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Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Giuseppe Vollono
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 Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Giovedì, 29 Ottobre 2009: Accadde Oggi
Repubblica ha scritto: Così si muore a Gomorra
"Aiutateci a scoprire il killer"
La Procura di Napoli diffonde un agghiacciante video sull'esecuzione di un uomo, l'11 maggio scorso. Si vede l'assassino, forse il "palo", un padre che scappa con la figlia
Un omicidio al Rione Sanità. Il killer che arriva, l'ultima sigaretta della vittima, il padre che scappa con la bimba. L'intervento di Roberto Saviano
Il video testimonia l'omicidio di Mariano Bacioterracino a Napoli, nel quartiere Sanità, l'11 maggio scorso. Le immagini sono state diffuse dalla procura sperando che aiutino a identificare i sicari
Il Mattino ha scritto: > Il video integrale dell'esecuzione
ATTENZIONE, IMMAGINI VIOLENTE SCONSIGLIATE A UN PUBBLICO SENSIBILE
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#1 Gio 29 Ott, 2009 13:34 |
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white_sharck71
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 Roberto Saviano commenta un omicidio di camorra ripreso da t
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Sabato, 31 Ottobre 2009:
Roberto Saviano commenta un omicidio di camorra ripreso da telecamera 29/10/09
CONDIVIDO IL PENSIERO DI SAVIANO ...
UN POPOLO RASSEGNATO E' UN POPOLO MORTO!!!
NOI NON SIAMO TUTTI COSI' E ALLORA A QUANDO UNA RIPRESA DELLE COSCIENZE?!?!
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#2 Sab 31 Ott, 2009 17:14 |
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white_sharck71
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 Video choc, Procura di Napoli: identificato il killer
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Sabato, 31 Ottobre 2009:
Video choc, Procura di Napoli:
identificato il killer
Grazie alla diffusione del video e' stato identificato il killer dell'omicidio di Mariano Bacioterracino, avvenuto l'11 maggio scorso al rione Sanita'. A quanto si e' appreso si tratterebbe di un pregiudicato napoletano che attualmente risulta irreperibile. Si attendono nelle prossime ore i provvedimenti dei titolari dell'inchiesta, il procuratore Sandro Pennasilico e il pm della Dda Sergio Amato.
La diffusione del video choc delle fasi dell'omicidio di Mariano Bacioterracino era stato deciso dalla Procura della Repubblica di Napoli per cercare di dare una svolta alle indagini dopo l'assenza di elementi concreti per individuare il killer.
La decisione ha anche suscitato polemiche sia per la crudezza delle immagini sia per l'effetto che il video potrebbe avere su minorenni, soprattutto tra coloro che possano ritenere emulabili gesti del genere che fanno assurgere a un ruolo di protagonisti. Ma gli inquirenti hanno sottolineato la necessita' di ottenere informazioni utili e l'identificazione cui si e' arrivata sembra dare ragione a questa tesi.
La persona identificata come assassino e' un pregiudicato trentenne originario della zona tra Secondigliano e San Pietro a Patierno, quartieri alla periferia nord di Napoli. La pista principale seguita dalle indagini - coordinate dal procuratore aggiunto Pennasilico e dal pm Amato - e' quella di un agguato di stampo camorristico ma non si escludono altre ipotesi, come quella di carattere personale: ovvero un delitto originato dalla presunta relazione di Bacioterracino con la donna di un detenuto.
Dopo la diffusione del video, secondo quanto si e' appreso, una fonte confidenziale avrebbe contattato gli investigatori indicando l'identita' del killer che si sarebbe allontanato negli ultimi giorni da Napoli.
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#3 Sab 31 Ott, 2009 17:15 |
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 Re: Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Domenica, 1 Novembre 2009: Accadde Oggi di ROBERTO SAVIANO, La Repubblica
L'assassino ha un nome, ma è fuggito. La camorra ha imposto l'indifferenza
Ma a qualcosa è servito: il killer che si credeva impunito ora è in fuga
Il filmato-shock sconvolge il mondo
i vicoli restano indifferenti
Un fotogramma del video shock
Il killer è stato identificato. Diffondere il video è servito. Un omicidio rubricato nelle ultime pagine dei giornali locali quando è stato commesso, grazie al video diventa in mezzo mondo notizia da prima pagina, da aperture dei telegiornali. Il killer che credeva di averla scampata, come avviene per la parte maggiore delle esecuzioni di camorra, invece si trova ora a dover scappare.
