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Il Sofà di Franz :: Dialetti o lingue autocotne?
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Dialetti o lingue autocotne?
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Vorrei riproporre un tema che a me sta particolarmente a cuore: Dare dignità ai cossiddetti "dialetti" che altro non sono che vere e proprie lingue.

Ho pubblicato nella mia vecchia testata "La Città del Sole", per poi riproporlo in altre testate con cui collaboravo, ed ultimamente nella mia nuova testata "Voci dal Sud" l'articolo che vi trascrivo in copia-incolla.

Gradirei conoscere i vostri pensieri in merito.

Ecco l'articolo:

Il “calabrese”, una lingua o un dialetto?

di Franz Rodi-Morabito (Voci dal sud” anno I° - Luglio 2005)

Riprendiamo un discorso, mai interrotto da parte nostra, relativo al riconoscimento ufficiale della “lingua” calabrese.
Ci sembra improcrastinabile riproporlo dal momento che un qualche Onorevole regionale sta smuovendo le acque perché siano, giustamente, riconosciute e valorizzate le varie “lingue” quale il grecanico e l’albanese che in Calabria hanno una loro naturale ubicazione.
In epoca di globalizzazione, in un momento di piena euforia pro Europa unita, in uno spasmodico tentativo di omologazione totale, parlare di “lingua protetta” potrebbe sembrare una voce fuori dal coro. Ma non è così! si può validamente fare parte di un gruppo pur senza cancellare, mortificare ed abiurare la propria identità, la propria storia, la propria lingua.
Crediamo, anzi, che solo se si mantengono vivi tali valori e ci si confronta correttamente con quelli di altri componenti in un dialogo aperto e schietto, il gruppo possa crescere meglio.
Sin dalla notte dei tempi mi sono battuto affinché anche il cosiddetto dialetto della Calabria sia da riconoscere come “lingua” e non come dialetto.
Ho cercato, nel mio microcosmo familiare, di tenere viva la lingua calabrese insegnando e curando che le mie figlie parlassero e capissero il calabrese ed utilizzassero la lingua italiana come lingua di comune denominatore nei contatti con soggetti di altre regioni al fine dì capirsi.
A tale scopo studiamo le lingue straniere per poterci capire con altre popolazioni.
In una lingua locale, che chiameremo solo per comodità “dialetto” (pur rifiutandone la ghettizzazione comune), sono racchiusi millenni di storia della regione, di eventi, le origini dei popoli, dì lotte, di somatizzazioni ed addirittura, oseremmo dire, è rispecchiata l’orografia della zona (le popolazioni montane hanno un modo di esprimersi diverso da quelle delle zone marine).
Nel “dialetto” ci sono le radici di un popolo che ci raccontano evoluzioni ed involuzioni, periodi storici precisi, eventi contingenti, dominazioni con assoggettamenti totali o solo apparenti e parziali!
Una delle considerazioni che faccio a supporto del mio pensiero è che altri popoli italianissimi quale i piemontesi, i lombardi, i veneti, i liguri, gli emiliani ecc. usano comunemente la lingua indigena anche fra persone di cultura ed in tutti i contesti, anche ufficiali.
Ed allora perché i nostri figli non debbono parlare e studiare a scuola la propria lingua per usarla correntemente quando si è fra conterranei? perché si è inculcato da sempre il principio che “parlare in dialetto è sinonimo dì cafonaggine e villania”?
Eppure le “lingue minori” sono riconosciute e protette e viene loro riconosciuto lo status di lingua regionale previsto dalla Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 1992.
Da ricordare che nelle sole Calabria e Sicilia sono circa otto milioni le persone che parlano la “loro” lingua derivata da fonti comuni, mentre entità decisamente minori come la Sardegna con circa 1.500.000 persone, il Friuli con circa 600/700 mila, l’Emilia-Romagna, dove viene insegnata nelle scuole pubbliche, o le zone grecaniche od albanesi con una esigua quantità di persone hanno il loro giusto riconoscimento.
Non vogliamo certo andare all’ estero ove troviamo il basco (580.000 mila persone), il catalano, il bretone, il gallese e tantissime altre realtà orgogliosamente ostinate a difendere la “loro” lingua.
Dobbiamo riconoscere che noi stessi, pur indigeni di queste terre e convinti sostenitori della lingua calabrese, viviamo in definitiva una realtà conflittuale, siamo “i ddui cori” (siamo di due cuori, siamo combattuti internamente) perché, proprio a causa di condizionamenti atavici, ci è stato inculcato il concetto che per essere persone civili e non “cafoni” dobbiamo parlare italiano!
Sorge il sospetto che per realizzare politicamente l’Unità d’Italia sì sia voluto “spogliare” le popolazioni da legami e sdradicarli dalla propria cultura che ne avrebbe difficultato la realizzazione (ed i... disegni e/o interessi!).
Unità d’Italia è cosa giusta, ma non l’appiattimento di idee, di storia, di tradizioni che sono un bagaglio culturale incommensurabile.
Perchè anche qualche Calabrese (con la “C” maiuscola) non fa altrettanto? sarebbe oltre che un diritto un dovere verso l’immenso patrimonio storico, culturale, artistico ed “umano” della nostra Calabria e delle nostre generose popolazioni.
 





