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CRONACA NAZIONALE E INTERNAZIONALE :: CASO PARMALAT: sviluppi
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CASO PARMALAT: sviluppi
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Martedì, 07 Ottobre : 2008

PARMALAT: PM CHIEDE 13 ANNI PER
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CALISTO TANZI


> PARMALAT: Le tappe della vicenda economica

MILANO - Con una richiesta di condanna forse senza precedenti per un processo in cui l'accusa principale è quella di aggiotaggio, si è conclusa la requisitoria della Procura di Milano contro Calisto Tanzi e altri otto imputati per reati connessi con il crac Parmalat: 13 anni di carcere per l'ex patron dell'azienda di Collecchio (Parma), ritenuto il "perno" di una vicenda paragonata anche a "un brutto film di mafia" che, in un certo senso, è stato precursore del film di questi giorni che sta spazzando via molte banche d'affari. A chiedere la condanna sono stati il procuratore aggiunto Francesco Greco e i pm Eugenio Fusco e Carlo Nocerino.

Al termine della requisitoria di Greco, cinque ore in cui è stata ricostruita nei minimi dettagli la "frode al mercato" gestita - secondo l'accusa, da Parmalat con Bank of America e i suoi manager, la parola è passata a Fusco. Un buon quarto d'ora per parlare della posizione di Italaudit (ex Grant Thornton), la società di revisione finita alla sbarra in base alla legge sulla responsabilità amministrativa, per poi passare alla richieste. Pesanti. Prima però il magistrato, rivolgendosi al collegio, ha fatto una premessa: "questo è un aggiotaggio irripetibile per la sua gravità", per la sua durata nel tempo, per "il concreto pericolo dell'alterazione dei titoli", per la frode ai danni di un esercito di bondholders, per "l'intesità del dolo". Pertanto, nonostante gli imputati siano incensurati, "non si possono concedere le attenuanti generiche tenuto conto anche delle motivazioni che hanno spinto ciascuno di loro al delitto e della condotta contemporanea e susseguente ai fatti contestati che ha dimostrato come se ne siano infischiati dei risparmiatori". Dopo di che gli anni di reclusione conteggiati in base alle aggravanti, alla continuazione e ai reati satellite (ostacolo all'attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori): 13 per Tanzi, tre anni e mezzo per Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela; cinque anni per Paolo Sciumé e Luciano Silingardi e quattro anni per Enrico Barachini, ex consiglieri indipendenti del gruppo; sei anni per Luca Sala, cinque anni per Luis Moncada e tre anni e mezzo per Antonio Luzi, ex dipendenti di Bank of America e definiti da Greco "giocatori d'azzardo con le carte truccate".

Riguardo a Italaudit, 300 mila euro di pena pecuniaria e confisca di 600 mila euro. E se Giampiero Biancolella, uno dei difensori di Tanzi, ha sostenuto che "esiste una discrasia tra le pene che sono state patteggiate e la pena chiesta per Tanzi", e il suo collega Fabio Belloni ha sintetizzato con una battuta "grande imputato grande pena", diverso è stato il parere di Marco De Luca, legale della nuova Parmalat: "Una richiesta così forte e una condanna così forte possono essere un monito severo alle istituzioni finanziarie rispetto al futuro del mondo economico e all'utilizzo di strumenti trasparenti e rispettosi degli interessi dei risparmiatori". Per il prof. Carlo Federico Grosso, che rappresenta il comitato dei circa 32 mila risparmiatori truffati, "le richieste dei pm sono assolutamente coerenti con il contenuto della loro requisitoria in quanto avevano definito gli episodi di aggiotaggio come unici nel panorama della criminalità economica del nostro parese". Non solo. Questa mattina Greco nel suo intervento - in cui tra l'altro ha citato la love story tra Naomi Campbell e il finaziere Marcus Elias, nuovo proprietario di Parmalat Brasile - ha detto che "il crollo della finanza internazionale di questi giorni che ha fatto sparire il settore delle banche d'affari, è la migliore dimostrazione che l'intuizione dei magistrati di Milano e Parma era giusta: le banche erano corresponsabili nel crac di Parmalat, hanno collaborato con false informazioni al mercato, con artifici a tenere in vita un titolo che già da due anni doveva andare in default".

