Eravamo seduti nel vano del furgoncino parcheggiato nella piazzetta e ci guardavamo con occhi dipinti. I nostri fili erano sparpagliati sul pavimento di metallo, intrecciati con quelli di decine d’altri compagni.
Stavo tentando di sonnecchiare, ma lo sguardo di Messer Rinaldo era strano e mi metteva soggezione.
” Cosa vuoi? “ chiesi alla fine, esasperato.
” Parlarti “ sussurrò lui.
Nella semioscurità del retro del furgoncino decine d’altre marionette tesero le orecchie che, nella maggior parte dei casi, non possedevano.
” È così urgente? “ domandai seccato.
“ Stasera abbiamo lo spettacolo, e vorrei riuscire a riposare un po’.
” Si tratta proprio dello spettacolo “ disse Rinaldo. “ Ho da chiederti un favore “
” Un favore di che tipo? “
” Devi uccidermi “ disse, con fare esortativo. “ Devi uccidermi nella scena del combattimento “
Avrei voluto alzare le braccia al cielo nel gesto d’impazienza tipico degli esseri umani, ma non potevo, perciò mi limitai a sbottare:” Sei tu che da cinque anni a questa parte mi uccidi ogni sera in quella scena, Rinaldo, ricordi? Ti sfido a duello per la mano di Romilda, poi sfoderiamo le spade e ci scontriamo”.
” E alla fine ti do un colpetto sulla giubba e tu muori “ concluse Rinaldo.
” Esatto “ confermai al culmine dell’irritazione “ Succede sempre così, perché mi stai parlando di queste sciocchezze? “
” Voglio che stasera sia tu a uccidere me, ma sul serio “ scandì tranquillo il mio compagno. " Non sarà la solita pantomima, devi passarmi da parte a parte con la tua lama “
Ci fu un lungo istante in cui non si sentì altro che il debole respiro dei piccoli pupazzi di legno.
Da un angolo buio s’udiva distintamente singhiozzare Romilda, da anni segretamente innamorata di Messer Rinaldo.
Emisi un sibilo incredulo e, al contempo, sarcastico.
” Supponiamo che io voglia farlo “ dissi. " Credi che riuscirei a bucarti con una spada di alluminio? E il puparo? Come la mettiamo con il puparo? E’ lui che governa i miei movimenti, non posso muovere nemmeno un passo senza di lui “
” Se lo vuoi davvero, ci riuscirai “.
Dopo aver detto queste parole, Messer Rinaldo si azzittì e pareva che stesse vibrando tutto, mentre si sforzava di raccogliere le energie per convogliarle in un punto preciso del proprio legnoso corpo.
” Guarda! “ esclamò ad un tratto, sollevando un braccio. “ Puoi farlo anche tu. Possono farlo tutti “
Un brusio di stupore salì dalle bocche immobili delle marionette accatastate nel furgone, qualcuno urlò; nessuno di quei piccoli simulacri umani aveva mai visto fare una cosa del genere, e la dimostrazione di Messer Rinaldo scatenò un acceso dibattito tra i presenti.
Solo Romilda continuava a piangere, al riparo, nel suo cono di tenebre.
” Perché vorresti fare una cosa del genere? “chiesi, cercando di dominare l’eccitazione per quello che avevo appena visto. “ Se io ti spacco il petto…”
” …Io morirò davvero “ mi anticipò Rinaldo. “ Non potrò più fare gli spettacoli, e mi getteranno via “.
“ Ma…” provai ad obiettare.
” E’ ciò che voglio, amico mio “ mi assicurò. “ Tu dimmi soltanto se stasera lo farai “
Ripensai a lungo, sbuffando combattuto; non mi piaceva nemmeno un po’ quella storia di uccidere Rinaldo e ritenevo che la cosa non fosse giusta.
Mi attizzava, però l’idea di muovermi autonomamente: quella era una faccenda del tutto diversa ed avrei potuto almeno provarci.
Chissà che applausi a fine spettacolo, tutta l’attenzione del pubblico finalmente incentrata su di me che da sempre ero stato la figura di second’ordine.
Giustappunto quella piazzata per mettere in risalto l’eroico protagonista, che alla fine salva la bella prigioniera.
Avrei piroettato e tirato di spada come mai il puparo avrebbe saputo farmi fare.
Avrei finalmente tenuto in mano i fili di me stesso.
Tuttavia, l’idea di Rinaldo di farsi ammazzare mi lasciava ancora perplesso.
” E a Romilda non pensi? " dissi dopo un po’. “ Sai cosa prova nei tuoi confronti, non fingere di esserne all’oscuro “
” Romilda ha confuso la realtà con la rappresentazione “ mormorò stancamente Rinaldo. “ È una cosa che accade a molte marionette, ed io non so cosa farci. E’ la mia donna ogni sera, sul palco, ma non provo nulla per lei fuorché amicizia sincera. Non avrò troppi rimpianti nel lasciarla “.