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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
fromor ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Vorrei riproporre un tema che a me sta particolarmente a cuore: Dare dignità ai cossiddetti "dialetti" che altro non sono che vere e proprie lingue.

Ho pubblicato nella mia vecchia testata "La Città del Sole", per poi riproporlo in altre testate con cui collaboravo, ed ultimamente nella mia nuova testata "Voci dal Sud" l'articolo che vi trascrivo in copia-incolla.

Gradirei conoscere i vostri pensieri in merito.

Ecco l'articolo:

Il “calabrese”, una lingua o un dialetto?

di Franz Rodi-Morabito (Voci dal sud” anno I° - Luglio 2005)

Riprendiamo un discorso, mai interrotto da parte nostra, relativo al riconoscimento ufficiale della “lingua” calabrese.
Ci sembra improcrastinabile riproporlo dal momento che un qualche Onorevole regionale sta smuovendo le acque perché siano, giustamente, riconosciute e valorizzate le varie “lingue” quale il grecanico e l’albanese che in Calabria hanno una loro naturale ubicazione.

...................... omissis .............

Sorge il sospetto che per realizzare politicamente l’Unità d’Italia sì sia voluto “spogliare” le popolazioni da legami e sdradicarli dalla propria cultura che ne avrebbe difficultato la realizzazione (ed i... disegni e/o interessi!).
Unità d’Italia è cosa giusta, ma non l’appiattimento di idee, di storia, di tradizioni che sono un bagaglio culturale incommensurabile.
Perchè anche qualche Calabrese (con la “C” maiuscola) non fa altrettanto? sarebbe oltre che un diritto un dovere verso l’immenso patrimonio storico, culturale, artistico ed “umano” della nostra Calabria e delle nostre generose popolazioni.


non so se quanto ti dirò rispecchia esattamente quanto ti aspetti che io possa dire in merito. Se così è, vuol dire che il quanto espresso, nel msg a te e Luca in "Seduti sul Muretto" va oltre ogni possibile espressione linguistica. Soprattutto epistolare.

Venedo al merito, certo, la difesa ed il mantenimento di propria cultura (se per antichissimo retaggio tale è) - ivi inclusa la lingua (anche il Napoletano, di fatto e di dirtitto, lo è ed anzi, a quanto ebbi a leggere una volta in merito, è giudicata anche la più difficile tra le lingue ancora viventi) sono cose essenziale ed ineludibili. Ci mancherebbe, per cui non mi dilungo.

Ma; e qui indico piccoli ma significativi distinguo che, probabilmente, se te li aspettavi da me ........ Lucaaaa, cos'è. Spiegacelo alla svelta.

Distinguo uno:

Il dialetto va bene ma non meno necessario è avere libera e completa padronanza anche del dialetto comune a tutta l'Italia. Parlo dell'italiano che appunto, fu selezionato tra i dialetti esistenti (se non erro dalle parti della Campania   ) come quello che potesse fare da collante tra "i comuni" che, per quanto si faccia..... sono e restano sempre ben distesi per lo stivale.
Buona cosa sarebbe se i programmi televisivi e la pubblicità dessero una mano in tal senso ma, con l'orecchio al tintinnar di cassa mi sa che "per gli accenti" non ne hanno tanto da prestare e quindi...... spegnere per protezione.

Secondo ed ultimo:

Per favore però, non facciamo come la Lega qui al nord e soprattutto non arriviamo al suo becerismo che ha fatto, oltretutto, spendere centinaia e centinaia di milioni delle ns vecchie lirette per far mettere dei cartelli stradali........ in "lingua" locale. Dicono!.

