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POLITICA NAZIONALE e INTERNAZIONALE :: Crisi del Governo:Gli sviluppi dal 22 Gen. 08 - agg.to cont.
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Crisi del Governo:Gli sviluppi dal 22 Gen. 08 - agg.to cont.
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Martedì, 22 Gennaio : 2008

FABIO MARTINI, La Stampa ha scritto: 
RETROSCENA, OGGI Prodi RIFERISCE IN PARLAMENTO

Le mosse di Romano
e il gelo di D'Alema

 
Romano Prodi oggi sarà in aula alla Camera perchè vuole essere sfiduciato dal Parlamento

Il premier: “Se cado io, si vota”.
Polemico il vicepremier



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ROMA - Quando l’agenzia Asca batte la notizia dell’addio di Mastella, Romano Prodi è chiuso nel suo studio per un colloquio col presidente della Repubblica democratica di Timor Est, José Ramos Horta. C’è un tratto di ironia involontaria in questo passaggio finale, ma neanche tanta perché in diversi momenti drammatici del suo governo, l’esterofilo Prodi si è ritrovato in giro per il mondo, impegnato in colloqui impenetrabili allo staff. Dunque, alle 18,34, la porta del Presidente rimane chiusa, restano sull’uscio i suoi collaboratori Silvio Sircana e Sandra Zampa, che anche stavolta rispettano l’imperativo di non entrare durante colloqui diplomatici. Prodi apprende la notizia dieci minuti più tardi. Appena gli dicono «Mastella ha annunciato che esce dalla maggioranza», il Professore legge il dispaccio di agenzia e non dice una parola. Resta in silenzio, il viso è scuro. E’ un uomo ferito. Diverso, diversissimo dal volto sorridente (quasi sempre verace), esibito in questi feroci venti mesi.

Morire per Mastella è una fine che Romano Prodi non si aspettava. Dieci anni fa cadde per quella che parve una congiura di palazzo. Cadde in piedi. Cadde da vittima. Al punto che tre anni fa potè tornare a furor di popolo. Ma di cadere così, per una piccola giravolta trasformistica, non gli va: «Ora capisco perché Mastella non si faceva trovare negli ultimi due giorni». E ai suoi detta subito la linea: «Se è crisi deve essere, voglio essere sfiduciato dal Parlamento». Lo ripete subito ai primi che accorrono a palazzo Chigi, i vice Massimo D’Alema e Francesco Rutelli e il segretario del Pd Walter Veltroni. Inizialmente questa linea non convince tutti, ma è Prodi ad imporla. E sul far della sera, il Presidente del Consiglio ferito a morte espone la sua linea in un vertice improvvisato di maggioranza: «Bisogna affrontare questa crisi con un percorso rigorosamente parlamentare: domani alla Camera chiederò la fiducia e dopo il voto che immagino a noi favorevole, andiamo a vedere cosa accade al Senato. A quel punto, se come penso non avremo la maggioranza, il pallino finisce nelle mani del Capo dello Stato». Annuscono Francesco Rutelli, Walter Veltroni («Sono d’accordo con Romano»), anche se il leader del Pd suggerisce qualche variante sul passaggio al Senato, ritenuto ridondante. Sulla trasparente parlamentarizzazione della crisi, obietta invece con un certo vigore Massimo D’Alema, che con una punta polemica si sarebbe rimesso all’autorità del premier: «Il capo del governo sei tu, decidi tu». Nelle obiezioni appena accennate da Veltroni e più esplicite in D’Alema, qualcuno dei partecipanti al vertice ha iniziato a scorgere la tentazione dei due leader del Pd di provare la carta del governo istituzionale. Per ora le carte restano coperte, ma dietro le quinte stanno affiorando due ipotesi. Un governo istituzionale, con una connotazione politica (premier possibili Giuliano Amato o Franco Marini) per fare la riforma elettorale, ipotesi preferita da Massimo D’Alema; un governo del Presidente, un esecutivo di alto profilo per affrontare l’emergenza di un Paese allo sbando. In questo caso l’incarico potrebbe andare al governatore Mario Draghi e questa è l’ipotesi preferita da Walter Veltroni, che potrebbe lasciare crescere il suo Pd all’ombra di un governo tecnico.

E proprio perché Prodi conosce tutti questi disegni, nel vertice è stato chiarissimo: «Se cade il governo, si va dritti alle elezioni». Come dire: se volete un altro governo, il Pd si spacca. Prodi punta ad incassare la fiducia alla Camera anche per dimostrare che c’è ancora mezzo Parlamento con lui. Ma la strada scelta da Prodi non persuade il Quirinale. Dal Colle hanno fatto sapere che, una volta preso atto alla Camera dell’uscita dell’Udeur, il presidente del Consiglio farebbe bene a salire al Quirinale per riferire al Capo dello Stato. Ma Prodi, anche a costo di uno strappo con Giorgio Napolitano (che il premier ha comunque informato via telefono), ha tenuto duro. Vuole essere sfiduciato in Parlamento, mettendo nel conto un passaggio bizzarro: la quasi certa fiducia da parte della Camera, la quasi certa sfiducia da parte del Senato. Nella concitazione per il precipitarsi della crisi, Prodi non è riuscito a capire le ragioni che hanno indotto Mastella allo strappo finale. A palazzo Chigi è arrivata una voce: Mastella avrebbe una doppia trattativa aperta. Una, la più solida, con Pier Ferdinando per presentarsi assieme e chiedere assieme le elezioni anticipate; una con Forza Italia, alla quale l’Udeur avrebbe chiesto venti deputati e dieci senatori.



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Martedì, 22 Gennaio : 2008 12:05

PRODI ALLA CAMERA:
VI CHIEDO FIDUCIA PER ANDARE AVANTI

 
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Nell'Aula di Montecitorio il premier sottolinea di non avere mai lasciato solo Mastella poi precisa: in Italia legge sovrana che si impone anche ai giudici, condividiamo la relazione dell'ex ministro.

Poi spiega la decisione di chiedere la fiducia: solo in Parlamento si decide al sorte di un governo no sulle tv o sui giornali, parlamentari si assumano la responsabilità. Il presidente del consiglio difende l'operato del governo, "nato per durare tutta la legislatura e che ha rimesso in piedi l'Italia".

Gremito il banco del governo, presenti ministri e sottosegretari. Assente Di Pietro. La maggioranza, tranne l'Udeur, presenterà una risoluzione di approvazione del discorso del premier.

PRODI PARLA 15 MINUTI: CD,ELEZIONI, UNIONE APPLAUDE
Romano Prodi ha parlato per 15 minuti in aula alla Camera rivendicando i risultati di 20 mesi di governo e chiedendo ai deputati fiducia per andare avanti. Al termine del discorso del premier, un forte e lungo applauso si é levato dai banchi della maggioranza, con una standing ovation dei deputati del centrosinistra. Dall'opposizione, invece, che più volte ha interrotto il presidente del Consiglio mentre elencava gli obiettivi raggiunti, si sono sentiti dei fischi e il coro 'Elezioni, elezioni'.

PRODI, IN ITALIA VALE SOVRANITA' LEGGE
"Il nostro è uno Stato nel quale si afferma e si tutela la sovranità della legge che si impone anche ai giudici i quali per primi devono sottoporsi con lealtà al rispetto delle regole". Lo affermato il premier Romano Prodi nel suo intervento alla Camera.

SINCERO APPREZZAMENTO AL LAVORO DI MASTELLA
"Vorrei esprimere un sincero apprezzamento al lavoro di Mastella: ha portato a compimento la riforma e ha avviato importanti provvedimenti a nome del Governo".

NEL PARLAMENTO CHE SI VERIFICA ESISTENZA FIDUCIA
"E' nel parlamento che il governo trae la sua legittimità ed è nel Parlamento che deve verificare l'esistenza della fiducia": lo afferma il premier Romano Prodi nel suo intervento alla Camera.


