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Venerdì, 11 Dicembre 2009 ERICA ASSELLE, La Stampa
IL FONDATORE SLOW FOOD RICORDA I PRIMI PASSI
Carlo Petrini "Vent'anni tra i sapori
per salvare il mondo"
"Slow Food, la mia multinazionale virtuosa"
Carlo Petrini al Salone del Gusto
BRA (Cuneo) - È il 10 dicembre del 1989, quando a Parigi un gruppo di amici guidato da Carlo Petrini fonda il movimento che sarebbe diventato universalmente noto come «Slow Food».
All'inizio, negli anni Ottanta, erano un gruppo di amici di Bra, che, dopo una radio libera, uno spettacolo di Dario Fo, una polemica in consiglio comunale, un giornale alternativo, uno spaccio alimentare a prezzi calmierati, mangiava e cantava nelle osterie di Langa. Oggi, la prima edizione del Terra Madre Day è una rete di 950 eventi organizzati in tutto il mondo per festeggiare i vent’anni dello Slow Food Internazionale inventato da Carlo Petrini.
Petrini, che cos’era, nell’86, Arcigola?
«Un’associazione che si occupava di enogastronomia, della cultura alimentare e che aveva un forte radicamento in Italia. Con Slow Food, nel 1989, è nata una nuova sensibilità rispetto alle culture del mondo e alla forza creatrice della diversità culturale. Con Terra Madre, nel 2004, poi, abbiamo coinvolto a livello mondiale i protagonisti attivi di un concetto diverso di alimentazione. È una lotta contro un sistema produttivo distruttivo per l’ambiente, in difesa della biodiversità del pianeta».
L’Arca del Gusto, i Presìdi, le tante battaglie, come quella per il latte crudo. Com’è il bilancio?
«È sotto gli occhi di tutti. Quando abbiamo iniziato dicevano che eravamo degli utopisti, che difendevamo dei prodotti in via di estinzione. La conseguenza, non solo per merito nostro, è che milioni di persone non sono d’accordo a distruggere la sapienza dei padri e un patrimonio alimentare immenso. I Presìdi - i prodotti tutelati - hanno fatto rinascere un'economia che rischiava di scomparire».
Quando vi trovavate a tavola «Da Gemma» a Roddino immaginavate che sarebbe andata così?
«Così nessuno poteva immaginarlo. Ma proprio perché siamo nati in contrapposizione a una multinazionale come quella del fast food c’era da pensare che aspirassimo a creare una multinazionale virtuosa, questo sì».
Lei ha collaborato con personaggi e istituzioni importanti, dalla Fao a Carlo d’Inghilterra. Un vantaggio per Slow Food o per loro?
«Ha fatto bene a tutti: quando ci si confronta è sempre un processo virtuoso».
Ricorda un incontro speciale?
«Le migliaia di contadini che ho conosciuto e che per me sono stati maestri di vita».
Avete creato l’università di scienze gastronomiche: quanto sono vicini contadini e studenti?
«Molto. L’università resta l’unica al mondo votata alle scienze gastronomiche. Spero che consolidi la formazione di giovani intraprendenti, capaci di valorizzare i prodotti della terra».
C’è chi la considera un profeta, chi le darebbe il Nobel.
«Prendiamola con calma. Ora è la nuova generazione che deve prendere in mano la macchina».
Carlo Petrini "Vent'anni tra i sapori
per salvare il mondo"
"Slow Food, la mia multinazionale virtuosa"
Carlo Petrini al Salone del Gusto
All'inizio, negli anni Ottanta, erano un gruppo di amici di Bra, che, dopo una radio libera, uno spettacolo di Dario Fo, una polemica in consiglio comunale, un giornale alternativo, uno spaccio alimentare a prezzi calmierati, mangiava e cantava nelle osterie di Langa. Oggi, la prima edizione del Terra Madre Day è una rete di 950 eventi organizzati in tutto il mondo per festeggiare i vent’anni dello Slow Food Internazionale inventato da Carlo Petrini.
Petrini, che cos’era, nell’86, Arcigola?
«Un’associazione che si occupava di enogastronomia, della cultura alimentare e che aveva un forte radicamento in Italia. Con Slow Food, nel 1989, è nata una nuova sensibilità rispetto alle culture del mondo e alla forza creatrice della diversità culturale. Con Terra Madre, nel 2004, poi, abbiamo coinvolto a livello mondiale i protagonisti attivi di un concetto diverso di alimentazione. È una lotta contro un sistema produttivo distruttivo per l’ambiente, in difesa della biodiversità del pianeta».
L’Arca del Gusto, i Presìdi, le tante battaglie, come quella per il latte crudo. Com’è il bilancio?
«È sotto gli occhi di tutti. Quando abbiamo iniziato dicevano che eravamo degli utopisti, che difendevamo dei prodotti in via di estinzione. La conseguenza, non solo per merito nostro, è che milioni di persone non sono d’accordo a distruggere la sapienza dei padri e un patrimonio alimentare immenso. I Presìdi - i prodotti tutelati - hanno fatto rinascere un'economia che rischiava di scomparire».
Quando vi trovavate a tavola «Da Gemma» a Roddino immaginavate che sarebbe andata così?
«Così nessuno poteva immaginarlo. Ma proprio perché siamo nati in contrapposizione a una multinazionale come quella del fast food c’era da pensare che aspirassimo a creare una multinazionale virtuosa, questo sì».
Lei ha collaborato con personaggi e istituzioni importanti, dalla Fao a Carlo d’Inghilterra. Un vantaggio per Slow Food o per loro?
«Ha fatto bene a tutti: quando ci si confronta è sempre un processo virtuoso».
Ricorda un incontro speciale?
«Le migliaia di contadini che ho conosciuto e che per me sono stati maestri di vita».
Avete creato l’università di scienze gastronomiche: quanto sono vicini contadini e studenti?
«Molto. L’università resta l’unica al mondo votata alle scienze gastronomiche. Spero che consolidi la formazione di giovani intraprendenti, capaci di valorizzare i prodotti della terra».
C’è chi la considera un profeta, chi le darebbe il Nobel.
«Prendiamola con calma. Ora è la nuova generazione che deve prendere in mano la macchina».














