"Ma mi faccino" ......... lingua e poi, quand'anche lo sia, a che prò spendere fior fior di soldi per far mettere dei cartelli che:

a) - Al 99,99% non capiscono nemmeno i "locali" (tranne forse il tipografo (che ne ha la traduzione, per lavorare) ed il "perlina che li ha messi giù;

b) - Se non li capiscono loro e gli altri "italiani" figuriamoci i forestieri (la funzione primaria di un segnale stradale non dovrebbe essere proprio quella di informare? e che facciamo, informiamo in codice?);

c) - nessuno comunque li legge (anche per quanto in a e b).

Soldi quindi buttati al vento e spesi solo per soddisfare la "pruriggiosità" di qualcuno che magari, alla fin fine, per mettere giù una O ha bisogno d'usare il culo di un bicchiere.

Quegli stessi soldi, ad esempio, non sarebbero stati spesi meglio che sò, per una donazione ad una casa per anziani, per qualche asilo, borsa di studio ecc ecc?

E qui mi fermo. Ma prima richiamo  tua attenzione sulla "chiusa" del msg di Luca che, guarda caso, ben si allega anche a questo ed al suo argomento. Mi riferisco alla parte del distinguo da lui operato "sull'omologazione". Bello, mi è piaciuto e lo ritengo valido anche qui.
 





Image Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
 
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Messaggio Re: Dialetti O Lingue Autocotne? 
 
I dilaletti sono un enorme patrimonio, purtroppo o per fortuna l'unità d'Italia è molto recente e non ha abolito l'uso del dialetto... io non sono un riminese puro, le mie origini sono umbre e dialetti in casa non ne abbiamo mai usati... quel che c'è di buono vermente, qui in Romagna, è che l'amore per il dialetto locale è vivo, vero e sanguigno. Abbiamo un gran numero di compagnie teatrali dilettanti che recitano solo teatro dialettale che ha un gran seguito... questo porta anche chi non lo usa (come me) a conoscerlo, amarlo e sentirlo un po' anche suo... tant'è che, perfino io, son riuscito a recitare in codeste commedie più di una stagione (ho avuto la parte di un bellissimo Bacco, il dio romano, in una commedia che ambientava l'Olimpo in una soffitta romagnola a metà degli anni 20 del secolo scorso... una cosa da sbellicarsi dal ridere!). Vero, lì ero avantaggiato! Bacco era ubriaco sempre, se dicevo sfondoni non era grave... un'altra volta ho fatto il medico condotto, che parlava italiano ma ogni tanto azzardava una frase in dialetto, magari non perfetta anche al fine, più comico ed ironico, di essere corretto dall'altro attore, cosa che potrebbe perfino essere didattica, da qualche punto di vista.  Effettivamente, il dialetto è una lingua parlata, non serve a nulla la cartellonistica stradale per via del fatto che è molto più complesso scriverlo e leggerlo che parlarlo... perfino una poesia, in dialetto, declamata da chi conosce il dialetto risulta molto più bella del leggerla da soli... provate con qualcosa di Eduardo o di Totò, tanto per dire... ogni mezzo è un ottimo mezzo per tenere in vita queste cose, come i vecchi mestieri artigiani che nessuno fa più (il cordaio? L'impagliatore di sedie?) ma deve esser preso con la giusta ironia... nessuno può ridar vita al dinosauro, anche perchè il dinosauro stesso ne sarebbe poco contento, tutto solo e inutile....
 



 
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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
Concordo con ... ambedue, anche se ...

Credo che proprio perchè "il dialetto" non è altro che una lingua parlata (ma perchè non scritta? il Wholfe ha fatto un bellissimo vocabolario della lingua calabra e so di dizionari per le altre lingue regionali) essa va parlata e trasmessa ai giovani pena il relegarla nell'obosoleto come in effetti sta succedendo (almeno qui da noi).

Io, settantaduenne, conosco parole e termini di cui la generazione successiva alla mia già ne ignora l'esistenza. Il fenomeno dell'oblio è sempre in movimento e fagocita sempre più espressioni, parole e termini di ciò che fu la nostra lingua.

Luca, in quanto alle commedie, poesie, testi in vernacolo anche qui abbiamo una buona corrente sia di autori di poesie e racconti che di recitato.

Proprio a Rosarno annualmente si fa una rassegna teatrale in vernacolo (molte compagnie che recitano testi in lingua locale) che ormai ha prevalicato  confini regionali per cui ogni anno vengono compagnie da Bolzano, Salerno, Perugia ecc. e le nostre ricambiano le partecipazioni ai loro festival (La FITA cura e raggruppa tutto il teatro dialettale amatoriale italiano).