BERLUSCONI, NO GOVERNO ISTITUZIONALE, SI VOTI IN PRIMAVERA
"Credo che il governo istituzionale non sia una soluzione, bisogna tornare alle urne in primavera". Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con 'Panorama del giorno' su Canale 5.

 ''Ho sentito Mastella in queste ore. Lui mi ha telefonato. Io gli ho dato la mia solidarieta' dopo il suo discorso alla Camera, in cui ha denunciato una situazione della giustizia che non e' piu' sostenibile''. Lo ha detto il leader di Forza Italia, sottolineando che si tratta di una ''solidarieta' umana e politica''.


Fini: al voto Cd unito con Berlusconi candidato premier
"Assolutamente: con questa legge elettorale non c'é dubbio che andiamo tutti insieme come alleati". Così Gianfranco Fini, conversando con i cronisti a Montecitorio, ha risposto a chi gli chiedeva se con l'attuale sistema elettorale sia inevitabile la continuità dell'alleanza del centrodestra. E a chi gli chiede se dunque Berlusconi sarà il candidato premier, il leader di Alleanza nazionale risponde allargando le braccia come per dire: beh, è ovvio.  


 
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I sei giorni della 'crisi Mastella'

 
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ROMA - La crisi politica che rischia di travolgere il Governo Prodi ha avuto una brusca accelerazione il 16 gennaio, con l'avviso di garanzia al ministro della Giustizia Clemente Mastella e gli arresti domiciliari a sua moglie. Ecco gli sviluppi principali, giorno per giorno: 16 gennaio - In mattinata arriva la notizia degli arresti domiciliari per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania e moglie del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che è anche lui indagato. Mastella annuncia alla Camera le dimissioni "perché tra l'amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo" e accusa le "frange estremiste" dei magistrati. Prodi respinge le dimissioni. Mastella va a Ceppaloni. Nel pomeriggio arriva la notizia che la Corte costituzionale ha ammesso i referendum elettorali.

17 gennaio - Mastella, in una conferenza stampa a Benevento, conferma le sue dimissioni e annuncia l'appoggio esterno dell'Udeur al Governo. Prodi non nomina un nuovo ministro e assume l'interim. Al Senato, assenze strategiche nel centrodestra (soprattutto di Forza Italia) salvano il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, su una risoluzione leghista che prevedeva lo scioglimento del Consiglio regionale. Con l'opposizione votano l'unico diniano presente e il senatore dissidente della sinistra Fernando Rossi.

18 gennaio - Prodi prende possesso delle funzioni di ministro della Giustizia auspicando che il suo incarico sia breve. Il capogruppo Udeur alla Camera, Mauro Fabris, chiede però un impegno all'unanimità della maggioranza nella "totale condivisione" della relazione di Mastella alla Camera. Intanto l'intreccio politica/inchieste si complica con la condanna a 5 anni del governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, e la richiesta di rinvio a giudizio di Berlusconi nell'inchiesta napoletana sulle segnalazioni a favore di alcune attrici. Berlusconi dice di augurarsi che il Governo cada e che si torni al voto, con un rapido accordo sulla legge elettorale o anche con la vecchia legge perchè "spazio per governi istituzionali non c'é".

19 gennaio - Il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, dice che il Pd è pronto ad andare da solo alle elezioni se Forza Italia facesse altrettanto. Malumori nella maggioranza. L'Italia dei valori annuncia che voterà no sulle parole di Mastella pronunciate in aula (le critiche ai magistrati).

20 gennaio - Prodi precisa che la guida del governo non deve confondersi con le scelte elettorali del Pd, che spetta agli organi operativi del partito. I Verdi protestano per la posizione del vicepremier Francesco Rutelli, che in tv è sembrato tiepido nei confronti dell'appoggio al ministro dell'Ambiente, Alfonso pecoraro Scanio, contro il quale l'opposizione ha presentato una mozione di sfiducia individuale.

21 gennaio - Dopo una giornata convulsa, Mastella annuncia che l'Udeur esce definitivamente dalla maggioranza e chiede di andare alle elezioni anticipate. Domani il presidente del Consiglio Prodi renderà comunicazioni alla Camera sulla situazione politica.



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Berlusconi pensa gia' a elezioni: ridurro' tasse


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"Credo che Prodi sia arrivato al capolinea e credo che non ci siano strade diverse se non prendere atto di questa crisi". Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con 'Panorama del giorno' su Canale 5.

"Credo che il governo istituzionale non sia una soluzione, bisogna tornare alle urne in primavera". Ha detto il leader di Forza Italia.
"Un paese non può restare senza governo per troppo tempo" anche perché "i provvedimenti che occorre prendere con immediatezza per uscire dall'attuale situazione sono urgenti", ha proseguito l'ex premier. Per il Cavaliere, "bisogna cambiare pagina e tornare ai cittadini anche per sanare la crescente distanza con loro".

Se si andrà ad elezioni anticipate "ci presenteremo con il Partito del popolo della libertà che negli ultimi sondaggi, prima di Natale, viene dato al 40%". Lo ha detto Silvio Berlusconi a 'Panorama del giorno', in onda su Canale 5.

RIDURRE TASSE E COSTO STATO
ImageApportare alcuni "aggiornamenti" a quello che era il programma dei cinque anni di governo, che per il resto "deve continuare" così com'é stato interrotto dalla fine della legislatura. Silvio Berlusconi, in diretta a 'Panorama del giorno' su Canale 5, illustra i punti salienti del suo programma di governo in caso di elezioni anticipate. Aggiornamenti, spiega in diretta telefonica, necessari per recuperare "ciò che la sinistra non ha fatto in questi mesi" e per affrontare la "difficile situazione economica" attuale. "Occorre poi - aggiunge l'ex premier - garantire la libertà a tutti i cittadini che oggi vedono minacciato un diritto fondamentale: quello alla privacy". "Ed inoltre - prosegue - ridurre i costi della Stato per ridurre le imposte e pensare, infine, anche all'edilizia popolare. Ma di questo ci sarà tempo di discutere da oggi in avanti". Bisogna anche, sottolinea, "evitare sprechi e privilegi e andare avanti con riforme importanti anche nell'architettura istituzionale per poter avere uno Stato che costa meno e così ridurre la pressione fiscale". Il Cavaliere ha citato infine la Germania, il cui Stato pesa sui cittadini per 1300 euro in meno rispetto allo Stato italiano: "Un cifra importante - ha concluso Berlusconi - che bisogna cercare di ridurre".



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Martedì, 22 Gennaio : 2008 13:04



 (di Chiara Scalise)

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Un discorso all'insegna dell'orgoglio. Il premier Romano Prodi affronta l'Aula di Montecitorio, annunciando la richiesta di voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, e lancia la sfida ai suoi deputati e senatori. "L'impegno con gli elettori era di durare cinque anni", scandisce, e chi vuole staccare la spina al governo lo dovrà fare assumendosene la responsabilità nelle aule parlamentari, con un voto palese. Mettendoci la faccia. Il Professore pensa di farcela anche questa volta. Almeno questo è il messaggio che vuole inviare. Lo ribadisce prima di arrivare a Montecitorio, lo fa intuire in più di un passaggio durante l'intervento di mezz'ora in Aula alla Camera, lo ripete lasciando il Parlamento. L'ultimo strappo dell'Udeur ha mandato all'aria i programmi. Il premier, avrebbe dovuto fare un intervento sullo stato della Giustizia. Ora il discorso, quattro cartelle in tutto, è diviso a metà. La prima parte non sfugge comunque all'attualità dell"affairé Mastella. Il premier inizia a parlare in un Aula che sembra fredda, e che cammin facendo si scalderà dividendosi tra applausi e proteste: l'ex Guardasigilli non è mai - sottolinea Prodi - stato lasciato solo. La voce del premier è però bassa, quasi rotta. Le facce dei vicepremier scure. Poi arriva l'apprezzamento e la difesa dell'operato di Mastella ministro: a lui "é dovuto sincero apprezzamento", così come è condivisa - afferma il presidente del Consiglio - la relazione sullo stato della Giustizia. Una relazione che "riflette le luci e le ombre della giustizia italiana nella difficile fase storica che stiamo vivendo" e che rappresenta la posizione dell'intero governo.