Nell’angolo nascosto, Romilda gemette di dolore.
Qualche pupazzo si sforzò, senza riuscirvi, di passarle un braccio attorno ad una spalla per consolarla.
S’alzò il sipario e gli spettatori, una trentina di anziani con i loro nipotini, si prepararono ad assistere all’ultimo atto.
” Sei proprio sicuro? “ sussurrai al mio amico, mentre il burattinaio ci sollevava per metterci in scena.
” Si” rispose Messer Rinaldo. “ Fallo e basta “
” E sia. È stato bello lavorare con te “ conclusi categorico.
Un attimo dopo fummo calati sul piccolo palcoscenico.
Legata ad un bastone di compensato Romilda, l’oggetto della disputa tra i due spadaccini, piangeva attraverso la voce distorta del puparo. Piangeva anche dentro, disperata per ciò che stava per accadere, ma nessuno avrebbe potuto accorgersene perchè la sua bocca disegnata con la tempera rossa era piegata verso l’alto, nel sorriso immutabile che costituiva la sua unica espressione.
Il puparo fece declamare ai duellanti le rispettive battute e poi si diede da fare con le dita per iniziare la tenzone.
Mi ero esercitato tutto il giorno e sapevo di poterci riuscire. Volevo riuscirci.
Mentre sopra di me il burattinaio muoveva i fili ad arte per farmi menare fendenti a vuoto che mi scoprivano e mi facevano perdere l’equilibrio, esponendomi allo scherno del pubblico ed agli assalti di Buffone, io mi sforzavo di attingere alle mie forze nascoste, per trasformarle in energia cinetica. Sentii che stava per accadere e ringhiai forte per il dolore, mentre sollevavo la spada e piegavo in avanti la schiena.
Un ultimo sforzo, un urlo che si perse nella musica di sottofondo proveniente dagli altoparlanti sistemati in alto, e il giogo del nylon fu vinto.
Il puparo soffocò un singulto di sorpresa, quando sentì la marionetta andarsene per proprio conto, e prima che potesse riaversi io m’ero già lanciato verso il rivale con la lama puntata.
Tentò di far compiere a Messer Rinaldo uno scatto laterale, ma neppure lui obbediva più ai suoi comandi; se ne stava immobile al centro del palco, le braccia spalancate come se attendesse il colpo.
Lo schianto fu forte, e il pubblico restò a bocca aperta; centinaia di schegge volarono via dalla giubba di Messer Rinaldo, mentre la mia spada gli penetrava nel petto e veniva fuori dalla schiena crepandogli l’intero tronco.
Il puparo riuscì a tenerlo in piedi, ma lui era ormai morto
Si ridestò in quello che pareva un giardino di periferia, con il volto gigantesco e simpatico di un vecchio a pochi centimetri dal suo.
” Ecco qua “ disse l’uomo. " Quel mastice ha fatto miracoli, Chiara, e lo spadaccino di legno è come nuovo “ e consegnò Rinaldo ad una bambina di non più di otto anni, che iniziò a saltellare con la marionetta in braccio.
” Che bello, il vero Messer Rinaldo! " esclamava la bimba, e sembrava pazza di gioia.
Anche il pupazzo era felice, perché le cose erano andate proprio come aveva pianificato.
Morire era stato terribile, ma la sua speranza che qualcuno prima o poi l’avrebbe tirato fuori dal bidone dei rifiuti per aggiustarlo non si era rivelata vana.
C’era una nuova vita per lui, adesso, nella casa con il giardino, così diversa dallo squallore del retro del furgone.
Avrebbe giocato ogni giorno con Chiara, libero finalmente dall’odiosa parte che per anni era stato costretto a recitare, ed avrebbe finalmente visto com’era fatta una vera casa.
Di notte poi, assicuratosi che gli uomini fossero addormentati, sarebbe sceso a farsi un giro là sull’erba, saltando sotto la luna, insieme ai gatti randagi, per poi tornare a sistemarsi immobile al proprio posto prima del sorgere dell’alba.
Sarebbe stato bellissimo, il sogno che aveva sempre cullato. Solo, gli dispiaceva un po’ per Romilda e per gli altri amici che non avrebbe mai più rivisto, ma quei brutti pensieri si dissolsero come rugiada al sole, quando, al termine di una corta rampa di scale, Chiara disse:
” Vieni, Messer Rinaldo, adesso ti faccio vedere la mia cameretta “.

















