Parmalat è stata definita una "gallina dalle uova marce d'oro" e la sua vicenda paragonata a "un brutto film di mafia", dove gli istituti di credito, in particolare Bank of America, sapevano ed erano complici perché hanno "avuto un occasione di guadagno" e perché hanno venduto al gruppo "quelle schifezze di cui parlano i giornali. Quei titoli tossici che erano stati tutti rifilati a Parmalat".

 





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Lunedì, 17 Novembre : 2008 La Stampa

Tanzi: "Mai sospettato della truffa"
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Callisto Tanzi

    
L'ex patron della multizionale dichiara in tribunale di non aver architettato nessun piano per imbrogliare i risparmiatori

MILANO - «Non ho mai ideato, non ho mai avuto la consapevolezza di aver architettato la grande truffa ai danni dei risparmiatori». È questo uno dei passaggi finali delle dichiarazioni spontanee rese in aula a Milano dall’ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, imputato per aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori.

Tanzi, rivolgendosi al tribunale, ha ammesso finanziamenti a partiti e a uomini politici e ha inoltre parlato di una serie di operazioni e dei rapporti con le banche, in particolare con Bank of America. Per concludere, in sostanza, in riferimento al crac e a quanto messo in luce dalle indagini, di «non aver voluto nè ipotizzato, nè sospettato che ciò potesse accadere».

Nella conclusioni delle sue dichiarazioni spontanee, l'imputato ha sottolineato: «attendo con doveroso rispetto e sottomissione la vostra sentenza». Il testo scritto delle dichiarazioni è stato depositato al tribunale assieme a una serie di allegati. Tanzi lancia poi l' attacco a Bank of America, affermando che «ci poneva solo strumenti di finanza alternativa e non faceva finanziamenti diretti».

Quanto ai finanziamenti alla politica l’ex patron di Parmalat ha detto: «Certamente c’è stata da parte mia una intensa attività di sostegno agli uomini politici e ai partiti politici sia in Italia che all’estero. Alcuni finanziamenti costituivano una mia esigenza di contributo alle idee, altre un’attività di lobbing e, quindi, rivolte al sostegno della Parmalat».

Tanzi ha poi ricordato di aver fornito tutte le informazioni di cui era in possesso all’autorità giudiziaria e ha anche indicato chi effettuava le operazioni di versamento «per mio conto». «Da questo mio tentativo di contribuire a far luce - ha aggiunto - è sorta unicamente una imputazione a mio carico per aver finanziato vari politici o partiti politici». Dopodichè l’ex patron del gruppo agro-alimentare ha voluto sottolineare che «per mia conoscenza, o conoscenza diretta, non esiste alcun uomo politico che possa avere il potere di ridurre un banchiere a divenire il manager e cioè il garante del collocamento di un bond sul mercato senza che l’istituto di credito ne tragga un lucro più che apprezzabile».

 





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Messaggio PARMALAT, DIECI ANNI DI RECLUSIONE A TANZI 
 
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Giovedì, 18 Dicembre : 2008

PARMALAT,
DIECI ANNI DI RECLUSIONE A TANZI


ImageMILANO - I giudici del tribunale di Milano hanno condannato a dieci anni di reclusione Calisto Tanzi per la vicenda del crac Parmalat. I giudici hanno ritenuto responsabile Tanzi dei reati di aggiotaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, concorso in falso con i revisori. Inoltre l'ex patron di Collecchio è stato interdetto dai pubblici uffici per la durata della pena e condannato a risarcire in via provvisionale le parti civili. E' stato assolto solo per un capo di imputazione relativo al concorso in aggiotaggio con gli ex funzionari di Bank of America che sono stati assolti.

ASSOLTI ALTRI IMPUTATI TRANNE ITALAUDIT
Il tribunale di Milano ha assolto tutti gli altri imputati, tranne la società Italaudit, per il crac Parmalat. I giudici della prima sezione del Tribunale di Milano hanno condannato la società di revisione Italaudit (ex Grant Thornton) a una sanzione di 240 mila euro e hanno disposto la confisca di oltre 455 mila euro. Le persone assolte a vario titolo, o per prescrizione o perché il fatto non sussiste o perché non è previsto dalla legge come reato, sono tre ex funzionari di Bank of America, Luca Sala, Luis Moncada e Antonio Luzi, i tre ex consiglieri indipendenti Paolo Sciumé, Luciano Silingardi ed Enrico Barachini, e Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela.

