[Icy Phoenix Debug] PHP Notice: in file /includes/db/mysql.php on line 817: fopen(./cache/users/sql_ban_4ec69cea17e67ca163d3842273c348d0.php): failed to open stream: Permission denied DELITTO COGNE:Caso chiuso; le discussioni continuano (svil.)
TORINO - E' "una bimba che non vuole ammettere di aver combinato un grosso guaio", una donna che se non confessa è "per orgoglio". Ma se Annamaria Franzoni troverà "il coraggio di uscire da questa gabbia", e ammetterà di avere ucciso il figlio, "tutti le vorranno bene, e tutti le vorremo bene". E' un invito intriso di umanità quello che il pg Vittorio Corsi, alla fine del suo intervento in aula, rivolge alla donna processata per il delitto di Cogne.
La richiesta del magistrato è caduta nel vuoto: Annamaria è rimasta impietrita accanto al suo avvocato, Paola Savio. L'udienza, la ventiduesima di una causa che - in teoria - avrebbe dovuto svolgersi con il rito abbreviato, è stata dedicata alle repliche di accusa e difesa prima di essere rinviata al 27 aprile, giorno in cui la Corte entrerà in camera di consiglio per la sentenza. E, come era prevedibile, le parti non hanno cambiato opinione dall'ultima volta. Per Corsi, la Franzoni è colpevole: ha ucciso il piccolo Samuele "per un momento di discontrollo che può capitare a chiunque", per un black-out di "venti secondi dopo una brutta notte e un brutto inizio di giornata". Poi ha coperto il corpo con il piumone: un atto pietà, d'amore, o di rimozione, come "una bimba che ha rotto un vaso e cerca di nascondere il guaio".
Per Savio, invece, Annamaria è innocente, e l'assassino è un "estraneo" alla casa. Su questo "estraneo" i due protagonisti ingaggiano un duello a distanza che occuperà l'intera giornata. Si evoca Daniela Ferrod, la vicina, su cui la Savio aveva allungato delle ombre. "Prendo la parola per dovere morale nei confronti di questa persona tirata in ballo come assassina, per mettere fine a queste brutte insinuazioni", dice Corsi. "Sono le carte processuali che parlano della Ferrod, mica io", è la risposta dell'avvocato, che aggiunge: "Il sopralluogo nell'abitazione di lei fu un sopralluogo per modo di dire ...". Ma Corsi non è convinto: quella donna non può avere colpito Samuele con un sabot misura 43-45 ("dovremmo cercare un omaccione") e poi essersi allontanata, senza lasciare tracce e senza essere vista, con la calzatura in mano. E' stata Annamaria, afferma Corsi, perché nella sua mente "é scattato qualcosa mentre portava Samuele nel lettone". E non ha usato un sabot. Per dimostrarlo, il pg ricorre a un video raggelante, realizzato dai carabinieri del reparto scientifico: si vede un uomo montare su un letto e percuotere selvaggiamente con lo scarponcino un oggetto di legno che rappresenta Samuele adagiato sulle coltri. La tesi è che il sabot non può provocare schizzi di sangue come quelli trovati nella stanza del delitto. "Dovrebbe prima essere intriso in una pozza".
Annamaria, mentre scorrono le immagini, distoglie lo sguardo. Il pubblico, invece, non perde un fotogramma. La tribuna è piena, e almeno una trentina di persone, non essendo riuscite a entrare in aula, hanno protestato vivacemente. L'eccessiva attenzione mediatica è stato l'unico argomento che ha messo d'accordo Corsi e Savio: non sono mancate critiche a giornali e giornalisti. Per il resto, divisioni su tutta la linea. A differenza di quanto sostiene l'avvocato, per Corsi il delitto di Cogne non è come la strage di Erba (una famiglia massacrata dai vicini), ma come il giallo di Lecco, dove una donna, dopo la morte del figlio di cinque mesi - un altro "momento di discontrollo di una madre accudente, proprio come Annamaria" - simula un'aggressione. "Non c'entra niente - ribatte la Savio - Annamaria non è fredda, ma si dispera, urla, chiede aiuto". E ancora si combatte su analogie e statistiche. La Savio riprende l'analisi sugli "89 figlicidi con solo 65 confessioni", cita le madri imputate che si proclamano innocenti (i casi di Vercelli, Cremona e Modena) e osserva: "Una donna uccide il proprio figlio non quando vuole castigarlo, ma per punire qualcun altro". L'esempio è quello di Brissogne, dove una mamma in preda a rancore verso i parenti annegò i suoi due bambini in un lago. E Corsi illustra una ricerca dell'Università di Milano: su 371 figlicidi avvenuti tra il 1975 e il 2005, il 61% sono stati ad opera dei genitori e il 36% di altri familiari.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
Re: DELITTO COGNE: ULTIMO APPELLO DEL PG AD ANNAMARIA
Giovedì, 26 Aprile 2007- 18:46
COGNE: APPELLO, DOMANI A TORINO L'ULTIMO ATTO
TORINO - L'ultimo atto del processo d'appello per il delitto di Cogne è in programma domani nella maxi aula 6 del Palazzo di Giustizia di Torino. Dopo la chiusura dell'intervento dell'avvocato difensore, Paola Savio, la Corte entrerà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Non è possibile stabilire quanto durerà il conclave dei due giudici togati (Romano Pettenati, Luisella Gallino), dei sei giudici popolari e dei giudici supplenti; tutti, comunque, nei giorni scorsi si sono già riuniti in almeno due "pre-camere di consiglio" per cominciare ad esaminare le carte processuali alla luce di quanto è emerso nel corso del dibattimento.
Tre sono le soluzioni: confermare in pieno la condanna di Annamaria Franzoni a trent'anni di carcere (come chiesto dal pg Vittorio Corsi), assolverla (come chiesto dall'avvocato Savio), ridurre la pena concedendo una serie di attenuanti (come quella della seminfermità mentale).
