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Mercoledì, 23 Settembre 2009: Accadde Oggi La Stampa
Attualità BARACK OBAMA, » Il tempo sta finendo »
IL VERTICE AL PALAZZO DI VETRO
+ In una mappa storia dello scioglimento dei ghiacci
Parla il segretario delle Nazioni Unite: «Negoziati avanti a lentezza glaciale»
Obama: rischio catastrofe irreversibile Cina e India adottino misure vigorose
Hu Jintao: ridurremo Co2 entro 2020
La Prestigiacomo: «Italia faccia di più»
L'esordio di Barack Obama al Palazzo di Vetro
NEW YORK - Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha aperto il vertice sul clima al Palazzo di Vetro rimproverando la comunità internazionale per la «lentezza glaciale» dei negoziati in un nuovo trattato internazionale che sostituisca il protocollo di Kyoto. Parlando dal podio dell’Assemblea Ban Ki-Moon ha detto che «abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori» causati dal surriscaldamento del pianeta. Il segretario generale, recentemente in missione al Polo Nord, ha anche avvertito che «sull’Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente».
Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l’Africa, dove «il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo (...) destabilizzando stati e rovesciando governi». Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli «a fare il primo passo», perchè «se lo farete - ha continuato il segretario generale - altri adotteranno misure audaci». Per il capo del Palazzo di Vetro, il nuovo trattato deve includere «obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020» e «supporto finanziario e tecnologico» ai Paesi in via di sviluppo, cioè quelli che «hanno contribuito di meno a questa crisi ma hanno sofferto di più, e per primi».
E ancora: «Un fallimento alla conferenza sul clima di Copenaghen, il prossimo dicembre, sarebbe moralmente ingiustificabile». Ban ha ricordato che, da qui alla conferenza, «i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici». Un flop sul clima, ha aggiunto, sarebbe «economicamente miope e politicamente avventato». «Non possiamo seguire questa strada» e perdere «un’occasione migliore di questa» ha sostenuto il diplomatico sudcoreano.
Dopo Ban Ki-Moon è intevenuto il presidente Usa Barack Obama: «La comunità internazionale è alle prese con un problema difficilissimo, scomodo ed è costretta ad affrontarlo nel bel mezzo di una recessione di portata mondiale. Ma sul nodo dei cambiamenti climatici si deve intervenire immediatamente, o la catastrofe sarà irreversibile. La maniera in cui la nostra generazione risponderà alla minaccia dei cambiamenti climatici - ha detto il presidente democratico, su posizioni radicalmente opposte rispetto al suo predecessore, George W. Bush - sarà giudicata dalla storia: se non agiremo con forza, in maniera rapida e tutti insieme rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile».
È una minaccia che non risparmia nessun Paese «grande o piccolo, ricco o povero». L’innalzamento del livello dei mari minaccia tutte le coste e «il tempo a disposizione per fermare la marea che avanza sta finendo». Obama fa mea culpa per la mancata risposta del suo Paese al nodo del clima. Cita John Fitzgerald Kennedy, «i nostri problemi sono una conseguenza delle attività dell’uomo, dunque devono essere risolti dall’uomo» e ammette che «per troppi anni, gli uomini hanno fatto poco o hanno addirittura ignorato l’immensità della minaccia». «Anche gli Stati Uniti», ammette Obama «ma questo è un nuovo giorno, questa è una nuova era e posso dire con orgoglio che gli Stati Uniti hanno fatto di più per l’energia pulita e per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera negli ultimi otto mesi che in qualsiasi altro periodo della storia». E ancora: «Cina e India facciano la loro parte» per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando «misure vigorose».
Da parte sua la Cina si impegna a ridurre «sensibilmente» le emissioni di CO2 entro il 2020. L’annuncio è venuto dal presidente cinese, Hu Jintao nel corso del summit. Davanti a una platea di oltre 100 leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando avanti enormi sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un «margine notevole» entro il 2020, rispetto al 2005. Pechino continuerà ad agire «con determinazione», ha assicurato il presidente cinese illustrando nuovi piani per l’estensione di programmi di risparmio energetico e ambiziosi obiettivi per la riduzione della «intensità» dell’inquinamento. Hu ha parlato di un importante aumento della superficie boschiva, di «tecnologie eco-sostenibili» e di un consumo pari al «15 percento» sul totale da fonti rinnovabili entro il 2020.
In rappresentanza del governo italiano presente il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: «Il vertice dell’Onu ha segnato una svolta politica perchè, dal presidente americano Barack Obama al collega cinese Hu Jintao, dal giapponese Yukio Hatoyama al francese Nicolas Sarkozy, c’è stata da parte dei "grandi della terra" una ’assunzione di responsabilità sugli obiettivi da prendere per fermare il raffreddamento della terra». E ancora: «Il nostro Paese deve fare di più». «Dobbiamo come italiani vivere con maggiore consapevolezza l’emergenza climatica anche perchè la difesa dell’ambiente è una grande opportunità, non solo per ridurre le emissioni inquinanti ma anche per rendere più competitive le nostre imprese», ha detto il ministro. Per la Prestigiacomo, se si abbraccia la green economy, «alla fine ci guadagnano anche i cittadini, non solo a livello di aria che si respira ma anche per il costo finale dell’energia al consumatore». Parlando con i giornalisti ai margini della riunione, la Prestigiacomo ha però ammesso di essere «un pò preoccupata» su questo fronte: ieri sono state pubblicate le tabelle della Finanziaria che non hanno rifinanziato una serie di voci in scadenza nel 2009 legate all’attuazione degli obiettivi di Kyoto. «Servono più soldi per l’Ambiente, non è questo il momento di pensare ai tagli», ha detto il ministro auspicando che in novembre siano devolute al finanziamento della green economy risorse tratte dagli introiti dello scudo fiscale.
