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Al termine di una tappa molto avvincente, il russo Denis Menchov ha conservato la maglia rosa di leader della classifica generale. Di Luca: «Io ci credo ancora»
Carlos Sastre CAGLI - Carlos Sastre ha vinto la 16a tappa del Giro d’Italia, 237 km con partenza da Pergola e arrivo in quota a Monte Petrano.
Lo spagnolo del team Cervelo, scattato sull’ultima salita della frazione, ha raggiunto e superato nei km finali l’ucraino Yaroslav Popovych (Astana) e ha tagliato il traguardo in solitaria.
Secondo al traguardo il russo Denis Menchov, che conserva la maglia rosa di leader della classifica generale. Il corridore della Rabobank è giunto con un distacco di 24" da Sastre, davanti a Danilo Di Luca (LPR) e Ivan Basso (Liquigas), rispettivamente staccati di 26" e 29" dallo spagnolo.
Stefano Garzelli (Acqua e Sapone) ha tagliato il traguardo in quinta posizione ad 1’19" seguito dal compagno di squadra Francesco Masciarelli (+1’21") e da Pellizotti (+1’21"). Lo statunitense Lance Armstrong ha chiuso la tappa al decimo posto a 2’51" da Sastre.
Menchov è sempre al comando in generale con 39" su Di Luca. Sastre è terzo a 2’19". Seguono Franco Pellizotti a 3’08" e Basso a 3’19".
«Ci ho provato in tutti i modi». Ivan Basso commenta così il quarto posto ottenuto nella 16esima tappa del Giro d’Italia. La frazione è stata vinta dallo spagnolo Carlos Sastre, che ha preceduto la maglia rosa Denis Menchov e Danilo Di Luca. «Sastre è stato più forte. Menchov e Di Luca hanno tenuto benissimo. Sono scattati per riprendermi? È normale che sia così», dice il corridore della Liquigas ai microfoni della Rai. «Il Giro è finito? Vediamo dopodomani al Blockhaus e poi sul Vesuvio», aggiunge.
«Io ci credo ancora. Servirebbe un giorno di crisi per Menchov, ma mi sembra stia molto bene. Menchov ha dimostrato di essere molto forte. Io sono scattato sulla salita finale, ho visto che lui è rimasto a ruota e non ho continuato». Danilo Di Luca occupa la seconda posizione nella classifica generale del Giro d’Italia dopo la 16esima tappa. Il corridore della Lpr è staccato di 39" dalla maglia rosa, il russo Denis Menchov. «Se arrivo secondo alla cronometro finale, rimango secondo. Ci sono due tappe importanti», dice ai microfoni della Rai al termine della frazione vinta dallo spagnolo Carlos Sastre. «Oggi -dice Di Luca- Sastre ha attaccato perchè poteva farlo, così come poteva farlo Basso. Da mercoledì non potrà più farlo perchè Menchov ed io andremo a prenderlo». Tra due giorni il Giro arriva in Abruzzo: «È dall’inizio che aspetto questo momento, c’è tutta una regione che farà il tifo per me e darò il massimo».