La procedura prevede che la Corte si limiti a depositare in cancelleria il dispositivo della sentenza, ma non è escluso che Pettenati decida di leggerlo pubblicamente in aula. Benché sia stato celebrato con il rito abbreviato, il processo si è svolto a porte aperte (su esplicita richiesta dell'imputata, Annamaria Franzoni) ed è durato ventidue udienze. Si è trattato della causa più seguita d'Italia degli ultimi dieci anni: se non bastassero le ormai innumerevoli trasmissioni tv dedicate all'argomento, lo dimostrano le centinaia di lettere spedite da comuni cittadini ai giudici e agli avvocati con consigli, indicazioni, ipotesi (e anche qualche invettiva) sulle possibili soluzioni del caso.
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- Horacio Verbitsky
TORINO - "Spero che siate giusti nel giudicare. Io non ho ucciso mio figlio. Io non gli ho fatto niente". Lo ha detto Annamaria Franzoni, con la voce rotta dalle lacrime, rivolgendosi ai giudici in una breve dichiarazione spontanea. Terminata l'ultima replica dell'avvocato difensore di Annamaria Franzoni, i giudici si sono riuniti in camera di consiglio.
Le intercettazioni telefoniche con le quali i familiari di Annamaria Franzoni parlano dell'arma usata dall'assassino del piccolo Samuele Lorenzi sono state male interpretate dalla pubblica accusa: questa la tesi espressa dall'avvocato difensore, Paola Savio, nell'apertura del suo intervento. "Ascoltando i brani, e non limitandosi a leggerne le trascrizioni, si capisce l'esatto contrario" di quanto afferma il pg Vittorio Corsi. "Il papà di Annamaria - ha detto la penalista - ha cominciato a cercare un oggetto di rame perché gliene aveva parlato il consulente Carlo Torre, che all'epoca era il consulente della difesa (e che oggi è tornato a ricoprire questo incarico - ndr)". "Se è stata la bimba sarò io il primo a condannarla": è quanto affermò il padre di Annamaria Franzoni, Giorgio, durante una conversazione intercettata dai carabinieri nelle settimane successive all'omicidio del nipote Samuele. La circostanza era già emersa, ma è stata ricordata in aula dall'avvocato difensore per sostenere la buona fede dei familiari della donna nel momento in cui hanno cominciato a riflettere sull'arma usata dall'assassino e a cercarla. "Ricordate - ha ancora detto Savio ai giudici - che voi non potete condannare Annamaria per le colpe di suo padre".
"L'assassino di Samuele Lorenzi non indossava gli zoccoli" di Annamaria Franzoni. Agganciandosi alle analisi del proprio consulente tecnico Carlo Torre e alle stesse perizie dei carabinieri del Ris, la penalista ha spiegato che le macchie trovate sotto le suole "hanno calpestato solo qualche macchiolina di sangue in via di essiccamento" e, quindi, probabilmente durante i soccorsi. Se gli zoccoli fossero stati calzati al momento dell'aggressione le macchie sarebbero state diverse e "avrebbero lasciato delle tracce di calpestio sul pavimento". Gli inquirenti non hanno fatto esaminare due macchie (chiamate traccia L e traccia 6 o "alfa 51") che "potenzialmente indicavano il percorso di uscita dell'assassino" dalla casa di Cogne in cui fu ucciso il piccolo Samuele Lorenzi. L'avvocato, in particolare, si è soffermata su una macchia disseccata all'ingresso della villetta, che non fu esaminata in quanto i carabinieri "affermarono che non era solubile in acqua distillata e quindi non poteva essere sangue". "Ma che differenza c'é - ha detto la Savio - tra del sangue secco e un vegetale secco? Il mio consulente, Carlo Torre, ha fatto l'esempio del merluzzo e del fagiolo: entrambi si seccano quando perdono acqua. Perché il sangue è solubile e un vegetale no? E poi un test non si nega a nessuno". La perizia della Bpa (Blood Pattern Analysis, ovvero l'analisi degli schizzi di sangue) utilizzata al processo per il delitto di Cogne "non dimostra scientificamente che a uccidere è stata la mamma": ha concluso Paola Savio. "Non è scientificamente provato - ha affermato - che l'assassino indossava il pigiama. Non è scientificamente provato che si trovasse nella posizione indicata dagli esperti. Non è scientificamente provato, dunque, che è stata la mamma".
TORINO - C'é già gente in coda davanti al palazzo di giustizia di Torino per assistere all'ultima udienza del processo d'appello ad Annamaria Franzoni, imputata dell'omicidio del figlio Samuele e condannata in primo grado a 30 anni di reclusione. Al momento, una cinquantina di persone sta aspettando di entrare in aula. Come nelle udienze precedenti, qualcuno ha preparato dei biglietti numerati per rendere ordinato l'ingresso. Il programma dei lavori prevede la replica dell'avvocato difensore Paola Savio e, in seguito, la camera di consiglio.(ANSA).
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- Horacio Verbitsky
TORINO - In parziale riforma della sentenza impugnata la corte d' appello di Torino ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alle aggravanti e l'ha condannata, calcolata la riduzione del rito, a 16 anni di reclusione.La Corte depositerà le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.
La Corte, in base a quanto si ricava dalla lettura del dispositivo, ha confermato le pene accessorie per Annamaria Franzoni: l'interdizione dai pubblici uffici, lo stato di interdizione legale e la decadenza dalla potestà di genitore.
NESSUN FAMILIARE FRANZONI PRESENTE IN AULA
Durante la lettura della sentenza della corte d' appello di Torino nessun familiare di Annamaria Franzoni era presente in aula. Annamaria si era allontanata dal palazzo di giustizia stamani dopo l' ingresso dei giudici in camera di consiglio.
21:14
Una vicenda infinita
Ecco una cronologia delle tappe del delitto di Cogne.
30 gennaio 2002 - Il piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni, viene ucciso nella casa di famiglia in frazione Montroz, a Cogne (Aosta). L'autopsia accerterà una serie di ferite alla testa inferte da un corpo contundente.
14 marzo 2002 - La madre del bambino, Annamaria Franzoni, viene arrestata dai carabinieri su ordine del gip aostano Fabrizio Gandini con l'accusa di omicidio volontario.