Clima, Ban Ki-Moon: "A Copenaghen
un fallimento sarebbe ingiustificabile"
un fallimento sarebbe ingiustificabile"
+ In una mappa storia dello scioglimento dei ghiacci
Parla il segretario delle Nazioni Unite: «Negoziati avanti a lentezza glaciale»
Obama: rischio catastrofe irreversibile Cina e India adottino misure vigorose
Hu Jintao: ridurremo Co2 entro 2020
La Prestigiacomo: «Italia faccia di più»
L'esordio di Barack Obama al Palazzo di Vetro
Il cambiamento climatico, ha continuato Ban, colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati, e in particolare l’Africa, dove «il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo (...) destabilizzando stati e rovesciando governi». Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli «a fare il primo passo», perchè «se lo farete - ha continuato il segretario generale - altri adotteranno misure audaci». Per il capo del Palazzo di Vetro, il nuovo trattato deve includere «obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020» e «supporto finanziario e tecnologico» ai Paesi in via di sviluppo, cioè quelli che «hanno contribuito di meno a questa crisi ma hanno sofferto di più, e per primi».
E ancora: «Un fallimento alla conferenza sul clima di Copenaghen, il prossimo dicembre, sarebbe moralmente ingiustificabile». Ban ha ricordato che, da qui alla conferenza, «i giorni effettivi per i negoziati sono soltanto quindici». Un flop sul clima, ha aggiunto, sarebbe «economicamente miope e politicamente avventato». «Non possiamo seguire questa strada» e perdere «un’occasione migliore di questa» ha sostenuto il diplomatico sudcoreano.
Dopo Ban Ki-Moon è intevenuto il presidente Usa Barack Obama: «La comunità internazionale è alle prese con un problema difficilissimo, scomodo ed è costretta ad affrontarlo nel bel mezzo di una recessione di portata mondiale. Ma sul nodo dei cambiamenti climatici si deve intervenire immediatamente, o la catastrofe sarà irreversibile. La maniera in cui la nostra generazione risponderà alla minaccia dei cambiamenti climatici - ha detto il presidente democratico, su posizioni radicalmente opposte rispetto al suo predecessore, George W. Bush - sarà giudicata dalla storia: se non agiremo con forza, in maniera rapida e tutti insieme rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile».
È una minaccia che non risparmia nessun Paese «grande o piccolo, ricco o povero». L’innalzamento del livello dei mari minaccia tutte le coste e «il tempo a disposizione per fermare la marea che avanza sta finendo». Obama fa mea culpa per la mancata risposta del suo Paese al nodo del clima. Cita John Fitzgerald Kennedy, «i nostri problemi sono una conseguenza delle attività dell’uomo, dunque devono essere risolti dall’uomo» e ammette che «per troppi anni, gli uomini hanno fatto poco o hanno addirittura ignorato l’immensità della minaccia». «Anche gli Stati Uniti», ammette Obama «ma questo è un nuovo giorno, questa è una nuova era e posso dire con orgoglio che gli Stati Uniti hanno fatto di più per l’energia pulita e per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera negli ultimi otto mesi che in qualsiasi altro periodo della storia». E ancora: «Cina e India facciano la loro parte» per affrontare il riscaldamento del pianeta adottando «misure vigorose».
Da parte sua la Cina si impegna a ridurre «sensibilmente» le emissioni di CO2 entro il 2020. L’annuncio è venuto dal presidente cinese, Hu Jintao nel corso del summit. Davanti a una platea di oltre 100 leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando avanti enormi sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un «margine notevole» entro il 2020, rispetto al 2005. Pechino continuerà ad agire «con determinazione», ha assicurato il presidente cinese illustrando nuovi piani per l’estensione di programmi di risparmio energetico e ambiziosi obiettivi per la riduzione della «intensità» dell’inquinamento. Hu ha parlato di un importante aumento della superficie boschiva, di «tecnologie eco-sostenibili» e di un consumo pari al «15 percento» sul totale da fonti rinnovabili entro il 2020.
In rappresentanza del governo italiano presente il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo: «Il vertice dell’Onu ha segnato una svolta politica perchè, dal presidente americano Barack Obama al collega cinese Hu Jintao, dal giapponese Yukio Hatoyama al francese Nicolas Sarkozy, c’è stata da parte dei "grandi della terra" una ’assunzione di responsabilità sugli obiettivi da prendere per fermare il raffreddamento della terra». E ancora: «Il nostro Paese deve fare di più». «Dobbiamo come italiani vivere con maggiore consapevolezza l’emergenza climatica anche perchè la difesa dell’ambiente è una grande opportunità, non solo per ridurre le emissioni inquinanti ma anche per rendere più competitive le nostre imprese», ha detto il ministro. Per la Prestigiacomo, se si abbraccia la green economy, «alla fine ci guadagnano anche i cittadini, non solo a livello di aria che si respira ma anche per il costo finale dell’energia al consumatore». Parlando con i giornalisti ai margini della riunione, la Prestigiacomo ha però ammesso di essere «un pò preoccupata» su questo fronte: ieri sono state pubblicate le tabelle della Finanziaria che non hanno rifinanziato una serie di voci in scadenza nel 2009 legate all’attuazione degli obiettivi di Kyoto. «Servono più soldi per l’Ambiente, non è questo il momento di pensare ai tagli», ha detto il ministro auspicando che in novembre siano devolute al finanziamento della green economy risorse tratte dagli introiti dello scudo fiscale.














































