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Attualità, Analisi, Indagini e Reportage :: Cosentino Connection (aggiornamenti)
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  Giovedì, 22 Ottobre 2009: Accadde Oggi   L'Espresso


  Attualità

Cosentino Connection
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Nicola Cosentino è tornato alla ribalta delle cronache da una settimana. Il sottosegretario all'Economia che sogna di diventare il prossimo governatore della Campania sta tentando da giorni di strappare da Silvio Berlusconi il "sì" definitivo alla sua candidatura. I giochi sembravano quasi fatti dopo una riunione romana del Pdl avvenuta sabato scorso, ma Gianfranco Fini ha bloccato tutto chiedendo al Pdl di fare nomi a prova di bomba, più che trasparenti.

Tutti hanno pensato a Nicola 'o mericano. Cosentino è infatti stato tirato in ballo, come ha documentato L'espresso un anno fa, da alcuni pentiti di camorra, che lo accusano di essere un referente politico dei Casalesi, il sanguinario clan di Gomorra.

La base del partito della sua regione resta con lui, gli alleati Mario Landolfi e Luigi Cesaro lo appoggiano a spada tratta, lo stesso Berlusconi non sarebbe contrario a una sua incoronazione.

Ma gli articoli dei giornali nazionali che hanno ricordato le sue vicende giudiziarie (Cosentino è indagato dalla Procura di Napoli) hanno rinfocolato le polemiche interne, con gli oppositori (oltre a Fini, in prima fila ci sono Italo Bocchino e Mara Carfagna) che stanno tentando ogni carta per bloccarne ascesa. La partita è ancora da giocare

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
Ultima modifica di Redazione il Gio 22 Ott, 2009 21:21, modificato 1 volta in totale 
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  Giovedì, 22 Ottobre 2009: Accadde Oggi     di Marco Lillo, Il Fatto Quotidiano n°26 del 22 ottobre 2009


Arrestato o candidato

 
La camorra e le relazioni
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pericolose di Cosentino

Se ne parla ovunque, nelle redazioni dei giornali e nei convegni politici. Tranne che nel posto giusto, in Tribunale. Eppure la notizia è dirompente: la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto dell’onorevole Nicola Cosentino. Stiamo parlando del sottosegretario con delega sul dipartimento del tesoro, sulle provvidenze radiotelevisive e sul Comitato interministeriale per la programmazione economica. Nonostante le accuse gravissime (concorso in associazione camorristica), Cosentino punta alla presidenza della Campania, dove potrà sedersi senza lasciare la poltrona di onorevole.

La notizia è nascosta nei pastoni dei giornalisti politici e nei discorsi oziosi sulla sua candidatura, al pari dell’appoggio di un Mastella qualsiasi. Così come un intercalare. Si dice: Cosentino ha la benedizione di Berlusconi ma è osteggiato da Bocchino e dalla Carfagna e poi si aggiunge distrattamente, ah e poi c’è anche quella richiesta di arresto.... A innescare questo dibattito surreale è stato un pezzo di Guido Ruotolo su “La Stampa”. Un anno fa scriveva: “un parlamentare di destra dice che la procura ha chiesto l’arresto di Cosentino”. Era quello il periodo nel quale “L’espresso” con una serie di inchieste aveva raccontato agli italiani i segreti del sottosegretario. Ne seguì una stiracchiata mozione di sfiducia del centrosinistra non fu approvata perché molti nel Pd non votarono. Forte di questo clima lassista il sottosegretario non solo non ha lasciato Roma ma ha rilanciato in Campania. Pochi giorni fa “La Stampa” ha ripubblicato la notizia . Per i duri d’orecchi stavolta l’ha presentata come fatto certo. Nessunasmentita. La richiesta effettivamente c’è e sarebbe stata firmata più di un anno fa dai pm Giuseppe Narducci e Alessandro Milita. Da allora pende davanti al gip di Napoli Raffaele Piccirillo, che non ha ancora deciso nonostante l’importanza della questione e le fughe di notizie anche perché, alcuni mesi fa, ricevuto alcune integrazioni che hanno rallentato il suo lavoro. Così la politica della seconda regione italiana, un territorio paragonabile al Belgio, resta sospesa. In questa bolla nessuno si comporta come accadrebbe a Bruxelles. L’accusato non si dimette. Il suo leader lo candida, e la Procura? Il capo supremo dell’accusa, il procuratore generale di Napoli, Vincenzo Galgano, rilascia un’intervista al Corriere sulle accuse a Cosentino: “non ho elementi dai quali mi risultino queste circostanze. E, per quel che mi riguarda allo stato è una persona nei cui confronti non ho nulla da ridire”. Perfetto. La dichiarazione diventa uno spot pronto per essere pubblicato a caratteri cubitali sulla home page del sito dell’onorevole come un certificato di buona condotta. Solo dopo un paio di telefonate dal palazzo di giustizia, è stata rimossa.

Di fronte a questo ribaltamento dei ruoli e della realtà, è il caso di mettere in fila due dati. Nicola Cosentino nasce nel 1959 da papà Silvio e mamma Olga a Casale di Principe. Casale non è Sacramento e i Cosentino non sono i Bradford della serie tv.

Il casellario di papà è composto di tre pagine fitte: dal danneggiamento di edifici militari alle lesioni personali, dalla tentata truffa al sequestro di persona (semplice e risalente a due anni prima della nascita di Nicola). Papà Silvio poi mette la testa a posto e si mette in affari nei petroli. Grazie alla “capacità di penetrazione nel territorio” della ditta di famiglia oggi il gruppo Aversana Petroli, diretto dal fratello Giovanni, fattura 200 milioni di euro e controlla una rete di distributori sparsi per l’Italia. In famiglia i due fratelli, Giovanni e Nicola, si dividono i compiti. Il più giovane si mette in politica, dove per rispetto al padre, in molti lo chiamano con il suo stesso soprannome, dovuto ai rapporti con gli alleati nel dopoguerra: “O mericano”.

Cosentino durante la prima repubblica entra nel Psdi e poi, dopo qualche tentennamento nella lista civica si schiera con Berlusconi. Ben cinque pentiti hanno raccontato i legami di Cosentino con la criminalità. Sono parole da prendere con le molle perchè necessitano di riscontri e Cosentino è innocente fino a prova contraria ma è utile riportarle. Carmine Schiavone, cugino e complice di Sandokan, cioé Francesco Schiavone, il boss dei casalesi, ha raccontato nel 2000 i rapporti del politico con l’altro clan casalese, i Bidognetti: “Alle elezioni del 1982 il gruppo Bidognetti appoggiò ‘o Americano', Nicola Cosentino che stava nel Partito socialdemocratico”.

Dopo la fine della prima repubblica, il politico entra in una lista civica e poi sale sul carro di Forza Italia. Intanto a Casale gli Schiavone la fanno da padrone e in alcuni casi le strade delle due famiglie si incrociano. Nel 1993 Cosentino e i suoi fratelli comprano un terreno dai familiari del boss Sandokan, alcuni dei quali saranno poi arrestati per camorra. Una coincidenza per il sottosegretario. Anche se un altro pentito, Domenico Frascogna, nel 1998 racconterà: “quando Sandokan intendeva farci avere notizie utilizzava Natale (un avvocato poi arrestato nel 2008 perché ritenuto un prestanome dei casalesi, ndr) che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico di Casal di Principe. Non ricordo il nome ma viene soprannominato 'o Americano'. Se non sbaglio questo politico non opera a livello locale di Casal di Principe ma a un livello superiore”. E, da allora, il livello è salito di molto.