30 marzo 2002 - Accogliendo un ricorso dell'avvocato difensore, Carlo Federico Grosso, il tribunale del riesame di Torino scarcera la donna: non ci sono indizi sufficienti.
10 giugno 2002 - La Corte di Cassazione, su richiesta della procura di Aosta, annulla l'ordinanza del tribunale del riesame.
25 giugno 2002 - La famiglia di Annamaria include il professor Carlo Taormina nel collegio difensivo. Grosso, in polemica, lascia l'incarico.
4 ottobre 2002 - Il riesame-bis dichiara valido l'ordine di custodia per la Franzoni. Prima che il provvedimento diventi definitivo, Gandini lo ritirerà per la cessazione delle esigenze cautelari. La donna resterà indagata a piede libero.
20 luglio 2004 - Il gup Eugenio Gramola, ad Aosta, condanna Annamaria Franzoni a trent'anni di carcere.
30 luglio 2004 - Taormina, dopo una serie di "indagini difensive", presenta un esposto che contiene una soluzione alternativa del delitto.
1 novembre 2004 - Trapela la notizia che la procura di Torino indaga contro Taormina, Franzoni e altri personaggi dello staff difensivo per una presunta alterazione della scena del delitto. Ipotesi: calunnia e frode processuale. E' l'inchiesta Cogne-bis.
16 novembre 2005 - Si apre a Torino il processo d'appello.
19 dicembre 2005 - Annamaria è interrogata dai giudici: "Condannatemi pure, ma sono innocente".
14 giugno 2006 - La perizia psichiatrica asserisce che, se la Franzoni è colpevole, quando ha agito era in preda a un vizio parziale di mente.
20 novembre 2006 - In polemica con la Corte, Taormina rinuncia all'incarico. Viene nominato un legale d'ufficio, Paola Savio.
13 dicembre 2006 - Taormina chiede alla Cassazione di trasferire il processo a Milano.
6 febbraio 2007 - Annamaria nomina di nuovo Taormina come difensore di fiducia.
20 febbraio 2007 - La Suprema Corte stabilisce che il processo rimanga a Torino.
4 marzo 2007 - Annamaria nomina Paola Savio avvocato di fiducia. Taormina abbandona.
27 marzo 2007 - Il pg Vittorio Corsi chiede di confermare la condanna di primo grado.
3 aprile 2007 - L'avvocato Savio chiede l'assoluzione.
20 aprile 2007 - Replica del procuratore generale.
27 aprile 2007 - Replica della Difesa. Camera di consiglio e lettura della sentenza in serata.
19:42
In tv un caso da record
ROMA - Ascolti e polemiche da record per il delitto del piccolo Samuele Lorenzi, che fin dal primo giorno - era il 30 gennaio del 2002 - ha catalizzato l'attenzione di media e spettatori, senza lasciare indifferente il Garante per la privacy più volte intervenuto, e diviso l'Italia in colpevolisti e innocentisti.
Il caso mediatico è entrato anche nella requisitoria del pg Vittorio Corsi, che ha puntato il dito contro quello che ha definito il morbo di Cogne, ma solo dopo pochi giorni è riesplosa la polemica sul Porta a Porta nel quale Vespa ha mostrato le due ipotetiche alternative per l'arma del delitto: mestolo in una mano e uno zoccolo-sabot nell'altra.
Difficile tenere il conto delle ore dedicate in questi cinque anni al delitto in tv: sempre meno delle pagine dei giornali sul tema, ha replicato alle accuse Bruno Vespa che con Cogne ha segnato un record auditel: 8 milioni 380 mila telespettatori, pari al 36,11%, con punte di oltre 10 milioni in prima serata il Porta a Porta del 14 marzo 2002. Solo le due puntate sull'11 settembre hanno fatto un ascolto simile e meglio è andata solo la rissa tra Mussolini e Katia Belillo.
Nei primi giorni dopo l'omicidio è già scontro tra l'allora presidente dell'Autorità per la privacy Stefano Rodotà e Michele Cucuzza de La vita in diretta, ma nel mirino del garante finiscono anche Porta a Porta e il quotidiano La Repubblica. Rodotà parla di "inutile spettacolarizzazione di una vicenda drammatica".
Si avanza più di una volta persino un'ipotesi di fiction che viene smentita, almeno fino a che il caso non sia chiuso. Ma l'interesse degli ascoltatori è innegabile tanto che nei giorni scorsi il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, pur criticando l'eccesso di informazione sul tema, spiega che non si possono abbandonare ora gli ascoltatori fedeli.
Del resto se Porta a Porta anche in seconda serata sfiora più volte il record parlando di Cogne - tocca il 40,02% di share l'11 marzo del 2002; arriva quasi al 45% il 28 marzo del 2002, la puntata la più seguita di quella stagione - il successo riguarda tutti i altri programmi che ne hanno parlato, dal Maurizio Costanzo show fino a Matrix, a Tv7, allo speciale di Italia Uno Giallo 1, che durante il Festival di Sanremo del 2005 ottiene risultati di tutto rispetto, così come quest'anno Top Secret su Retequattro che il 3 aprile segna il 14,38%.
A novembre 2004 nuovo record per Porta a Porta con la Franzoni e il marito: 34,52%. Vespa è premiato dal pubblico ma la vicenda gli costa più di uno scontro polemico, con colleghi come Gad Lerner e con la stessa accusata che punta il dito sia contro Costanzo che il 16 luglio del 2002 dopo averla ospitata fa lo scoop della sua nuova gravidanza, e anche contro Porta a Porta da cui dice di essersi sentita usata. La famiglia organizza anche un ufficio stampa.
Persino Blob dedica uno speciale a quella che chiama "la tragedia mediatica del delitto di Cogne", la notte di Natale 2005. Con l'arrivo sulla scena di Matrix il delitto diventa oggetto di scontro tra Canale 5 e Raiuno. Dopo svariate puntate sul tema il 2 novembre 2006 Porta a Porta ospita Anna Maria Franzoni che parla del suo libro: fa 1 milione 589 mila ascoltatori e il 26.67%. Q
Quest'anno in tutto sono state quattro le puntate di Porta a Porta sul tema: il 23 aprile ancora un confronto con Matrix finisce con una vittoria di Raiuno su la trasmissione di Canale 5: 1 milione 596mila spettatori con il 19.73%, contro 1 milione 123 con il 13.93%, e tutti e due parlavano del piccolo Samuele.