In quanto ai cartelloni in lingua padana, lasciano il tempo che trovano, anzi, li trovo patetici.

Difendere le proprie origini (chi le ha!) a mio parere non significa ghettizzarsi, ma confrontarsi in un processo che inesorabibilmente porta a nuove realtà in cui "i singoli" pur rimanendo singoli, sono parte integrante ed integrale della comunità.

Televisione ... lasciamo perdere! La lingua utilizzata è sempre caratterizzata dai protagonisti del momento.

C'è stato quando Govi imperava e tutto era in chiave genovese, poi venne l'epopea dei piemontesi, dei veneti, dei milanesi, dei napoletani (questo è un filone a parte) ed oggi abbiamo la zampata del leone dei toscani e dei romani.

Ma forse questo risulta essere  "il meno peggio" a giudicare dalla miriade di strafalcioni (noi li chiamiamo "vroccula" - broccoli) che scaturiscono dalle elette bocche dei presentatori e conduttori TV !

Strafalcioni che spaziano dall'errata accentuazione alla sintassi (dov'è finita la consegutio temporis? ed i congiuntivi?) per giungere alla vera e propria grammatica italiana che sembra essere ... "una illustre sconosciuta"!

Un abbraccio
Franz
 





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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
Mio caro Amico Franz, occorre davvero cominciare a sfruttare le potenzialità di coloro che ancora posseggono pienamente l'uso del vernacolo: l'istituzione di appositi corsi, magari col contributo di Province e Regioni, indirizzato ai giovani o meno giovani che non ne sanno abbastanza mi pare sia non più trascurabile.  Bisogna muoversi a livello politico per sensibilizzare i governi loocali verso questi enormi patrimoni culturali... a Bologna c'è una televisione locale che diffonde un notiziario tutto in bolognese stretto. Continuo a sostenere che, quale lingua parlata, il vernacolo sia più semplice da capire, sia per l'inflessione della parola che per quella di tutto il periodo. Ma anche una sorta di traduzione scritta degli articoli sui giornali o riviste locali, già sarebbe un bell'esperimento, non trovi? Tu hai la potenzialità di provare, magari solo via web, se credi... magari proponendo proprio una versione in calabrese del tuo giornale.... prova un po' che vediamo come va a finire....
 



 
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lucabalducci ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Mio caro Amico Franz, occorre davvero cominciare a sfruttare le potenzialità di coloro che ancora posseggono pienamente l'uso del vernacolo: l'istituzione di appositi corsi, magari col contributo di Province e Regioni, indirizzato ai giovani o meno giovani che non ne sanno abbastanza mi pare sia non più trascurabile.  Bisogna muoversi a livello politico per sensibilizzare i governi loocali verso questi enormi patrimoni culturali... a Bologna c'è una televisione locale che diffonde un notiziario tutto in bolognese stretto. Continuo a sostenere che, quale lingua parlata, il vernacolo sia più semplice da capire, sia per l'inflessione della parola che per quella di tutto il periodo. Ma anche una sorta di traduzione scritta degli articoli sui giornali o riviste locali, già sarebbe un bell'esperimento, non trovi? Tu hai la potenzialità di provare, magari solo via web, se credi... magari proponendo proprio una versione in calabrese del tuo giornale.... prova un po' che vediamo come va a finire....



Lucaaaa, mala nova mu ti veni! mi grattugghia u penseru mu scrivu 'nta me lingua! ma pe cui scrivu a fini? pe mmia stessu vistu che i giuvani nu' capiscinu?

Non mi mentiri pulici 'nta ricchi, 'ndaiu già tanti cosi 'pa testa ... mi manca puru mu traducio u giornali da "lingua estera" (l'italiano) in "lingua calabrisi" ...

Ciau n'abbrazzu e 'ndi sentimu

Franz

 





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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
Marò Franz e c'ha ditt' e mal' Luca....mica ha avut' na mala p'nzata o banòm rumagnol, e tu trattamell bbuon, p'cchè stac'mm pr'parenn i pubblicazzionì pu' matrimonj....e t'invitamm' pur a ttè.............aspetta ca luca mett' la primm parola sova lu forùm e.................v'ress' chi surpresaaaaaaaaaaaa.....
Carmen

 





* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )
 
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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
how much six beautiful Rome
lorsque tu vois le Duomo de Milan à printemps
seguro las estaciones son hermosas
aber in jeder Stadt sie können Sie das Leben verschieden
a Nápoles você não pode isso ser tocado
Palermo δεν μπορείτε αυτό να αγγιχτείτε
Firenze u kan dit worden terloops behandeld niet
Mais la vérité est qu'il nous sert une seule langue celle qui parle avec la voix du coeur

Ma cos’ho scritto mi domando e dico?????.............. io parlo come mangio

nicdam          (oggi siamo in troppi!!! ...o personalità multipla?)
 