RESPINTE DUE RICHIESTE DI PATTEGGIAMENTO
I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano, prima di leggere la sentenza di condanna per Calisto Tanzi a dieci anni di reclusione per il crac Parmalat hanno respinto una richiesta di patteggiamento presentata da due imputati: Maurizio Bianchi e Lorenzo Penca ritenendo la pena patteggiata non congrua, disponendo quindi la separazione delle loro posizioni. Per un'altra decina di imputati è stata invece accolta la richiesta di patteggiamento a pene che vanno dai 5 mesi e 10 giorni ai 2 mesi.

BOFA: FRODE PERPETRATA DA DIPENDENTI SOCIETA'
Bank of America, con una nota, esprime la propria soddisfazione per la decisione del Tribunale di Milano di prosciogliere tre suoi ex dipendenti dall'accusa di aggiotaggio. "La decisione del Tribunale - spiega l'istituto di credito - stabilisce in modo inconfutabile che gli ex dipendenti della banca non hanno commesso il reato di aggiotaggio. Dopo oltre quattro anni di processo è emerso chiaramente che la frode Parmalat è stata perpetrata solo dai dipendenti della stessa società con l'assistenza di alcuni suoi revisori contabili". "Come le prove prodotte in giudizio hanno dimostrato - conclude la nota -, nessuno dei dipendenti di Bank of America sapeva, o era in condizione di sapere, della reale situazione finanziaria della Parmalat, che non fu rilevata neppure nel corso di indagini approfondite della Consob e di altre autorità pubbliche".

LEGALE LUZI: SENTENZA GIUSTA
"Siamo molto felici e la consideriamo una sentenza giusta e rispettosa del diritto": lo ha affermato Jacopo Pensa, legale di Antonio Luzi, ex dipendente di Bank of America, assolto nel processo sul crac Parmalat. A un cronista che gli chiedeva se è possibile che Tanzi sia l'unico responsabile, l'avvocato ha risposto: "può essere così, ma certamente se l'ha fatto con altri, non l'ha fatto con chi è stato assolto questa sera".

 





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Messaggio Tanzi, le motivazioni dei giudici: animato da un delirio d'o 
 
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Martedì 5 Maggio : 2009

IL PATRON PARMALAT E' STATO CONDANNATO A 10 ANNI DI RECLUSIONE

Tanzi, le motivazioni dei giudici:
animato da un delirio d'onnipotenza

«Il suo intento? Arricchirsi e fregiarsi del titolo di imprenditore modello»

Calisto Tanzi è stato condannato
a 10 anni per il crac Parmalat

ImageMILANO - L’ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi, era «animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza». Lo scrivono i giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza, depositate oggi, con la quale hanno condannato Tanzi a 10 anni di reclusione per aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e concorso in falso dei revisori, in relazione al crac del gruppo di Collecchio.

Nelle motivazioni della sentenza di 350 pagine, i giudici parlano di «spiccata capacità a delinquere di Tanzi», e spiegano che «il suo intento non è certo stato quello di risanare l’azienda, che, lo si ripete, versava già in gravissime condizioni finanziarie sin dalla quotazione in borsa della holding nel 1990».

L’intento di Tanzi, invece, secondo i giudici, era «quello di arricchirsi e fregiarsi del titolo di imprenditore modello ai danni dei terzi, sui cui ha scaricato tutti i rischi delle sue forsennate e alquanto sciagurate iniziative imprenditoriali». I giudici, Luisa Ponti, Giuseppe Gennari e Silvia Baldi, componenti il collegio, scrivono inoltre di come l’imputato «fosse animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, atteso che anche allorquando, nel corso del 2003, la crisi di liquidità era divenuta davvero insostenibile, egli contava di poter portare avanti in eterno il suo impero a mezzo dell’ emissione di ulteriori prestiti obbligazionari». Tanzi non ha mai pensato, scrivono ancora i giudici, «neppure per un secondo di portare i libri in tribunale».

 





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  Martedì, 1 Dicembre 2009    Il Messaggero


Parmalat, Tanzi risponde ai giudici:
ho pagato i politici, anche Berlusconi

Parmalt spostò la pubblicità da Rai a Mediaset per finanziare nascita di Forza Italia. Confermati i rapporti con altri politici
            
ImagePARMA  - E' un fiume di parole, Calisto Tanzi che senza i problemi di balbuzie che avevano fatto interrompere il suo interrogatorio di una settimana fa, risponde alle domande dei giudici che oggi lo hanno interrogato in aula per il processo parmigiano sul crac Parmalat. Tanzi è tornato a rispondere dei suoi finanziamenti alla politica. Parlando questa volta anche di Silvio Berlusconi. «Aveva chiesto un aiuto per fondare il suo partito. - ha ricostruito -. Partecipai a una riunione ad Arcore con altri imprenditori e lui ci disse che fare pubblicità sulle sue reti andava bene ugualmente». Sempre secondo il suo racconto, una parte delle inserzioni pubblicitarie destinate alla Rai furono «spostate su Mediaset».

