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Martedì, 8 Dicembre 2009
Citazione:
Si ricorda che sono saltati i contenuti immessi dal 3 al 7 - ore 11:00. Quanto era possibile è stato già recuperato ed altro magari si recupererà appena possibile. GLI INDICE però sono, ora, tutti con link sballati - per quella fascia temporale, e quindi ... se si desidera si potrà far uso del titolo di quanto si vorrà consultare per farne ricerca nell'area o con la funzione: CERCA
Rasmussen apre il vertice sul clima
Gli Usa: i gas serra sono pericolosi
Il messaggio inaugurale del premier danese: dobbiamo salvare l'umanità
Il premier danese, Lars Rasmussen,
durante il suo discorso COPENHAGEN - Il mondo intero guarda con speranza al summit di Copenaghen nell’auspicio che i negoziati sul clima salvino l’umanità: così il premier danese, Lars Loekkke Rasmussen ha salutato i delegati e le rappresentanze di 192 governi, riuniti a Copenaghen per il XV vertice dell’Onu sul clima, per trovare un accordo che freni il surriscaldamento del pianeta. «nelle prossime due settimane, Copenaghen sarà hopenaghen» ha detto, giocando sul termine inglese «hope», speranza.
«Il mondo intero guarda al vertice di Copenaghen con l’auspicio di salvaguardare l’umanità e di dare speranza per il futuro», ha detto Rasmussen. «Nelle prossime due settimane, Copenaghen sarà la capitale della speranza. A conclusione del vertice, dobbiamo essere in grado di restituire al mondo quello che oggi è stato garantito a noi: la speranza di un futuro migliore».
Il governo americano ha ufficialmente riconosciuto la «pericolosità» delle emissioni di Co2 aprendo così la strada a un intervento normativo che potrebbe nei prossimi mesi imporre per la prima volta un tetto alla produzione di gas inquinanti. A dare l’annuncio ufficiale è stata Lisa Jackson, direttrice dell’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale che si occupa della protezione dell’ambiente, che in una conferenza stampa a Washington ha spiegato come il 2009 si pone come «l’anno in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a fronteggiare la sfida dei gas serra e a cogliere l’opportunità di una riforma sull’energia pulita». L’annuncio, previsto, arriva nelle stesse ore in cui a Copenaghen si apre il vertice internazionale sul clima al quale il presidente americano, Barack Obama, parteciperà ill prossimo 18 dicembre. I primi limiti alle emissioni dell’industria americana potrebbero entrare in vigore già in primavera.
La decisione del governo di Washington arriva alla fine di un lungo esame iniziato con l’insediamento della nuova amministrazione democratica nel gennaio scorso. Già a fine settembre l’agenzia aveva annunciato l’ipotesi di un tetto ai gas «climalteranti» da imporre alle fabbriche che producono più di 25 mila tonnellate di anidride carbonica all’anno. La mossa odierna è considerata decisiva perché consente a Obama di avere un’arma di riserva nel caso il Senato non approvasse la legge sul clima fortemente voluta dalla Casa Bianca. Il riconoscimento ufficiale consente infatti all’Epa di fissare dei limiti alla produzione di Co2 che potrebbero essere imposti anche in caso di fallimento del dibattito in Congresso, dando così a Obama maggiore potere negoziale al momento delle trattative di Copenaghen. Ad essere colpiti per primi, ha detto Jackson, saranno «i grandi inquinatori» ovvero le imprese con il più alto tasso di emissioni di Co2, come centrali elettriche, raffinerie petrolifere e impianti chimici.
Nel mirino potrebbero esserci anche degli standard per le marmitte delle auto americane. Queste imprese «dovranno usare la migliore tecnologia disponibile», ha detto Jackson. Una decisione a lungo attesa dagli ambientalisti statunitensi che hanno contestato per anni lo scetticismo dell’amministrazione Bush sulle responsabilità umane rispetto al riscaldamento globale. Negli ultimi mesi molte lobby industriali, insieme ad alcuni parlamentari e alla Camera di Commercio americana, si sono opposti alla revisione in corso accusando il governo di voler imporre ulteriori fardelli all’industria già gravata dalla crisi economica.