 





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  Venerdì, 23 Ottobre 2009: Accadde Oggi     di GERARDO AUSIELLO, Il Mattino


Regione Campania, è scontro nel Pdl
Cosentino a Fini: non faccio passi indietro
    
Image NAPOLI (23 ottobre) - Nicola Cosentino non molla. Lo aveva anticipato al Mattino e lo ha ribadito a chiare lettere ieri a Montecitorio. I dirigenti campani del Pdl si sono ritrovati alla Camera per discutere della candidatura a governatore dopo due giorni difficili. In queste ore i quotidiani hanno infatti riportato le voci di un’inchiesta di camorra in cui il sottosegretario sarebbe coinvolto. Voci che nel partito hanno riaperto un dibattito che sembrava già chiuso. Da qui la scelta di convocare una riunione ristretta per decidere sul da farsi. Attorno a un tavolo si sono così ritrovati, tra gli altri, lo stesso Cosentino e Italo Bocchino, che per primo ha avanzato perplessità sul nome del coordinatore regionale.

In quella sede il vicecapogruppo vicario del Pdl alla Camera ha confermato tutti i suoi dubbi. «Nicola, cinque mesi fa ti ho detto: “Ma chi te lo fa fare”?». Alla base dei rilievi mossi da Bocchino l’opportunità di una scelta che potrebbe essere strumentalizzata dal Pd. Poi la mano tesa: «Se ritieni di andare avanti, fai pure - ha aggiunto - Sei il candidato naturale». E lui: «Non farò nessun passo indietro, non ho nulla da temere». Dal vertice è inoltre emerso un impegno comune a evitare ogni polemica per attendere con serenità il verdetto. Buoni propositi confermati durante il pranzo tra alcuni parlamentari tenuto poco dopo a Montecitorio.

Cosentino resta dunque in pole position, ma la partita è aperta. I nodi verranno sciolti solo i primi di novembre dopo l’incontro a tre Berlusconi-Fini-Bossi. Sul tavolo, come ribadito dal coordinatore nazionale Ignazio La Russa, «una rosa di nomi» in cui figurano l’ex ministro Stefano Caldoro, il presidente degli industriali napoletani Gianni Lettieri e i sottosegretari Pasquale Viespoli e Guido Bertolaso mentre scendono le quotazioni del deputato Paolo Russo.

 



 
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  Lunedì, 9 Novembre 2009: Accadde Oggi   La Stampa
 

CAMORRA - BUFERA GIUDIZIARIA IN CAMPANIA
 
Chiesto l'arresto per Nicola Cosentino
I pm: "Contatti con i clan dei Casalesi"

L'accusa dei pm è di concorso esterno in associazione mafiosa
 
Il sottosegretario all'Economia
Nicola Cosentino

Image NAPOLI - Un provvedimento cautelare, sulla cui esecuzione dovrà pronunciarsi la Camera dei deputati, è stato emesso nei confronti del sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl in Campania. La notizia sul coinvolgimento del parlamentare casertano - finora tra i più accreditati per la candidatura del centrodestra alla presidenza della Regione Campania - in una inchiesta della Dda su presunti rapporti con il clan dei Casalesi circolava da tempo, ma solo nel tardo pomeriggio di oggi sono giunte le indiscrezioni secondo le quali il gip Raffaele Piccirillo aveva da poco firmato una misura cautelare.
 
Una indiscrezione trapelata nonostante tutti i magistrati titolari delle indagini si siano rifiutati di confermarla. Tanto che non è stato ancora possibile capire se Cosentino sia destinatario di una ordinanza di custodia in carcere, o agli arresti domiciliari, oppure di una misura interdittiva. Gli inquirenti avrebbero formulato nei suoi confronti una ipotesi di concorso esterno in associazione camorristica. Le posizioni di altri indagati - destinatari anch’essi di richieste di provvedimenti restrittivi da parte della procura di Napoli - sarebbero state stralciate e occorrerà pertanto attendere alcuni giorni per conoscere nei dettagli gli sviluppi dell’indagine condotta dai pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci. Da quanto si è appreso, la misura cautelare dovrebbe pervenire domani alla Camera per poter essere esaminata, in prima istanza, dalla giunta per le autorizzazioni a procedere. «Alla presidenza della Camera non risulta pervenuta, allo stato, alcuna richiesta da parte dell’autorità giudiziaria di Napoli», ha sottolineato in serata Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera.
 
L’inchiesta sui presunti legami con i Casalesi
L'indagine della Dda di Napoli è scaturita dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Nel corso di quest’anno più volte organi di stampa avevano diffuso dichiarazioni di pentiti che chiamavano in causa Cosentino. Tra gli ultimi verbali noti, quello con le rivelazioni di Gaetano Vassallo, imprenditore ritenuto contiguo ai Casalesi, che da tempo sta collaborando con la giustizia. L’imprenditore avrebbe, tra l’altro, fatto riferimento a comunanze di interessi dei Casalesi e di Cosentino per la realizzazione dell’inceneritore di Santa Maria La Fossa, accuse dalle quali Cosentino si è difeso sostenendo di essersi sempre opposto all’impianto. Il parlamentare, a proposito della diffusione delle accuse dei pentiti, ha denunciato nei giorni scorsi l’esistenza di una «macelleria mediatica». L’avvocato Stefano Montone, uno dei legali del sottosegretario, si è recato oggi dal procuratore Giovandomenico Lepore e dal gip Piccirillo. Il penalista negli ultimi tempi aveva informato i magistrati che Cosentino era disponibile a presentarsi per dichiarazioni spontanee o per rendere interrogatorio, ma gli inquirenti, ha spiegato il legale, non hanno ritenuto di dover accogliere tali richieste.

 





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  Martedì, 10 Novembre 2009: Accadde Oggi    di Emiliano Fittipaldi, L'Espresso
 

> La camorra alla conquista dei partiti in Campania
 

Attualità
 
Cosentino Connection
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A un anno dalle inchieste de L'espresso la magistratura ha chiesto l'arresto per Nicola Cosentino. E' accusato di "concorso esterno in associazione camorristica". Ecco tutte le dichiarazioni dei pentiti su di lui
 
Nicola Cosentino è accusato di "concorso esterno in associazione camorristica" dalla procura di Napoli, che ha inoltrato una richiesta di autorizzazione a procedere alla Camera. A poco più di un anno dalle inchieste de L'espresso sui legami tra il sottosegretario all'Economia e il clan dei Casalesi, le indicazioni dei pentiti e le indagini hanno portato i pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci a chiedere al gip una misura cautelare. Trattandosi di un deputato, il gip - come stabilisce la legge - ha disposto la notifica dell'ordinanza al Presidente della Camera, con richiesta di autorizzazione all'esecuzione del provvedimento.
 