E qui arriva il passaggio dedicato ai delicatissimi rapporti tra politica e magistratura. Alla politica, e quindi ai politici, dice Prodi, spetta prendere delle decisioni senza che questo voglia dire "ambire a una sorta di irresponsabilita". I magistrati, a loro volta, devono "mantenersi nell'ambito della legittimazione assegnategli dalla Costituzione e dalle norme costituzionali".

La Carta sulla quale posa la Repubblica Italiana verrà più volte, d'altro canto, richiamata dal presidente del Consiglio. Ma Romano Prodi non vuole parlare solo di Mastella e della giustizia. Il Professore si rivolge ai deputati e, ai senatori, e li inchioda alle loro responsabilità. "Siete voi - afferma fra gli applausi e con un tono di voce che riprende quota - che dovrete decidere e assumere limpidamente e pubblicamente le responsabilità per cui siete stati eletti. E' nel Parlamento e solo nel Parlamento che si può decidere la sorte del governo". Dire no alla fiducia certo si può. Ma è dire no - scommette Prodi - a un governo che ha fatto molto e che farà di più. A partire dalle politiche fiscali a favore dei redditi più bassi. Parole che non cadono nel vuoto. Anzi vengono accolte da applausi scroscianti tra le file della maggioranza. Successi in economia, ma anche in politica estera. E qui però il centrodestra sbotta e protesta, fino a costringere il presidente della Camera Fausto Bertinotti a intervenire per riportare la calma. Prodi, che è sempre più determinato, riprende il filo del discorso. Questo governo ha combattuto e combatte le corporazioni, taglia i privilegi, difende l'Ambiente. Il cammino é iniziato, ma per tagliare il traguardo occorre "continuità", ribadisce ancora una volta il premier che chiude con un ultimo appello: "Abbiamo preso con gli elettori e con il Paese impegni che intendiamo rispettare, secondo quanto stabilito dalle regole parlamentari e costituzionali. Alla Costituzione mi richiamo dunque - conclude - per chiedere a voi onorevoli deputati e in seguito ai vostri colleghi senatori di esprimere con un voto di fiducia il vostro giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato".

Fabris: «Voteremo no alla fiducia sia alla Camera che al Senato»
«Voteremo no alla fiducia», sia alla Camera che al Senato, «non vedo perchè dovremmo differenziare il voto tra oggi e domani». Così il capogruppo dell’Udeur, Mauro Fabris, ai giornalisti in Transatlantico che gli chiedono se il suo partito proseguirà con la linea decisa ieri. Si andrà ad elezioni? «Tocca al Capo dello Stato decidere», ma una cosa è sicura per l’Udeur non ci sono possibilità di dare vita a governi istituzionali: «Per fare cosa? - chiede ironicamente Fabris - Non c’è uno straccio di intesa per fare nulla, nemmeno la legge elettorale».

Di Pietro: «Denuncerò Mastella e Fabris»
«Mastella, Fabris e altri esponenti dell’Udeur stanno facendo a gara nello spargere fango su di me e sull’Italia dei Valori. Il principio è sempre lo stesso, se loro sono colpevoli, allora anche gli altri lo devono essere. L’Udeur ha deciso di uscire dalla maggioranza decretando la caduta del Governo. Lo ha fatto perchè sapeva che una mozione di fiducia alla famiglia Mastella non sarebbe mai passata. Lo ha fatto perchè costretta dagli avvenimenti». Lo afferma sul suo sito il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, che annuncia azioni legali contro il leader del Campanile. «Io -assicura Di Pietro- mi impegno a non lasciare cadere nessuna calunnia da parte di questi signori e nei prossimi giorni preparerò la prima causa nei loro confronti. Nelle aule di tribunale i signori Mastella e Fabris dovranno provare le loro accuse sulla condotta del ministero delle Infrastrutture, dell’Anas e del comportamento tenuto dall’Italia dei Valori durante la campagna elettorale. Voglio ricordare all’Udeur -conclude Di Pietro- che l’Italia dei Valori ha candidato soltanto persone senza precedenti penali. Per noi una condanna non è un merito come avviene per altri partiti».


Casini: Prodi si dimetta, basta balletti indecenti

 "La prima cosa necessaria è che Prodi si dimetta per rispetto agli italiani" e che la si smetta con questi "balletti indecenti", poi "si verifichi se c'é la possibilità di una intesa ampia per un governo di responsabilità nazionale, altrimenti si vada alle elezioni". Lo ha affermato Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, conversando con i cronisti a Montecitorio.

"Il tema del governo di responsabilità nazionale è ineludibile", ha ribadito l'ex presidente della Camera. Ed è un tema, ha aggiunto, "che prima o poi dovrà essere affrontato perché l'Italia è sull'orlo del baratro, e solo l'irresponsabilità della vecchia politica può consentire di danzare in questa situazione". Per il leader centrista, "c'é bisogno di un armistizio tra i partiti, di una fase di serenità. Ma la prima cosa che Prodi deve fare è dimettersi e aprire formalmente la crisi". "Prodi - ha proseguito - ha descritto un Paese che non esiste: c'é un malumore e una esasperazione tra gli italiani che non arrivano a fine mese, ma il presidente del Consiglio continua pervicacemente a rimanere attaccato alla poltrona con una maggioranza inesistente divisa su tutto".



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Martedì, 22 Gennaio : 2008 17:51

GOVERNO:
GIOVEDI' SERA IL SENATO VOTA LA FIDUCIA


 
ROMA - La votazione sulla fiducia che verrà chiesta dal presidente del Consiglio Romano Prodi si terrà nell'Aula della Camera domani a partire dalle 17. L'assemblea di Palazzo Madama invece ascolterà le comunicazioni del presidente del Consiglio, Romano Prodi, giovedì pomeriggio alle ore 15, alle ore 18 sono in programma le dichiarazioni di voto per le quali è stata chiesta la diretta televisiva. Alle ore 20, infine, è previsto il voto sulla fiducia. E' quanto è stato deciso dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Al presidente Marini - ha riferito il capogruppo dell'Udc, Francesco D'Onofrio - è stato chiesto di accertare se è possibile anticipare alla mattinata di giovedì le comunicazioni del Governo o se ci sono ragioni istituzionali che impediscono a Prodi di essere in aula giovedì mattina.

PRODI: SPERO DI FARCELA ANCHE STAVOLTA


(di Chiara Scalise)

Un discorso all'insegna dell'orgoglio. Il premier Romano Prodi affronta l'Aula di Montecitorio, annunciando la richiesta di voto di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, e lancia la sfida ai suoi deputati e senatori. "L'impegno con gli elettori era di durare cinque anni", scandisce, e chi vuole staccare la spina al governo lo dovrà fare assumendosene la responsabilità nelle aule parlamentari, con un voto palese. Mettendoci la faccia. Il Professore pensa di farcela anche questa volta. Almeno questo è il messaggio che vuole inviare. Lo ribadisce prima di arrivare a Montecitorio, lo fa intuire in più di un passaggio durante l'intervento di mezz'ora in Aula alla Camera, lo ripete lasciando il Parlamento. L'ultimo strappo dell'Udeur ha mandato all'aria i programmi. Il premier, avrebbe dovuto fare un intervento sullo stato della Giustizia. Ora il discorso, quattro cartelle in tutto, è diviso a metà. La prima parte non sfugge comunque all'attualità dell"affairé Mastella. Il premier inizia a parlare in un Aula che sembra fredda, e che cammin facendo si scalderà dividendosi tra applausi e proteste: l'ex Guardasigilli non è mai - sottolinea Prodi - stato lasciato solo. La voce del premier è però bassa, quasi rotta. Le facce dei vicepremier scure. Poi arriva l'apprezzamento e la difesa dell'operato di Mastella ministro: a lui "é dovuto sincero apprezzamento", così come è condivisa - afferma il presidente del Consiglio - la relazione sullo stato della Giustizia. Una relazione che "riflette le luci e le ombre della giustizia italiana nella difficile fase storica che stiamo vivendo" e che rappresenta la posizione dell'intero governo.