[quoteLa Repubblica]
CLIMA
Dalla CO² ai vegetariani
l'alfabeto che salverà la Terra
La svolta di Obama è la premessa per un cambiamento molto più radicale. Via alla Terza rivoluzione industriale che non è né di destra né di sinistra di JEREMY RIFKIN
ABBIAMO due settimane per tirare il freno d'emergenza ed evitare la catastrofe climatica. Ma per raggiungere l'obiettivo dobbiamo rompere i vecchi schemi: non più solo obblighi ma spazio per la Terza rivoluzione industriale che non è né di destra né di sinistra. Ecco un alfabeto per capire qual è la posta in gioco.
ANIDRIDE CARBONICA Il mutamento climatico sta procedendo a velocità superiore alle previsioni: l'obiettivo che fino a ieri sembrava sufficiente, un tetto di concentrazione di CO2 in atmosfera di 450 parti per milione, non ci protegge dal rischio della catastrofe. Come dice Jim Hansen, uno dei più accreditati climatologi, invece di continuare ad accumulare anidride carbonica in cielo dobbiamo tornare indietro, verso le 280 parti per milione dell'era preindustriale. Oggi siamo a quota 387: scendiamo almeno a 350.
BRASILE Meglio tardi che mai. Per decenni il Brasile è stato responsabile della deforestazione dell'Amazzonia, una devastazione che minaccia la sicurezza di uno degli ecosistemi fondamentali. Oggi il governo di Lula ha cambiato rotta: Copenaghen può essere il momento di rendere ufficiale la svolta.
CINA E' il paese che emette più anidride carbonica di tutti gli altri. Ma sta già pagando un prezzo pesante, in termini di vite umane, al cambiamento climatico. Se potesse scegliere tra il carbone e le tecnologie più avanzate della terza rivoluzione industriale cosa farebbe?
EFFICIENZA ENERGETICA E' la base per il riassetto energetico. Molti tagli di emissioni si possono realizzare eliminando gli sprechi e l'inefficienza.
FONDI I fondi per il trasferimento delle tecnologie avanzate ai paesi meno industrializzati sono un atto di giustizia: non si può penalizzare proprio chi è stato escluso dalla seconda rivoluzione industriale. Bisogna permettere a questi paesi di fare il salto della rana passando direttamente alla Terza rivoluzione industriale.
IDROGENO Le rinnovabili sono una fonte pulita ma non costante: c'è bisogno di un serbatoio per immagazzinare l'energia prodotta durante i momenti di picco. Questo serbatoio è l'idrogeno che permette anche di riutilizzare in modo flessibile l'energia accumulata.
KYOTO E' stato il momento che ha segnato l'inizio del percorso dalla geopolitica alla politica della biosfera.
LAVORO La Terza rivoluzione industriale dà spazio a sistemi labour intensive e produrrà milioni di posti di lavoro.
NUCLEARE Il nucleare è la tecnologia della guerra fredda. In più di mezzo secolo non ha risolto i suoi problemi, anzi li ha aggravati: rischi di incidenti durante tutte le fasi del ciclo di produzione, rischio terrorismo, rischio scorie. E nessun beneficio economico.
OBAMA La svolta di Obama è la premessa per un cambiamento che dovrà essere molto più radicale: senza la visione d'assieme, senza la capacità di pensare a lungo termine, il rilancio delle fonti rinnovabili è privo di solide basi.
POST KYOTO La conferenza di Copenaghen può avere successo se si fa il salto dalla prospettiva degli obblighi a quella delle opportunità. Invece di pensare solo a quantificare quello che non si deve fare bisogna cominciare a dire quante fonti rinnovabili, quanti edifici sostenibili, quanto idrogeno, quante smart grid deve realizzare ogni paese.