La documentazione sarà poi inviata alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, che dovrà formulare una proposta per l'Aula. La posizione di altri indagati coinvolti nello stesso procedimento, sui quali pendono richieste di misure cautelari, sarebbe stata stralciata. Le voci su Nicola 0' americano, come lo chiamano nella natia Casal di Principe, si rincorrevano da settimane. Nonostante tutto, il Pdl locale lo aveva espressamente candidato come futuro governatore della Campania. Di seguito i verbali dei pentiti e le inchieste de L'espresso sui rapporti con la camorra di Cosentino.
 
> Così ho avvelenato Napoli
> Partita Doppia
> Maroni & Saviano. Detto tra noi…
> Altri articoli a completamento

 





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  Mercoledì, 11 Novembre 2009: Accadde Oggi    Leandro Del Gaudio, Rosaria Capacchione - Il Mattino
 

«Eco4 song'io. Il consorzio è cosa mia»

Dalle carte le accuse a Cosentino
        
Approfondimenti
Il sottosegretario: deve passare la nottata

 
Image NAPOLI (11 novembre) - «Ecoquattro song’io. Il consorzio è cosa mia». È un Nicola Cosentino che fa valere la forza dei suoi voti e del suo ascendente politico, l’uomo che decide consulenze e consigli di amministrazione del consorzio di bacino che opera sul litorale domiziano. (LEGGI L'ORDINANZA CAUTELARE) È un uomo, dicono i pentiti, che sa ciò che vuole: mantenere saldo il controllo su quella macchina da guerra elettorale che ruota intorno alla raccolta dei rifiuti, allo smaltimento, alla possibile gestione del termovalorizzatore.
 
Perché è la scatola infetta nominalmente intestata ai fratelli Sergio e Michele Orsi a filtrare clientele e pacchetti di voti. Quelli del Ce4, tutti convergenti su politici di primo piano del centrodestra. «Nicola è padrone nostro», si affretta a dire Sergio Orsi parlando a telefono con un assessore di Villa Literno. Ed è in questo rapporto di scambio voti-favori che c’è la costruzione fatta nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Napoli Raffaele Piccirillo: 293 pagine che raccontano la nascita del consorzio, riepilogano le ragioni della mafiosità della società mista Ecoquattro, spiegano perché tutte le attività svolte all’interno del contenitore, pur se apparentemente legali o di esclusivo malcostume, sono in realtà sintomo e prova di una consapevole convergenza di interessi con la camorra.
 
Il patto societario - Parla Gaetano Vassallo, l’uomo che ha gestito per una dozzina di anni le discariche - legali e non - delle province di Napoli e Caserta. Gestione per un patto societario, dice il collaboratore di giustizia di antica fede bidognettiana, tra il gruppo Bidognetti e i fratelli Orsi nel momento in cui costoro (per iniziativa soprattutto di Sergio Orsi) decideranno di investire nel settore dei rifiuti. Con l’avallo di tutti i politici, dice Vassallo, smentito con veemenza dai politici citati nei verbali che lo definiscono «un inquinatore bugiardo», dice Mario Landolfi. I politici non sono indagati.
 
I voti - Vassallo insiste: «Tornando alla riunione in cui venne arrestato Bidognetti Raffaele, ricordo che si fecero i nomi anche di alcuni politici nazionali. In particolare, Bidognetti Raffaele alla mia presenza riferì che gli onorevoli Italo Bocchino, Nicola Cosentino, Gennaro Coronella e Landolfi facevano parte del “nostro tessuto camorristico». Il nome di Pasquale Giuliano compare, invece, in un’altra occasione: le cene elettorali pagate dallo stesso Vassallo, ospite e anfitrione nonostante fosse agli arresti domiciliari.
Coronella annuncia querela e Bocchino dice: «Le parole del pentito Vassallo su alcuni parlamentari credo si riferiscano alla provenienza territoriale degli stessi. Quanto alla mia persona tutti sanno che tra me e la camorra c’è lo stesso rapporto che c’è tra l’acqua e l'olio e quindi è impossibile mischiarli».
I pentiti - Vassallo e non solo, tra i grandi accusatori del sottosegretario Cosentino. Ci sono esponenti interni al clan dei Casalesi (Dario De Simone, Domenico Frascogna, Domenico Bidognetti, Anna Carrino, Luigi Guida, Augusto La Torre, Mario Sperlongano, Raffaele Ferrara, Carmine Schiavone) ma anche imputati-testimoni, come gli stessi fratelli Michele (ucciso il primo giugno del 2008) e Sergio Orsi (detenuto). O come Giuseppe Valente, ex presidente del Ce4, condannato dal gup Enrico Campoli nell’ambito dei primi due tronconi dell’inchesta.
 
Il memoriale - Nell’ordinanza c’è spazio anche per una lunga dichiarazione della vedova Orsi, che ha confermato le conoscenze e le frequentazioni altolocate del marito. Aggiungendo: «Dopo la morte di Michele ho trovato un suo memoriale da lui manoscritto, insieme a un incartamento relativo ad atti processuali».
 
Bipartisan - Tutti per uno, una mangiatoia bassa e buona per tutti. È sempre Valente a parlare: «Quanto al presidente Carlo Savoia dell’Ecoquattro, nomina precedente alla mia, questi era stato scelto da Nicola Cosentino, questi faceva infatti politica con Forza Italia. Suo fratello era, all’epoca, sindaco di un Comune del Bacino del Ce2, in particolare del Comune di Sant’Arpino, e ricordo che militava nei Ds».
 
Il mandato - Ancora Valente: «Io ho sempre agito su esclusivo mandato dei miei referenti politici, Nicola Cosentino e Mario Landolfi, tant’è che tra i revisori dei conti dell’Impregeco, Mario Landolfi mi fece inserire proprio Raffaele Chianese (ex vicesindaco a Mondragone)». A Cosentino l’ex manager del Ce4 attribuisce persino la partecipazione, attraverso prestanome, in una società del gruppo facente capo ai fratelli Orsi, la Enterprais).
 
Il futuro - L’affare rifiuti affidato a Impregeco viene raccontato dal solito Valente: era un ente «di natura formale» ma interamente finanziato dal Commissariato di Governo. Con l’ovvio ingresso dei privati.
 
Facchi e i sindaci - Parla Vassallo, il primo cittadino di Cancello Arnone conferma: «Rappresento che non tutti i Comuni furono d’accordo nell’affidare all’Ecoquattro il servizio di raccolta. Ricordo in particolare il comportamento del sindaco di Cancello Arnone il quale si dimostrò apertamente contrario: il costo era troppo alto. Ma fu convinto da Facchi il quale gli inviò una lettera e lo indusse a mutare il suo orientamento». In realtà, non volevano avere a che fare soprattutto con i fratelli Orsi, che si mostravano troppo arroganti: «I sindaci con loro non ci volevano avere a che fare perché avevano paura».
 
La raccomandazione - Il figlio del boss napoletano Raffaele Stolder, che nel 2004 era compagno di detenzione di Francesco Bidognetti, voleva fare il volontario nell’esercito e Cicciotto si era rivolto a qualcuno «in alto». Poi il ragazzo, spaventato dalla possibilità di finire in zona di guerra, aveva fatto un passo indietro. Anna Carrino la racconta così: «Nicola Cosentino promise il suo interessamento ma disse che era molto difficile».

 





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  Mercoledì, 11 Novembre 2009: Accadde Oggi    il mattino
 

Cosentino, relatore Camera: «Indagato
da 20 anni, batte persino Berlusconi...»