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- Horacio Verbitsky
Re: DELITTO COGNE: ULTIMO APPELLO DEL PG AD ANNAMARIA
QUALCUNO DI QUALIFICATO PUO' SPIEGARMI PERCHE' IN ITALIA UNA PERSONA CONDANNATA PER BEN DUE VOLTE PER ASSASSINIO(DEL FIGLIO OLTRETUTTO) NON VA IN GALERA DRITTA E FILATA?
CHE SIGNIFICA...."NON PUO' REITERARE L'ATTO?"...NON E' SUFFICIENTE QUELLO PER CUI E' GIA'STATA RICONOSCIUTA COLPEVOLE?
Marina
AOSTA - La prossima settimana Daniela Ferrod, vicina di casa a Montroz dei coniugi Lorenzi-Franzoni, racconterà la sua verità sul caso Cogne. Lo ha annunciato l'avvocato Claudio Soro, che rappresenta legalmente la donna. Ancora da definire il giorno e la formula scelta per comunicare con i media, se in una conferenza stampa oppure attraverso una lettera.
Più volte indicata da Annamaria Franzoni, dal marito Stefano Lorenzi e dalla difesa come possibile assassina alternativa, Daniela Ferrod ha scelto sin dall'inizio della vicenda la via del silenzio, respingendo le molteplici richieste di intervista da parte dei giornalisti. Dopo la sentenza di ieri avvierà, tramite l'avvocato Elena Nelva Stellio, una serie di cause risarcitorie nei confronti della famiglia Lorenzi-Franzoni e di alcuni organi di stampa.
LA FAMIGLIA FRANZONI DIFENDE LA PRIVACY
Il giorno dopo la sentenza di appello che ha ridotto a 16 anni la pena per Annamaria Franzoni, la sua famiglia continua a trincerarsi nel silenzio in nome della privacy e del rispetto del dolore. Un 'no comment' è arrivato anche dalla sorella di Annamaria, Ilaria che, rispondendo al telefono dalla sua casa in Toscana, si è limitata a dire: "Non abbiamo nulla da dire. Non mi faccia domande che tanto non rispondo". Ad allontanare i giornalisti è stato poi un altro familiare sorpreso ai Castegnetti, l'agriturismo dei Franzoni a Monteacuto Vallese, chiuso anche ieri.
RIDOTTA LA PENA A 16 ANNI
In parziale riforma della sentenza impugnata la corte d' appello di Torino ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alle aggravanti e l'ha condannata, calcolata la riduzione del rito, a 16 anni di reclusione.La Corte depositerà le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.
La Corte, in base a quanto si ricava dalla lettura del dispositivo, ha confermato le pene accessorie per Annamaria Franzoni: l'interdizione dai pubblici uffici, lo stato di interdizione legale e la decadenza dalla potestà di genitore.
ANNAMARIA, SONO DISPERATA
''Sono disperata. 'Sono innocente e quindi anche solo un anno di carcere sarebbe stata una profonda ingiustizia''.'': e' il commento alla sentenza che Annamaria Franzoni ha affidato alle persone in contatto con lei.
ANNAMARIA FRANZONI RESTA LIBERA
Anche dopo la sentenza di secondo grado, Franzoni resterà libera. Perché venga applicata la misura restrittiva occorre aspettare il pronunciamento della Cassazione di conferma della sentenza d'appello, a meno che la Procura generale non decida, ma è poco probabile, di chiedere un ordine di custodia cautelare.
COME SI E' DETERMINATA LA PENA
La Corte d' assise d'appello di Torino ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarandole equivalenti all' aggravante che le era contestata, cioé quella di aver ucciso il proprio figlio. In tal modo la pena base è risultata di 24 anni, che è stata ridotta di un terzo, perché il processo è stato definito con rito abbreviato. Ai 24 anni ne sono stati dunque sottratti 8 e si è pertanto arrivati a determinare la pena in 16 anni di reclusione. Non e' stata riconosciuta ad Annamaria Franzoni l'attenuante della seminfermità.
IL LEGALE SAVIO: SONO TRANQUILLA, CI SONO 3 GRADI
"Sono tranquillissima. Chi non è tranquillo non sono io". Lo ha detto l'avvocato Paola Savio dopo la sentenza, ricordando che "i gradi di giudizio sono tre".
CORSI, NON RICORRERO' IN CASSAZIONE, NO ARRESTO FRANZONI
"Non ricorrerò in Cassazione":lo ha detto il pg Vittorio Corsi commentando il verdetto. "Pietas? Credo che si tratti di comprensione umana". E' quanto ha aggiunto il pg Corsi. "E' una sentenza giusta, in cui è stato tenuto conto di un disagio di quella mattina e di quella notte". Il pg Vittorio Corsi non intende allo stato chiedere l'arresto di Annamaria Franzoni: ''non ci sono pericoli'', ha detto, in una intervista trasmessa durante Matrix, su Canale 5. ''Preferisco - ha aggiunto - che si arrivi alla sentenza definitiva. Non e' il caso di anticipare delle cose''.
12:36
Matrix, boom di ascolti
ROMA - Sfiora il 30% di ascolto la puntata di Matrix su Canale 5 (circa 1 milione 700 mila spettatori) dedicata ieri sera alla sentenza di secondo grado sul caso del delitto di Cogne. A riprova del grande appeal mediatico della drammatica vicenda. Ascolti importanti anche per l'edizione straordinaria del TG5 dedicata al verdetto di Cogne con 4.831.000 telespettatori. Il TG2 delle 20.30 ha registrato 2 milioni 555 mila con l'11.16 di share e a seguire TG2-10 minuti, che ha dato in diretta la sentenza del processo di Cogne, è stato seguito da 2 milioni 971 mila e uno share del 12.08.