Il mondo è un grande fumetto dove disegnatori pazzi scatenano frustazioni a catena a suon di bianco e nero...il colore? ...l'hanno consumato da tempo! (Nida)
 
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carmencafaro ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Marò Franz e c'ha ditt' e mal' Luca....mica ha avut' na mala p'nzata o banòm rumagnol, e tu trattamell bbuon, p'cchè stac'mm pr'parenn i pubblicazzionì pu' matrimonj....e t'invitamm' pur a ttè.............aspetta ca luca mett' la primm parola sova lu forùm e.................v'ress' chi surpresaaaaaaaaaaaa.....
Carmen


Carmen u guaiu è si Luca 'ndi rispundi in romagnolo ... è cui u capisci? attia ti capisciu pecchì simo vicini ma a iru ...

Sta tranquilla ca non t'u macruniu ... tu trattu bonu a Luchiceru ...

(credo che avverrà una sommossa popolare e ci cacceranno dal forum! ma cchissene freega?   )

Codialità
Franz

 





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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
Franz....se Luca rispondesse in romagnolo lo capirei benissimo (  magari poi ti traduco), dal momento che ho accettato la sua proposta di matrimonio....non hai letto le pubblicazioni? Grave Franz, gravissimo....
Un abbraccio
Carmen

 





* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )
 
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Messaggio Re: Dialetti o lingue autocotne? 
 
Il peggio è che luca se la cava perfino a capire il calabrese... quindi, i vostri messaggi cifrati sono stati intercettati!  Pensaci davvero, caro il mio Franz, magari perfino con una pagina di cui sia possibile sentire le notizie lette... pensa a tutti coloro che, Calabresi, sono lontani dalla loro terra... pensa quanto ne godrebbero!
 



 
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lucabalducci ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Il peggio è che luca se la cava perfino a capire il calabrese... quindi, i vostri messaggi cifrati sono stati intercettati!  Pensaci davvero, caro il mio Franz, magari perfino con una pagina di cui sia possibile sentire le notizie lette... pensa a tutti coloro che, Calabresi, sono lontani dalla loro terra... pensa quanto ne godrebbero!


[b]Caro Luca, io credo che per dire le cose serie non si debba essere seriosi (lasciamo il sussiego ai parvenù) e tu, Luca, scherzando hai detto una cosa serissima.

Hai ragione, una pagina in vernacolo farebbe felice coloro che sono "calabresi residenti nel mondo" (odio la parola emigrati perchè può emigrare il corpo ma non lo spirito!).

Comunque io potrei fare una sola pagina (non è facile anzi è impegnativo scrivere il vernacolo) ma ... potrei solo farlo in lingua rosarnese perchè non conosco (anche se capisco) tutti vari patois della mia Calabria.

Tu sai bene che in quasi tutte le regioni (ma soprattutto in Calabria) ci sono differenze anche sensibili fra paesi distanti solo pochi Km uno dall'altro.

Le differenze sono attribuibili, credo, alle diverse "ricettività" degli indigeni nei confronti delle lingue parlate dai vari dominatori.

Qui abbiamo avuto spagnoli, francesi, arabi, turchi per cui non potrei scrivere alcunchè negli idiomi dei vari centri.

In provincia di Cosenza, nell'alto Tirreno (valle del Crati) c'è una nutrita serie di paesi che sono popolati da valdesi che, avendo dovuto rinunciare alle loro tradizioni a causa dell'inquisizione, fecero tra loro un patto per cui tramandano usi, costumi e, soprattutto lingua della loro terra di origine. (ne ho parlato in un articolo pubblicato a pagina 12 del numero di luglio scorso, mi pare.

Però ... vedrò come poter organizzare qualcosa con collaboratori delle varie zone.

