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STABIA: Ieri, oggi e domani :: dduorme, Carme´... di Antonio Mascolo
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Domenica 24 Maggio : 2009  di Antonio Mascolo     StabiaChannel.it

dduorme, Carme´...

Sulle diverse spiagge stabiesi, per migliaia di anni, erano state costruite imbarcazioni di svariato tipo e dimensioni. La costruzione navale fu instituzionalizzata nel 1783, quando sorse l'arsenale costruttivo principale del Regno delle due Sicilie. Quando i garibaldini fecero ingresso in citta´, il cantiere aveva appena iniziato a dotarsi delle prime macchine utensili per la lavorazione in ferro. Sebbene il relativo rammodernamento proseguisse poi a rilento e sebbene i nostri mastri, fino al 1873, fossero rimasti costruttori-carpentieri solo in legno, questi furono in grado di eseguire la costruzione in ferro della prima DUILIO, ed in modo tanto perfetto, da meritarsi le lodi dei principali e migliori costruttori navali stranieri. Questa bravura si perfeziono´, tanto che ognuna delle classi di corazzate seguenti, fino alla CARACCIOLO, varata nel 1920,  ebbe la sua capostipite costruita a Castellammare.

Con l'avvento del fascismo, tanto piu´ che l'Italia aveva acquisito i cantieri ex austriaci, quelli stabiesi vennero a decadere, anche a causa delle opposizioni interne risultanti dai diversi credi politici. Mussolini, fischiato a Stabia, promise di provvedere, e lo fece, a suo modo. Di pari passo scadde anche, sempre per motivi "ideologici", la qualita´ delle nostre costruzioni. L'incrociatore legger(issimo)o GIOVANNI DELLE BANDE NERE fu costruito cosi´ male, che in Marina veniva definito come "Giovanni delle BRANDE Nere". Un ultimo sprazzo si ebbe con la costruzione delle due navi-scuola a vela, ricalcanti i piani di una fregata borbonica, quando fu necessario richiamare in servizio i vecchi mastri, che ne conoscevano ancora l'alberatura. Segui´ ben poca cosa, fino alla vendita, nel 1939, alla Navalmeccanica. L'arsenale stabiese divenne storia. La qualita´ delle maestranze continuo´ a decadere. Ricordo lo "sport" vigente nell'immediato dopoguerra, quando era uso farsi tranciare qualche dito da macchine utensili, VOLONTARIAMENTE, per andare in pensione prima del tempo. Mentre la Navalmeccanica aveva messo su una ottima scuola professionale, dove nascevano i periti per i quadri intermedi, l'addestramento degli operai specializzati era carente, tanto piu´ che, col tempo, era stato introdotto il sistema "dinastico": Il padre, bravo ed esperto, andava in prepensione, il figlio, non sempre bravo e volenteroso, lo sostituiva. E la qualita´ dei prodotti scadde ulteriormente, con sempre piu´ lavori suppletivi da svolgere in garanzia, a scapito del rendimento generale. La fama qualitativa dei cantieri stabiesi scomparve, anzi. Quando si tratto´ di decidere il relativo ammodernamento, sostituendo, tra l'altro, lo scalo a scivolo con un bacino da costruzione, la allora amministrazione cittadina, di centro(destra), opto´ per la conservazione del vecchio sistema, PER MOTIVI TRADIZIONALI, come se non si trattasse di uno stabilimento da mantenere sempre all'altezza dei tempi, ma di un museo. E cosi´, mentre altrove se ne creavano le premesse, Stabia conservo´ i vari dinamici. Nel frattempo le zone poppiere degli scafi, allora generalmente piu´ o meno risucchiate, si allargarono, con una poppa a specchio sempre piu´ ampia. E le onde risultanti ad ogni varo, specialmente in uno specchio d'acqua cosi´ ristretto come quello stabiese, causano allagamenti sempre piu´ notevoli, dalla banchina Marinella fino al molo sottoflutto e costringono non solo ad un relativo fuggi-fuggi delle imbarcazioni attraccate in tutto il porto commerciale, ma ne impediscono ulteriori usi, con superfici sempre asciutte. Malgrado l'enorme, nuovo capannone di precostruzione, bello e funzionale solo per gli "artisti" architetti, che si sono beccati, da parte di altri "artisti", un premio per questo mostro, la ormai Fincantieri stabiese e´ all'ultimo posto per quel che riguarda la sua funzionalita´ e rentabilita´. E, come in una scialuppa strapiena di naufraghi, si buttano a mare i morenti, per lasciare spazio, viveri ed acqua agli altri superstiti... i primi ad essere gettati in acqua sono gli Stabiesi.