Il paese si sconvolge, i giornali stranieri si domandano com'è possibile, qualche politico provocato dalle agenzie di stampa rilascia dichiarazioni. Ma a Napoli tutto sommato non accade molto. È arrivata la soffiata, non si sa bene come. Del resto i clan stessi non avevano piacere di questa nuova luce mediatica, e sono ben felici di poterla far spegnere subito. Però non sono arrivate denunce. Il quartiere non si è ribellato. Quelle immagini sono state una ferita solo per alcuni. A molti napoletani anzi ha dato fastidio quello sgomento del resto d'Italia, sentirsi addosso gli occhi sgranati che guardavano quel video. Scandalizzati davanti a una cosa che accade continuamente, che fa parte della quotidianità con cui loro devono convivere.
Vengono in mente le parole di un monologo capolavoro di Eduardo De Filippo, recitato in uno sceneggiato televisivo, "Peppino Girella", del 1963. La moglie di Andrea, il personaggio interpretato da Eduardo, risponde dinanzi ad ogni tragedia: "È cos'e nient" - è cosa da niente. È la voce classica di Napoli, di quel buon senso che fa accettare tutto e che è la forma di massima difesa e indolenza verso qualsiasi cambiamento. "Che vuoi fare: è cos'e nient", dice la moglie. E Eduardo risponde: "Pure questa è cos'e nient. È sempre cos'e nient. Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte. È cos'e nient. Non teniamo che mangiare: è cos'e nient. Ci manca il necessario: è cos'e nient. Il padrone muore e io perdo il posto: è cos'e nient. Ci negano il diritto della vita: è cos'e nient'. Ci tolgono l'aria: è cos'è nient, che vvuò fa. Sempre cos'e nient. Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda cosa sono diventato. A furia di dire è cos'e nient siamo diventati cos'e nient io e te. Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere, dimmi, dimmi "vabbuò è cos'e nient. Non piangere è cos'e niente. Se io esco e uccido a qualcuno è cos'e nient. E se io impazzisco e finisco al manicomio e ti chiedono perché vostro marito è impazzito tu devi dire: è impazzito per niente. È cos'e nient. È niente".
Quando in fondo non si può fare niente, tutto si riduce ad una logica di guardie e ladri, dove ciascuno fa quel che gli tocca, rispettando il proprio ruolo, senza illudersi che si possa andare oltre. Senza credere o richiedere che sia dallo stesso territorio che possa venire una richiesta di cambiamento. I camorristi fanno i camorristi, le forze dell'ordine fanno le forze dell'ordine, la popolazione fa esattamente ciò che si vede in quel video: ci convive, ci passa accanto per proteggersi. L'indifferenza è il rovescio della paura, istinto di autoconservazione non solo fisica. Non si può pretendere che chi ha solo quello per preservare una dimensione vivibile del proprio quotidiano, se ne privi senza che un segno forte di volontà di smantellare i meccanismi che lo avvelenano sia arrivato dal di fuori.
A Napoli si vendicano colpe commesse 10 anni, 15 anni fa: Mariano Bacioterracino viene ammazzato per uno di quegli omicidi, l'uccisione di Gennaro Moccia, che non si dimenticano anche se è passato un decennio. Semmai non ci si aspettava che sarebbe arrivata così tardi la vendetta. Ma qui tutto ha tempi lenti. Bacioterracino, come Giuseppe Setola, come forse anche il killer di Bacioterracino, sono tutti membri di camorra che la giustizia conosceva benissimo. Però i tempi dei processi li hanno rimessi in libertà, o sono stati errori di forma che hanno ridato questi uomini ai clan. I tribunali ti condannano con ritardo incredibile. È come se un bambino rompesse un lampadario e il padre gli desse uno schiaffo trent'anni dopo.
Ma mentre i tribunali sono distratti, la memoria della camorra è lunga e inesorabile. E quindi se non esistono garanzie di incolumità né nello spazio né nel tempo, diventa assai difficile sottrarsi alla percezione del pericolo continuo, dell'assedio. Persino chi è direttamente colpito sembra ormai rassegnato. "Uccidono tanta gente, hanno ucciso anche mio marito. Qual è il problema?", risponde la moglie di Bacioterracino alla domanda di un giornalista. Infastidita che qualcuno le faccia una domanda sull'esecuzione, le chieda cosa prova. Non vuole neanche partecipare all'appello per identificare il killer. "Io non chiedo niente, se lo vogliono dire, lo dicono loro. Come faccio a chiederlo?".