«Il Giro non è finito, sono qui per vincere». Carlos Sastre avanza la sua candidatura dopo la vittoria nella 16esima tappa. Il corridore spagnolo del team Cervelo è terzo in classifica generale, a 2’19" dalla maglia rosa Denis Menchov. «Sapevo di poter fare qualcosa di buono e ci sono riuscito. La squadra mi ha aiutato tutto il giorno nella tappa più dura di tutto il Giro -dice Sastre ai microfoni della Rai-. Ora ci aspettano altre due giornate importanti con le frazioni del Blockhaus e del Vesuvio. Domani abbiamo la possibilità di riposarci, poi vediamo se riusciamo a fare qualcosa».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Franco Pellizzotti all'arrivo in solitaria
a Blockhaus ROMA - Il Giro del centenario è tutt’altro che chiuso. L’arrivo sul Blockhaus ha premiato il coraggio di Franco Pellizotti, arrivato solitario sul traguardo, e ha ridisegnato la classifica generale, confermando leader il russo Denis Menchov ma permettendo al coriaceo Danilo Di Luca di rosicchiargli qualcosa portandosi a soli 26" dal corridore della Rabobank. L’abruzzese, che su tutto il percorso ha potuto contare sul sostegno del suo pubblico, ha attaccato più volte la maglia rosa che ha tenuto forte fino all’ultimo chilometro, ma evidenziando proprio alla fine dei segni di cedimento che potrebbero essere indicativi in vista delle ultime tappe, soprattutto quella con arrivo sul Vesuvio. Di Luca, da parte sua, ha fatto tutto il possibile ed alla fine si deve accontentare del terzo posto e di qualche metro di vantaggio (totale 13"), anche perchè l’ottimo Garzelli ha vinto la volata guadagnandosi così la seconda posizione ed attirandosi qualche fischio per non aver lasciato il miglior piazzamento al beniamino di casa. E chissà se questi 4" non diventeranno fondamentali per l’assegnazione della maglia rosa domenica a Roma. Il forcing di Di Luca, però, ha confermato la crisi di Levi Leipheimer e messa a nudo la fragilità odierna di Carlos Sastre, l’unico ad aver pagato a caro prezzo il giorno di riposo di ieri. Ivan Basso si è difeso strenuamente riuscendo a contenere nell’ordine di pochissimi secondi il ritardo e adesso con il compagno di squadra, terzo in classifica a 2’ da Menchov grazie all’exploit odierno, potrebbe diventare una sorta di alleato di Di Luca nel tentativo di scardinare la leadership del russo, che rimane comunque il favorito per la vittoria finale. La corsa è stata di facile lettura.
Come era lecito attendersi, la maggior parte delle squadre si è inserita nella fuga iniziata poco dopo la partenza per cercare di avere qualche possibilità di iniziare la salita del Blockhaus davanti. C’erano Marzoli e Palumbo dell’Acqua&Sapone, Cardenas della Barloworld, Voeckler della Bbox Bouygues, Visconti della Isd, Bono della Lampre, Chiarini della Lpr, Facci della Quickstep, Rabunal Rios e Fernandez Cruz della Xacobeo Galicia. Ma la Lpr di Di Luca, e non la Rabobank di Menchov come forse sarebbe stato giusto, si è fatta carico di tenere a bada i fuggitivi che hanno raggiunto il massimo vantaggio di circa 3'. All’inizio della salita, quando la strada si è letteralmente inerpicata, è stato Cardenas a lasciare tutti e provare la via solitaria, ma per il colombiano è stata solo un’illusione. Szmyd, infatti, scatta per spianare la strada a Pellizotti, in fuga solitaria a metà salita seguito addirittura da Armstrong, per la prima volta protagonista solitario. Ma Di Luca non ci sta e prende in mano la gara seminando tutti gli avversari - Sastre compreso - ad eccezione di Menchov, Basso e Garzelli. L’azione di Pellizotti, però, è la più bella di questo Giro ed il suo vantaggio aumenta fino all’arrivo, dove precede Garzelli, Di Luca e lo stesso Menchov.
Domani, 18esima tappa, ultimo arrivo per velocisti con Petacchi che parte da favorito. Partenza da Sulmona, in provincia di L’Aquila, ed arrivo, dopo 182 chilometri, a Benevento. Si scende dunque al Sud, in Campania, al termine di un percorso che presenta l’unica asperità all’inizio di giornata, il Piano delle Cinque Miglia. C’è anche un altro strappetto da affrontare, il Rionero Sannitico, prima di sfociare nella valle del Matese e raggiungere Benevento, sede d’arrivo dove è disegnato un circuito finale.
