Per spostarti rapidamente da una sezione all'altra:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Indice tematico delle sezioni.
e, per un aggiornamento rapido:
Lunedì 3 Agosto : 2009 PIERO BIANUCCI, La Stampa
Catastrofi in cielo
(e nell'informazione)
(e nell'informazione)
Per sua fortuna Naeye non ha sott’occhio la stampa italiana. Vedrebbe di peggio. In tema di astronomia, l’ultimo episodio riguarda l’impatto di una cometa sul pianeta Giove (foto) osservato il 19 luglio dall’astrofilo australiano Anthony Wesley e poi da astronomi professionisti e fotografato con i potenti telescopi di Mauna Kea (isole Hawaii) e con il telescopio spaziale “Hubble”.
Bene, si è parlato, anche sul nostro giornale, di un corpo grande come la Terra. In realtà si trattava di un oggetto dal diametro di circa un chilometro che ha prodotto vicino al polo sud di Giove una perturbazione con dimensioni paragonabili a quelle del nostro pianeta. Per inciso, la Terra ha un diametro di quasi 13 mila chilometri e non si conoscono comete con un diametro superiore ai 20-30 chilometri; nella maggior parte dei casi, sono aggregati di ghiaccio e detriti rocciosi di tre o quattro chilometri. Nozioni che si dovrebbero apprendere nella scuola media se non in quella elementare. La malattia del giornalismo scientifico italiano non è l’imprecisione. E’ l’ignoranza.
Robert Soria, astrofisico torinese che da molti anni lavora in centri di ricerca stranieri, nel manifestarmi per e-mail il suo disappunto, ha suggerito anche una spiegazione dell’errore, dovuto forse a un fraintendimento del dispaccio di agenzia in lingua inglese fonte della notizia. Si sa, anche in inglese siamo deboli... “Ci sono altri scienziati italofoni qui vicino a me, e stiamo ridendo per non piangere”, conclude Robert Soria.
Altro caso. Domenica 29 marzo “La Stampa” dedicava due pagine alla “previsione” di una catastrofe per la civiltà umana attesa per il 2012 in seguito a una gigantesca tempesta solare. Passano quasi due mesi e “la Repubblica” inopinatamente dà con forte rilievo la stessa notizia come se fosse nuova: “”2012, allarme della Nasa: blackout sulla Terra”.
Notizia originale e notizia stagionata in effetti si rifacevano a una simulazione della Nasa senza alcun rapporto con la realtà, proprio come chiunque può provare a immaginare come sarebbe la sua vita se vincesse al Superenalotto.
Anche qui, semmai, va notato che mai negli ultimi due secoli il Sole ha avuto un’attività così bassa come nell’ultimo periodo. Proprio il numero di agosto di “Sky & Telescope” dedica la copertina a questo insolito comportamento della nostra stella. Altro che tempeste solari gigantesche: c’è forse piuttosto da preoccuparsi dell’eccessiva bonaccia e della ritardata partenza del nuovo ciclo undecennale dell’attività solare.
Ancora a proposito del Sole, è sorprendente il taglio dato da alcuni giornali alle informazioni sull’eclisse totale di Sole avvenuta il 22 luglio: vengono evocate primordiali paure e si dà ampio spazio a un astrologo di Mumbai, tale Ray Kumar Sharma, che “in base ai suoi calcoli prevede l’irrompere di un momento critico per l’universo”.
Dal Sole alla Luna. Il 25 luglio, è ancora “la Repubblica” a tirare fuori come una novità il fatto che l’inglese Thomas Harriot abbia disegnato la Luna vista con il cannocchiale alcuni mesi prima di Galileo. Faccenda notissima, ma qui riprodotta in modo distorto (come un attacco di Londra contro Galileo...) e con errori grossolani: i due disegni di Harriot riprodotti non sono coevi (agosto 2009) come si fa credere al lettore, ma sono stati fatti a un anno di distanza l’uno dall’altro, e il secondo è ispirato proprio ai disegni di Galileo nel “Sidereus Nuncius”; a Galileo, poi, vengono attribuite mappe della Luna disegnate invece molti anni dopo da Hevelius e da Riccioli, e riprodotte ancora più tardi in un atlante settecentesco di Doppelmayr: di qui viene la foto di “Repubblica”, e i nomi di Hevelius e Riccioli vi compaiono in vistosi caratteri). Infine, lasciando da parte l’astronomia, ecco il “Corriere della Sera” che il 20 luglio su un serio articolo di Umberto Veronesi mette un titolo di sapore lombrosiano: “Predestinati alla bontà dai nostri geni”...
Il direttore di “Sky & Telescope” prova a spiegare il crollo della qualità del giornalismo scientifico con la velocità che ha preso il circuito delle notizie, la diffusione di giornaletti gratuiti confezionati senza professionalità e il decadimento delle stesse fonti istituzionali dei centri di ricerca.
Tutte cose vere. Ma forse nel caso italiano c’è una spiegazione più radicale. La scuola licenzia giovani che non sanno quasi nulla di scienza e nei giornali si ritiene che possa scrivere notizie scientifiche il primo che passa, mentre mai si affiderebbe un articolo su Del Piero a un giornalista sportivo che non sia da anni specializzato nel calcio e profondo conoscitore della Juventus.














