RINNOVABILI Sono il primo pilastro della terza rivoluzione industriale. Due regioni spagnole, la Navarra e l'Aragona, in dieci anni sono arrivate al 70 per cento di elettricità da fonti pulite. Perché non fare altrettanto?
SCETTICI E' un gruppetto inesistente sotto il profilo scientifico. Riescono ad avere visibilità perché sono supportati dalle lobby delle vecchie fonti energetiche che li usano per seminare dubbi nell'opinione pubblica.
TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Permette sia lo sviluppo economico che la riduzione delle emissioni serra. Poggia su quattro pilastri: le energie rinnovabili, gli edifici sostenibili, l'idrogeno e le reti intelligenti, le smart grid per distribuire l'energia secondo il modello del web. La Terza rivoluzione industriale significa spostare il potere dalle oligarchie che gestiscono le grandi centrali elettriche alle persone. Oggi parliamo attraverso Skype e si creano network liberi di scambio e condivisione delle informazioni. Perché non farlo con l'energia?
UNIONE EUROPEA E' stata l'apripista della battaglia per la difesa della biosfera. E lo ha fatto in condizioni di isolamento e di grande difficoltà. Ora può guardare con più fiducia al futuro, soprattutto se saprà sfruttare le sue grandi potenzialità.
VEGETARIANI La seconda causa di cambiamento climatico al mondo è l'emissione di CO2 derivante dall'allevamento di animali, ovvero dalla grande quantità di carne che consumiamo. Per abbattere le emissioni bisogna passare alla dieta mediterranea, come in Italia, mangiando molte verdure e molta frutta.
(testo raccolto da Antonio Cianciullo)
COPENAGHEN - Accordo impossibile. L'Unione europea frena l'ottimismo sui risultati del vertice di Copenaghen pronto ad aprire la terza giornata di lavori tecnici. Scetticismo arriva anche dal Cremlino. Intanto al vertice è circolato un documento della presidenza danese che ha fatto molto arrabbiare i rappresentanti del G77, il gruppo di 131 paesi, soprattutto in via di sviluppo, in quanto il documento è circolato senza essere sottoposto alla loro attenzione e perché chiede una serie di impegni.
Intanto il mondo suda. L'allarme è dell'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che in contemporanea a Copenaghen e a Ginevra ha lanciato il nuovo rapporto sul riscaldamento globale. Il decennio 2000-2009 dovrebbe risultare il più caldo mai registrato dal 1850, anno in cui sono iniziate le misurazioni ed il 2009 dovrebbe situarsi tra i 10 anni più caldi, probabilmente al quinto posto. E nella lotta alla febbre del Pianeta, la ricetta sembra proprio a portata di mano. Le aree protette di tutto il mondo, infatti, hanno dimostrato oggi per la prima volta Unione mondiale per la natura, Wwf, Società per la protezione della natura, Banca Mondiale e Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep), conservano il 15% delle scorte mondiali di carbonio terrestre. Ancora forte intanto la scia della dichiarazione dell'Agenzia americana per l'ambiente (Epa) che ha inserito l'anidride carbonica tra le sostanze dannose alla salute, mentre la Cina insiste nel chiedere serietà di impegni ai paesi ricchi. Ecco la situazione:
SCETTICISMO: Da Copenaghen non uscirà "un accordo vincolante perché alcuni Paesi non sono ancora pronti", in primo luogo gli Stati Uniti e la Cina, ha detto il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso. Barroso ha comunque sottolineato come sia "un dovere" arrivare ad un' intesa, perché quella dei cambiamenti climatici rappresenta una "minaccia effettiva". A Copenaghen si punterà quindi, secondo il presidente dell'esecutivo comunitario, a stilare una bozza d'accordo che possa poi diventare un trattato vero e proprio accettabile da tutti i Paesi industrializzati e da quelli in via di sviluppo. Il consigliere economico del Cremlino, Arkadi Dvorkovich, ha escluso la firma di accordi vincolanti al vertice di Copenaghen sul clima, prospettando invece l'approvazione di una 'road map' per proseguire i negoziati. - ONU: Gli impegni presi dai leader del Pianeta a Copenaghen, al vertice internazionale sul clima, dovranno essere "immediatamente operativi", anche se verosimilmente non verrà firmato un trattato legalmente vincolante. E' l'auspicio del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.