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Giovedì 28 Maggio : 2009 MAURIZIO CROSETTI, La Repubblica
Scarponi 'velocista' scalatore
A Benevento arriva il bis
Dopo aver vinto nello sconfinamento in Austria, il marchigiano replica in Campania vincendo una volata a ranghi ridotti. Immutata la classifica generale
* L'eroico Deignan di LUIGI PANELLA
BENEVENTO - Una volta si sarebbe detto: la classica tappa di trasferimento. Corridori stanchi per il giorno prima (Blockhaus) e preoccupati del giorno dopo (Vesuvio). Così la corsa scivola dalla città dei confetti, Sulmona, fino a Benevento nel totale disinteresse dei grandi. Nessuno di loro pensa davvero di poter lucrare sugli abbuoni al traguardo, così nessuno si muove quando scappano in venticinque: un variegato mazzo di carte ben rappresentativo di parecchie squadre, con corridori di buon livello (tra gli altri Cardenas, Scarponi, Visconti, Popovych, Voeckler). Insomma, costoro hanno ottime possibilità di arrivare fino al traguardo e infatti, non tutti ma in sette sì, ci arrivano.
Ed è una volata proprio speciale, lanciata da uno scalatore (Cardenas) e vinta da un altro scalatore, Michele Scarponi, che già era arrivato primo a Mayerhofen dopo una fuga di duecento chilometri nel giorno della gita in Austria. Il bis gli riesce in modo ancora più creativo. "Non ci credevo proprio, è stata una grande battaglia e c'era gente molto più veloce di me, ero stanchissimo e non avevo mai vinto una volata in vita mia", dice il vincitore alla fine, la fine soprattutto degli avversari.
Vecchio Scarponi ne vince due come Menchov, Petacchi, giusto una meno di Cavendish, dov'è l'errore? Ma non c'è errore quando si ha coraggio, e Scarponi l'ha avuto, oltre alla scaltrezza e alle gambe, perché questa era una tappa mossa e nervosetta. Una specie di lungo prologo verso l'ultima montagna rosa, quel Vesuvio che il Giro non raggiunge mai e che invece, stavolta, sarà l'estremo giudice. Restano 26 secondi tra Menchov e Di Luca, da spendersi o perdersi in tredici chilometri di salita (pendenza media 10 per cento, con punte del 14). "Se Danilo avrà le forze, potrà attaccare e vincere il Giro", dice Stefano Garzelli, colui che i tifosi dell'abruzzese hanno fischiato come un usurpatore. "Io ci proverò fino a Roma" garantisce Di Luca. "E io fino a Roma mi difenderò", risponde Menchov con la stessa prontezza di quando s'incolla alle ruote altrui.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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La diciannovesima tappa: da Avellino al Vesuvio di 164 km.
Giro d'Italia 2009. La diciannovesima tappa porterà il Giro d'Italia da Avellino alla vetta del Vesuvio, dopo 164km di corsa. Ultima tappa adatta agli scalatori, con due valichi, un arrivo in salita e un andamento generale molto scosceso (si contano fino a dodici salitelle).
Dopo la partenza da Avellino, prevista per le 13.05, la strada scende fino a Salerno, con una discesa impegnativa da Montoro Inferiore al Mercato San Severino. Il passaggio alla Piazza della Concordia di Salerno è previsto per le 13.50. Dopo una galleria si sale verso il Valico di Costapiana, prima salitella vera che porta la corsa sui 430metri sul livello del mare in una decina di chilometri di lunghezza. La salita non è particolarmente intensa ma darà la possibilità ai volenterosi di organizzare qualche fuga della prima ora. Il passaggio sul valico è previsto attorno alle 14.05. Dopo la discesa, e il passaggio per Cava dei Tirreni e Cetara, il Giro affronterà una serie di saliscendi non duri ma fastidiosi. Si passerà da Maiori, Minori e Amalfi lungo una delle più belle costiere d'Italia. Il passaggio da Amalfi è dato attorno alle 14.50 poi via ancora in salita e discesa fino a Positano, arrivo previsto poco dopo le 15.00, ultima città nella provincia di Salerno. Da qui la corsa lascia la Costiera Amalfitana e si inerpica sul primo GPM del giorno, 13,3km con un dislivello di 403 a salire vero il Picco Sant'Angelo. Il 3% medio sembra niente, ma l'ascesa presenta una pendenza massima dell'8%, che in previsione Vesuvio vuol dire scaldare le gambe e, eventualmente, preparare una fuga. Dopo il valico, si scende repentinamente verso Sorrento, ora del passaggio dopo le 15.49, e poi ancora saliscendi passando per Vico Equense, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Torre del Greco.