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- Horacio Verbitsky
Re: DELITTO COGNE: ULTIMO APPELLO DEL PG AD ANNAMARIA
CORSI, NON RICORRERO' IN CASSAZIONE, NO ARRESTO FRANZONI
"Non ricorrerò in Cassazione":lo ha detto il pg Vittorio Corsi commentando il verdetto. "Pietas? Credo che si tratti di comprensione umana". E' quanto ha aggiunto il pg Corsi. "E' una sentenza giusta, in cui è stato tenuto conto di un disagio di quella mattina e di quella notte". Il pg Vittorio Corsi non intende allo stato chiedere l'arresto di Annamaria Franzoni: ''non ci sono pericoli'', ha detto, in una intervista trasmessa durante Matrix, su Canale 5. ''Preferisco - ha aggiunto - che si arrivi alla sentenza definitiva. Non e' il caso di anticipare .
delle cose''
Tanto è ingiusta la pena di morte,tanto è assurdo il nostro senso della giustizia.
HA UCCISO UN BIMBO CON DICIASSETTE COLPI...ED E' STATA RICONOSCIUTA COLPEVOLE....
CORSI, NON RICORRERO' IN CASSAZIONE, NO ARRESTO FRANZONI
"Non ricorrerò in Cassazione":lo ha detto il pg Vittorio Corsi commentando il verdetto. "Pietas? Credo che si tratti di comprensione umana". E' quanto ha aggiunto il pg Corsi. "E' una sentenza giusta, in cui è stato tenuto conto di un disagio di quella mattina e di quella notte". Il pg Vittorio Corsi non intende allo stato chiedere l'arresto di Annamaria Franzoni: ''non ci sono pericoli'', ha detto, in una intervista trasmessa durante Matrix, su Canale 5. ''Preferisco - ha aggiunto - che si arrivi alla sentenza definitiva. Non e' il caso di anticipare .
delle cose''
Tanto è ingiusta la pena di morte,tanto è assurdo il nostro senso della giustizia.
HA UCCISO UN BIMBO CON DICIASSETTE COLPI...ED E' STATA RICONOSCIUTA COLPEVOLE....
.......... ti rispondo con le ultime news sulla "bimba" (così sembra che la chiamino in famiglia):
MONTEACUTO VALLESE (BOLOGNA) - L'hanno aspettata per un giorno. Soprattutto hanno aspettato che tornasse a casa finalmente da innocente, ma né a Ripoli Santa Cristina né a Monteacuto Vallese, dove abitano i suoi genitori, la 'bimba' si è vista. Così in casa Franzoni era chiamata Annamaria (quarta dopo tre figli maschi), oggi per tutti la madre di Cogne, la donna capace di uccidere il figlioletto di tre anni secondo la corte d'appello di Torino. Ad aspettarla invano amici, conoscenti, parenti.
Così il giorno dopo la sentenza che l'ha condannata a 16 anni di carcere, il riserbo e la delusione hanno preso il sopravvento nei due paesini sull' Appennino bolognese. A stringersi intorno ad Annamaria, rispettandone il dolore, sono stati in primis i familiari della donna, tredici in tutto compreso babbo Giorgio e mamma Chiara. Dalla Toscana Ilaria Franzoni, una delle sorelle di Annamaria, rispondendo al telefono, ha detto: "Non abbiamo nulla da dire. Non mi faccia domande, che non abbiamo nessuna risposta".
Ritornello ripetuto, al termine della messa, anche da don Marco Baroncini, parroco della chiesetta di Santa Cristina a Ripoli. "Ho il totale divieto a lasciare dichiarazioni, sono indicazioni prese dalla difesa insieme alla famiglia e le rispetto", ha spiegato il sacerdote. Breve anche il commento, amaro, della madre di Annamaria: "E' una vergogna", si è limitata a dire mamma Chiara alla signora Ines, prozia di Annamaria, mentre in mattinata andava a fare la spesa nel negozio di alimentari di Monteacuto. A confermare la delusione provata è stata anche la signora Mafalda, vicina di casa dei Franzoni, che nel pomeriggio é andata a trovarli. "Sua madre è disperata.
E del resto come si fa a confortarla? Non se l'aspettavano, confidavano in un' assoluzione e anche per noi è stata una doccia fredda, freddissima - ha continuato la vicina di casa - Ma allo stesso tempo è una donna forte e fiduciosa. Mi ha detto: 'Speriamo che col tempo esca fuori qualcosa o che la Cassazione ci ripensi'". E a sperare nell'ultimo grado di giudizio è anche Elisabetta Armenti, presidentessa del comitato pro Annamaria, che andrà avanti ."Saremo con lei tutto il tempo necessario", ha assicurato, aggiungendo che, lette le motivazioni della sentenza, si vedrà il da farsi. Compatto anche il borgo di Ripoli, raccolto intorno all'unico bar. "Annamaria sta vivendo un doppio dramma: il figlio morto e quello personale - ha commentato Massimo Stefanelli, che abita a Ripoli - Io credo nella sua innocenza e penso che questo sia un processo indiziario, all'Andreotti per intendersi, perché non c'é alcun appiglio forte contro di lei...". Nel frattempo la casa di Annamaria è rimasta chiusa. Nel giardino ancora la gru giocattolo e la bicicletta. Per i più vicini alla famiglia rimarrà lontana da casa ancora per un po'. "Comunque lei non è da sola. Ha vicino suo marito e anche qualche familiare", ha rivelato la signora Mafalda.
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- Horacio Verbitsky
Re: DELITTO COGNE: ULTIMO APPELLO DEL PG AD ANNAMARIA
Sabato, 28 Aprile 2007- 21:05
COGNE, LA FRANZONI: ACCUSE COME COLTELLATE
TORINO, 28 APR - 'Per me le accuse sono ogni volta come una coltellata'. Cosi', il giorno dopo la sentenza che la condanna a 16 anni di carcere per l'omicidio del figlio, Annamaria Franzoni ha descritto il suo stato d'animo alle persone che sono in contatto con lei.
"Non sono fredda come tutti pensano": è lo sfogo di Annamaria Franzoni che l'ANSA ha raccolto da persone in contatto con la donna. "La gente non si rende conto di cosa ho vissuto in questi cinque anni, e di cosa sto continuando a vivere. Provate voi: è insopportabile".
