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Cucina :: CUCINA: alimentazione. IL PESCE (dossier)
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CUCINA: alimentazione. IL PESCE (dossier)
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CUCINA: ALIMENTAZIONE

IL PESCE
Annotazioni e consigli

Impariamo a conoscerlo:
- STORIA
- IL PESCE FRESCO


Storia

La pesca, intesa come attività di cattura per l’approvvigionamento di cibo, ha accompagnato la civiltà umana sin dall’antichità ma non ha sempre rappresentato una delle fonti principali del suo sostentamento.

Infatti, la pesca in mare, presupponeva non poche cognizioni come la conoscenza delle correnti, dei venti, dei fondali, delle abitudini migratorie dei pesci oltre che la capacità di costruzione di barche sempre più affidabili e robuste. Nella maggior parte dei casi il pesce di cattura non veniva consumato fresco e quindi, a causa del clima caldo dei paesi del Mediterraneo, ma era sottoposto a processi di conservazione, per affumicamento o per salagione, praticati fin dalla preistoria.

L’essiccazione, ottenuta mediante la semplice esposizione del prodotto al sole, era il metodo di conservazione più antico. I procedimenti che utilizzavano il sale, insieme all’uso del fumo o delle marinature, dettero in seguito, maggiori garanzie di conservazione del prodotto.

I pesci di mare erano considerati superiori rispetto a queli di lago e di fiume: un cibo da mensa dei nobile.

Nei banchetti romani dell’età imperiale, cefali, rombi, murene, grosse cernie facevano il loro ingresso cotti sulla brace con erbe selvatiche e poi serviti assieme a “salse di pesce”, quasi sempre salamoie piccanti ricavate da pesciolini e molluschi macerati nel sale, nel vino o in aceti aromatici.

Da quelle salse ebbero origin: il “saor” della cucina adriatica e il “garum”, sala o pasta di pesce azzurro macerato.

Dagli allevamenti, veloci corriereri facevano giungere il pesce nelle case dei patrizi romani che erano, ovviamente, in grado di pagare prezzi altissimi per quelle “primizie”. Lo stesso Cicerone ci ha tramandato nomi di allevatori o meglio ci ha trasmesso i loro soprannomi: Sergio Orata e Lucio Murena.

La richiesta di pesce salì enormemente con l’avvento del cristianesimo e con le ferre leggi sull’osservanza dei giorni di magro imposta dalla Chiesa nel Medio Evo. Si arrivò dai 100 ai 150 giorni all’anno di astinenza dalla carne.

Nacque così la contrapposizione tra carne e pesce. Una divisione di ruoli netta: la carne divenne l’alimento del “Carnevale”, il pesce della “Quaresima”.
In seguito l’imperatore Carlo Magno, per garantire la massima disponibilità di pesce sulle tavole della gente comune, volle che le peschiere – vivai di pesce e di ostriche che si praticavano in specchi d’acqua in prossimità delle case nobiliari – fossero distribuite uniformemente nel regno e mantenute nella massima efficienza.

Nei secoli di mezzo l’aringa “King Herring” fu la voce più importante nel settore ittico. Nei mari del Nord la pesca era molto redditizia in quanto questi pesci, raggruppati in enormi branchi, si cattuaravano con facilità. Inoltre le aringhe potevano contare su un mercato favorevole grazie ai giorni di magro, soprattutto quando al prodotto semplicemente salato si sostituirono nel 1417 le aringhe “saure”, ossia affumicate previa salagione.
Tale formula di conservazione fu scoperta dal  mercante Bukelt che invento anche la disposizione a “raggera” dei pesci nel barile.
Questo tipo di pesca diede origine a vere e proprie  potenze commerciali come la Lega Anseatica che dopo la metà del 1200 vide riuniti, per la pesca delle aringhe, i pescatori ed i mercanti di Amburgo, Brema e Lubecca contro i concorrenti danesi.
L’aringa divenne l’unità-base (come oggi il dollaro o l’oncia d’oro fino) per stabilire i prezzi delle merci  (per esempio, un contratto di locazione di un terreno nello Champagne, fu stipulato in base al controvalore di mille aringhe all’anno).

Nel mare del Nord abbondava anche un altro pesce, molto più grande e nutriente: il merluzzo.
Furono i Nervegesi ad accorgersi che lo si poteva far essiccare esponendolo al freddo vento glaciale e al palllido sole dei fiordi, trasformandolo nel conservabile pesce-bastone (stockfish, stoccafisso). Nel 1540 si ebbe una svolta decisiva, con l’inizio dello sfruttamento dei Banchi di Terranova. Non essendo possibile far essiccare migliaia di merluzzi sui battelli da pesca si ricorse dalla salagione, e lo stockfish divenne il più morbido baccalà.

Intanto, a casa nostra, non solo le regioni interne, ma le repubblichemarinare adottarono questo pesce “impossibile” dedicandogli ricette particolari, dal baccalà mantecato veneziano a quello “accomodato” ligure.
Anche Spagna e Portogallo, pur potendo attingere le loro provviste di mare nel Mediterraneo e nell’Oceano, scelsero il bacalao come piatto tradizionale.

Ma una nuova era, per il pesce azzutto,sembrò profilarsi all’inizio del XIX secolo, quando, approfittando della sconfitta militare francese, Donkin e Hall rubarono ad Appert i suoi “segreti” di conservazione dei cibi in barattolo di vetro, ed iniziarono a Bermondesey la produzione la produzione industriale dello dello scatolame inglese.
La sardina in scatola, decapitata e cotta nell’olio, arrivò nei negozi e sembrò conquistarsi una fetta di mercato. Ma nel 1930, l’americano Birdseye apri l‘era dei surgelati, nuova via d’accesso dei prodotti ittici verso le cucine dei milioni di consumatori.


PROSSIMO ARTICOLO: Il pesce fresco, una sana e gustosa alimentazione. Come riconoscerlo e come scerglielo.
 



 
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