settimana tricolore
L'avvicinamento ad Ercolano, passaggio dopo le 16 e trequarti, durerà circa un'ora. Alla fine della tappa, a questo punto, mancheranno esattamente 13km. Tutti di salita, con un dislivello di quasi mille metri. Si sale sul Vesuvio dal versante di Ercolano, passando per San Vito e l'Osservatorio. 12% di pendenza massima con un tremendo 7,4% di pendenza media. Questa è, sulla carta, l'ultima vera salita del Giro del Centenario. L'ultima spiaggia per i rivali di Menchov.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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Venerdì 29 Maggio : 2009 / Il Mattino / Quotidiano.net
GIRO D'ITALIA
Scintille sul Vesuvio: Sastre fa il bis
Di Luca attacca, ma Menchov resiste
- Carlos Sastre ha vinto la 19a tappa del Giro d'Italia, 164 km con partenza da Avellino e arrivo in quota sul Vesuvio. Lo spagnolo del team Cervelo si è imposto per distacco nell'ultimo arrivo in salita di questa edizione della corsa rosa.
(foto: Il Mattino) Al secondo posto si è piazzato Franco Pellizotti (Liquigas). Terzo Danilo Di Luca (LPR) e quarto il russo Denis Menchov (Rabobank), che conserva la maglia rosa di leader della classifica con 18" di vantaggio su Di Luca. Pellizotti è terzo a 1'39" dalla vetta. Ivan Basso (Liquigas) ha chiuso la frazione odierna al quinto posto e scende in quinta posizione nella classifica generale, alle spalle di Sastre.
Sastre vince sul monte Petrano
(foto Ap/Lapresse, Marco Trovati) Ercolano, 29 maggio 2009
Gli uomini di classifica sono entrati in azione nell’ultima salita del Vesuvio. Basso, Ochoa e Garzelli sono stati i primi a scattare a circa 9 km dal traguardo. Sastre, in crisi sul Blockhaus due giorni fa, ha ritrovato una buona pedalata: lo spagnolo ha ripreso Basso e per qualche chilometro è salito insieme al varesino.
Il forcing dello spagnolo ha dato i suoi frutti a 5 dal traguardo: Basso non ha risposto all’ennesima accelerazione e poi ha aspettato il compagno di squadra Pellizotti che lo precede in generale. Pellizotti ha tagliato il traguardo in seconda posizione, a 21" da Sastre. Quanto a Di Luca, l’abruzzese ci ha provato più volte sul Vesuvio, ma il russo Menchov non ha mai dato segni di cedimento. Di Luca, terzo a 30" da Sastre, deve accontentarsi di altri 8" di abbuono e vede ridotte a un lumicino le possibilità di sfilare la maglia rosa a Menchov.
DI LUCA: "CI HO PROVATO"
Danilo Di Luca è apparso rammaricato al termine della diciannovesima tappa del Giro d’Italia, che ha visto il corridore abruzzese giungere sul traguardo del Vesuvio tallonato a ruota dalla maglia rosa Denis Menchov. “Non sono riuscito a staccarlo, ci ho provato in tutti i modi”, ha detto Di Luca, staccato di 18” da Menchov in classifica generale. Il corridore di punta del team Lpr ha manifestato realismo gettando lo sguardo alla tappa di domani, che propone un percorso adatto agli attacchi nel finale. “Domani c’è un arrivo importante, ma solo per l’abbuono. Il favorito è lui”, ha concluso, “domani è un altro giorno”.