Quando si muore a Napoli, chiunque sia stato sui luoghi di morte sa che, a seconda di come reagiscono i familiari, dinanzi al cadavere si può capire molto. I familiari degli innocenti non sanno come reagire. Non riescono a credere che sia toccato proprio a loro. Restano increduli, pietrificati dall'orrore. Diversa è la reazione di chi quel genere di morte l'ha già messa in conto. Chi inizia a urlare, a strapparsi i capelli in un dolore da prefica, che seppur reale deve però celebrarsi in uno strazio per segnalare a chi ha ucciso: fermatevi. Questo è il massimo dolore possibile. Se hanno ammazzato il marito e l'hanno fatto in maniera pulita, c'è quasi da ringraziare. Non si toccheranno i parenti e non hanno fatto carneficine. Non è neanche arrabbiata la vedova: "E con chi devo essere arrabbiata? Non posso essere arrabbiata. Posso solo pregare per loro e basta. Come prego per mio marito, prego per loro. Io sono cattolica, vado in chiesa". Sembra essere tornati a vent'anni fa. Ci si giustifica dietro il dichiararsi religiosi come se la religione imponesse la rassegnazione, e il conforto dovesse coincidere con la resa.
Questo video ha fatto emergere tutte le contraddizioni del Paese. Ha avuto tutta l'attenzione mediatica, ma un'altra volta non ha suscitato il minimo dibattito politico. La criminalità fa notizia e fa scandalo, ancora più quando passa per un filmato vero, ma tutto questo rischia di rimanere fumo negli occhi se nessuno vuole affrontare i suoi risvolti meno crudeli e spettacolari che non sono soltanto di ordine pubblico. La politica non intende interrogarsi su se stessa e sui meccanismi che tengono in ostaggio almeno un terzo del Paese. Allora l'esecuzione in diretta mandata in onda serve a poco. Se non vuole rinnovarsi, prendendosi il rischio di dare spazio a quegli esponenti che a Sud non hanno mai smesso di avversare i poteri criminali e le loro coperture, come si fa a pretendere un cambiamento culturale? Come si fa a immaginare lo sgretolamento di quell'omertà che sembra tipica soltanto della gente del Meridione, quando il disinteresse della politica nazionale non fa altro che farle da eco e a darle ragione?
Omertà non è più soltanto tacere. Ormai è chiaro che omertà è soprattutto non voler sapere. Non sapere, non conoscere, non capire, non prendere posizione, non prendere parte. Questa è la nuova omertà. E con Eduardo De Filippo viene voglia di imprecare le sue frasi. Ci tolgono l'aria, ci negano il diritto alla vita, e noi a forza di ignorare e considerarla cosa da niente, diventiamo tutti niente.
© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement
with Roberto Santachiar a Literary Agency
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#4 Dom 01 Nov, 2009 11:54 |
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Giuseppe Vollono
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 Re: Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Lunedì, 2 Novembre 2009: Accadde Oggi Il Mattino
Maroni e il video-choc: «Un errore»
La Iervolino: «Ne è valsa la pena»
ROMA - «Io quel video non l'avrei trasmesso». Lo dice in un'intervista al Corriere della Sera il ministro dell'Interno Roberto Maroni in merito alla diffusione del video del killer in azione a Napoli circondato dall'indifferenza dei passanti. Secondo Maroni «bastava pubblicare il fotogramma che inquadrava quel soggetto perchè alla fine la diffusione ha aiutato ma solo nel fermo immagine che viene dopo la parte truculenta. Comunque avrei sfruttato la foto che era nitida: e forse il soggetto si sarebbe potuto catturare mentre adesso c'è un latitante in più. Sappiamo chi è ma è latitante».
«Prendo atto della decisione della Procura - prosegue Maroni - ma spero che non sia necessario ripetere l'esperimento. Sono immagini scioccanti: hanno dato l'idea di una città, Napoli, ben diversa dalla realtà. Purtroppo c'è anche il crimine ma la città è certamente diversa». In particolare, riguardo all'indifferenza dei passanti, Maroni aggiunge: «Il coraggio non è un obbligo. Ma è anche inaccettabile che uno scavalchi un cadavere come se non fosse successo niente. L'indifferenza è un fatto altamente negativo perchè noi possiamo pure catturare diversi latitanti, e lo stiamo facendo, ma la guerra contro la mafia si vince anche sul piano culturale. Purtroppo la reazione civile è molto tiepida ma questa è questione che non può risolvere il ministro dell'Interno».