Discussione rinviata al 18.
Bocchino: sempre perplessi sulla sua candidatura.
Bonaiuti: decideranno gli organi del partito

    
Cosentino (foto Lapresse)
Image ROMA  - E' stata rinviata la riunione della giunta per le autorizzazioni a procedere sulla richiesta di arresto pervenuta alla Camera da parte della magistratura napoletana nei confronti di Nicola Cosentino per collusione con il clan camorristico dei casalesi. «La discussione è stata rinviata, è stato chiesto un aggornamento alla prossima seduta, che comincerà con l'audizione dell'onorevole Cosentino», riferisce il presidente della giunta, Pierluigi Castagnetti.
 
Il relatore Antonino Lo Presti (Pdl) si dice stupito perché «la notizia di reato era del 2001 e proprio adesso vengono fuori i motivi cautelari?». Secondo l'ordinanza la «condotta delittuosa risalirebbe all'inizio degli anni Novanta. Cioè è vent'anni che Cosentino è indagato... È un record, batte persino Berlusconi... Vi rendete conto? Vorrei che i cittadini riflettessero su questo». Cosentino, su sua richiesta, verrà ascoltato il 18 novembre.
 
Bocchino: io estraneo. Italo Bocchino, in una dichiarazione, sottolinea la sua totale estraneità all'indagine napoletana su Cosentino, sostenendo che il suo nome appare solo come uno degli eletti sul territorio e «mai più citato» da pm e gip all'interno della richiesta d'arresto per il sottosegretario. Il presidente vicario dei deputati del Pdl precisa che «si tratta di una citazione del tutto marginale in cui un pentito, elencando i parlamentari di quel territorio, inserisce anche il sottoscritto come appartenente ad un contesto che va inteso come territoriale e certo non riferito all'organizzazione camorristica».
 
«Siamo sempre stati perplessi sulla candidatura di Cosentino aggiunge Bocchino - perché da tempo c'erano voci, c'erano inchieste. Detto questo, però, devo dire su di lui c'è veramente poco. Caso mai, c'è un po' di malcostume: le assunzioni, le raccomandazioni. Però mi sembra che oggettivamente non ci sia nulla che faccia riferimento a un concorso esterno in associazione mafiosa».
 
Landolfi: su di me falsità. «Sono state rispolverate vicende vecchie di un anno, già depositate dal Pubblico ministero nell'ottobre 2008. Questioni, che saranno incontrovertibilmente confutate e demolite, quando riprenderà l'udienza preliminare», dice in una nota il deputato Mario Landolfi, vice coordinatore regionale del Pdl commentando il contenuto dell'ordinanza del gip Piccirillo, nella parte che lo riguarda. «Come ho già avuto modo di dire, si tratta di evidenti falsità, partorite dalla mente annebbiata di un delinquente cocainomane».
 
Bonaiuti: sono garantisca, non emetto una sentenza ora. «Io sono un garantista e non emetto sentenze prima dei tre gradi di giudizio, mi sorprende questa sinistra» che attacca nel tentativo di «dare dei colpi a Silvio Berlusconi» per abbatterlo commenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Se la candidatura di Cosentino alle regionali in Campania sia tramontata o meno «lo decideranno gli organi del partito».
 
Gianfranco Rotondi, ministro per l'Attuazione del programma di governo, ricorda che la candidatura di Cosentino in Campania «non dipende dalla magistratura, ma dal gioco di incastri con il Lazio». In un'intervista al Mattino, Rotondi dice che le perplessità di Gianfranco Fini su Cosentino sono «una legittima opinione politica», ma aggiunge: sulla candidatura per la presidenza della Campania, «la decisione spetta a lui e a Berlusconi. È giusto che Cosentino faccia le sue riflessioni liberamente, sostenuto dalla stima del suo partito». E i legami con il clan dei Casalesi? «Sto ai fatti, ovvero alla Camera sono arrivate delle carte che parlano di pentiti che accusano Cosentino. Ma questo è il governo che ha fatto e sta facendo la guerra alla mafia come mai visto prima. Non vorrei che si trattasse di un nuovo caso Andreotti. La parola pentiti mi fa venire in mente questo. Allora si disse che fu la reazione della mafia a leggi severe volute da Andreotti stesso». E aggiunge: «Le parentele uno se le ritrova, non è un motivo per farsi da parte. Sono convinto della sua estraneità ai fatti e che lo dimostrerà, sennò dovrei pensare che il mio partito è stato guidato da un casalese. Dal punto di vista politico difenderò sempre Cosentino, perché ritengo che non possiamo separare la credibilità politica del partito dalla sua».
 
Il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, smentisce la notizia apparsa sulla stampa secondo la quale Cosentino gli avrebbe chiesto di modificare
un provvedimento preso quando faceva il ministro dell'Ambiente. Quanto alla candidatura di Cosentino in Campania, Matteoli parla di «ipotesi» visto che come esponente di vertice del Pdl, e sottosegretario «aveva posto una candidatura apprezzabile». «La dichiarazione di Fini di ieri - aggiunge - mi pare ne facesse più un problema di opportunità, senza entrare nel merito. Aspettiamo che la Camera esamini il provvedimento».
 
Donatella Ferranti (Pd) osserva che «ad una prima lettura degli atti ci sembra un caso estremamente complesso e grave visto che emergerebbe anche un coinvolgimento nel tessuto camorristico di tutta la famiglia del parlamentare. Stiamo preparando delle domande da rivolgergli nel corso della sua audizione».

 





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  Giovedì, 12 Novembre 2009: Accadde Oggi   da Il Fatto Quotidiano n°44 del 12 novembre2009
 

Nicola Cosentino
vuole imbavagliare Annozero

 
Il sottosegretario chiede di imbavagliare Annozero. Nicola Cosentino chiede l’immunità televisiva. Non prevista tra i benefici dei parlamentari. L’avvocato del sottosegretario scrive una lettera ai vertici Rai e all’Agcom per diffidare Annozero. Con tempistica perfetta e sospetta, anticipando persino l’Ansa di mercoledì e non di giovedì: l’imputato – il “referente dei Casalesi”, secondo il gip – pretende che i telespettatori siano all’oscuro delle sue disavventure con la giustizia. Michele Santoro dovrebbe ignorare Cosentino per evitare la “macelleria mediatica”. Non si può dettare il palinsesto alla Rai. Non ancora. Per la misura cautelare che pende sul coordinatore del Pdl, c’è la giunta sulle autorizzazioni della Camera. Per esprimere il gradimento sulla trasmissione, c’è soltanto il telecomando. E Annozero, stasera, parlerà di Cosentino, del sistema di potere, di Casal di Principe. Di una terra ammalata dalla camorra e mal difesa (o per nulla) dalla politica.

 





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  Giovedì, 12 Novembre 2009: Accadde Oggi    di Rosaria Capacchione-Leandro Del Gaudio, Il Mattino
 

Caso-Cosentino, le confessioni di un killer
sono «l'arma segreta» dei pm

Image     NAPOLI  - C'è un'arma segreta nelle carte dei pm che accusano il sottosegretario all'Economia Cosentino. E' la confessione di un killer della camorra che ha iniziato a collaborare e che racconta di come fosse lui a tesserare gente dei clan per il Pdl.
 