Spot a tariffa piena. «Fu stabilito che avremmo pagato il costo degli spot senza sconti nè promozioni, che data la quantità delle nostre inserzioni pubblicitarie sarebbero state consistenti. In fattura quindi comparivano i pagamenti senza alcuna agevolazione o sconto». La Procura ha calcolato che l'ammontare degli sconti non praticati da Mediaset a Parmalat è di circa il 5% del totale. Tanzi ha confermato in aula che Mediaset ha continuato anche in seguito a non praticare un trattamento di favore ad uno dei più importanti inserzionisti.

Favori dalle banche: Tanzi a Palazzo Grazioli. Prima del crac del 2003 Tanzi, sempre secondo la sua ricostruzione, assieme al figlio Stefano fu ospite a Palazzo Grazioli. «Chiesi a Berlusconi di intervenire con le banche e con la Consob. Lui mi disse che poteva fare qualcosa con la Consob ma che sarebbe stato difficile intervenire presso le banche. Riuscimmo ad ottenere attenzione da parte della Consob anche per interessamento di Gianni Letta al quale chiesi le stesse cose che avevo domandato a Berlusconi».

Tanzi ha parlato anche di altri politici e di banchieri. «Mi sono rivolto all'allora ministro Goria e a Ciriaco De Mita perchè appoggiassero la candidatura di Luciano Silingardi a presidente di Cariparma», ha detto ripercorrendo le tappe della carriera di Silingardi, presente in aula come imputato e suo amico «conosciuto sui banchi di scuola». E in aula sono stati ricordati anche i rapporti con Franco Gorreri, ex numero uno di Bancamonte ed ex tesoriere di Parmalat, e Pellegrino Capalbo di Banca di Roma. Quella di poter influire sulle nomine dei vertici bancari italiani è una delle ragioni che hanno indotto Tanzi a finanziare alcuni politici anche se ha dato l'impressione di non ricordarlo. È stata la stessa pm Russo a riproporre quanto Tanzi aveva detto in un precedente interrogatorio.

«Finanziavo i politici per avere accesso al credito, per le nomine bancarie e per ottenere protezioni», spiegò nel 2004. Oggi l'ex patron Parmalat ha detto che «nel bilancio del dare e dell'avere dalla politica ho più dato che avuto».

In Ecuador per turismo. Poi Tanzi ha ribadito che il suo viaggio in Ecuador poche settimane prima dell'arresto del 27 dicembre del 2003 a Milano, non riguardava il suo presunto 'tesorò da nascondere: «Fu Ributti (Michele, all'epoca legale di Tanzi, ndr) a consigliarmi di andare in Ecuador - ha spiegato - perchè il Paese non aveva estradizione. Poi sono rientrato perchè non avevo niente da fare».

Il "tesoro" di Tanzi. Sono 27 i beni di valore che un funzionario della Reale Mutua Assicurazioni censì a metà anni '80, in casa sua per stipulare una polizza che ne coprisse l'eventuale furto o danneggiamento. La lista comprende 23 pitture, tra cui opere di Matisse, Fattori, Balla, Signorini, Boldini; poi due sculture in bronzo di Messina e due tappeti Kirman Laver. Nella lista dei beni, non tutti assicurati, non figurano invece il Manet e il Van Gogh di cui hanno parlato a Report nel servizio di ieri sera su Rai Tre. «Non ne so niente dei quadri - ha detto Tanzi in una pausa dell'udienza -. Uno è stato dato a Bondi anni fa. Il Manet non l'ho mai avuto, senz'altro».

