Giunta li discutiamo in Giunta- ruggisce il sottosegretario del Carroccio -, non riguardano i partiti. Non servono interventi esterni su questioni inerenti il rapporto con gli assessori». Poi corregge il tiro. «Può capitare che su qualche delibera si possa avere un confronto più ampio, ma il lavoro del Governo provinciale va considerato a parte. Inoltre - il riferimento è alle parole della Beccalossi - non mi sento in alcun modo solo».
In questa crisi-non crisi dai toni ambigui, il paradosso del Carroccio vede Molgora, in un primo momento strenuo fustigatore di «certi malcostumi» assessorili, pronto fare fronte comune con il proprio team («i problemi sono nati tra i gruppi in Consiglio, non in Giunta»), compresi gli esponenti del Pdl. Quasi a rivendicare una indipendenza per tutti rispetto a quanto deciso a tavolino dai segretari di partito. Va in panchina il «capitano che segna troppi gol, scatenando l’invidia dei compagni», scende in campo il condottiero che serra le sue truppe, preparandosi a rintuzzare ogni ingerenza. Intanto i messaggi al quartier generale sono tutt’altro che cifrati.
«Non c’è nessun bisogno di chiarimenti tra me e la Beccalossi». Ma il pensiero torna rapido alla Giunta: «C’è un clima di collaborazione, anche se è sempre possibile migliorare i rapporti. Su questo punto tutti sono d’accordo con me, a meno che ci siano questioni marginali di cui non sono a conoscenza. E comunque non ho mai sollevato la questione degli assessori del Popolo della libertà».
Distensivo il tono di Giuseppe Romele: il vice presidente, duramente attaccato da Molgora, ha tenuto un profilo basso in questi giorni convulsi. «Ci sono state difficoltà oggettive - ammette -, frutto anche di una cattiva comunicazione. Ora è tempo di far trionfare una volontà costruttiva, mettendo da parte quanto accaduto e ricominciando a lavorare».
Poi le porte della sala Giunta si chiudono: certe voci parlano di atmosfera distesa, con parecchie delibere portate da Molgora e Romele discusse all’insegna della collaborazione.
Una sola tregua, due diverse interpretazioni. La logica delle alleanze detta tempi e modi di una pace che deve durare. Oltre la regia comune, questo lo pensano in molti, c’è solo lo spauracchio della crisi vera
«La mediocrità è al potere»
Duro attacco del Pd alla maggioranza: chiesto un Consiglio provinciale
La «mediocrità politica» di una Amministrazione provinciale che sconta il profondo malessere che esiste tra le due componenti di maggioranza. Una tesi sostenuta con forza, anche alla luce delle ultime, burrascose giornate vissute all’ombra del Broletto.
Il Partito democratico saluta il 2009 così come lo aveva iniziato, picchiando duro «sulle debolezze del Governo provinciale». Diversa la Giunta, diversi gli equilibri politici, comuni «gli errori». Anzi, quelli di oggi appaiono assai più gravi. L’onore del primo affondo spetta al capogruppo Diego Peli: «Molgora agisce come se fosse un proprietario d’azienda, ma ha sbagliato i conti: anche la Giunta ed il Consiglio hanno un ruolo. La sua gestione autoritaria non porta a nulla anzi, è mediocre sul piano politico. Basti pensare a come ha affrontato i problemi del sostegno alle aziende, o quello dell’aeroporto di Montichiari. L’unico suo successo è il taglio delle spese: in questo senso fa il revisore, non il politico».
Ciò che preme di più al Pd è «far riacquistare dignità al Consiglio: ecco perché presenteremo entro giovedì (domani, ndr) la richiesta di convocazione di una seduta consiliare, richiesta condivisa da Udc ed Italia dei Valori». Peli anticipa già l’eventuale ordine del giorno: «Cominceremo chiedendo lumi sul Polo logistico di Azzano, così come sul concorso in atto per assumere nuovo personale, concorso cui partecipano mogli e parenti di esponenti leghisti. Vorremmo poi la calendarizzazione delle risposte alle osservazioni al Ptcp, definendo le date delle Commissioni». C’è poi la questione dell’aeroporto: «È diritto del Consiglio esprimere l’indirizzo politico su un argomento di questa rilevanza, anche se poi sarà la Giunta a prendere le sue decisioni. Di certo c’è da evidenziare il fallimento della politica sul D’Annunzio. Comunque - assicura il capogruppo - vigileremo sul nuovo Bilancio. Vedremo se Molgora sarà capace di esercitare la sua rigorosità rispetto alle spese future».