Nato e cresciuto a Napoli, nella Sanità. Camorrista e killer, faccia brutta che non è opportuno incontrare a distanza ravvicinata. Dicono i pentiti: «Chi lo ha fatto, non ha potuto raccontarlo».
 
Due mesi fa era uscito dal limbo dei dichiaranti e, dopo la falsa partenza del 2007, era diventato collaboratore di giustizia. Si chiama Luigi Guida, ha 53 anni e il soprannome di «’ndrink». Amico di Antonio Bardellino, Gennaro Licciardi e Giuseppe Mallardo, avversario storico di Giuseppe Misso, dieci anni fa in carcere aveva conosciuto Francesco Bidognetti, guadagnandone la fiducia: come e più di un figlio, tanto che proprio di Aniello e Raffaele Bidognetti nel 2001 andrà a prendere il posto. Nella veste di assassino, senza dubbio, ma anche di interfaccia di imprenditori, politici, colletti bianchi di vario genere.
 
Lui sa chi, tra quanti hanno pagato tangenti, appartiene alla zona grigia dei collusi o è una vittima. Lui sa, per esempio, chi hanno rappresentato i fratelli Orsi durante la gestione del consorzio Ce4, o quanto pesasse Gaetano Vassallo nell’economia dei Casalesi e della gestione delle ecomafie.
 
Lui sa. A settembre lo ha dichiarato, ma i suoi verbali non sono stati utilizzati dai pm antimafia Alessandro Milita e Giuseppe Milita nella richiesta di ordinanza cautelare in carcere a carico di Cosentino. Saranno depositati presto, molto probabilmente in occasione di un eventuale ricorso al Tribunale del Riesame da parte della difesa del sottosegretario al Tesoro.
Si aspetta la decisione del Parlamento, dunque, perché venga tarata la prossima strategia processuale della Dda di Napoli.
 
E nel frattempo il gip Raffaele Piccirillo mette a disposizione dell’indagato, in maniera ufficiale, l’ordinanza di custodia cautelare: un documento di oltre trecento pagine nel quale viene raccontata la storia di un’impresa di mafia - il consorzio di bacino Ce 4 e il suo braccio operativo Ecoquattro - capace di corrompere e contaminare l’intera struttura istituzionale della gestione del ciclo dei rifiuti.
 
Un contenitore emblematico, dice in sostanza il giudice Piccirillo, dei rapporti tra camorra, impresa e politica. Prendiamo, per esempio, e a prescindere dal valore giudiziario delle stesse dichiarazioni, ciò che di se stesso dice Gaetano Vassallo. Non ha avuto problemi a raccontare ai pm di avere in tasca la tessera di Forza Italia, né di aver sponsorizzato per anni le fortune elettorali dei candidati amici, tra cui quella del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Ed è stato il lungo affresco dell’imprenditore pentito Gaetano Vassallo, ad aver spinto il gip Raffaele Piccirillo a definirlo «grande elettore» del clan Bidognetti, uno capace di movimentare tessere, voti e consenso elettorale. Un ruolo tutto da approfondire.
 
Tessere, dunque, elettori iscritti nelle fila di un partito da un imprenditore legato alla camorra. Scenario che ricorda quello riscontrato dopo l’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gino Tommasino, con vittima e carnefice titolari della stessa tessera del Pd.

 
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  Venerdì, 13 Novembre 2009: Accadde Oggi  
 

Nell'incontro a palazzo Grazioli il premier ascolta le ragioni del sottosegretario
La replica a Fini:"Bisogna tenere conto delle richieste del territorio"

 
Colloquio Cosentino-Berlusconi
"Io mantengo la candidatura"

Trenta senatori chiedono ispezione alla Procura di Napoli: "Clima di conflittualità"
 
Image ROMA - Nicola Cosentino non molla. Il sottosegretario all'Economia, su cui pende una richiesta di arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, incontra per mezzora Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli e insiste: "Mantengo la mia candidatura per le regionali in Campania". Intanto trenta senatori chiedono un'ispezione urgente alla Procura di Napoli: "Vogliamo sapere se i criteri di assegnazione delle indagini garantiscono l'equidistanza dei magistrati".
 
"I procuratori non decidano la vita democratica". Uscendo dalla residenza romana del premier, Cosentino spiega che Berlusconi "ha preso atto" di questa posizione. "Gli ho spiegato le ragioni del territorio, non possono essere i procuratori - sottolinea - a decidere l'evoluzione democratica. Sulla mia candidatura c'è un largo consenso e non faccio un passo indietro".
 
"Piena solidarietà da parte del premier". Cosentino spiega che il presidente del Consiglio gli ha espresso "la più ampia solidarietà". Il sottosegretario gli ha illustrato la situazione ma lui "conosceva un po' le carte processuali". Per il momento, Berlusconi ha preso atto della decisione di Cosentino di andare avanti e in ogni caso, spiega il sottosegretario "non saranno brevissimi i tempi per la scelta delle candidature". "Berlusconi - assicura - non mi ha chiesto di fare un passo indietro".
 
La replica alle perplessità di Fini. "Capisco le ragioni di Gianfranco Fini, è giusto che lo faccia, ma lui deve tenere conto anche delle richieste che vengono dal territorio", ha aggiunto Cosentino commentando le parole del presidente della Camera che aveva chiesto al sottosegretario di rinunciare alla corsa per la presidenza della Regione Campania.
 
"La Campania vuole la mia candidatura". "La mia candidatura - spiega Cosentino - non nasce dal nulla, ma è espressione dell'intera Campania. Qualsiasi scelta diversa dovrà tenere conto delle indicazioni del territorio", avverte.
 
Granata (Pdl) insiste: "Candidatura inopportuna". Nonostante l'attestato di fiducia da parte del premier, la possibile candidatura di Cosentino alle regionali campane continua a destare malumore all'interno della stessa maggioranza. "Noi manteniamo l'assoluta convinzione che sia del tutto incompatibile e a questo punto inopportuna la sua candidatura", ha commentato Fabio Granata, vicepresidente della commissione Antimafia e deputato del Pdl.
 
Richiesta di 30 senatori: "ispezione in Procura". Intanto trenta senatori del Pdl hanno presentato un'interrogazione urgente al ministro della Giustizia sollevando, analogamente a quanto hanno fatto i colleghi della Camera qualche giorno fa, il problema "del clima di preoccupante conflittualità che regna presso la procura della Repubblica di Napoli". "I senatori - si legge - chiedono un'ispezione urgente alla Procura di Napoli e sollevano pesanti dubbi sulla corretta gestione di quell'ufficio chiedendo di conoscere anche se i criteri di assegnazione dei fascicoli giudiziari garantiscano l'equidistanza e l'indipendenza dei magistrati che procedono alle indagini".