E per Report un'altra smentita rispondendo ai cronisti: «In casa mia non ci sono caveau» e non c'e «nessuno dei quadri di cui ha parlato la trasmissione». Invece, secondo Report, Tanzi avrebbe 'trafugatò in Svizzera alcuni dei beni che si trovavano nella sua abitazione. «Non sono mai stato neppure a Ginevra», ha negato lui. Tra i molti dubbi sul crac Parmalat, anche una precisazione sullo strano rimborso del prestito obbligazionario che la multinazionale di Collecchio, affossata dai debiti e senza un euro in cassa, fece prima dell'8 dicembre 2003, giorno della scadenza. «Fu Enrico Bondi a trovare i soldi che hanno consentito il rimborso del bond dell'Immacolata», ha detto Tanzi. «Trovò i soldi anche grazie alla Banca Popolare di Lodi», ha specificato. Il bond dell'Immacolata ammontava a circa 150 milioni di euro.

 





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  Sabato, 12  Dicembre 2009    di Silvio Marvisi, Stefania Parmeggiani e Benedetta Pintus, La Repubblica


CRONACA

Tanzi, sequestrati altri quadri
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la moglie e una figlia tra gli indagati

Tra i più pregiati due Boccioni, un Segantini, un Kandinsky e uno Chagall. Dodici erano nella villa di Vigatto, uno a casa del genero e tre da Paolo Dal Bosco, ex consulente d'arte di Rovereto. Altre 26 opere confiscate alla figlia Francesca che era in affidamento ai servizi sociali. Rischia la revoca del beneficio di legge

Sedici dipinti, cinque sculture e un'anfora di epoca romana. Più 26 opere di artisti affermati, ma minori. E' questo il tesoro di Tanzi trovato dalla Procura di Parma al termine di una lunga notte di caccia. "Con questa operazione si è rotta una diga", ha commentato il procuratore capo Gerardo Laguardia (AUDIO) dopo che finanzieri e carabinieri avevano passato al setaccio diverse abitazioni nel Nord Italia, fermandosi fino alle 4.30 del mattino nella villa di Vigatto, proprietà di Anita Chiesi, moglie dell'ex re del latte.

Giovedì mattina l'ex patron non si è presentato in aula a Parma, dove avrebbe dovuto riferire sulle 19 tele recuperate di recente in tre cantine indicate da Stefano Strini, marito di sua figlia Laura (LEGGI). Intorno alle 22, cinque pattuglie della guardia di finanza hanno bussato alla sua porta: gli inquirenti erano alla ricerca di alcuni quadri di grande valore. Nello scantinato, ben impachettati, ne hanno trovati 12, tra cui un Mirò e un Renoir. Un'opera di Boccioni è invece stata consegnata ai militari dal genero. I più pregiati - un Segantini, un Kandinsky e un Chagall - sono stati sequestrati a Rovereto, a casa di Paolo Dal Bosco, ex consulente d'arte di Tanzi. Altre 26 opere sono state sequestrate nel pomeriggio a Francesca Tanzi: si tratta di dipinti e disegni di artisti contemporanei e del secolo scorso affermati, ma non di grandi maestri.

Gli indagati. La moglie di Tanzi sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. Un atto dovuto e legato alla confisca dei beni anche se la Procura non conferma. Nei guai anche la figlia Francesca, il cui difensore Luca Sirotti è arrivato alla villa attorno a mezzanotte e l'ha lasciata solo dopo le 2, mentre le Fiamme gialle, appostate anche di fronte alla casa di Strini, si sono trattenute fino a notte inoltrata. Francesca Tanzi, in particolare, rischia molto: aveva ottenuto come pena alternativa alla detenzione l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il beneficio le era stato concesso dopo 10 mesi di discussione perchè aveva dimostrato oltre allo spirito collaborativo, il fatto di essere nullatenente. Le opere sequestrate sembrano smentirla e l'ex dirigente del gruppo Parmatour potrebbe vedersi revocato il privilegio. All'elenco degli indagati va aggiunto quello del mediatore della Versilia in contatto con un misterioso acquirente russo per la vendita del Monet sequestrato una settimana fa. Nel registro degli indagati è stato iscritto anche Dal Bosco. ''Dal punto di vista giudiziario, non sono e non sono mai stato indagato dalla Procura di Parma per riciclaggio - afferma il consulente d'arte -, mentre per l'eventuale accusa di ricettazione, riferibile a sole tre opere, avute da parenti stretti del cavalier Tanzi, avrò modo di chiarire con il magistrato competente la mia totale estraneità".

