LA CITTÁ DI CASTELLAMMARE DI STABIA La storia, il territorio
Le origini di Stabiae si perdono nella leggenda. Fondata dagli Osci, ebbe assidue frequentazioni con le vicine colonie greche e, a partire dal VI sec. a.C., con le popolazioni etrusche provenienti dall'Italia centrale che la scelsero come scalo commerciale.
Fece parte della confederazione Nocerina e, in seguito alle guerre sannitiche, nel 308 a.C., entrò nell'orbita di Roma.
Questa intervenuta in aiuto delle cittadine campane, contro i sanniti, dopo la vittoria, impose loro patti di alleanza che le accordavano una situazione di privilegio mentre lasciavano alle città autonomia politica e istituzionale.
Agli inizi del I sec. a.C. gli alleati italici, che subivano vessazioni sproporzionate rispetto ai diritti goduti, reclamarono la cittadinanza romana. Viste respinte tutte le loro istanze risorsero, provocando la "Guerra Sociale".
Anche Stabiae vi partecipò. La conseguenza fu che il 30 aprile dell' 89 a.C. venne espugnata dalle truppe romane comandate da Lucio Cornelio Silla. I Romani, per l'evidente ricchezza che ne avrebbe assicurata la ripresa e per la posizione strategica del suo scalo, decisero di radere al suolo la città: il suo porto era troppo importante per tutto l'hinterland campano.
La testimonianza archeologica dell'esistenza di un centro urbano anteriore all' 89 a.C. è provata sia dal rinvenimento di un tratto delle mura sannitiche a circa duecento metri dalla Villa di San Marco sia dal ritrovamento di abitazioni decorate nel cosiddetto "I stile pompeiano" in proprietà Bottone. La città fu sottoposta a Nocera ed avendo in ogni caso perso la sua autonomia amministrativa, si ridusse principalmente a luogo di villeggiatura. Come narra Plinio: "Stabia fu una città fortificata fino al 30 aprile dell' 89, giorno in cui, durante la guerra sociale, il comandante Lucio Silla la distrusse, e da allora si è ridotta a località di villeggiatura".
Così inizia il rapido processo di romanizzazione, finché l'antica Stabiae fu sepolta assieme a Pompei ed Ercolano dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
La città però si risollevò quasi subito; gli abitanti costruirono le loro case non più nella zona orientale, ma in quella opposta, presso la riva del mare e sulle alture, attratti dalle risorse offerte dagli orti e dai giardini ricchi di vigne e di oliveti.
Sul mare, furono riattivati gli antichi cantieri di costruzioni navali, fu dato maggiore impulso alla pesca e ai traffici marittimi.
Il medioevo la vide teatro delle scorribande dei barbari, ma già dal XIII sec. passò sotto il dominio degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. In età Angioina e Aragonese vengono costruite le mura difensive della città, che andavano dalla Porta del Quartuccio alla Porta della Fontana Grande. Nel decennio dell'anno mille la città consolidò anche il suo nome, e cominciò a chiamarsi Castello a Mare, grazie alla fortezza costruita dai Sorrentini sulla collina sopra Fontana Grande.
Nel Rinascimento la città diventò un feudo di casa Farnese; l'imperatore Carlo V la concesse, infatti, ad Ottavio Farnese in dote per le nozze della figlia Margherita d'Austria. Dopo una parentesi di dominio austriaco, la città nel 1734 si ritrova governata dai Borbone, che fondano i cantieri navali, ampliano il palazzo reale di Quisisana e cominciano a svelare i misteri di Pompei, Ercolano e Stabiae, ancora sepolte dall'eruzione del Vesuvio. Dopo il dominio francese e con il ritorno dei Borbone, Castellammare ebbe il privilegio, nel 1844, di far parte della prima tratta di strada ferrata d'Italia: la Napoli- Portici- Torre Annunziata- Castellammare.
Con l'Unità d'Italia, la città ha conosciuto fasi alterne; oggi parallelamente al rilancio dell'industrializzazione, Castellammare riscopre la sua vocazione turistica, di cui l'archeologia, le Nuove Terme Stabiane del Solaro e il Monte Faito sono le punte di diamante.
Tratto da: CASTELLAMMARE DI STABIA - la città delle acque















