 





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  Venerdì, 13 Novembre 2009: Accadde Oggi    di Gianluca di Feo e Emiliano Fittipaldi, L'Espresso
 

ATTUALITÀ
 
Onorevole di camorra
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Nicola Cosentino ha condizionato tutta la gestione dei rifiuti in Campania. Nelle accuse dei pentiti l'alleanza tra la malavita e i leader del centrodestra
 
Image Altro che questione morale: in Campania la politica è diventata una questione criminale. L'atto d'accusa della magistratura travolge gli uomini che decidono il destino del Pdl e arbitrano gli interventi del governo nella regione: Nicola Cosentino e Mario Landolfi. Nell'ordinanza c'è anche un riferimento ad altri due parlamentari del centrodestra, Gennaro Coronella e Italo Bocchino, i cui nomi vennero fatti dal capoclan Bidognetti come parte del "nostro tessuto camorristico". Ma anche se non viene citato nel provvedimento, molti degli stessi pentiti chiamano pesantemente in causa Luigi Cesaro. Cosentino: il sottosegretario di Casal di Principe fino alla scorsa settimana candidato in pectore per la poltrona di governatore. Landolfi: l'ex ministro di An che continua a dominare la struttura locale del partito. Cesaro: il neopresidente della Provincia di Napoli che ha saputo conquistare l'amicizia di Silvio Berlusconi.
 
I giudici li accusano per il loro passato, ma il meccanismo ricostruito dalle indagini condiziona il presente, a partire proprio dalla gestione della torta più ricca: gli appalti per i rifiuti, l'oro sporco della Campania. Il distretto della munnezza, cuore del programma varato dal premier e affidato a Guido Bertolaso, è sorto lì dove si concentravano gli interessi dei boss casalesi e dei loro sponsor politici. E sin dalla prima emergenza del 2000, sin dalla nascita del Commissariato di governo - sottolineano i magistrati - Cosentino e i suoi referenti camorristici sono riusciti a imporre le loro scelte. Le parole del giudice contro il sottosegretario sono impressionanti: nel chiedere alle Camere l'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa scrive che "contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale". Il suo ruolo nella questione rifiuti è di primo piano: "creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali". Come sintetizza Gaetano Vassallo, l'inventore del traffico camorrista di scorie: "Cosentino spiegò che l'Eco4 era una sua creatura, dicendo testualmente che quella società "song'io"".
 
I magistrati mettono a nudo un triangolo perverso: un patto tra camorristi, imprenditori e pubblici funzionari. Un sistema antico che - secondo le accuse - sarebbe stato perfezionato proprio da Cosentino e Landolfi all'inizio del millennio. Ma a comandare sono soprattutto i padrini, che impongono la loro volontà utilizzando ogni strumento: la corruzione, la violenza, il controllo dei voti. Quando non bastano nemmeno ricatti, mazzette e minacce allora anche i rifiuti si trasformano in arma: si sobilla la protesta popolare o si scatena la burocrazia per bloccare camion e discariche. Nel 2001, prima che il rinascimento napoletano tramontasse, Antonio Bassolino diventato commissario di governo vara il primo piano globale per portare la Campania fuori dall'emergenza. Ma i casalesi si scatenano. Secondo Giuseppe Valente, manager chiave di questa fase, Cosentino disse "che "tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui"". Il cuore dello scontro era l'ipotesi di affidare alle aziende settentrionali la costruzione di un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa, nel feudo dei clan più feroci e del futuro sottosegretario: "Cosentino con il senatore Gennaro Coronella (anche lui di Casal di Principe, ndr) incisero sul sindaco di Santa Maria La Fossa, il quale fece delle manifestazioni contro il termovalorizzatore". In quei giorni Sergio Orsi, dirigente della Eco4, viene intercettato mentre spiega: "Cosentino ha riunito tutti i consiglieri regionali, tutti quanti questi nel dire che si deve bloccare Santa Maria La Fossa, perché si sente pigliato in giro".
 
Nicola Cosentino
Image Il problema è semplice: la gestione totalmente centralizzata di raccolta, discariche e termovalorizzatori affidata alla "settentrionale" Fibe toglie all'imprenditoria camorristica la possibilità di sbranare la fetta più ghiotta della torta. La vera mangiatoia invece sono le società miste, dove è più facile arricchirsi con il denaro pubblico ed evitare i controlli. Allora Cosentino e Landolfi - sostengono i magistrati - escogitano il "superconsorzio Impregeco". Forti della protezione del numero due del Commissariato, Giulio Facchi, creano un polo aziendale che rende dura la vita ai "nordici" finché non ottiene di sedersi alla tavola. A parlarne è sempre Valente, nominato presidente del superconsorzio: "Impregeco faceva capo a due referenti politici: Landolfi, espressione di An, e Cosentino, espressione di Fi. Ho assistito a telefonate tra i due, trovandomi con Cosentino o con Landolfi, durante le quali parlavano di nomine nel consorzio o nell'Eco4". Impregeco nel 2001 mette le mani su tutte le discariche e degli impianti di tritovagliatura. E una convenzione tra il superconsorzio e il commissario di governo Bassolino affida il futuro alla holding criminale.
 
Perché Bassolino accetta di stravolgere il suo piano, aprendo le porte al superconsorzio voluto dai casalesi? Nello scorso febbraio i pm lo hanno chiesto al governatore, che non è riuscito a dare spiegazioni: "Avevo troppi impegni, non seguivo tutti gli aspetti tecnici. Di quello si è occupato Facchi". L'atto d'accusa sostiene che Cosentino nel 2001 aveva un progetto alternativo alla "centralizzazione" della munnezza: affidare il potere alle Province, enti di cui ogni partito propone lo scioglimento in campagna elettorale salvo poi gettarsi sulla spartizione delle poltrone. Ed è proprio la linea recepita dal governo Berlusconi un anno fa, annunciando la rivoluzione che avrebbe dovuto restituire la normalità alla Campania: le province dal primo gennaio 2010 diventeranno le protagoniste del business più lercio e più ricco. E l'unico nuovo termovalorizzatore sorgerà a Santa Maria La Fossa, senza proteste nè sindaci sulle barricate.
 
Certo, i referenti tecnici del piano Bertolaso sono diversi da quelli del vecchio Commissariato: uomini nuovi, non coinvolti in inchieste di camorra. Ma anche il peso politico di Cosentino è cambiato: da semplice parlamentare di periferia a potente sottosegretario all'Economia. Nella scorsa primavera, durante i frequenti vertici partenopei del premier in prefettura per supervisionare la guerra contro la spazzatura, il deputato di Casal di Principe è stato visto spesso fare anticamera. In un caso è stato fotografato con le gemelle De Vivo, passate dall'"Isola dei Famosi" a una possibile candidatura europea con il Pdl.
 
Poi dopo le polemiche per la festa di compleanno di Noemi Letizia, proprio alla vigilia di una delle numerose riunioni presidenziali in prefettura, le visite napoletane di Berlusconi si sono fatte molto più rare come il numero di veline approdate nelle liste del centrodestra. Ma il potere di Cosentino non ne ha risentito. Quello che si è tenuto più lontano dalla ribalta nazionale è Luigi Cesaro, che fino ad allora era riuscito a cementare una solida frequentazione con il Cavaliere tra lunghe cene a base di bufale, polpette e canzoni di Apicella. Un'amicizia consolidata dalla scelta di usare l'hotel della famiglia Cesaro - l'Olimpia di Sant'Antimo - per le trasferte napoletane del Milan. E le foto della struttura alberghiera fanno capire come tutto in Campania sia intrecciato con l'affare dei rifiuti: il terreno che confina con il campo dove si sono allenati i rossoneri è un deposito di immondizia, alto più di due metri, provvisoriamente ricoperto con un velo d'erba artificiale in attesa di trovare un modo per smaltirlo. Vassallo e altri dei pentiti che accusano il sottosegretario - come ha rivelato "L'espresso" un anno fa - hanno descritto anche i rapporti tra i clan casalesi e Cesaro.
 