ATTENUANTI PERCHE' C'E' NEVROSI
I giudici della Corte d'Assise d'Appello di Torino hanno concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche perché hanno rilevato che la donna soffre di una nevrosi isterica. Anche se non si tratta di una patologia che porta al riconoscimento di uno stato di seminfermità mentale, la giurisprudenza, in questi casi, afferma che si può considerare una componente per la concessione delle attenuanti generiche.
Lo si è appreso da fonti del Palazzo di Giustizia di Torino.
Per i giudici, che hanno preso questa decisione dopo un'attenta analisi di alcune sentenze della Cassazione, lo stato mentale di Annamaria Franzoni è, dunque, l'elemento cardine che ha portato alla concessione delle "generiche" equivalenti all'aggravante del vincolo di parentela e, quindi, a uno sconto di pena. Per la Corte, sempre secondo quanto si è appreso, al momento del fatto la donna - con ogni probabilità - era andata incontro a una sorta di scompenso ansioso per effetto di un disturbo di tipo isterico: non una vera e propria patologia, insomma, ma un momento di perdita di lucidità.
LA VICINA RACCONTERA' ORA LA SUA VERSIONE
La prossima settimana Daniela Ferrod, vicina di casa a Montroz dei coniugi Lorenzi-Franzoni, racconterà la sua verità sul caso Cogne. Lo ha annunciato l'avvocato Claudio Soro, che rappresenta legalmente la donna. Ancora da definire il giorno e la formula scelta per comunicare con i media, se in una conferenza stampa oppure attraverso una lettera.
Più volte indicata da Annamaria Franzoni, dal marito Stefano Lorenzi e dalla difesa come possibile assassina alternativa, Daniela Ferrod ha scelto sin dall'inizio della vicenda la via del silenzio, respingendo le molteplici richieste di intervista da parte dei giornalisti. Dopo la sentenza di ieri avvierà, tramite l'avvocato Elena Nelva Stellio, una serie di cause risarcitorie nei confronti della famiglia Lorenzi-Franzoni e di alcuni organi di stampa.
LA FAMIGLIA FRANZONI DIFENDE LA PRIVACY
Il giorno dopo la sentenza di appello, la famiglia della Franzoni continua a trincerarsi nel silenzio in nome della privacy e del rispetto del dolore. Un 'no comment' è arrivato anche dalla sorella di Annamaria, Ilaria che, rispondendo al telefono dalla sua casa in Toscana, si è limitata a dire: "Non abbiamo nulla da dire. Non mi faccia domande che tanto non rispondo". Ad allontanare i giornalisti è stato poi un altro familiare sorpreso ai Castegnetti, l'agriturismo dei Franzoni a Monteacuto Vallese, chiuso anche ieri.
RIDOTTA LA PENA A 16 ANNI
In parziale riforma della sentenza impugnata la corte d' appello di Torino venerdi' ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alle aggravanti e l'ha condannata, calcolata la riduzione del rito, a 16 anni di reclusione.La Corte depositerà le motivazioni della sentenza entro novanta giorni.
La Corte, in base a quanto si ricava dalla lettura del dispositivo, ha confermato le pene accessorie per Annamaria Franzoni: l'interdizione dai pubblici uffici, lo stato di interdizione legale e la decadenza dalla potestà di genitore.
ANNAMARIA FRANZONI RESTA LIBERA
Anche dopo la sentenza di secondo grado, Franzoni resterà libera. Perché venga applicata la misura restrittiva occorre aspettare il pronunciamento della Cassazione di conferma della sentenza d'appello, a meno che la Procura generale non decida, ma è poco probabile, di chiedere un ordine di custodia cautelare.
COME SI E' DETERMINATA LA PENA
La Corte d' assise d'appello di Torino ha concesso ad Annamaria Franzoni le attenuanti generiche dichiarandole equivalenti all' aggravante che le era contestata, cioé quella di aver ucciso il proprio figlio. In tal modo la pena base è risultata di 24 anni, che è stata ridotta di un terzo, perché il processo è stato definito con rito abbreviato. Ai 24 anni ne sono stati dunque sottratti 8 e si è pertanto arrivati a determinare la pena in 16 anni di reclusione. Non e' stata riconosciuta ad Annamaria Franzoni l'attenuante della seminfermità.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
ROMA - "Vorrei dare ai miei figli una vita normale, loro non c'entrano nulla in tutto questo. Perché non la finiscono di perseguitarci?". E' l'appello di Annamaria Franzoni contenuto in una lettera al suo avvocato Paola Savio che l'ha inviata a Enrico Mentana, che a sua volta l'ha letta nel corso della registrazione della puntata di Matrix, dedicata all'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi.
"E' passata quasi una settimana dalla sentenza", dice Annamaria sottolineando che "l'assalto" dei giornalisti nei confronti della sua famiglia è tutt'altro che finito. E, aggiunge, "ho paura. Non per me, perché tanto mi basta non uscire di casa, ma per i miei figli. Purtroppo però non sono in grado di garantire la loro tranquillità una volta usciti e ho paura che vengano segnati a vita da questi momenti. Vorrei che tornassero ad avere una vita normale, dai loro amichetti e non voglio che subiscano situazioni in cui non c'entrano nulla".
Annamaria Franzoni, che torna a proclamare la sua innocenza, sottolinea di non avere più una vita privata. E dice: "C'é stata tolta. Non si rendono conto del male che ci fanno. Ma non sono importante io quanto invece i miei bambini" che, "comunque andranno le cose, non c'entrano nulla e rischiano ogni giorno di dover incontrare qualche giornalista o fotografo che li vuole riprendere per fare notizia". Annamaria Franzoni chiede dunque all'avvocato di fare un appello alle autorità. "Io ormai sono arrivata al punto che ogni cosa che penso temo sia sbagliata. Lei (rivolta al suo legale) mi dice che devo esser forte per il bene dei bambini e di Stefano. Io ci provo - conclude Annamaria - ma poi leggo i giornali, guardo la televisione, sento quello che mi viene raccontato da parenti e amici ed oltre al dramma che vivo ogni giorno ricado nello sconforto".