MENCHOV: "ANCORA NON SI PUO' DIRE NULLA"
Denis Menchov sembra ormai destinato a vincere il Giro d’Italia del Centenario ma il russo della Rabobank si mantiene prudente dopo la diciannovesima tappa. “Bisogna rispettare avversari che stanno facendo un ottimo lavoro, fino all’ultimo arrivo a Roma non si può dire nulla”, ha detto Menchov, che guida la classifica con 18” su Danilo Di Luca, ma dalla sua parte ha anche la cronometro conclusiva a Roma. Sull’abruzzese della Lpr, Menchov ha detto: “Non so se è nervoso, ma penso che un po’ sia normale perché siamo molto vicini, ci stiamo giocando questo Giro per pochi secondi. Io ovviamente - ha aggiunto - ho una situazione privilegiata perché sono in vantaggio”.
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Sabato 30 Maggio : 2009 dell'inviato Adolfo Fantaccini
GIRO: MENCHOV,
LE MANI SULLA MAGLIA ROSA
ANAGNI (FROSINONE) - Il Giro d'Italia del centenario ha ormai imboccato la strada che porta verso est, direzione Russia. Anzi, no: Spagna. Vive infatti a Pamplona, la città di Miguel Indurain, il russo Denis Menchov che oggi si è appiccicato addosso un altro pezzetto di maglia rosa, come a completare un puzzle che aveva iniziato a comporre il 21 maggio scorso, quanso dominò la cronometro delle Cinque Terre, in Liguria. Da quel giorno, km dopo km, tappa dopo tappa, con fatica, sudore e tattica, Menchov si è meritato il trionfo che domani a Roma, fra i viali che trasudano storia prima, nei saloni del Quirinale poi, gli verrà ufficialmente riconosciuto. Sarà il presidente della Repubblica in persona, Giorgio Napolitano, a premiarlo. Menchov succede ai connazionali Evgenj Berzin e Pavel Tonkov, ai quali ammette di non poter somigliare, "perché loro hanno vinto il Giro ed io ancora no".
Un simpatico modo per tirarsi fuori da un destino che ormai gli appartiene. Manca solo 'la matematica', cioé la tappa di domani, per permettergli di vestire definitivamente la maglia rosa. Dopo essere stato re della Vuelta di Spagna per ben due volte ed in altrettante occasioni indiscusso domatore del Mont Ventoux, la montagna dove non cresce l'erba, Menchov è davvero ad un passo (ma forse sarebbe meglio dire a soli 15 km) dal suo primo Giro d'Italia. Il russo oggi ha suggellato il proprio successo, precedendo Danilo Di Luca sul traguardo volante di Frosinone, dove c'erano in palio secondi preziosi, in grado di accorciare ulteriormente le distanze fra il primo ed il secondo posto della classifica generale. Di Luca sperava in quei 6", in modo da preparare l'assalto finale sul traguardo di Anagni (adatto alle sua caratteristiche, perché in leggera salita), dove ha trionfato il belga Philippe Gilbert, e poi sperare nell'imponderabile. Il russo, però, ha stroncato anche l'ultima ambizione di Di Luca e se l'é messo alle spalle, nello sprint per il traguardo volante vinto da Alessandro Petacchi, compagno di Di Luca nella Lpr. Di fatto, il Giro è finito a Frosinone, perché da quel traguardo volante in poi l'abruzzese ha accusato il colpo e non é stato nemmeno capace di far capire nel finale della tappa di essere il vincitore morale della corsa del centenario.