BOZZA DANESE: Sostenere l'obiettivo di un picco delle emissioni globali nel più breve tempo possibile comunque non oltre il 2020, riconoscendo che i paesi sviluppati collettivamente hanno raggiunto il picco e che la tempistica di picco sarà più lunga nei paesi in via di sviluppo, ma anche sostenere l'obiettivo di una riduzione delle emissioni globali nel 2050 di almeno il 50% rispetto al 1990, pari ad almeno il 58% rispetto al 2005.
G77 E AMBIENTALISTI: Secondo i 131 paesi che fanno parte del G77, soprattutto in via di sviluppo, la bozza danese minaccia i negoziati. Per Greenpeace e Wwf questi paesi sono stati scavalcati dai paesi ricchi.
IL MONDO SUDA: Il decennio 2000-2009 dovrebbe risultare il più caldo mai registrato dal 1850, anno in cui sono iniziate le misurazioni ed il 2009 dovrebbe situarsi tra i 10 anni più caldi, probabilmente al quinto posto, ha affermato l' Organizzazione meteorologica mondiale (Omm).
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Mercoledì, 9 Dicembre 2009
Due miliardi all'anno ai paesi poveri
L'Europa pronta a concedere aiuti immediati per far fronte alle misure contro il riscaldamento climatico
Attivisti di Greenpeace manifestano al Colosseo per chiedere un accordo immediato sul clima BRUXELLES - I capi di Stato e di governo della Ue, nel vertice di domani e venerdì, si accorderanno per concedere un aiuto immediato di 2 miliardi per anno dal 2010 al 2012 ai paesi poveri per fronteggiare le misure contro il riscaldamento climatico. Lo hanno indicato fonti Ue. In discussione anche il ruolo negoziale della Ue a Copenhagen in relazione al "rilancio" europeo sul taglio delle emissioni di CO2 al 30% nel caso di intesa globale.
E intanto la conferenza sul clima di Copenaghen è entrata nel terzo giorno in un'atmosfera tesa, con i negoziati appena cominciati e già minacciati dall'ira dei Paesi più poveri contro un presunto tentativo del "mondo ricco" di accaparrarsi la regia della lotta al clima.
A far scoppiare il caso è stata ieri una bozza - riservatissima - di un testo stilato dalla presidenza danese del summit, che fisserebbe al 2050 diritti di emissione pro-capite doppi per i Paesi sviluppati rispetto a quelli meno industrializzati. «Una grave violazione che minaccia il successo del processo negoziale», ha messo subito chiaro il delegato sudanese Lumumba Stanislas Dia Ping a nome del G-77, ovvero la coalizione di 130 Paesi in via di sviluppo. La Danimarca ha negato l’esistenza di un «testo segreto» per un accordo, ha precisato che ci sono solo «bozze di lavoro».
Ma il danno è fatto e il vertice sembra destinato a continuare sotto il segno della sfiducia dei Paesi poveri. Sempre ieri, a un presidente della Commissione Ue molto realista e convinto che non ci sarà un trattato a Copenaghen, ha tentato di fare da contrappeso il segretario generale Onu, Ban Ki-moon, che si aspetta «un accordo solido, che entri immediatamente in vigore».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Giovedì, 10 Dicembre 2009 La repubblica
Ambiente CLIMA
I Paesi in via di sviluppo
"Kyoto non negoziabile"
Posizione comune di Cina, India, Sudafrica, Brasile e Sudan. Ai Paesi industrializzati si chiede un nuovo impegno alla riduzione delle emissioni dei gas serra del 40% da qui al 2020
COPENAGHEN - Accordo tra i grandi Paesi in via di sviluppo che in un documento - pubblicato oggi dal sito internet di Le Monde - riaffermano la propria fedeltà al protocollo di Kyoto, che resta "lo strumento legale" con cui si chiede ai paesi industrializzati la riduzione del 40% delle emissioni dei gas serra da qui al 2020 rispetto al 1990.