La scelta di diffondere il video choc con le immagini dell'omicidio del pregiudicato Mariano Bacioterracino, il cui killer è stato identificato ed è ora ricercato, gli è «costata molta fatica» ma è stata ritenuta «necessaria. C'era bisogno di quelle immagini anche forti per scuotere le coscienze». Lo dice il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, interpellato in merito all'intervista al Corriere della Sera del ministro dell' Interno, Roberto Maroni, per il quale il video non andava diffuso e sarebbe stato sufficiente «il fotogramma che inquadrava il soggetto da ricercare». Quelle immagini «scioccanti hanno dato l'idea di una città, Napoli, ben diversa dalla realtà». Lepore ringrazia Maroni delle attestazioni di stima personali che gli rivolge ma sottolinea che «un semplice fotogramma non avrebbe sortito l'effetto sperato», soprattutto per provocare «uno scatto d'orgoglio dei napoletani».
Per il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino «se è servito a individuare l'assassino, forse ne valeva la pena. Anche se è stata una misura estrema». Il primo cittadino lo ha detto a margine della celebrazione della messa in suffragio dei defunti che si è svolta nella chiesa Madre del cimitero di Poggioreale
Il questore: per il ministro era meglio un fotogramma
NAPOLI (2 novembre) - «Grazie al filmato e al fotogramma certamente oggi abbiamo le idee più chiare, ma è ancora un percorso da sviluppare». Queste le parole del questore di Napoli, Santi Giuffrè, in relazione alla diffusione del video dell'esecuzione di Mariano Bacioterracino avvenuta nel rione Sanità lo scorso maggio. Dichiarazioni che il Questore ha rilasciato a margine della celebrazione della messa tenuta dal cardinale Crescenzio Sepe nella chiesa Madre del cimitero di Poggioreale. In merito, poi, alle parole del ministro Maroni, il questore ha precisato che «il ministro non è stato contrario alla divulgazione, ma ha detto che forse bastava limitarlo al fotogramma importante
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#5 Lun 02 Nov, 2009 20:50 |
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voma
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 Re: Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Venerdì, 20 Novembre 2009 il mattino; di Daniela De Crescenzo
Napoli-video choc, figlio di Bacioterracino
«Ora ringrazio lo Stato»
NAPOLI - È stato arrestato il presunto killer di Mariano Bacioterracino, ucciso all'ingresso di un bar della Sanità a Napoli il 3 maggio scorso. Si chiama Costanzo Apice, ed ha 27 anni, è originario di Mariano Comense (Como), ma risiedeva a Scampia, quartiere periferico e degradato a Nord di Napoli. Le immagini choc dell'esecuzione erano state diffuse dalla Procura e trasmesse in esclusiva dal Mattino. L'uomo, identificato proprio grazie alle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza del bar, è stato fermato e condotto nel carcere di Poggioreale.
Arrestato nel Casertano. L'uomo è stato bloccato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli a Castel Volturno. Da giorni sia i carabinieri che gli uomini della squadra mobile erano sulle sue tracce. L'identificazione dell'uomo, si legge in una nota della Procura della Repubblica di Napoli, è stata possibile «anche in virtù della diffusione del filmato che riproduceva la consumazione del crimine».
Il fermo di Apice dovrà essere convalidato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, competente per il territorio della provincia di Caserta. A quanto si è appreso Apice non avrebbe opposto alcuna resistenza all'arresto.
Fondamentale una fonte confidenziale. Dopo la diffusione del video, secondo quanto si è appreso, una fonte confidenziale è stata fondamentale per risalire al presunto killer che, nelle ultime settimane, si era reso irreperibile; inoltre a riconoscerlo, dopo la diffusione del video voluta dalla procura, sarebbero stati anche alcuni collaboratori di giustizia.
- «Questa volta le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere»:
Giannino Bacioterracino è il primo dei figli di Mariano. Solo per caso ieri era a Napoli mentre scattavano le manette per il killer del padre ripreso nel video choc della Sanità: ha 31 anni e da tempo lavora come carpentiere a L’Aquila perché «si sa che a Napoli non si trova lavoro».
