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Da Torre a Castellammare, la corsa per comprare merce avaria
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  Domenica, 20 Dicembre 2009    Fiorangela d´Amora, metropolis


> Scompare il mercato del pesce oplontino, sequestrate 150 tonnellate


  CRONACA
    
Da Torre a Castellammare,
 la corsa per comprare merce avariata

Image      “ A memoria del personale che opera in questa Capitaneria posso dire che questo è il più grande sequestro mai realizzato”. Demetrio Antonio Raffa, Capitano di Fregata e da pochi mesi alla guida della Capitaneria di Porto di Castellammare ha esposto all’ingresso della caserma parte del pesce sequestrato. Il biglietto da visita per chi si trova a varcare il portone di ingresso della Capitaneria a prima vista potrebbe sembrare allettante, per le varietà di pesce esposte e la grandezza di alcuni di essi. Ma basta fare un passo in avanti per capire che quel pescato stava marcendo in celle frigorifere abusive. Castellammare - Tra le casse di polistirolo e legno ci sono anche pesci spada “bruciati dal freddo”. “I prodotti arrivavano in parte dal mar Ionio in parte dall’adriatico. Era un mercato internazionale che riforniva lo storico mercato del pesce oplontino” dichiara Raffa.

Quando i miliari sono arrivati al porto non c’erano solo privati cittadini che stavano per acquistare alcuni prodotti “Abbiamo trovato diversi titolari di pescherie stabiesi e dell’hinterland che si stavano rifornendo all’ingrosso. Il pescato venduto al porto di Torre Annunziata riforniva molti comuni vicini”.

E così tra le 150 tonnellate sequestrate c’erano anche i prodotti ittici che sarebbero finiti sulle tavole di tantissimi cittadini dell’area torrese stabiese e vesuviana.

“In parte il pescato raccolto da noi sarà destinato allo zoo di Napoli come cibo per gli animali. Un’altra parte sarà rimesso sul mercato perché considerato in buono stato, buona parte invece dovrà essere distrutto perché nocivo alla salute”.
E parlando il Capitano Raffa spiega che dai controlli al porto oplontino scaturiranno anche indagini di altro genere. “Le attività non avevano alcuna licenza, i locali erano stati occupati negli anni abusivamente. Tutt’ora sono proprietà del demanio delle Ferrovie dello Stato”. Sopra i box adibiti a pescherie passa infatti la linea ferroviaria che arriva fino a Napoli. Da quei binari, i pescatori avevano anche attinto l’energia elettrica. “Quando siamo usciti dopo aver sequestrato la merce abbiamo abbassato il contatore per spegnere le luci ed invece ci siamo resi conto che le lampadine restavano accese. Era evidente che quei contatori non servivano ad alimentare i locali”. Così i titolari delle pescherie dovranno rispondere anche di furto di energia elettrica.
“La nostra attività non è collegata solo alla stagione balneare, ma quotidianamente agiamo all’interno di tutto ciò che riguarda il mare ma anche nella difesa degli interessi dei consumatori per la filiera dei prodotti ittici e anche di tutela ambientale. Proprio di questi giorni l’operazione nei confronti di quei frantoi che operando in violazione alla normativa inquinavano le acque del Golfo di Napoli”.

Un’azione a 360° che ieri mattina all’alba ha evitato che prodotti già in avanzato stato di decomposizione finissero sulle tavole natalizie. Casse di pescato trasportato nei camion dagli uomini della guardia costiera oplontina, guidati dal tenente di vascello Massimo Lombardi, e dai militari dell’esercito del Battaglione Campania. Un’azione congiunta fatta anche con l’ausilio dei carabinieri e dei vigili del fuoco. “C’è stato un dispiegamento di forze tale che i pescatori dopo le prime riluttanze non hanno potuto ribellarsi" sostiene Raffa.

Dopo un sequestro così imponente sarà un natale magro per i venditori di prodotti ittici. Ma non per coloro che continuano la loro attività. Meno prodotti sul mercato potrebbe significare infatti un´impennata dei prezzi. Una vendita al dettaglio che a pochi giorni da Natale potrebbe essere davvero cara per le famiglie che non voglio rinunciare al tradizionale cenone a base di pesce.
Ma dall’altra parte a salire dovrebbe essere anche la qualità dei prodotti acquistati. “Se il pesce che si trovava in decomposizione fosse finito sulle tavole, come ad esempio il pesce spada che avete potuto vedere, la prima ed inevitabile conseguenza sarebbe stata una forte dissenteria. Poi sarebbero potute nascere complicazioni di vario genere”. Un rischio reale per la salute dei consumatori. “I cittadini devono stare tranquilli ed avere fiducia nell’attività dello Stato, le tasse che pagano vengono restituite in servizi come questi” conclude il comandante.

 





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