La posizione comune è stata messa a punto dopo un incontro tra i negoziatori di Cina, India, Sudafrica e Brasile e Sudan, stato che presiede quest'anno il G77, che raggruppa i Paesi in via di sviluppo. Il documento è stato presentato come risposta alla [url=http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/ambiente/conferenza-copenaghen/bozza-30nov/bozza-30nov.html?ref=search]bozza di accordo preparata dalla presidenza danese[/url[, giudicato "inaccettabile" dai Paesi più poveri, e consiste essenzialmente in una richiesta di estensione e di rafforzamento del Protocollo di Kyoto, che altrimenti è destinato ad esaurire i suoi effetti entro il 2012.
Il testo, che si pone come obiettivo primario quello di limitare l'aumento della temperatura media del pianeta nei prossimi anni a due gradi, richiede un secondo periodo d'impegno alla riduzione delle emissioni dei Paesi industrializzati tra il 2013 e il 2020, un impegno corrispondente agli obblighi già assunti nella prima fase (2008-2012) moltiplicati però per otto.
Si richiede inoltre espressamente "ai Paesi industrializzati che non hanno sottoscritto il Protocollo" (e quindi in particolare agli Stati Uniti) di assumere i medesimi impegni, sottoscrivendo il trattato. Il Protocollo di Kyoto, stipulato nel dicembre 1997, prevedeva una riduzione mondiale delle emissioni inquinanti di almeno il 5 per cento nel 2012 in rapporto al 1990.
Dunque, moltiplicando quest'obiettivo per otto, il risultato è una riduzione del 40 per cento in rapporto al 1990. E quindi ci si colloca nel punto più alto della 'forchetta' suggerita dagli scienziati per limitare l'aumento della temperatura del pianeta a due gradi.
La bozza messa a punto dai Paesi in via di sviluppo prevede anche una forma di aiuto finanziario ai Paesi poveri, attraverso l'istituzione di un 'Fondo globale del clima', che dovrebbe essere amministrato dall'Onu, escludendo invece il ricorso alla Banca Mondiale, suggerito dagli Stati Uniti. Di conseguenza l'attuale 'Fondo per l'ambiente mondiale', una struttura già esistente da oltre dieci anni, dovrebbe diventare "il braccio operativo del 'Fondo globale'.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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Cresce la tensione, gli agenti caricano: ben 400 gli arresti. Rilasciati gli italiani
COPENHAGEN - Secondo la polizia danese, sono almeno trentamila i manifestanti radunati a Copenaghen per la grande manifestazione in favore di un accordo significativo alla Conferenza sul Clima dell’Onu. Gli organizzatori hanno ipotizzato la presenza alla dimostrazione di circa 80.000 persone. Il corteo, promosso da diverse organizzazioni non governative e dai movimenti no global, è partito dal castello di Christianborg nel centro della capitale danese per dirigersi verso il centro congressi dove si svolgono i lavori. E alla fine del corteo, ci sarà una veglia illuminata da candele presieduta dal Premio Nobel, Desmond Tutu. Uno dei principali gruppi organizzatori, Oxfam, ha preannunciato la presenza di vip, tra cui la modella danese-peruviana, Helena Christensen.
La polizia danese ha isolato un gruppo di Black bloc e arrestato circa 400 persone. In mattinata fermati 19 attivisti. Un primo gruppo di 11 manifestanti sono stati fermati «in via cautelativa» perchè «sospettati di essere coinvolti in reati». Altri due gruppi di quattro attivisti sono invece stati arrestati perchè sorpresi in possesso di armi o sostanze stupefacenti. Intanto sono in corso i primi scontri tra 300 Black-bloc e la polizia.