L'analisi presentata dal sindaco Vozza e´ perfetta, per quel che riguarda le conseguenze derivanti dalla chiusura del nostro cantiere. Ma egli non e´ l'unico a saperlo e dirlo. Ci sono anche altri, che continuano a dipingere a tinte oscure quelle che ne saranno le conseguenze, ed ormai da anni, senza che qualcuno li ascolti. La Carmela stabiese continua a dormire.  

Ognuno che ha anche una seppur minima idea di gestione sa come sia facile far imbastardire un complesso tecnico-amministrativo e come sia difficile riportarlo poi a livelli concorrenziali, con bilanci in nero. In una citta´ dove gia´ le partecipate presentano dei bilanci piu´ rossi del credo politico, disavanzi che si fottono ormai una buona parte delle quote destinate agli investimenti, diventa estremamente difficile risanare il principale datore di lavoro locale. E, fintanto che il suo principale capitale, le maestranze, non creano le indispensabili premesse per questo risanamento, nessuno sara´ disposto ad investirvi un solo centesimo, ed in una impresa ormai cosi´ antiquata. Perche´ dovrebbe farlo, se altrove le probabilita´ di un effettivo rendimento sono molto migliori?

Il primo, indispensabile passo sarebbe dunque di fare (ed al di fuori del normale orario di lavoro) una bella assemblea aziendale, in cui il sindaco, se effettivamente vuole fare le cose sul serio, deve rinfacciare alle maestranze tutte le loro pecche e manchevolezze, di ogni genere, e senza remore.

Deve metterle con le spalle al muro: O sono disposti a lavorare, e bene, per gli stipendi che prendono, a farsi seriamente addestrare, oppure i cantieri saranno chiusi, e con essi tutta una citta´. Con queste promesse in tasca, firmate da ogni singolo, il sindaco puo´ vagliare le premesse, i programmi costruttivi possibili in un cantiere rammodernato ed efficiente, indipendentemente dalle imperanti condizioni economiche. E´ assurdo richiedere commesse per le autostrade del mare, quando le navi gia´ esistenti non hanno abbastanza da trasportare, il rottamamento di scafi anziani, come se l'Italia non facesse parte di un complesso formato da 27 Stati, dove decisioni come sussidi, radiazioni e cosi´ via sono possibili solo dopo accordi all'unanimita´.
Il sindaco DEVE farsi un piano di progetto ben preciso, CHE VADA BENE PER TUTTI.

Per Stabia sono stati proposti tanti altri sbocchi produttivi, costruzioni NUOVE ED URGENTI, indipendenti da una crisi economica, e per cui o sono stati gia´ stanziati i mezzi finanziari, - i quattro nuovi inceneratori a terra in Campania -, o che si possono ottenere dalla CE, trasferendoli da quelli previsti per sempre piu´ moderni pescherecci, che sbarcano sempre meno prodotti ittici, destabilizzando anche tante zone marittime davanti alle coste di Stati che ormai non hanno neanche piu´ gli occhi per piangere e si debbono dare alla pirateria, e devolverli per una politica di ripopolamento ittico del Mediterraneo, salvando sia posti di lavoro a terra ed a mare, sia riattando la nostra pescosita´ con pesci ancora degni di questo nome, e non con un ammasso di pesticidi, antibiotici e veleni vari, come quelli provenienti dall'acquacultura stanziale in gabbie.
 
Dipende, dunque, cosa voglia effettivamente fare l'ancora sindaco stabiese: Vagliare ed accettare idee di altri, farle proprie, farne un programma, proclamare dei sit-ins davanti ai competenti ministeri romani ed alla residenza del Presidente della Repubblica, insieme con gli Stabiesi, impiegati nei cantieri o meno, ed i loro rappresentanti alla Provincia, alla Regione, nel Parlamento e nel Senato, piu´ sono e meglio e´, al limite bloccando le vie di accesso e di uscita, anche a rischio di prendersi qualche manganellata. Meglio una panella in testa, che nessuna nel piatto.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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