E qui arriva il passaggio dedicato ai delicatissimi rapporti tra politica e magistratura. Alla politica, e quindi ai politici, dice Prodi, spetta prendere delle decisioni senza che questo voglia dire "ambire a una sorta di irresponsabilita". I magistrati, a loro volta, devono "mantenersi nell'ambito della legittimazione assegnategli dalla Costituzione e dalle norme costituzionali".

La Carta sulla quale posa la Repubblica Italiana verrà più volte, d'altro canto, richiamata dal presidente del Consiglio. Ma Romano Prodi non vuole parlare solo di Mastella e della giustizia. Il Professore si rivolge ai deputati e, ai senatori, e li inchioda alle loro responsabilità. "Siete voi - afferma fra gli applausi e con un tono di voce che riprende quota - che dovrete decidere e assumere limpidamente e pubblicamente le responsabilità per cui siete stati eletti. E' nel Parlamento e solo nel Parlamento che si può decidere la sorte del governo". Dire no alla fiducia certo si può. Ma è dire no - scommette Prodi - a un governo che ha fatto molto e che farà di più. A partire dalle politiche fiscali a favore dei redditi più bassi. Parole che non cadono nel vuoto. Anzi vengono accolte da applausi scroscianti tra le file della maggioranza. Successi in economia, ma anche in politica estera. E qui però il centrodestra sbotta e protesta, fino a costringere il presidente della Camera Fausto Bertinotti a intervenire per riportare la calma. Prodi, che è sempre più determinato, riprende il filo del discorso. Questo governo ha combattuto e combatte le corporazioni, taglia i privilegi, difende l'Ambiente. Il cammino é iniziato, ma per tagliare il traguardo occorre "continuità", ribadisce ancora una volta il premier che chiude con un ultimo appello: "Abbiamo preso con gli elettori e con il Paese impegni che intendiamo rispettare, secondo quanto stabilito dalle regole parlamentari e costituzionali. Alla Costituzione mi richiamo dunque - conclude - per chiedere a voi onorevoli deputati e in seguito ai vostri colleghi senatori di esprimere con un voto di fiducia il vostro giudizio sulle dichiarazioni che avete ascoltato".

VERTICE PD DA PRODI: FRANCESCHINI,OK PASSAGGIO SENATO
Vertice del Pd con Romano Prodi, a Palazzo Chigi, subito dopo l'intervento del premier alla Camera. Alla riunione hanno partecipato il segretario del Partito democratico Walter Veltroni, il suo vice Dario Franceschini, i vicepremier Massimo D'Alema e Francesco Rutelli, Rosy Bindi e Piero Fassino. Franceschini, conversando con i giornalisti al termine della riunione, ha apprezzato la decisione del professore di chiedere la fiducia alla Camera ed al Senato, per garantire passaggi parlamentari "trasparenti e ala luce del sole".

 

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Martedì, 22 Gennaio : 2008 19:23

VELTRONI, COMPATTI PER LA FIDUCIA
 SENZA SUBORDINATE


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ROMA - "La cosa peggiore è precipitare verso la crisi e le elezioni anticipate. Siamo assolutamente compatti per ottenere la fiducia e consentire a Prodi di andare avanti, ma anche di dare all'Italia riforme costituzionali". E' la linea del Pd, annunciata dal segretario Walter Veltroni, al termine dell'assemblea dei parlamentari. E alla domanda di quali scenari in caso di mancata fiducia, Veltroni risponde: "Non prendiamo in considerazione subordinate perché indebolirebbero la principale, cioé che Prodi vada avanti". "Abbiamo deciso - ha spiegato Veltroni - quello che ieri si era deliberato insieme nel vertice dell'Unione, ovvero la scelta giusta di Prodi di parlamentarizzare la crisi, di portarla fuori dai circuiti mediatici e di rendere chiara agli italiani la situazione".

 "Io ho, come la maggior parte degli italiani, una percezione preoccupata della situazione del paese. Il Governo deve andare avanti per affrontare nodi internazionali, come la crisi finanziaria, e per costruire la possibilità per l'Italia di uscire da una crisi istituzionale, perché sono convinto che, se si va alle elezioni con questa legge elettorale, il Paese resta ingovernabile". E' la convinzione espressa dal leader del Pd, Walter Veltroni, che, all'assemblea dei parlamentari del partito, ha ribadito il pieno sostegno del Pd a favore della prosecuzione del Governo Prodi.

La votazione sulla fiducia che verrà chiesta dal presidente del Consiglio Romano Prodi si terrà nell'Aula della Camera domani a partire dalle 17. L'assemblea di Palazzo Madama invece ascolterà le comunicazioni del presidente del Consiglio, Romano Prodi, giovedì pomeriggio alle ore 15, alle ore 18 sono in programma le dichiarazioni di voto per le quali è stata chiesta la diretta televisiva. Alle ore 20, infine, è previsto il voto sulla fiducia. E' quanto è stato deciso dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Al presidente Marini - ha riferito il capogruppo dell'Udc, Francesco D'Onofrio - è stato chiesto di accertare se è possibile anticipare alla mattinata di giovedì le comunicazioni del Governo o se ci sono ragioni istituzionali che impediscono a Prodi di essere in aula giovedì mattina.



Premier al Senato cerca rivincita del '98

(di Alessio Panizzi)

Si potrebbe dire che Romano Prodi, giovedì nell'arena del Senato, possa cercare la rivincita sul crollo del suo primo governo nell'ottobre 1998. Allora, lo stop fu imprevisto e arrivò per appena un voto; stavolta, la crisi é attesa, ma per un voto il premier potrebbe scamparla, almeno per ora. Tutto, naturalmente, dipende dalle decisioni dei senatori, i gruppi, ma anche i singoli. E da una sorta di roulette russa che scatterà solo al momento del voto di fiducia a Palazzo Madama. I conti sono molto complicati e numerosissime sono le incognite dell'espressione sull'eventuale tenuta del governo. Se infatti alla Camera il centrosinistra anche senza l'Udeur può contare su uno scarto di una trentina di voti rispetto all'opposizione, al Senato tutto si basa su pochi voti ballerini, dei quali insomma non si ha l'assoluta certezza. Per raccapezzarcisi bisogna partire da alcuni dati di fatto. Primo, per essere approvata, la mozione di fiducia al governo deve ottenere la maggioranza assoluta dei presenti. Al Senato, un voto di astensione espresso in aula va contro il governo, perché mantiene alto il quorum; mentre una assenza dal voto avvicina l'asticella che Prodi deve superare.