IL LEGALE SAVIO: LO SFOGO FACCIA RIFLETTERE TUTTI
"Credo che lo sfogo di Annamaria debba far riflettere tutti" perché la situazione rischia di avere un impatto "molto, molto forte" sui bambini. Così l'avvocato Paola Savio commenta la lettera inviatale da Annamaria Franzoni, che è stata letta da Enrico Mentana nel corso della registrazione della puntata di 'Matrix' in onda questa sera su Canale 5. "L'attenzione mediatica continua ad essere elevatissima e ciò porta la famiglia a non poter far rientro a casa - dice Savio nel corso della stessa trasmissione - Io credo che ci troviamo di fronte ad una situazione obiettivamente drammatica, che si va a sommare alla drammaticità del merito della sentenza e che deve far riflettere un po' tutti". Lo "sfogo di Annamaria - prosegue il legale che ha difeso nel processo d'appello la mamma di Samuele - è dovuto al fatto che non sa come affrontare la situazione, perché non c'é nulla che possa dipendere da lei". La "delicatezza" della situazione, conclude dunque Savio, "dovrebbe indurci tutti a pensare".
20:01
La vicina: "Cinque anni di inferno"
ROMA - "Ho passato cinque anni d'inferno nei quali io e i miei figli abbiamo dovuto subire una tensione continua. Ora spero di tornare ad una vita normale". A cinque anni di distanza dall'uccisione di Samuele Lorenzi, parla Daniela Ferrod, la vicina di casa di Annamaria Franzoni che la stessa mamma di Samuele ha indicato agli inquirenti la possibile autrice dell'omicidio del figlio. Lo fa in una intervista a Matrix.
La Ferrod non risponde mai alle accuse che la Franzoni gli ha rivolto in questi anni - respingendo tutte le domande in questo senso - e si dice però "addolorata, molto addolorata" di quanto ha vissuto. "Non avrei mai immaginato una cosa del genere - racconta nella sua casa di Cogne accanto al marito Carlo Guichardaz e all'avvocato Claudio Soro - sono rimasta allucinata" dalle accuse.
La donna dice di esser rimasta in silenzio finora "affinché la magistratura seguisse tranquillamente il suo corso" e torna a chiedere che si spengano i riflettori su di lei. "Vorrei tornare alla vita di prima, sarebbe bello che finisse tutto questo e che potessi uscire di casa senza preoccuparmi" afferma. E quando le si chiede dove trova la forza per non rispondere alle accuse che le sono state rivolte, risponde: nella mia innocenza, nei miei familiari e in me stessa".
Ferrod ricostruisce poi quanto avvenne la mattina del 30 gennaio del 2002; racconta di esser rimasta "scioccata e spaventata" alla vista del piccolo Samuele coperto di sangue e di aver trovato "strano" che la Franzoni fosse accanto al letto, "con le mani giù " invece di toccare il piccolo. Smentisce però di aver detto ad Annamaria "cosa hai fatto". "Non l'ho mai detto - conclude l'ex vicina di casa dei Lorenzi - smentisco nel modo più assoluto. In quel momento ero solo spaventata e non ho pensato a nulla".
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
IL LEGALE SAVIO: LO SFOGO FACCIA RIFLETTERE TUTTI
"Credo che lo sfogo di Annamaria debba far riflettere tutti" perché la situazione rischia di avere un impatto "molto, molto forte" sui bambini........
non vorrei essere cinica ma queste parole possono essere equivocate.
IL LEGALE SAVIO: LO SFOGO FACCIA RIFLETTERE TUTTI
"Credo che lo sfogo di Annamaria debba far riflettere tutti" perché la situazione rischia di avere un impatto "molto, molto forte" sui bambini........
non vorrei essere cinica ma queste parole possono essere equivocate.
.... e lapidaria
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
TORINO - Uccise Samuele "sotto il dominio di un'ira incontrollabile", sopraffatta dallo stress e dall'ansia. "Un omicidio d'impeto" che si tradusse "in un vero e proprio massacro". Ma subito dopo Annamaria Franzoni riprese a ragionare, riuscendo pure a far sparire l'oggetto usato per colpire il figlio: un mestolo o un pentolino forse infilato in una borsa, come dimostrerebbe la traccia latente di sangue del bambino trovata sul perno della cerniera. Dicono questo le motivazioni della sentenza, depositate oggi, con cui la Corte d'assise d'appello di Torino, lo scorso 27 aprile, condannò la donna a 16 anni di carcere. Le 533 pagine del documento, redatte dal giudice Luisella Gallino, oltre ad elencare i "fatti certi" contro la Franzoni - i dati scientifici, le contraddizioni dell'imputata, la mancanza di alibi vero, le smentite dei testimoni - tentano anche di dare una chiave psicologica al delitto di Cogne.
"La causa scatenante - si legge - risiede probabilmente in un conflitto interiore che aveva la sua radice nell'ambito familiare dell'imputata e, precisamente, nella difficile gestione dei suoi due figli bambini". Questo non vuol dire che Annamaria fosse preda di "un vizio parziale di mente", come pensavano i periti nominati proprio dalla Corte: la loro diagnosi "non concorda con la condotta tenuta dall'imputata fin dai momenti immediatamente successivi". Ma aveva dei disturbi ("sintomatologia ansiosa") che hanno portato i giudici a concedere "le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti" e, quindi, di mitigare la pena: se in primo grado furono trent'anni di carcere, ora devono essere 24, ridotti a 16 perché il rito abbreviato comporta uno sconto automatico di un terzo. Niente indulto, visto che è indagata per calunnia nell'inchiesta Cogne-bis (un tentativo di inquinamento della scena del delitto). Il collegio presieduto da Romano Pettenati commenta con indulgenza l'atteggiamento processuale della donna, che quando era difesa da Carlo Taormina si affidò al "frastuono dei media" per cercare consensi e attaccò i giudici "travalicando i limiti" del diritto alla difesa: su questo punto "la Corte si astiene da qualsiasi giudizio negativo". "Sono profondamente delusa da una giustizia che non ha il coraggio di dire 'forse sto sbagliando'", ha commentato la Franzoni.