Di Luca non ne aveva più, dopo giorni e giorni trascorsi nel tentativo di staccare Menchov in salita e, prima ancora, nella speranza di acquisire un vantaggio cospicuo in vista della cronometro spartiacque delle Cinque Terre, dove Menchov ha costruito il proprio successo. A Di Luca va il merito di averci creduto e di avere fatto tanto per cercare di rivincere la maglia rosa, due anni dopo il successo del 2007. A Menchov va riconosciuto il pregio di essere stato un ottimo francobollatore, scaltro e paziente, bravo a non mollare nemmeno di un centimetro. Ma soprattutto di avere beneficiato della giusta freschezza atletica nel momento più opportuno di una corsa che va valutata e vissuta nell'arco di tre settimane. Oggi quasi nessuno si è accorto della vittoria di Gilbert, corridore della Silence-Lotto, che è scattato nell'ultimo km ed ha staccato il francese Thomas Voeckler. Garzelli è giunto 7" dopo, regolando in volata Davis ed Hinault, un atleta con un cognome pesantissimo da portare, e dimostrando che quel traguardo era adatto, adattissimo, per Di Luca che, però, ormai pensava già al prossimo Giro e forse si chiedeva: "Ma un Menchov così proprio a me quest'anno doveva capitare"?.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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ROMA - Il Giro tiene. Il fascino della corsa rosa c'è. Resiste ancora. Anche se mai come in questa edizione i cosiddetti "giganti della strada" sono apparsi piccoli piccoli. Senza voler togliere nulla alla grande fatica dei corridori nelle tre settimane di corsa, pedalate alla media record di oltre 40 all'ora; combattute, anche se sempre solo nei pochi chilometri finali. Stilettate invece che colpi di sciabola coinvolgenti. Punture di spillo invece di attacchi travolgenti. Ma lo spettacolo non è mancato. Le emozioni neppure. Moderate, soffuse. Unico tuffo al cuore la caduta di Menchov ai Fori Imperiali nella crono finale.
Una situazione cui i tifosi delle due ruote dovranno giocoforza fare la bocca, per i prossimi anni, perché il ricambio nel ciclismo di oggi è assai difficile, i protagonisti sono ancora gli ultra trentenni (Menchov, Di Luca, Pellizotti, Sastre, Basso, ecc.); i personaggi latitano, come i campioni. E sul fronte dei giovani si è visto ben poco a parte il norvegese Boasson Hagen e l'abruzzese Francesco Masciarelli (Acqua & Sapone) promettente, ma ancora acerbo. Siamo ancora in mezzo al guado e non solo dal punto di vista agonistico. Con la minaccia imcombente di un procedimento penale in Austria che coinvolge il vincitore di Roma e fa tremare la classifica.
La corsa rosa ha doti di grande resistenza: regge anche agli esperimenti e alle "rivoluzioni" che, inseguendo i denari dei comitati di tappa e le esigenze dello spettacolo (cioè della tv, ormai padrona di tutto) hanno caratterizzato questa mome altre edizioni recenti e recentissime; il percorso all'inverso, le Dolomiti quasi inesistenti, le montagne cancellate, le crono di montagna infinite, nuova categoria cui può essere ascritta la mega frazione delle Cinque Terre, che deciso la corsa. E che definire atipica è pura eufemia.
Il Giro regge, lo dice l'audience non folgorante ma stabile con share attorno al 20% e picchi del 28% nei momenti clou; lo dice l'interesse dei media crescente (1,058 giornalisti e 350 fotografi). Ma non è certo il caso di esagerare. Il prossimo anno si partirà da Amsterdam con due tappe in Olanda. E si annuncia giocoforza una edizione con i mega-trasferimenti tanto aborriti da tutti, corridori e suiveurs. Quest'anno il sud è stato completamente ignorato, se si vorranno inserire tappe più giù di Benevento ci sarà da galoppare.
Avrebbe dovuto essere il Giro della sfida fra Armstrong e Basso, è stato il Giro di Menchov e Di Luca. Come sempre nel ciclismo è la strada a decidere in barba ad ogni pronostico. Ma sia l'americano che il varesino non sono da bocciare. Il texano ha lottato, accettando con modestia perfino il ruolo di gregario del compagno Liepheimer. Davvero sarebbe stato un "marziano" se i tre anni di assenza dalle gare, ma anche l'incidente (frattura alla clavicola con relativo intervento chirurgico) due giorni dopo la "Sanremo", non avessero avuto un ruolo pesantissimo sul suo rendimento.
Quanto a Menchov, ha fatto solo l'indispendabile, l'unico brivido lo ha dato la spettacolare caduta all'ultimo chilometro nella crono romana. Ma non ha rubato nulla, ha vinto con merito. Mentre Di Luca ha davvero tentato l'impossibile per tre settimane, senza arrendersi mai, perfino nella tappa finale disputata al cardiopalma. Per un momento ha fatto dimenticare il passato non limpidissimo.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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