Ma il parlamentare era già finito in passato in un processo per fatti pesanti di camorra, risalenti ai tempi di Raffaele Cutolo: condannato in primo grado, assolto definitivamente in appello. A sorpresa Cesaro nello scorso aprile si è candidato e ha vinto nelle elezioni provinciali di Napoli: mantenendo la carica e l'immunità di deputato, si è piazzato in pole position per la futura gestione della quota più importante del business. Quella che gli verrà affidata in virtù del disegno strategico elaborato da Cosentino.
 
Ma già ora "Giggino 'a Purpetta" siede su una montagna di quattrini: 500 milioni di fondi da spendere. E sogna piani faraonici, come quello di annettere alla sua provincia i comuni casertani di Castelvolturno e Mondragone. Mondragone è il feudo di Mario Landolfi, approdato al governo nel 2005 come uomo nuovo di An con l'incarico strategico di ministro delle Comunicazioni e poi bersagliato da un paio di inchieste giudiziarie che riguardano - come al solito - camorra e rifiuti. È sotto processo per corruzione, ma il dibattimento è stato sospeso: la Consulta si dovrà pronunciare sulla legittimità delle intercettazioni dei suoi colloqui. Le grane giudiziarie non hanno minato l'alleanza con Cosentino.
 
Un asse tutto campano, perché nell'attività di governo il sottosegretario casalese non ha certo brillato. La delega al Tesoro, in teoria, lo ha trasformato nel gestore supremo della spesa pubblica, ma in pratica Giulio Tremonti lo ha sempre tenuto a briglia strette. Più importante la partita per la Regione, dove il centrodestra marcia trionfante verso l'ufficio di Bassolino. Finora Cosentino non sembrava avere rivali, ma la richiesta d'arresto gli blocca questa strada. Il provvedimento si basa sulle dichiarazioni di 9 pentiti, incluse figure di primo piano come la moglie del padrino Bidognetti e il cugino di Francesco Sandokan Schiavone, che hanno parlato di lui dal 1996 a oggi.
 
Fa una certa impressione leggere le accuse messe a verbale da Michele Orsi, crivellato dai killer il primo maggio 2008, pochi giorni dopo la nomina di Cosentino a sottosegretario. Il commando era guidato da Giuseppe Setola, il più feroce capo militare casalese. Uno dei sicari che lo accompagnava nelle esecuzioni ha raccontato: "Setola vedendo alla televisione il politico Cosentino disse che era un "amico di Cicciotto", facendo riferimento a Francesco Bidognetti. Diceva che, testualmente, era una persona "acconcia", ossia "a posto". Chissà cosa avrà pensato il boss assassino nel leggere il commento di Cosentino al suo arresto: "È un successo che contribuisce a rafforzare il senso dello Stato e delle istituzioni ". Ma a Casal di Principe lo Stato non è ancora arrivato.
 

Ha collaborato Claudio Pappaianni
 





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  Lunedì, 16 Novembre 2009: Accadde Oggi    il mattino
 

Cosentino a «Porta a Porta»:
la mia candidatura nelle mani di Berlusconi

Image ROMA, 16 NOV - «La mia candidatura non è nata per caso ma è stata decisa all'interno del partito. Questa candidatura a governatore della Campania è nelle mani di Berlusconi.
 
«Se Berlusconi mi chiederà di fare un passo indietro, io che sono un uomo di Berlusconi , farò un passo indietro».
 
Nicola Cosentino coordinatore del PdL in Campania e candidato alla guida della Regione fa il punto della sua carriera politica regionale in Campania intervistato da Bruno Vespa a «Porta a Porta». Cosentino ha smentito qualsiasi ipotesi di dimissioni dalla sua carica di sottosegretario all'economia. «Non mi dimetto perchè non si può dare ascolto a un pazzo cocainomane che mi accusa. Io non ho potuto rispondere a queste accuse davanti a magistrati».
 
«È una richiesta di arresto politica perchè sono il coordinatore del PdL in Campania. Questa è barbarie questa è inciviltà. Non è mai successo che gli stessi magistrati si potessero palleggiare la stessa inchiesta per 20 anni». Cosentino ha infatti lamentato di aver più volte chiesto di essere ascoltato dai magistrati dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati lo scorso 12 febbraio.
 
«È dal 1990 tuttavia - ha spiegato - che va avanti questa inchiesta. Un anno e mezzo fa ho saputo sull»Espressò che c'era l'idea di avanzare una richiesta di arresto. Allora ho, come istituzione, chiesto un leale confronto con un'altra istituzione ma mi è stata rifiutata questa possibilità. I magistrati si sono fidati di alcuni pentiti che dicono cose assolutamente infondate. Se i giudici mi avessero sentito per tempo non saremmo arrivati a questo».

 





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  Mercoledì, 25 Novembre 2009    quotidiano.net


La Giunta della Camera:
No all'arresto di Cosentino
La parola passa all'aula

Il sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. I no sono stati 11, tra Pdl e Lega, più un deputato dell’Udc. I sì all’arresto sono stati 4 dal Pd, uno dall’Idv, uno dall’Udc. Il radicale Maurizio Turco si è astenuto. Di Pietro: "La casta si autoassolve, vergogna"

Roma, 25 novembre 2009  - La Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha respinto la richiesta di arresto, avanzata dal gip del tribunale penale di Napoli, nei confronti del sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, per concorso esterno in associazione mafiosa.

I no all’arresto sono stati 11 (del Pdl e della Lega, più un deputato dell’Udc). I sì all’arresto sono stati 6 (4 dal Pd, uno dall’Idv, uno dall’Udc). Il radicale eletto nel Pd, Maurizio Turco si è astenuto.
 
La delibera della Giunta ora approderà in aula entro il 10 dicembre, termine entro il quale, come da regolamento, devono essere esaminate le richieste di arresto per un deputato. L’ultima parola su Cosentino spetta dunque all’assemblea di Montecitorio.


DI PIETRO - "L’ assoluzione dell‘onorevole Cosentino da parte del Parlamento è una vergogna per tutti i cittadini italiani. Oggi abbiamo assistito all'ennesima pagina buia della nostra democrazia: la casta si è nuovamente autoassolta. Ed è la conferma di ciò che l'Italia dei Valori ripete da tempo: la maggior parte di questo Parlamento ritiene che la giustizia non deve essere uguale per tutti. Ma cosa ci possiamo aspettare da un Parlamento che al suo interno ha tantissime persone con carichi pendenti?". Così il leader dell’Italia dei Valori.

 
TURCO - “Sulla richiesta d'arresto nei confronti del collega Cosentino mi sono astenuto per avere la possibilità di presentare una relazione di minoranza e quindi per poter intervenire in Aula con un tempo congruo e spiegare le ragioni per le quali respingiamo la richiesta dei magistrati napoletani”. A Radio Radicale il deputato radicale del Pd dice: “In quella sede riproporrò la requisitoria sulle mancate indagini in merito alle parole degli accusatori del collega Cosentino e sul clan campano della associazione per delinquere denominata partitocrazia. Come nel 1992 fece Di Pietro nei confronti dei politici e della politica si continua a fare lo sconto dell`incriminazione per associazione a delinquere, preferendo contestare un più conformistico e più semplice reato individuale. Al massimo li considerano concorrenti esterni della criminalità comune, ma mai associati nella criminalità politica”.

