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Caffaro, bonifica a rischio se chiude la fabbrica
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Domenica 5 Aprile : 2009 Eugenio Barboglio, Brescia Oggi

Caffaro, bonifica a rischio se chiude la fabbrica

IL CASO. Ieri la spa ha chiesto l'amministrazione straordinaria, lasciando nei guai il Comune e il ministero
Vilardi: «Nell'incontro a Roma la società ha presentato una bozza con le risorse (poche) Poi i libri in tribunale»


L'esterno della Caffaro.
Per l'azienda il liquidatore ha chiesto l'amministrazione straordinaria

ImagePreoccupa il futuro ambientale attorno alla Caffaro. Ha sempre preoccupato, in verità; d'altronde si parla di bonifica da anni, da quando è scoppiato il caso del Pcb, ma senza vedere risultati (tranne che per qualche intervento parziale avviata dal Comune e che dovrà essere pagata dalla società).

Ma dall'altro ieri preoccupa di più, anzi spaventa. Da quando la Snia, la società controllante, ha portato i libri di Caffaro Chimica in tribunale, prefigurando l'esplosione di un enorme problema di carattere ambientale e occupazionale. All'orizzonte si fa molto concreto il rischio che la chiusura della fabbrica di via Milano fermi il risanamento dell'area, risanamento economicamente in carico alla società ora in amministrazione straordinaria - la procedura concorsuale che mira a salvare il salvabile di grandi imprese decotte.
Per Brescia è fondamentale che nel «salvabile» di Caffaro ci siano i soldi per proseguire la bonifica nel perimetro della fabbrica, ma anche dell'area circostante.

A QUESTO PUNTO i salvagenti non sono molti. Il principale è quello legato alla Prodi Bis e quindi alla nomina di un commissario straordinario per la gestione della società in disarmo e per individuare gli spiragli di rilancio (se ci sono) e le risorse per il risanamento della zona inquinata.
Di risorse si parla da anni. In modo frenetico nell'ultima settimana, nella quale si sono susseguiti incontri a Brescia e Roma alla ricerca di soluzioni dopo la messa in liquidazione di Caffaro. Ma, a quanto pare, le cifre fatte circolare dall'azienda hanno denunciato una notevole inadeguatezza, lasciando insoddisfatti i rappresentanti della Loggia.

Un primo incontro si è tenuto in Broletto all'inizio della settimana, con i sindacati, il liquidatore Bettetto, l'assessore all'ambiente del Comune Paola Vilardi, l'altro assessore Margaroli e il vicepresidente della Provincia Peli. In quest'occasione - fa sapere Vilardi - la parte aziendale si sarebbe tenuta estremamente sul vago riguardo alle risorse da impiegare nelle bonifiche, limitandosi a ribadire il proprio impegno. Salvo, invece, - giovedì a Roma nell'incontro con i tecnici del ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo - squadernare cifre: «Sei milioni e ottocentomila per riservare il sito inquinato dal Pcb, briciole se si pensa che la stima del ministero era di un miliardo e mezzo» ricorda Vilardi che all'incontro romano c'è andata. Sei milioni sui quali si è di fatto aperta una trattativa, bruscamente interrotta «dalla notizia della amministrazione straordinaria: l'impressione è che i manager Caffaro abbiano bluffato per un po', poi nella riunione di Roma abbiano capito che ormai non c'era più spazio e che avevano le spalle al muro». Ed ecco i libri in tribunale.

ORA IL FUTURO è incerto. E popolato da spettri, il primo dei quali è che a fabbrica chiusa nessuno pompi e filtri l'acqua inquinata dalla falda. Poi l'emergenza occupazionale per i 120 dipendenti. Per farvi fronte lunedì in Loggia si incontrano sindacati e sindaco Paroli, un punto importante prima dell'assemblea pubblica dei lavoratori dello stabilimento di via Milano.

 





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