Secondo dato di fatto, il centrosinistra può contare, sulla carta, su 154 voti: tutti i suoi, meno quelli di Mastella, Cusumano e Barbato, i tre dell'Udeur che hanno annunciato la dissociazione dalla maggioranza. Il centrodestra, invece, ha 156 voti contro la fiducia (73 di Fi, 37 di An, 20 dell'Udc, 12 della Lega e 10 del gruppo Dc-Pri, più i 3 de La Destra e quello di Sergio De Gregorio del movimento Italiani nel Mondo). Terzo, il plenum del Senato conta 322 componenti, compresi i 7 senatori a vita. Sottratto il presidente Franco Marini, che non partecipa alle votazioni, si arriva a 321. In caso di 'pienone', dunque, il quorum da raggiungere per l'ok alla mozione di fiducia è di 161 voti. Ma potrebbe scendere in caso di assenze. A questo punto entrano in gioco le incognite, sulle quali si basa la prova di forza tentata da Prodi al Senato. Anzitutto, il Professore deve essere certo dei 'suoi' 154 voti, ricompattando i diniani (che non vogliono elezioni anticipate), Manzione e Bordon, Fernando Rossi, i senatori autonomisti, i socialisti, assicurandosi della presenza dell'indipendente italo-argentino Luigi Pallaro, che fino a ieri non era in Italia e dovrebbe rientrare per giovedì. Fatto questo, potrebbe lavorare sulle assenze. Cosa faranno i tre senatori dell'Udeur? Voteranno no alla fiducia o saranno semplicemente fuori dall'Aula? E Franco Turigliatto, che ha annunciato voto contrario? Preferisce l'alternativa tra elezioni e governissimo o potrebbe anche lui alla fine non partecipare al voto? Altra questione riguarda i senatori a vita. Finora, salvo in un caso, Sergio Pinifarina non è stato mai presente alle votazioni. Ma la sua sola assenza manterrebbe il quorum a 161 voti. Quindi, entrano in gioco anche gli altri sei senatori a vita. Quattro di loro (Levi Montalcini, Scalfaro, Ciampi e Emilio Colombo) hanno sempre votato la fiducia al governo. Cossiga e Andreotti sono un'incognita, ma anche loro potrebbero votare sì. Il totale a favore di Prodi potrebbe salire così fino a 160 voti. Uno in meno di quelli necessari con il plenum del Senato. Un voto, appunto. Prodi spera che sia il contrappasso del 1998.

 

COLLEGATE:

» OLTRE IL CASO MASTELLA * »

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» MASTELLA: UDEUR LASCIA MAGGIORANZA, VOGLIAMO VOTO »

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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 11:48

NAPOLITANO: INNOVARE O GRAVI RISCHI,
FARLO INSIEME

 
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ROMA - L'Italia "ha le forze per superare questo cruciale momento storico", un "momento di acuta crisi e incertezza politica" ma "é necessario porre mano a quel rinnovamento della vita istituzionale, politica e civile, in assenza del quale la comunità nazionale, in tutte le sue parti, sarebbe esposta a crisi gravi". Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo discorso alla Camera per i sessant'anni della Costituzione. "La condizione del successo - sottolinea il capo dello Stato concludendo il suo intervento di fronte al Parlamento riunito a Montecitorio - è in un concorso di volontà, che non può, non deve mancare. Un concorso di volontà più forte di tutte le ragioni di divisione, pur nello svolgimento di una libera dialettica politica e sociale". "La Costituzione - spiega - e' un grande quadro di riferimento unitario per i cittadini".

Nello sforzo necessario di innovazione istituzionale, aggiunge, "ci unisce e ci incoraggia la grande, vitale risorsa della Costituzione repubblicana. Non c'é terreno comune migliore di quello di un autentico, profondo, operante patriottismo costituzionale. E', questa, la nuova, moderna forma di patriottismo nella quale far vivere il patto che ci lega : il nostro patto di unità nazionale nella libertà e nella democrazia".

"Non ha senso - sottolinea il presidente della Repubblica - imputare alla Costituzione errori e distorsioni che hanno rappresentato il frutto di una complessa dialettica politica. Occorre fare bene attenzione a non confondere indirizzi costituzionali e scelte politiche, responsabilità politiche". La Costituzione "rappresenta più che mai, nella sua comprovata validità, un patrimonio comune. Nessuna delle forze oggi in campo può rivendicarne in esclusiva l'eredità, né farsene strumento nei confronti di altre. Possono solo tutte insieme richiamarsi ai valori e alle regole della Costituzione, e insieme affrontare anche i problemi di ogni sua specifica, possibile revisione".

MARINI, URGONO ADEGUAMENTI ISTITUZIONALI - "Da lungo tempo è aperto un dibattito riformatore. Come ho sottolineato più volte, ritengo che l'Italia necessiti di alcuni mirati adeguamenti istituzionali perché la nostra democrazia possa incidere più efficacemente do fronte ai tanti problemi che incalzano". Lo afferma il presidente del Senato Franco Marini, nel corso delle celebrazioni a Montecitorio dei sessant'anni della Costituzione. "E questi cambiamenti - prosegue - sono urgenti. Il principio democratico è il cardine del nostro ordinamento costituzionale".

"La grave situazione sociale dell'Italia dopo la guerra, e le differenze ideali tra le forze politiche, non impedirono il coagularsi e l'affermarsi di quella cultura costituzionale, maturata nel clima della Resistenza, grazie alla quale prese corpo la Costituzione italiana come patrimonio di tutti frutto di quella che Moro definì 'una felice convergenza di posizioni'". Lo afferma il presidente del Senato Franco Marini, nel corso del suo intervento a Montecitorio per le celebrazioni dei sessant'anni della Costituzione. "In questa Costituzione - prosegue - c'é 'tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre gioie', ma anche il nostro futuro. In essa - sottolinea ancora - sono contenuti i principi e i valori che costituiscono le condizioni indispensabili di un'Italia democratica".

BERTINOTTI, MOBILITARE ENERGIE DEL PAESE - "Per la realizzazione dei grandi obiettivi programmatici della Costituzione ancora oggi possono essere mobilitate le migliori energie del Paese". Lo afferma il presidente della Camera Fausto Bertinotti in uno dei passaggi del suo saluto nell'Aula di Montecitorio per il sessantesimo anniversario della Costituzione. "C'é una grande risorsa del Paese, ancora in larga misura non utilizzata, ed è la ricchezza della sua società civile, delle sue articolazioni, dei suoi giacimenti di solidarietà e partecipazione, delle organizzazioni democratiche di base. Ma - ribadisce Bertinotti - non si possono trascurare, d'altra parte, i rischi che si evidenziano nelle disuguaglianze, nelle manifestazioni di crisi della coesione sociale, nelle manifestazioni di violenza che segnano drammaticamente l'altra faccia della modernizzazione in corso". "Perciò - ammonisce il presidente della Camera - bisogna tornare allo spirito della nostra Costituzione".

Gremita la tribuna riservata al corpo diplomatico. Sono presenti anche i presidenti emeriti della Repubblica Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del Consiglio Romano Prodi, diversi ministri e tutti i leader politici, tra cui Silvio Berlusconi. In Aula ci sono pure i rappresentanti delle Regioni. Nella tribuna del presidente della Repubblica, quella centrale posta sopra il banco della presidenza, siedono le tre 'first lady' della Repubblica: la signora Clio Napolitano con le mogli di Fausto Bertinotti e Franco Marini.

Prima di prendere parte alla celebrazione il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi si è diretto nella sala dove si trovavano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i due presidenti delle Camere, Fausto Bertinotti e Franco Marini, diversi esponenti del governo ed alcuni senatori a vita. Berlusconi, dirigendosi verso la sala, ha incontrato il presidente del Consiglio Romano Prodi. I due si sono fermati e si sono stretti la mano. Berlusconi si è poi intrattenuto qualche minuto a salutare le più alte cariche dello Stato.

 





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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 12:06

PRODI, FIDUCIA DAL PARLAMENTO
PER ANDARE AVANTI


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ROMA - La votazione sulla fiducia che verrà chiesta dal presidente del Consiglio Romano Prodi si terrà nell'Aula della Camera a partire dalle 17. L'assemblea di Palazzo Madama invece ascolterà le comunicazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi domani pomeriggio alle ore 15, alle ore 18 sono in programma le dichiarazioni di voto per le quali è stata chiesta la diretta televisiva. Alle ore 20, infine, è previsto il voto sulla fiducia. E' quanto è stato deciso dalla conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Al presidente Marini - ha riferito il capogruppo dell'Udc, Francesco D'Onofrio - è stato chiesto di accertare se è possibile anticipare alla mattinata di giovedì le comunicazioni del Governo o se ci sono ragioni istituzionali che impediscono a Prodi di essere in aula giovedì mattina.