Già ieri c’è stato un primo assaggio, con l’arresto di una settantina di persone, tra cui 10 italiani, oggi tutti rilasciati. I manifestanti arrivavano ancora venerdì notte, su autobus, treni, aerei e traghetti, provenienti da Berlino, Brema, Londra, Leeds, Amsterdam, Milano e decine di altre città europee. Il vertice si fermerà domani, domenica, mentre cominciano ad arrivare le delegazioni guidate dai ministri degli ambienti (per l’Italia, sarà presente Stefania Prestigiacomo); ma non si fermeranno le proteste: prevista un’azione per bloccare il porto di Copenaghen. In contemporanea sono attesi a Copenaghen i ministri dell’Ambiente dei paesi partecipanti, prima dell’arrivo, alla fine della prossima settimana, dei capi di stato e di governo per la chiusura della Conferenza.
Venerdì decine di migliaia di persone sono già scese in piazza in molti Paesi asiatici (ad Hong Kong, in Indonesia di fronte all’ambasciata Usa, nelle Filippine, in Australia), per chiedere ai leader riuniti a Copenaghen di siglare un accordo che freni davvero il surriscaldamento del pianeta. E oggi organizzazioni non governative, movimenti pacifisti, gruppi ambientalisti scendono nelle strade della capitale danese, blindata da una straordinaria presenza di polizia.
«Copenaghen: abbiamo bisogno di una svolta, non di un fallimento». Un’altra lettera aperta ai «world leaders» campeggia stamane su un’intera pagina del Financial Times, stavolta a firma di numerose associazioni ed organizzazioni internazionali. «I dati scientifici e statistici sono inequivocabili: stiamo correndo verso uno scenario disastroso. È divenuto imperativo per la nostra sopravvivenza un’azione urgente», si legge nel testo, che punta il dito sui grandi riuniti a Copenaghen: «La scelta è nelle vostre mani, gli occhi del mondo sono puntati su di voi» . E ricorda come le organizzazioni firmatarie rappresentino milioni di persone. Per questo si chiede ai leader mondiali di andare a Copenaghen di persona il 18 dicembre; di siglare un accordo onesto, ambizioso e legalmente vincolante; di garantire che le emissioni nocive raggiungano il vertice massimo entro otto anni per poi diminuire per evitare cambiamenti climatici irreversibili; di aiutare finanziariamente i paesi in via di sviluppo e proteggere le loro popolazioni.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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Sabato, 19 Dicembre 2009 corriere della sera
Come voleva il leader Usa: intesa «anche non perfetta» con Cina, India, Brasile e Sudafrica
Obama:
«Storico accordo, ma non sufficiente.
È un "primo passo"»
Nessun dato sui tagli a CO2, solo su soldi ai Paesi poveri. Ue esce con le ossa rotte. Greenpeace: «Un fiasco totale»
COPENAGHEN - «Storico accordo con Cina, India, Brasile e Sudafrica». Questo l'annuncio di Barack Obama dopo un vertice serale fuori programma con il premier cinese Wen Jiabao, il premier indiano Manmohan Singh, il presidente del Brasile Inacio Lula da Silva e il presidente sudafricano Jacob Zuma. Ma lo stesso leader della Casa Bianca parla chiaro: «Non è sufficiente per combattere il cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo. Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti dell'accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è una base sulla quale costruire ulteriori progressi». L'accordo non è legalmente vincolante. Il vertice avrebbe dovuto concludersi alle 18 di venerdì, ma dopo il termine sono proseguiti frenetici incontri tra i principali protagonisti per evitare un completo fallimento. «Il mondo accetti anche un'intesa non perfetta», aveva detto Obama e così è stato. Ma il presidente francese Nicoals Sarzoky era di parere opposto: «Non vogliamo un accordo mediocre», ma alla fine ha dovuto ingoiare il rospo insieme a tutta l'Europa: «La mancanza di numeri sui gas serra è un fallimento. Questo vertice ha dimostrato il limiti del sistema Onu, pari a quelli di una bolla di sapone». Un portavoce dell'Ue ammette: «È molto meno di quanto speravamo, ma un accordo è meglio di nessun accordo e mantiene vive le nostre speranze».