«Dopo aver sofferto vedendo filmata la morte di mio padre, ora tiriamo un sospiro di sollievo: lo Stato ha finalmente fatto sentire la sua presenza», commenta. Accanto a lui c’è la mamma, Enrica, che dice: «Bene così. Ora, però speriamo che si chiarisca anche perché mio marito è stato ucciso. Io lo ho già detto mille volte e non mi stancherò mai di ripeterlo: non era un camorrista. E mi auguro che su questo punto venga fatta chiarezza. Me lo auguro soprattutto per i miei figli, che dopo la morte del padre hanno subito anche lo choc della diffuzione del video».
Leggi l'intervista sul Mattino in edicola.
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#6 Ven 20 Nov, 2009 14:05 |
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Giuseppe Vollono
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 Re: Così si muore a Gomorra ...... (sviluppi)
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Venerdì, 20 Novembre 2009 di Leandro Del Gaudio, il mattino
Napoli, il killer ha ucciso
senza conoscere il movente
NAPOLI - «Il problema è serio», ripetevano i parenti a denti stretti. Ogni volta che pensavano alla «storia del video alla Sanità», sibilavano sempre la stessa frase: «Il problema è serio, bisogna trovare una soluzione al più presto». Parole decisive per confermare il ruolo di Costanzo Apice come protagonista indiscusso del video-choc, quello dell’omicidio di Mariano Bacioterracino, al rione Sanità lo scorso 11 maggio.
La svolta investigativa c’è stata. Ed è arrivata subito dopo la decisione della Procura di Napoli di diffondere le immagini registrate da una telecamera nascosta in via Vergini. Una svolta, dopo cinque mesi di indagini a vuoto, costruita grazie alla decisione di diffondere il video e a una serie di step: una fonte confidenziale, un paio di pentiti, intercettazioni ambientali. È la storia di un’inchiesta controversa - scandita dall’intervento del ministro dell’Interno Maroni («sbagliato diffondere quel video, andava divulgata solo la foto del viso del killer») - e che oggi approda a un indiscusso traguardo investigativo.
Preso il killer, preso l’attore principale. Grande assente la voce dei cittadini comuni, di quelli che hanno riconosciuto dal video il volto di Costanzo Apice ma si sono guardati bene dall’aprire bocca. Il primo step, due giorni dopo la desecretazione del video. È il 31 ottobre quando una fonte confidenziale, dopo aver visto le immagini choc, fa nome e cognome.
L’inchiesta decolla, grazie al coordinamento del procuratore aggiunto Sandro Pennasilico e al lavoro del pm anticamorra Sergio Amato. Ora gli inquirenti hanno il nome da iscrivere nel fascicolo, anche se il presunto killer si dà immediatamente alla macchia. Partono le intercettazioni, con il lavoro del nucleo operativo del maggiore Lorenzo D’Aloja e della Mobile del primo dirigente Vittorio Pisani.
Intercettazioni a grappolo, in meno di un mese il cerchio si stringe attorno ai parenti che, nelle loro conversazioni, offrono nuovi elementi all’accusa. C’è la voce di una donna al colloquio con il marito detenuto. È una parente di Costanzo Apice, che commenta e offre squarci di luce. Altri parenti fanno il resto: «Il fatto è serio, dobbiamo vedere cosa fare per quella storia del rione Sanità».
C’è da organizzare una latitanza e accanto alla paura di arresti e possibili vendette, nella rete della polizia giudiziaria finiscono anche le cure materne per garantire al figlio in fuga un piatto cucinato («un po’ di pesciolino caldo»). Ma a chiudere il cerchio ci pensano due pentiti, due ex boss delle piazze di spaccio di Secondigliano che non hanno fatto fatica a dare un nome al killer che spara «serenamente»: «È lui - ha detto un ex capopiazza - gli ho venduto qualche tempo fa una partita di droga».
Il resto è scenario. Si parte da un movente che, probabilmente, neanche il killer conosceva bene: Bacioterracino viene ucciso per vendetta. Nel ’76 partecipò all’omicidio di Gennaro Moccia, come killer del clan Giuliano: venne indagato, arrestato e poi assolto assieme a tre complici uccisi in questi anni. L’ultimo agguato - se la pista è quella giusta - è stato filmato in un video che ha fatto il giro del mondo e che ha consentito di stanare il killer che uccise col sorriso sulle labbra.
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#7 Ven 20 Nov, 2009 16:08 |
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