ANDREOTTI, MIO VOTO A PRODI E MAGGIORANZA TERRA' - "Mi pare che in questo momento non ci sia un'alternativa già pronta per dire che è necessario mandare in pensione il governo attuale. E' per questo che domani voterò a favore di Prodi". Così il senatore Giulio Andreotti ai microfoni di Radio Città Futura. Rispetto poi all'ipotesi di un governo istituzionale Andreotti spiega "credo che questo porterebbe forse più una difficoltà operativa che non il superamento di quello che oggi ha un certo sapore di disagio che certamente c'é ". "Dall'aria che si respira in questi giorni a palazzo Madama - ha concluso Andreotti - non vedo nessun temporale in vista per Prodi. Sono pronto a scommettere sulla tenuta di questa maggioranza".

DINI: NON C'E' MAGGIORANZA AL SENATO, NOI VEDREMO COME VOTARE- "Ho consigliato a Romano Prodi di andare al Quirinale dopo il voto alla Camera, perché qui in Senato non c'é la maggioranza". Così Lamberto Dini ha risposto ai cronisti che gli chiedevano domani come si comporteranno i liberal-democratici sul voto di fiducia chiesto dal presidente del Consiglio. Alla domanda su che cosa faranno i liberal-democratici se il presidente del Consiglio chiederà lo stesso il voto dei senatori, ha replicato: "Questo lo valuteremo".

VELTRONI: LA COSA PEGGIORE, ELEZIONI ANTICIPATE
"La cosa peggiore è precipitare verso la crisi e le elezioni anticipate. Siamo assolutamente compatti per ottenere la fiducia e consentire a Prodi di andare avanti, ma anche di dare all'Italia riforme costituzionali". E' la linea del Pd, annunciata dal segretario Walter Veltroni, al termine dell'assemblea dei parlamentari. E alla domanda di quali scenari in caso di mancata fiducia, Veltroni risponde: "Non prendiamo in considerazione subordinate perché indebolirebbero la principale, cioé che Prodi vada avanti". "Abbiamo deciso - ha spiegato Veltroni - quello che ieri si era deliberato insieme nel vertice dell'Unione, ovvero la scelta giusta di Prodi di parlamentarizzare la crisi, di portarla fuori dai circuiti mediatici e di rendere chiara agli italiani la situazione".

 "Io ho, come la maggior parte degli italiani, una percezione preoccupata della situazione del paese. Il Governo deve andare avanti per affrontare nodi internazionali, come la crisi finanziaria, e per costruire la possibilità per l'Italia di uscire da una crisi istituzionale, perché sono convinto che, se si va alle elezioni con questa legge elettorale, il Paese resta ingovernabile". E' la convinzione espressa dal leader del Pd, Walter Veltroni, che, all'assemblea dei parlamentari del partito, ha ribadito il pieno sostegno del Pd a favore della prosecuzione del Governo Prodi.



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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008

Pressing di Berlusconi e An sul Quirinale e sui senatori a vita. Ma il Polo non è ancora compatto.
Fini si mette sull'attenti dopo il richiamo del Cavaliere,l'Udc si smarca sulla leadership


Silvio:
<<Il Professore si dimetta o l’Italia scenderà in piazza>>
Casini gela la Cdl




 Il suo traguardo sono le urne. Non c'è spazio per una terza via nei pensieri del Cavaliere. L'ipotesi di un governo istituzionale di transizione non esiste per Berlusconi che intravede un'unica strada: quella del voto.

Tornare alle urne, ma senza cambiare la legge elettorale, che per lui è buona. È convinto che la fiducia non passerà e se il governo dovesse trovare qualche escamotage promette: il Paese scenderà in piazza.

Non ha dubbi il Cavaliere: Fi non correrà da sola, il centrodestra si presenterà unito alle elezioni, senza bisogno di campagna elettorale.

Il leader di Forza Italia chiama a raccolta i leader e replica a distanza a Pier Ferdinando Casini che, prima di andare al voto, suggerisce di esplorare la possibilità di un governo di responsabilità nazionale. Il centrista, insieme all'Udc, si smarca ancora una volta dal diktat di Berlusconi e, sulla possibilità che la coalizione si presenti compatta alle urne con il leader azzurro candidato premier, prende tempo:

«La decisione non è all’ordine del giorno, a ogni giorno la sua pena».


Poi gela il Cavaliere dalla poltrona di “Otto e mezzo” incitandolo a stare seduto in salotto, piuttosto che andare in piazza se vuole che Prodi cada.

Ma Berlusconi confida che anche il leader dell'Udc rientrerà nei ranghi, che tutti i partiti del blocco liberale saranno decisi ad andare insieme alle urne, anche per un evidente motivo di convenienza.

Chi invece è sicuro e non ha bisogno di tempo per riflettere è Gianfranco Fini.
Il leader di An si mette subito sull'attenti al richiamo del Cavaliere, assicura che la Casa della libertà resterà unita e rinnova la fiducia a Silvio, che nei piani del numero uno di Alleanza nazionale rimane sempre il pretendente “prescelto” alla premiership del centrodestra.

Poi, in vista del voto di domani a Palazzo Madama rinfresca la memoria a Napolitano, che nel febbraio scorso ha detto che i senatori a vita non possono essere computati nei voti per una maggioranza politica.
Dichiarazioni fotocopia del Cavaliere che poi si rivolge direttamente ai senatori a vita: «Non credo si vorranno macchiare di qualcosa così contrario al sentimento popolare».

Berlusconi infine fa le sue previsioni sul futuro di Mastella: [i]prima lo vede tornare tra le braccia di Casini (facendo storcere il naso a Cesa), poi gli spalanca le porte del Ppl:

«C'è posto anche per lui»



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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 13:56

"UDEUR NEL CENTRODESTRA",
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MASTELLA SMENTISCE


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ROMA - "Nessuna confluenza da nessuna parte. Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro". Clemente Mastella replica con una secca nota diffusa dal suo ufficio stampa a Silvio Berlusconi che aveva annunciato per stasera la confluenza dell'Udeur nel centrodestra.

 NAPOLITANO-PRODI, MEZZ'ORA DI COLLOQUIO AL QUIRINALE
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha avuto un colloquio di circa mezz'ora al Quirinale con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. All'incontro era presente anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Al termine, Prodi e Letta hanno fatto rientro a palazzo Chigi.

La votazione sulla fiducia che verrà chiesta dal presidente del Consiglio Romano Prodi si terrà nell'Aula della Camera a partire dalle 17. L'assemblea di Palazzo Madama invece ascolterà le comunicazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi domani pomeriggio alle ore 15, alle ore 18 sono in programma le dichiarazioni di voto per le quali è stata chiesta la diretta televisiva. Alle ore 20, infine, è previsto il voto sulla fiducia.

FISICHELLA A PRODI, ESAURITO RAPPORTO FIDUCIA - "Ho detto al presidente Prodi che il rapporto di fiducia con il governo si è esaurito, senza possibilità di recupero". Lo ha affermato il senatore Domenico Fisichella al termine dell'incontro avuto con il premier a Palazzo Chigi.

 

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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008

GOVERNO ISTITUZIONALE?
BERTINOTTI DIVIDE LA'COSA ROSSA'


di Yasmin Inangiray

ROMA - Individuato nell'Udeur di Clemente Mastella il 'colpevole' della crisi dell'Unione, la Sinistra Arcobaleno si divide sul futuro, in caso di caduta del governo Prodi. Tanto più che, a far discutere, è un'intervista di Fausto Bertinotti, che indica la strada delle riforme attraverso un governo istituzionale: l'opposto delle elezioni subito che sono l'unica soluzione per Verdi e Pdci, per una parte della Sinistra Democratica e, si è visto durante la giornata, anche per un pezzo del Prc. Per Sole che Ride e per i Comunisti Italiani, infatti, se il Professore dovesse cadere, l'unica strada percorribile sarebbe quella del voto.