A supporto di quanto possa risultare gradito ti dirò che anni addietro ero in corrispondenza con una signora che vive a Melburne, ove è anche nata ed è funzionaria del Ministero della cultura, ma  i cui genitori e la nonna sono originari di Santa Eufemia di Aspromonte e  mi chiese di corrispondere via e-mail in calabrese perchè questo avrebbe fatto felici il suo papà, la nonna e la mamma e per lei sarebbe stato un modo di perfezionare la "loro lingua madre" e questo l'avrebbe fatta sentire "più italiana".

Cordialmente
Franz
 





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carmencafaro ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Franz....se Luca rispondesse in romagnolo lo capirei benissimo (  magari poi ti traduco), dal momento che ho accettato la sua proposta di matrimonio....non hai letto le pubblicazioni? Grave Franz, gravissimo....
Un abbraccio
Carmen


[b]Si, Carmen, ho letto la proposta di matrimonio fra te e Luca per cui attendo l'invito per partecipare alla festa.

...così come attendo il tuo curriculum ... per completare un profilo di te e di Luca che ho immesso nel prossimo numero di ottobre.

Allora, mia "musa traduttrice" se mai Luca dovesse rispondermi in romagnolo ... attendo con ansia la tua traduzione simultanea.

Franz
 





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Si, Carmen, ho letto la proposta di matrimonio fra te e Luca per cui attendo l'invito per partecipare alla festa.

...così come attendo il tuo curriculum ... per completare un profilo di te e di Luca che ho immesso nel prossimo numero di ottobre.

Allora, mia "musa traduttrice" se mai Luca dovesse rispondermi in romagnolo ... attendo con ansia la tua traduzione simultanea.

Franz

Franzuzzo beddo.....ma le partecipazioni che ha postato l'amore mio sono già un invito.....dio bono, possibile tu un abbia hapito miha che quello fosse un invito bell'è buono? Maremma bona......Ad ogni buon conto, considero la tua " veneranda" età e ti perdono, concedendoti d'andare a rileggerti l'invito, onde rischiare di perdere la solenne celbrazione religiosa officiata niente pocodimeno che......da S.E. ........e, dulci in fundo, hai visto mai che ti si chieda di fare da testimone...( o san giuvann' giù in Calabria, come in Lucania, è sacro......n.d.a.)
Buonanotte....
Carmen

 





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carmencafaro ha scritto: [Visualizza Messaggio]
Si, Carmen, ho letto la proposta di matrimonio fra te e Luca per cui attendo l'invito per partecipare alla festa.

...così come attendo il tuo curriculum ... per completare un profilo di te e di Luca che ho immesso nel prossimo numero di ottobre.

Allora, mia "musa traduttrice" se mai Luca dovesse rispondermi in romagnolo ... attendo con ansia la tua traduzione simultanea.

Franz

Franzuzzo beddo.....ma le partecipazioni che ha postato l'amore mio sono già un invito.....dio bono, possibile tu un abbia hapito miha che quello fosse un invito bell'è buono? Maremma bona......Ad ogni buon conto, considero la tua " veneranda" età e ti perdono, concedendoti d'andare a rileggerti l'invito, onde rischiare di perdere la solenne celbrazione religiosa officiata niente pocodimeno che......da S.E. ........e, dulci in fundo, hai visto mai che ti si chieda di fare da testimone...( o san giuvann' giù in Calabria, come in Lucania, è sacro......n.d.a.)
Buonanotte....
Carmen



[b]... mettiamo le "i" sotto i puntini! (cambiando l'ordine dei fattori ...)! "beddo" è siciliano, in calabrese è "beru" e, visto che con i cugini ... oltremare non corre eccessivo buon sangue , meglio fare i dovuti distinguo.

La mia età, che mi pone in posizione molto vicino a Mosè, mi aveva impedito di percepire come invito la partecipazione (normalmente alla partevipazione si aggiunge il cartellino " gli sposi saranno felici di offrire un rinfresco  con ricchi cotillons .. " ecc. ecc..).

Distinguo nr 2 :

"U sangiuvanni" è il compare di Cresima (forse anche di battesimo, non so bene) mentre quello di nozze è "u cumpari" (figura molto chiacchierata perchè ... spesso si prende licenze poco poetiche con la sposa in tempi successivi).

Per cui, Luca, chiarisci "prima" per verificare se l'espressione di Carmen non voglia assumere la caratteristica di "dichiarazione di intenti".    

Certo è una persona eclettica ed abile, la nostra Carmen (il compare inizia la manovra con quel nostra?) dal momento che abilmente glissa la mia richiesta di curriculum.

Ciao vado in campagna ( ufffffaaaa che ... PLL - componenti elettronici! -)
Franz
 





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