Da Rovereto a Parma. Mercoledì notte la guardia di finanza e i carabinieri avevano effettuato una prima perquisizione nell'abitazione di Dal Bosco controllando la documentazione relativa agli acquisti delle 19 opere d'arte sequestrate una settimana fa. Ieri pomeriggio le forze dell'ordine, accompagnate dai due pm Vincenzo Picciotti e Lucia Russo sono tornate da lui per prelevare tre quadri oltre a numerosi documenti utili per ricostruire quali e quante opere i Tanzi possano avere acquistato in passato. Quest’ultimo elemento potrebbe essere utile, insieme alle perizie assicurative già sequestrate nel 2003, per capire se all’appello manchino altre tele e se si tratti di opere autentiche. Subito dopo la diffusione delle immagini dei quadri ritrovati, infatti, era divampata la polemica. Per Dal Bosco il loro valore non superava i 5 milioni di euro (LEGGI). Una cifra nettamente inferiore a quella indicata dalla procura di Parma, secondo cui il tesoro doveva valere oltre i 100 milioni (LEGGI).

Il futuro della collezione. Per il mantenimento della “ pinacoteca Tanzi” si sono fatti avanti la Parmalat capitanata da Enrico Bondi e la Sovrintendenza dei Beni Culturali guidata da Lucia Fornari Schianchi. La Procura ha deciso di affidare custodia e manutenzione di tutte le opere sequestrate a quest’ultima mentre ora l’idea, già espressa ma non ancora formalizzata, sarebbe quella di poter mettere in mostra tutti i pezzi dei Tanzi. Il ricavato a quanto ipotizzato finora potrebbe andare in donazione all’Ospedale dei bambini voluto e portato avanti dall’associazione Noi per loro. Al termine del processo il ricavato dalla vendita potrebbe essere invece messo a disposizione per il risarcimento ai risparmiatori frodati nel crac del 2003.

Si cercano altre opere. La guardia di finanza è alla ricerca di altre opere d'arte. "L'idea - ha spiegato Laguardia - è che girassero molti quadri appartenenti alla famiglia Tanzi. Dopo il 2003 e il 2004 non c'è stata nessuna perquisizione. All'epoca furono sequestrati tutti i dipinti e i beni di valore trovati nell'abitazione che in seguito furono dissequestrati perché Tanzi riuscì a dimostrare che quei beni appartenevano alla moglie". "Non è da escludere ci siano altre opere in giro – aggiunge il colonnello Massimo Pontillo (AUDIO) delle fiamme gialle di Bologna – anche se parlare del tesoro di Tanzi è una parola grossa. I quadri rappresentano una frazione del presumibile tesoro dei Tanzi”. Il procuratore capo ha invitato a farsi vivi quanti potrebbero avere quadri in qualche modo collegati alla famiglia Tanzi.

 



 
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  Venerdì, 25 Dicembre 2009 Giuseppe Guastella, corriere della sera


Erano 26 le opere d'arte nascoste dalla figlia dell'ex patron della Parmalat

In carcere Francesca Tanzi
Teneva in casa parte del "tesoro"

Revocato alla donna il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali

Francesca Tanzi
ImageMILANO - Triste vigilia di Natale in carcere per Francesca Tanzi. Alla figlia dell’ex patron della Parmalat è costata cara la scoperta in casa di 26 opere d’arte, tra cui quadri di artisti importanti, da parte della Guardia di Finanza l’11 dicembre durante le operazioni per il recupero del cosiddetto "tesoro" di Tanzi sfuggito agli investigatori dopo il crac del colosso alimentare. Per questo motivo, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha revocato alla donna il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali ottenuto dopo un patteggiamento per il coinvolgimento nella vicenda Parmalat.

SI E' PRESENTATA IN CARCERE SPONTANEAMENTE - E’ stata la stessa donna, che ha una bambina di due anni e mezzo, a presentarsi al carcere di Modena per costituirsi dopo che gli era stato annunciato per telefono il provvedimento dei giudici bolognesi. Arrestata il 17 febbraio 2004 con il fratello Stefano e quattro manager della Parmalat, Francesca Tanzi fu scarcerata l’8 marzo successivo. Il 20 febbraio 2007, Francesca e Stefano Tanzi chiusero il conto con la giustizia patteggiando insieme ad altre 15 persone, di fronte al Gup di Parma Domenico Truppa, la prima, una pena a tre anni e 5 mesi di carcere, il secondo a 4 anni e 10 mesi. Successivamente Francesca Tanzi ottenne l’affidamento in prova ai servizi sociali che sarebbe terminato tra pochi mesi.

 





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