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Lunedì, 28 Dicembre 2009 Franco Venturini, corriere della sera
Cambiare strategia
Dopo la «mano tesa » di Obama, dopo le proposte negoziali dell’Agenzia atomica, dopo gli avvertimenti che le sanzioni sono in arrivo e le iniziative militari non vanno escluse, l’Occidente non sa più cosa fare con l’Iran. A Teheran la protesta anti- regime è ormai un movimento di massa, ma non di una massa qualunque. I filmati sfuggiti alla censura mostrano che i dimostranti sono quasi tutti giovani. E se questo è un elemento importante ovunque, lo è particolarmente in Iran dove 48 milioni di cittadini (la maggioranza della popolazione) hanno meno di 33 anni. Non basta. I tumulti dalla capitale si sono estesi a tutte le principali città, e a Teheran sono stati teatro di violenze anche quei quartieri della nomenklatura sciita che inizialmente i dimostranti evitavano.
La sfida al potere diventa dunque sempre più decisa, e nulla fa pensare che un regime sulla difensiva possa riassorbire il dissenso militante di chi, pur appoggiando in linea di principio i programmi nucleari iraniani, vuole libertà, modernizzazione, prosperità economica e una politica estera di dialogo. Quella in atto è ormai una rivoluzione strisciante. Che ha avuto per primo risultato quello di invadere i Palazzi di Teheran e sconvolgere gli equilibri preesistenti. E per secondo quello di trasformare l’Occidente in un re nudo.
Lo si è visto in occasione delle proposte per l’arricchimento dell’uranio in condizioni di sicurezza: il «falco» Ahmadinejad stavolta pareva propenso al confronto, mentre il presunto moderato Larijani ha guidato il partito del «no». Non si sa più, in pratica, a chi debba rivolgersi la «mano tesa» di Obama, o chi a Teheran sia eventualmente in grado di stringerla senza rischiare l’accusa di tradimento.
Certo, abbiamo in riserva le nuove sanzioni. Ma dietro i paraventi formali, chi crede alla loro efficacia? La Cina, sempre in cerca di buoni affari, fa il doppio gioco. La Russia è possibilista con Medvedev e contraria con Putin. In Europa gli unici davvero convinti sono i francesi. Ma anche loro sanno che è difficile colpire il regime senza colpire il popolo, e che l’unica sanzione in grado di spaventare Teheran, quella del blocco del greggio che torna dall’estero trasformato in benzina, è di fatto inattuabile.
La conseguenza è che davanti all’Iran e ai suoi piani nucleari l’Occidente si muove in un vuoto strategico, prigioniero dei suoi tentativi falliti. E inevitabilmente avanza così l’opzione militare, pur carica com’è di robuste controindicazioni tanto per Israele quanto per gli Usa e gli altri occidentali. Verrebbe da pensare che Obama, nel 2010, dovrà tentare di guadagnarsi proprio in Iran il suo Nobel per la pace. Ma la bacchetta magica non sembra averla nemmeno lui. Forse è più giusto riporre la nostra speranza nei ragazzi e nelle ragazze di Teheran, pronti a sacrificarsi per quel che noi non sappiamo dar loro.














