 "Per quanto ci riguarda - ribadisce Pino Sgobio, capogruppo del Pdci - dopo Prodi, che ha avuto il mandato a governare dagli elettori, c'é solo il voto". Più sfumata la linea di Sinistra Democratica. Fabio Mussi ha riunito i gruppi di Camera e Senato per fare il punto: "C'é resistenza all'ipotesi di un governo istituzionale. Non ho sentito applausi quando qualcuno l'ha tirata fuori", dice alla fine il ministro dell'Università. Sd non ha però preso ancora una decisione ed è lo stesso Mussi a chiedere un incontro con gli alleati della 'Cosa rossa' per definire una linea comune. Nelle sue intenzioni, se la crisi fosse formalizzata, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe "presentarsi unita con una delegazione al Quirinale".

Ma è dentro Rifondazione che il confronto è più serrato. Anche perché riguarda la strada indicata da Bertinotti, il capo del partito 'prestato' da 20 mesi alle istituzioni. "Ci sono riforme che non possono aspettare", dice il presidente della Camera a La Stampa, scartando di fatto la via delle urne e puntando su quella delle larghe intese. Ma l'idea non piace nel partito, ad esempio, al ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero: "Io non vedo le condizioni per un governo istituzionale, non capisco chi lo sosterrebbe". Molto più cauto Franco Giordano. Nella riunione della segreteria, avrebbe spiegato che Rifondazione non chiede le elezioni anticipate e nemmeno disegna scenari dopo Prodi. Insomma, il Prc per ora è in attesa e lascia aperte tutte le ipotesi.

 "Allo stato non vedo scenari", dice Giordano, che si riserva prendere ogni decisione, in caso di crisi, solo dopo "aver ascoltato Napolitano". Una decisione, precisa, da discutere insieme agli altri partiti della sinistra. E' lo stesso Giordano, però, a ribadire che tra le priorità c'e la riforma elettorale. Durante la riunione, però, non sono mancati i distinguo. Una parte del Prc considera un disastro politico l'ipotesi di andare a votare con la vecchia legge Calderoli e lascia aperta la porta al governo istituzionale; mentre un'altra si chiede come sia possibile, al di là della riforma del sistema di voto, si possa trattare con l'opposizione su temi come l'aumento del potere d'acquisto dei salari.

 





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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 17:38

PRODI VALUTA SE ANDARE AL SENATO.
MASTELLA: "RINUNCIA"


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ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - secondo quanto si apprende in ambienti di governo - avrebbe suggerito a Prodi di valutare l'opportunità di non andare in Senato per il voto di fiducia. Prodi si è riservato di prendere una decisione - sempre secondo quanto si apprende - dopo il voto a Montecitorio. Prodi ha avuto un colloquio di circa mezz'ora al Quirinale con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. All'incontro era presente anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta. Al termine, Prodi e Letta hanno fatto rientro a palazzo Chigi.

La votazione sulla fiducia che verrà chiesta dal presidente del Consiglio Romano Prodi si terrà nell'Aula della Camera a partire dalle 17. L'assemblea di Palazzo Madama invece ascolterà le comunicazioni del presidente del Consiglio Romano Prodi domani pomeriggio alle ore 15, alle ore 18 sono in programma le dichiarazioni di voto per le quali è stata chiesta la diretta televisiva. Alle ore 20, infine, è previsto il voto sulla fiducia.

MASTELLA, RIBADIAMO NO,PRODI NON VADA IN SENATO
Clemente Mastella chiede a Prodi di non andare al Senato per il voto di fiducia, e conferma la posizione assunta dall'Udeur. "Confermiamo il nostro no, al Senato non si torna indietro, l'ho detto anche al capo dello Stato", spiega Mastella ai giornalisti che lo attendono fuori della sua villa. "Per una questione di dignità delle istituzioni spero che Prodi capisca che non è il caso di andare avanti", aggiunge il leader del Campanile.

CAMERA ==> IL DIBATTITO SULLA FIDUCIA CHIESTA DAL GOVERNO PRODI

FINI, DA FATTORE 'C' A 'I', COME INCUBO...
"Si dimetta, altrimenti si rischia di passare da quello noto agli italiani come fattore 'c', dove per 'c' non si intende costanza, a quello 'i', dove 'i' non sta per intelligenza ma per 'incubo'...". E' quanto afferma Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, parlando alla Camera nelle dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo Prodi. "Smetta di farsi beffa della realtà - va avanti Fini rivolto a Prodi - perché le affermazioni che ha reso ieri alla Camera la fanno irridere dagli italiani. Ci vuole fantasia, per usare una parola garbata, per dire che il suo governo ha fatto miracoli". "Le faccio una domanda politica - dice ancora Fini - : se lei avesse ben governato, come ha tentato di dire ieri sfiorando il ridicolo, è in grado di dire perché siamo al collasso della sua maggioranza? Siamo di fronte alla dissociazione politica sia da parte della sinistra che da parte dei moderati. Fisichella e poi Dini e ora l'Udeur dicono di non poterle rinnovare la fiducia. I nodi sono venuti al pettine, perché nel 2006, come nel '98, avete messo insieme maggioranze talmente eterogenee da non poter poi governare, da far dire allo stesso Veltroni che al voto andra' da solo...

DINI NON VOTERA' LA FIDUCIA
Liberaldemocratici, al termine di una valutazione congiunta dell'Ufficio politico presieduto dal senatore Lamberto Dini, annunciano che non voteranno la fiducia al Governo. Lo afferma, a nome de partito, il senatore Giuseppe Scalera.

DI SALVO, SI' FIDUCIA PRODI
La Sinistra Democratica darà la fiducia al Governo Prodi. A dichiararlo in aula è il capogruppo Titti Di Salvo, durante il dibattito per la fiducia al Governo Prodi. La parlamentare ha difeso l'azione del Governo condotta fino ad ora ed ha invitato Romano Prodi "ad andare avanti lungo la strada che abbiamo cominciato" e questo a prescindere dagli ostacoli che si sono sovrapposti sul cammino dell'Esecutivo, come la gestione di alcune giunte regionali rette dal Centrosinistra. Titti Di Salvo ha quindi sostenuto che all'Italia serve una sinistra unita e che "l'ambizione" dell'Unione a governare l'Italia "non può essere messa da parte".

SATTA, UDEUR NON PARTECIPA VOTO FIDUCIA
"Il gruppo Udeur non parteciperà al voto sulla risoluzione Soro" su cui il Governo ha posto la questione di fiducia. Lo annuncia Antonio Satta chiudendo il suo intervento nell'Aula della Camera sulla questione di fiducia.

BARBATO, AL SENATO UDEUR VOTA NO A PRODI
 "Noi al Senato votiamo no, la nostra posizione non cambia". Lo dice il capogruppo dell'Udeur a Palazzo Madama Tommaso Barbato, interpellato telefonicamente, che spiega la differenza di atteggiamento del partito di Mastella rispetto alla Camera, dove non partecipa al voto, con il fatto che "lì non siamo determinanti ma qui il nostro voto é politicamente significativo".
"Non lasciamo spazio ad alcun tipo di equivoco. Noi siamo persone serie e votiamo no". Barbato ribadisce la posizione dell'Udeur incontrando i cronisti nel cortile di Palazzo Madama. E a chi gli chiede se la scelta di non partecipare al voto alla Camera sia un segnale di distensione con la maggioranza, Barbato replica: "No, nella maniera più assoluta". "L'orientamento di non partecipare al voto - spiega - è per testimoniare che questo esecutivo, a cui abbiamo attivamente partecipato, qualcosa di buono lo ha fatto. E' un segnale formale e non di sostanza. Laddove la sostanza vale politicamente, cioé al Senato - ribadisce Barbato - noi voteremo no". Riguardo all'ipotesi di un Prodi bis o ad altre soluzioni, Barbato liquida la domanda con un: "E' prematuro parlarne. Comunque noi siamo al centro, abbiamo sempre vissuto una politica difficile, senza compromessi e mercanteggiamenti e lo continueremo a fare".

