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Domenica, 29 Novembre 2009 Gianluca Gallinari, GdB
Paroli: «Improbabile in centri urbani, più facile vicino a un aeroporto» Da Montichiari secco «no». Ghedi attende, Castenedolo non ha strutture
La decisione è presa. I fondi ci sono. Resta da sciogliere il nodo, tutt’altro che semplice, della collocazione del futuro Centro di identificazione ed espulsione (Cie) degli immigrati clandestini che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato per Brescia nella sua visita di venerdì.
Pronti al Viminale fondi per due Cie
A quanto risulta, proprio in occasione del Comitato nazionale di ordine pubblico tenutosi l’altroieri in Prefettura, il responsabile del Viminale avrebbe assicurato che i fondi per l’apertura di due Cie sarebbero già disponibili. E i due di più urgente realizzazione sarebbero quello bresciano - l’unico in Lombardia è a Milano - e quello per il Veneto, regione che ne è sprovvista. Sul fronte della collocazione del Cie bresciano, invece, tutto è ancora incerto. L’eventuale coinvolgimento del capoluogo, appare improbabile al sindaco Adriano Paroli: «Quando si progetta una struttura come il Cie, di norma si considerano più adeguate aree esterne ai centri abitati e vicine alle arterie di comunicazione e alle strutture aeroportuali». Circostanza peraltro confermata nel caso di più di uno dei 13 Cie esistenti: da Bari-Palese a Catanzaro-Lamezia Terme passando per Crotone.
Così i comuni vicini al D’Annunzio
A Brescia, l’unico aeroporto civile è quello di Montichiari, nei pressi del quale, già nel ’99 si era ipotizzata l’apertura di un Cpt. E ora come allora, il Comune bassaiolo non ne vuol sapere. «Ci complimentiamo col ministro Maroni - afferma il sindaco Elena Zanola, che ribadisce la sua militanza leghista - per quanto operato in questi giorni. Tuttavia, la posizione di Montichiari, in merito all’eventuale apertura di un Cie sul nostro territorio, in dieci anni non è cambiata». Allora, al sindaco Gianantonio Rosa il prefetto Alberto De Muro prospettò l’istituzione di un Cpt: «Ci furono consultazioni a tutto campo - ricorda la Zanola - e popolazione, con Giunta e Consiglio comunale in testa, espressero la loro totale contrarietà. Nel frattempo, la situazione nell’area a ridosso dell’aeroporto si è ulteriormente aggravata: ci sono discarica, cave, Tav, l’allungamento della pista previsto per il potenziamento delle merci, da cui deriva anche la necessità di strutturare un polo logistico. La zona è già troppo compromessa. Montichiari ritiene di aver dato abbastanza. Per cui - conclude la Zanola - trovate un altro posto». Il secondo dei Comuni a ridosso dell’aeroporto è Ghedi, il cui sindaco, Lorenzo Borzi, è cauto. «Per una valutazione completa serve avere più chiarezza sulle caratteristiche del Cie. Certo, l’ipotesi non ci fa impazzire, visto che di problematiche ogni paese ne ha già a sufficienza. Il nostro spirito di collaborazione con le istituzioni è pieno, ma per ora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di sorta. Se ne ragionerà».
Anche il sindaco di Castenedolo, Giambattista Groli torna con la memoria alle vicende del ’99, «quando proprio la Lega, che oggi lo propone, osteggiò il Cpt. A suo tempo l’ipotesi fu valutata positivamente dal nostro Comune, pur comprendendo qualche timore da parte dei cittadini».
«Ora - aggiunge Groli - la necessità c’è. Allo stato noi non abbiamo avuto alcuna richiesta, né disponiamo sul territorio di strutture già esistenti, come caserme dismesse, che possano accogliere il Cie. Nelle vicinanze c’è solo la ex caserma Serini. In una prospettiva simile, l’Amministrazione non sarebbe contraria».
CENTRO IN ARRIVO
La delibera assunta dal Comitato nazionale per l’ordine pubblico riunitosi venerdì in Prefettura in occasione della visita del ministro dell’Interno Roberto Maroni - qui a fianco insieme al sindaco Adriano Paroli - reletiva alla prossima apertura di un Centro di identificazione ed espulsione nella nostra provincia, apre ora il nodo della sua collocazione. Una delle ipotesi è quella che la struttura, destinata ad accogliere gli stranieri clandestini in vista del loro ritorno forzato nel Paese d’origine, possa trovare posto nei pressi dell’aeroporto di Montichiari. Ma già dai comuni della zona si levano perplessità
Gianluca Gallinari
La decisione è presa. I fondi ci sono. Resta da sciogliere il nodo, tutt’altro che semplice, della collocazione del futuro Centro di identificazione ed espulsione (Cie) degli immigrati clandestini che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato per Brescia nella sua visita di venerdì.
Pronti al Viminale fondi per due Cie
Così i comuni vicini al D’Annunzio
A Brescia, l’unico aeroporto civile è quello di Montichiari, nei pressi del quale, già nel ’99 si era ipotizzata l’apertura di un Cpt. E ora come allora, il Comune bassaiolo non ne vuol sapere. «Ci complimentiamo col ministro Maroni - afferma il sindaco Elena Zanola, che ribadisce la sua militanza leghista - per quanto operato in questi giorni. Tuttavia, la posizione di Montichiari, in merito all’eventuale apertura di un Cie sul nostro territorio, in dieci anni non è cambiata». Allora, al sindaco Gianantonio Rosa il prefetto Alberto De Muro prospettò l’istituzione di un Cpt: «Ci furono consultazioni a tutto campo - ricorda la Zanola - e popolazione, con Giunta e Consiglio comunale in testa, espressero la loro totale contrarietà. Nel frattempo, la situazione nell’area a ridosso dell’aeroporto si è ulteriormente aggravata: ci sono discarica, cave, Tav, l’allungamento della pista previsto per il potenziamento delle merci, da cui deriva anche la necessità di strutturare un polo logistico. La zona è già troppo compromessa. Montichiari ritiene di aver dato abbastanza. Per cui - conclude la Zanola - trovate un altro posto». Il secondo dei Comuni a ridosso dell’aeroporto è Ghedi, il cui sindaco, Lorenzo Borzi, è cauto. «Per una valutazione completa serve avere più chiarezza sulle caratteristiche del Cie. Certo, l’ipotesi non ci fa impazzire, visto che di problematiche ogni paese ne ha già a sufficienza. Il nostro spirito di collaborazione con le istituzioni è pieno, ma per ora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di sorta. Se ne ragionerà».
Anche il sindaco di Castenedolo, Giambattista Groli torna con la memoria alle vicende del ’99, «quando proprio la Lega, che oggi lo propone, osteggiò il Cpt. A suo tempo l’ipotesi fu valutata positivamente dal nostro Comune, pur comprendendo qualche timore da parte dei cittadini».
«Ora - aggiunge Groli - la necessità c’è. Allo stato noi non abbiamo avuto alcuna richiesta, né disponiamo sul territorio di strutture già esistenti, come caserme dismesse, che possano accogliere il Cie. Nelle vicinanze c’è solo la ex caserma Serini. In una prospettiva simile, l’Amministrazione non sarebbe contraria».
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