"Mi è stato tolto un figlio atrocemente e sono ormai sei anni che vivo con questo dolore reso ancora più dilaniante da un'accusa ingiusta". I suoi avvocati, Paola Savio e Paolo Chicco, annunciano ricorso in Cassazione (evitando così che Annamaria entri subito in carcere) e ironizzano sulla "sentenza monstrum", intesa come sentenza "straordinaria di una causa straordinaria": un semplice rito abbreviato che ha assunto, con le sue oltre venti udienze e i suoi faldoni, le dimensioni di un maxi-processo per mafia. "E ora abbiamo solo 45 giorni per studiare un documento di 533 pagine che al giudice ha richiesto sei mesi di lavoro...". Quanto ai contenuti, solo una battuta: "Un vecchio adagio dice che per dire la verità non servono tante parole ...". E' Taormina a intervenire: "E' una sentenza pluriprevaricatrice della realtà processuale". La Franzoni ripete che si è indagato sempre e solo contro di lei, e che "il vero colpevole" non è stato trovato: "Io continuerò per tutta la vita a chiedermi perché non ho il diritto di sapere chi ha ucciso il mio Samuele, nella speranza di trovare quanto prima un magistrato che mi ascolti".
Per i giudici, invece, niente conduce all'aggressione di uno sconosciuto o di un vicino di casa. Da tempo Annamaria aveva problemi di depressione, di "ansia patologica" che nascondeva persino a se stessa. Era preoccupata per Samuele, 3 anni, che "soffriva di intolleranze alimentari e di temporanei ritardi nell'accrescimento". Nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2002 si sentì male al punto da chiamare un medico. E poche ore dopo, uscito il marito per andare al lavoro, ebbe il tracollo. Doveva accompagnare allo scuolabus Davide, il figlio maggiore, ma Sammy piangeva e "non voleva affatto stare tranquillo nel letto matrimoniale". Ne nacque "uno scontro di testardaggini", come disse il pg Vittorio Corsi nella requisitoria: l'"ansiosa, sofferente, arrabbiata" Annamaria volle punire il bimbo, si inginocchiò sul lettone, indossando ancora il pigiama e gli zoccoli poi trovati sporchi di sangue, e lo colpì. "Fu un massacro", scrivono i giudici, ricordando che Samuele cercò di difendersi alzando una mano. Solo in seguito Annamaria portò Davide allo scuolabus e, rientrando in casa, chiamò i soccorsi.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Re: COGNE, ANNAMARIA UCCISE PER CONFLITTO INTERIORE
Lunedì, 11 Dicembre 2007 - 11:44
Cogne: difesa Franzoni
ricorre in Cassazione
TORINO - L'avvocato Paolo Chicco, difensore di Anna Maria Franzoni, ha proposto il ricorso in Cassazione contro la sentenza con cui lo scorso 27 aprile la Corte d'assise d'appello di Torino ha condannato la donna a sedici anni di carcere per l'omicidio, avvenuto a Cogne (Aosta) nel 2002, del figlio Samuele Lorenzi, di tre anni. Nel ricorso, lungo 180 pagine, si sostiene che i giudici sono arrivati a dichiarare la Franzoni colpevole attraverso un "travisamento" degli indizi, scambiati per "fatti certi" dopo "un evidente errore metodologico". Per individuare il movente del delitto, che secondo la sentenza fu lo sbocco di un conflitto interiore dell'imputata, la Corte si sarebbe basata solo su "massime di comune esperienza" e su una "psicologia ingenua di nessuna valenza scientifica". Paolo Chicco è il titolare dello studio legale in cui lavora la penalista Paola Savio, che subentrò a Carlo Taormina nella difesa della donna a processo d'appello in corso. Sarà Chicco a sostenere il ricorso in Cassazione; la Savio, infatti, non sarà abilitata al patrocinio davanti alla Suprema Corte prima del dicembre del 2008
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ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
ROMA - La conferma della condanna a 16 anni di carcere per Anna Maria Franzoni, accusata di aver ucciso il figlioletto Samuele nella loro casa di Cogne, è stata chiesta dal sostituto procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani.
MOMENTO DELLA VERITA' PER LA FRANZONI
Anna Maria Franzoni, accusata di aver ucciso il figlioletto Samuele nella loro casa di Cogne il 30 gennaio 2002, aspetta insieme con il marito e con i familiari sull'Appennino Emiliano la decisione della Cassazione sulla condanna a 16 anni inflittale dalla Corte di assise di appello di Torino il 27 aprile 2007. Se i giudici della prima sezione penale confermeranno la sentenza di secondo grado per l'imputata si apriranno le porte del carcere. I tempi del verdetto sono ancora incerti: la sentenza potrebbe anche slittare a domani. "Dalla Cassazione ci aspettiamo una decisione positiva", ha detto prima dell'udienza l'avvocato Paola Savio, che ha difeso Anna Maria Franzoni ma che non è abilitata ad assisterla davanti alla Suprema Corte. La difesa è affidata a Paolo Chicco e al professor Carlo Federico Grosso. Il sostituto procuratore generale Gianfranco Ciani ha cominciato la sua requisitoria sottolineando che "il giudizio della Corte di Cassazione non può essere trasformato in un terzo grado di merito: la Suprema Corte non può rileggere gli elementi alla base di una sentenza di condanna, né può sovrapporre una diversa lettura degli stessi elementi anche se altrettanto logica". Respingendo la parte dei ricorso dei difensori in cui si contesta la scientificità dei metodi di indagine e delle perizie, Ciani ha sostenuto che rispondono a "criteri scientifici adottati in paesi ad alta democrazia giuridica come gli Stati Uniti e la Francia" i metodi usati dai periti del processo ad Anna Maria Franzoni per rilevare "i tracciati di sangue"
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
La data di oggi è Gio 24 Mag, 2012 19:53 • Tutti i fusi orari sono UTC + 1 Hour [Ora Legale]
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