BOSSI, VOTO O FACCIAMO LA RIVOLUZIONE, TROVEREMO ARMI
 Ai giornalisti che gli chiedevano che cosa accadrebbe se non si andasse al voto, Umberto Bossi ha risposto con una risata e una battuta: ''se non si va al voto facciamo la rivoluzione... - ha detto tirando una boccata del suo sigaro e aprendosi in una risata - vuol dire che mettiamo in piedi la polizia del Veneto, della Lombardia, del Piemonte... Certo ci mancano un po' di armi, ma prima o poi quelle le troviamo'', ha concluso ridendo nuovamente.

LEGA ESPONE PRIMA PAGINA PADANIA, ELEZIONI!
Manifestazione della Lega nell'aula della Camera durante il dibattito sulla fiducia al Governo Prodi. Durante l'intervento del capogruppo Roberto Maroni, i deputati del Carroccio hanno esposto tutti la prima pagina de 'La Padania' di oggi su cui campeggiava il titolo 'Elezioni'. Immediata la reazione del presidente Fausto Bertinotti che ha invitato a rimuovere i giornali. "Stamani abbiamo tenuto una seduta solenne, cerchiamo di essere all'altezza" ha detto. Un nuovo richiamo da Bertinotti è giunto quando, alla fine dell'intervento di Maroni, i leghisti hanno urlato in coretto 'elezioni, elezioni!'.

FISICHELLA A PRODI, ESAURITO RAPPORTO FIDUCIA
"Ho detto al presidente Prodi che il rapporto di fiducia con il governo si è esaurito, senza possibilità di recupero". Lo ha affermato il senatore Domenico Fisichella al termine dell'incontro avuto con il premier a Palazzo Chigi.
"Ho ricordato al presidente del Consiglio quanto già dissi in aula al Senato il 20 dicembre, e cioé che il rapporto di fiducia con il governo si era esaurito senza possibilità di ritorno", ha detto Fisichella aggiungendo che il premier "ha preso atto e sicuramente non ci è rimasto bene". Nell'aula di Palazzo Madama, il 20 dicembre scorso, annunciando il voto di fiducia su finanziaria e ddl welfare, Fisichella disse: "Voterò la fiducia oggi e domani come espediente tecnico per evitare l'esercizio provvisorio ma il rapporto di fiducia con il governo è esaurito".


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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 19:00

LA CAMERA DA' LA FIDUCIA A Prodi.
Image
INCERTEZZA SUL DOPO


 
L'Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo Prodi. I voti a favore della mozione della maggioranza sono stati 326, 275 quelli contrari. La maggioranza richiesta era di 301 voti, hanno votato 601 deputati.

PRODI STA RIFLETTENDO, POTREBBE DECIDERE DOMANI
Il presidente del Consiglio sta riflettendo ancora sul da farsi e, secondo fonti parlamentari dell'Unione, potrebbe decidere domani se andare avanti presentandosi al Senato per chiedere la fiducia oppure salire al Quirinale prima del dibattito di Palazzo Madama.

FINI, PRODI SI DIMETTERA' AL CENTO PER CENTO
"Dopo la giornata di oggi, c'é la certezza al cento per cento che Romano Prodi andrà a dimettersi e non si lascerà bocciare al Senato. Quando? Stasera, domani: deciderà lui. E' ininfluente. E' chiaro però che il voto domani alle 20 a Palazzo Madama non ci sarà". E' quanto afferma Gianfranco Fini, conversando con i giornalisti a Montecitorio. "Poi il capo dello Stato aprirà le consultazioni - è la previsione di Fini - e la risposta verrà da ciò che i partiti diranno al presidente della Repubblica. Noi chiederemo le elezioni: lo abbiamo fatto qui in Parlamento, lo facciamo in piazza, lo faremo al Quirinale".

 
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Mercoledì, 23 Gennaio : 2008 20:33

DOPO L'OK DELLA CAMERA,
Prodi A CACCIA DI 5 VOTI


 L'Aula della Camera ha confermato la fiducia al governo Prodi. I voti a favore della mozione della maggioranza sono stati 326, 275 quelli contrari. La maggioranza richiesta era di 301 voti, hanno votato 601 deputati.

PRODI A CACCIA DI 5 VOTI OPPOSIZIONE AL SENATO

(di Corrado Sessa)

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A 24 ore da un voto cruciale per il suo governo, la situazione al Senato si presenta pressoché segnata per Romano Prodi visto che, sulla carta, il presidente del Consiglio può contare, al momento, solo su 156 voti, compresi quelli dei 6 senatori a vita, rispetto ai 158 senatori eletti nell'Unione con cui ha cominciato la legislatura. Contro 161 che gli sbarrerebbero la strada della fiducia. Se ieri il Professore poteva fare affidamento su 160 sì contro 160 no e - nonostante la situazione di perfetta parità che non gli avrebbe permesso di ottenere la fiducia - poteva ancora tentare di strappare il consenso anche di un solo senatore in più per superare l'asticella del quorum e rimanere in piedi, oggi la situazione è cambiata in peggio.

A ridurre al lumicino le speranze del premier di raggiungere il quorum ci hanno pensato prima Domenico Fisichella, annunciando il suo 'no', e poi i liberaldemocratici Lamberto Dini e Giuseppe Scalera, che hanno deciso di non votare la fiducia, ritenendo chiusa l'esperienza del governo Prodi. Tre staffilate che si aggiungono ai 'no' già dichiarati, e oggi riconfermati, di Clemente Mastella e degli altri due senatori dell'Udeur Tommaso Barbato e Nuccio Cusumano e del senatore dissidente della sinistra, il trotzkista Franco Turigliatto. Una mano al professore l'ha data invece Natale D'Amico, senatore liberaldemocratico ma più referendario, che si è dissociato da Dini e ha annunciato il suo voto di fiducia. Con le ultime defezioni, tuttavia, il centrosinistra scende da 158 a 151. Risale però a 157, se si sommano i voti dei senatori a vita: Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro, Rita Levi Montalcini, Carlo Azeglio Ciampi, che quando sono presenti votano a favore della maggioranza; Giulio Andreotti e Francesco Cossiga che hanno fatto sapere che voteranno la fiducia.

Ma un altro esponente della maggioranza, il senatore indipendente Luigi Pallaro ha fatto sapere che rimarrà in Argentina. Questo vuol dire che scende il quorum da 161 a 160, ma anche che alla maggioranza va sottratto un altro voto e l'Unione si attesta a quota 156. Diversa la situazione dell'opposizione che può contare su 161 voti, più della maggioranza necessaria per mandare a casa il governo. Ai 156 senatori del centrodestra, infatti, si sono aggiunti, tra ieri e oggi, altri cinque senatori: i tre dell'Udeur, più Turigliatto e Fisichella. Mentre Dini e Scalera non hanno chiarito se diranno no a Prodi, si asterranno in aula (facendo alzare il quorum che deve raggiungere la maggioranza) o non parteciperanno al voto. Insomma, sulla carta, quella che si profila domani per Prodi al Senato è, fatti i conti sulla base delle dichiarazioni dei protagonisti, una "mission impossible". Si tratta ora di vedere se le cose cambieranno nelle prossime ore o se il Professore deciderà comunque di affrontare il voto di Palazzo Madama.


Bossi: o si va al voto o... 'ciapum el canun'

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