Fabio Ferraglio torna invece sulla polemica a proposito delle troppe Commissioni convocate da Pier Luigi Mottinelli. «È stata un’uscita grottesca: le Commissioni sono per noi l’unico modo di incidere sulla vita politica della Provincia ed è legittimo convocarle. Metterle a tacere equivale a ridurre il nostro ruolo e lo spazio di democrazia». Antonella Montini evidenzia «la gravità della crisi in Giunta, con la Lega che la pensa in modo diverso rispetto al Pdl. Intanto però i veri problemi sono messi in secondo piano, pur sapendo che nulla succederà visto che nessuno vuole perdere il posto».
L’ultima sottolineatura tocca a Laura Parenza, che prende spunto da alcuni manifesti fatti realizzare dal Pd per enunciare l’auspicio che «Brescia non sia provinciale, ma torni ad essere una Provincia con la "p" maiuscola, grazie a una nuova modalità di fare politica»
Italia dei valori: «Troppi i nodi da risolvere»
«Il Polo logistico di Azzano Mella? È la goccia che ha fatto traboccare il vaso». C’è anche la voce dell’Italia dei Valori nel coro di critiche e richieste di chiarimento che investe la maggioranza all’indomani di una crisi che, per ora, pare risolta. Non lo è di certo per Francesco Patitucci, capogruppo dell’Idv in Broletto, che attacca a tutto campo atteggiamenti e scelte della Giunta Molgora. «È evidente - sostiene il consigliere - che esistono problemi reali nei rapporti tra Popolo della Libertà e Lega Nord, come evidenziatosi nello scontro, politico e non solo tecnico, sul Polo di Azzano. In realtà le questioni in ballo sono molte di più, dalle competenze dei singoli assessori fino al riordino degli esercizi scolastici. Per non parlare del Polo logistico di Chiari, su cui la Lega è favorevole mentre il Pdl si sente escluso».
Patitucci si sofferma poi sull’esercizio delle attività consiliari. «In questi mesi abbiamo presentato alcune mozioni, ma spesso le risposte sono risultate poco soddisfacenti, o sono mancate del tutto. Addirittura non ci è stata fornita alcuna documentazione in Commissione relativamente al futuro delle scuole». Ultima spallata al nodo delle doppie cariche: «Non si può fare il presidente della Provincia part time, così come il sindaco. Serve più presenza, più chiarezza su certe questioni. È per questo che, insieme alle altre forze di opposizione, abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio provinciale».
Salvatore Palmirani, coordinatore cittadino dell’Italia dei Valori, vuole infine sgomberare il campo dai fraintendimenti: «Qualcuno - spiega Palmirani - ha letto il nostro voto favorevole su alcune mozioni presentate in Loggia dalla maggioranza come il sintomo di un diverso atteggiamento politico dell’Idv a livello locale rispetto a quanto accade a Roma. Vorrei dire che la linea resta sempre quella di Antonio di Pietro, fermo restando che di fronte a provvedimenti che vanno, a nostro giudizio, nell’interesse della collettività, garantiamo il nostro appoggio. Ciò non equivale ad affermare che ci siano particolari intrecci o che la maggioranza possa contare su di noi»
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
|
#6 Mer 30 Dic, 2009 06:58 |
|
 |
|
|
Questo argomento è stato utile?
Questo argomento è stato utile?
| Condividi Argomento |
|
 | | Inserisci un link per questo argomento |
| URL |
|
| BBCode |
|
| HTML |
|
|
Pagina 1 di 1
|
Non puoi inserire nuovi Argomenti Non puoi rispondere ai Messaggi Non puoi modificare i tuoi Messaggi Non puoi cancellare i tuoi Messaggi Non puoi votare nei Sondaggi Non puoi allegare files Non puoi scaricare gli allegati Non puoi inserire eventi calendario
|
|
|
|
|