IL PDCI - “Ancora un colpo alla credibilità delle Istituzioni democratiche. La casta che difende la casta. E’ scandaloso che la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera abbia respinto la richiesta di arresto nei riguardi del sottosegretario Nicola Cosentino”. Lo afferma in una nota Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI. “Far credere ai cittadini - prosegue - che questa sia un disegno di una magistratura politicizzata e comunista non solo è di per sé una imbecillità ma rappresenta plasticamente la distanza siderale tra una certa politica e l’enorme domanda di legalità e trasparenza che viene dagli italiani".

 





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  Mercoledì, 25 Novembre 2009    Marco Lillo, Il Fatto Quotidiano n°55


  
La Camera archivia Cosentino in due ore

La Giunta per le Autorizzazioni a Procedere del Parlamento italiano ha deciso: Nicola Cosentino non deve essere arrestato. I magistrati hanno impiegato molti anni per raccogliere le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i riscontri alle accuse di nove pentiti che hanno portato alla formulazione dell'accusa per concorso esterno in associazione camorristica contro il sottosegretario all'economia del Governo Berlusconi. Il primo pentito, Dario De Simone, risale al 1996. La prima richiesta di arresto per il coordinatore del Pdl in Campania è del 17 febbraio 2009.

La richiesta alla Camera del Gip Raffaele Piccirillo arriva solo otto mesi dopo. Le accuse sono contenute in 350 pagine fitte di verbali ma la giunta ha deciso di buttarle nel centino in 1 ora e 50 minuti. Altro che processo breve. Non c'era alcun dubbio in realtà, che sarebbe finita così. Mentre chiedono di reintrodurre la vecchia autorizzazione a procedere che bloccava le inchieste e non solo gli arresti, come accade oggi, i politici italiani continuano a usare questa prerogativa come se fosse un privilegio di casta.

Oggi undici deputati si sono espressi contro l'arresto, sei a favore e uno si è astenuto. Si tratta del radicale Maurizio Turco, eletto con il Pd. In realtà Turco era contrario ma si è astenuto solo per potere poi prendere la parola in parlamento quando, con ovvio esito, l'aula si dovrà esprimere sulla proposta della Giunta. I parlamentari nella storia repubblicana non hanno mai concesso il via libera alla reclusione dei loro colleghi. Anche nei casi nei quali la loro colpevolezza era conclamata. Anche quando, come in questo caso, il fumus persecutionis è davvero impossibile da sostenere. Siamo in presenza di una Procura che non ha indagato su Cosentino per decenni nonostante i verbali pesantissimi risalenti al 1996 di Dario De Simone, un collaboratore credibile per i pm che raccontava già allora di aver incontrato il politico durante la latitanza a casa di un cugino lontano.

L'unico caso di autorizzazione all'arresto risale al 1983, e riguardava un parlamentare anomalo come il leader Toni Negri, candidato dal Partito radicale mentre era in carcere, poi uscito, e infine fuggito prima che la Camera desse il via libera al suo nuovo arresto. E' interessante leggere i resoconti dei lavori di oggi per scoprire con quale faciloneria i parlamentari abbiano archiviato la pratica. Il rappresentante della Lega Nord, Luca Rodolfo Paolini, parla di “metodi da inquisizione spagnola” e di accuse “senza il benché minimo elemento fattuale”. Poi prende la parola Turco (che dovrebbe rappresentare le ragioni degli elettori del PD). Uno si aspetterebbe una difesa delle ragioni della Procura, come quella che poi faranno le colleghe Marilena Samperi e Anna Rossomando, del PD.

Invece Turco prima si dichiara d'accordo “con le asserzioni del collega Paolini” della Lega, anche se sottolinea però che “queste valgono per tutti e non solo per i parlamentari”. In pratica sarebbe meglio non arrestare nessuno. Non solo Cosentino. Dopo avere assolto l'imputato, Turco passa a mettere alla sbarra i veri colpevoli: la legge e i magistrati. “Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa”, sostiene il novello giurista, “è un assurdo logico”. Nonostante la Cassazione dica il contrario da decenni. E poi basta anche con questi pm napoletani. Turco esprime “dubbi sulla professionalità dei magistrati che hanno condotto l'inchiesta”.

Qualcuno, come il presidente Pierluigi Castagnetti, tenta di riportare il discorso sul merito, sulla scandalosa cogestione di politica e camorra sull'affare rifiuti. Ma è inutile. I fatti sono stravolti. Nella sua accorata difesa della settimana scorsa, Cosentino aveva detto ai suoi colleghi di essere indagato da febbraio 2009. In realtà a quella data risale la richiesta di arresto, che presuppone un lasso di tempo precedente per fare gli accertamenti. I componenti della Giunta prendono per buona la bubbola. Anche l'esponente dell'Udc, Domenico Zinzi, di Caserta, vota contro l'arresto.

Conclusivo il discorso Maurizio Paniz del Pdl: “la Giunta non deve entrare nel merito della vicenda ma limitarsi a verificare se la situazione prospettata possa sovvertire le esigenze della sovranità popolare. Ebbene, Nicola Cosentino è stato eletto dal popolo per svolgere la sua funzione parlamentare e di Governo. Un eletto dal popolo non può essere privato della sua funzione senza validi motivi, che in questo caso mancano del tutto”. A prescindere, senza entrare nel merito.

 



 
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  Mercoledì, 2 Dicembre 2009   di Gianluca di Feo, L'Espresso


ATTUALITÀ

Cosentino, nuove accuse
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La procura ha depositato il verbale di un altro pentito di camorra che chiama in causa il sottosgretario all'Economia: Luigi Guida, luogotenente del boss Bidognetti, uno dei fondatori dei casalesi
 
Nicola Cosentino
Image Nuove accuse e nessuna revoca dell'ordine di cattura per Nicola Cosentino. Nonostante il voto contrario della Camera, per la magistratura di Napoli il sottosegretario all'Economia deve essere arrestato. E la procura ha depositato il verbale di un altro pentito di camorra che lo chiama in causa: Luigi Guida, luogotenente del boss Bidognetti, uno dei fondatori dei casalesi.

L'elemento chiave delle contestazioni riguarda il business dei rifiuti e la gestione della società Eco4, creata dai fratelli Orsi ma ritenuta dagli inquirenti uno strumento di riciclaggio mafioso dominato dal politico di centrodestra. Guida, di fatto capo del clan Bidognetti tra il 2001 e il 2005 ha dichiarato che «fra Orsi, Bidognetti e Cosentino era una cosa sola». Il collaboratore di giustizia ha parlato anche del sostegno di Bidognetti alla carriera politica dell'attuale sottosegretario. Michele Orsi venne assassinato lo scorso primo maggio a Casal di Principe da un gruppo di killer casalesi.

Anche sulla base del nuovo verbale, il gip ha respinto la revoca dell'ordine di cattura per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno ricorso direttamente in Cassazione. E Cosentino resta deputato, sottosegretario all'Economia e potenziale candidato del Pdl alla carica di governatore della Campania.

 



 
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