«FALLIMENTO TOTALE» - Infuriate le associazioni ambientali, che parlano di fallimento. E Greeenpeace subito attacca: «Ma quale accordo storico: è un fiasco totale». Sarkozy ha spiegato che l'opposizione della Cina a un monitoraggio delle emissioni è stato uno dei problemi principali. Esulta solo la Cina: «Un risultato positivo». Anche il Brasile è scontento: «Sono sconcertato», dice l'ambasciatore Sergio Serra. «Ci siamo messi d'accordo solo sul fatto di riunirci ancora». Una nuova conferenza si terrà a Bonn entro sei mesi per preparare la prossima Conferenza sul clima in Messico alla fine del 2010.
GAS SERRA - Nell'intesa infatti non si parla di numeri sulla riduzione delle emissioni di gas serra, né a medio né a lungo termine. Ma solo di contributi ai Paesi in via di sviluppo per incrementare le tecnologie verdi. I Paesi industrializzati hanno rinviato al prossimo gennaio la decisione sulla misure che dovranno intraprendere entro il 2020 per ridurre le emissioni di gas serra. «Cifre precise di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2015-2020 saranno fornite per iscritto», ha comunicato Sarzoky. Prima dell'incontro decisivo, l'ultima bozza diffusa prevedeva queste riduzioni: mondo intero -50% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. E in particolare: Paesi industrializzati -80%, Paesi in via di sviluppo 15-30% in meno «sul livello normale». Inoltre restava la data del dicembre 2010 come limite ultimo per trovare un trattato legalmente vincolante per combattere il riscaldamento globale «al di sotto dei 2 gradi centigradi». Con una revisione nel 2016 che potrebbe considerare un limite più ristretto a 1,5 gradi. Ma la Cina era contraria a sottoscrivere il -50% globale entro il 2050. È servito quindi a poco lo studio delle Nazioni Unite diffuso in mattinata che dice a chiare lettere che se si firma un accordo con le proposte concordate, l'aumento medio delle temperature mondiali sarà di tre gradi e non di due. Sarkozy ha spiegato che l'accordo non è stato trovato, e che l'opposizione della Cina a un monitoraggio delle emissioni è stato uno dei problemi principali.
SOLDI - Per i Paesi in via di sviluppo sono previsti aiuti per 30 miliardi di dollari entro il 2012. La prima bozza parlava di 10 miliardi. gli Stati Uniti hanno promesso di contribuire con 3,6 miliardi.
PERICOLO - «L'America è pronta a prendersi le sue responsabilità», aveva detto Obama all'assemblea generale prima di incontrare in mattinata il premier cinese. «Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale». Sulla riduzione di CO2 ha ribadito il suo impegno affinché il Congressoi Usa approvi la legge per ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 17% entro il 2020 rispetto al 2005. Il discorso di Obama era stato giudicato «deludente» dal ministro dell'Ambiente brasiliano, Carlos Minc, il quale ha criticato la decisione dell'amministrazione americana di presentarsi al vertice senza la disponibilità a negoziare tagli più consistenti alle proprie emissioni, usando come scusa il fatto di avere bisogno dell'approvazione del Senato. «È come se gli Stati Uniti fossero l'unico Paese con un Parlamento». «Stiamo trovando maggiori difficoltà con il Brasile che con la Cina», ha affermato il ministro dell'Ambiente spagnolo, Elena Espinosa.
LA BOZZA - Passi avanti sono comunque stati fatti rispetto agli ultimi giorni. L'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020 per adottare tecnologie «pulite» e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Restano le incognite per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione di CO2 al 2020 comparati ai livelli delle emissioni del 1990 e del 2005, e infatti è previsto un vertice dei Paesi industrializzati nel prossimo gennaio per definirli.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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