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Libri, Arte e Cultura :: DIETE, HORROR E (ALCUNE) MADRI
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Lunedì 11 Maggio : 2009

DIETE, HORROR E  (ALCUNE) MADRI

Image E’ uscito prima in USA, e poi anche, in questi giorni, in Italia per i tipi di Feltrinelli Editore, un libro che smitizza questa mania ossessiva per le diete. L’autrice è Mimi Spencer, un’apprezzata scout  dei comportamenti trendy da scoprire e riproporre, una fashion editor : colei che suggerisce, intuisce o semplicemente assembla  le logiche su cui lavoreranno i disegnatori di moda, gli architetti di arredamenti dei locali che vogliono aspirare a essere frequentati dalla “bella gente” di una metropoli come Londra, o delle case della gente di successo. Il titolo è “101 cose da fare prima di mettersi a dieta” (pp. 280). Sono tutte ricette ispirate soprattutto dal buonsenso: ma a cui non mancano precise indicazioni di dietologi. Molti medici sono infatti contrari a diete drastiche. Sia perché stressanti dal punto di vista psicologico, in quanto possono essere causa di disturbi nervosi, se il regime di privazioni ne diventa fonte; sia perché, ove mai riuscissero, una volta abbandonate, si riprenderebbero con gli interessi i kg precedenti. Invece bisogna puntare a strategie di lungo periodo, per cui il rapporto col proprio corpo sia edificato sul rispetto e l’equilibrio tra non-eccessi, non-dipendenze di alcun tipo. Perfino i piaceri della tavola hanno diritto di cittadinanza, perché la loro assenza totale è inutilmente punitiva. In realtà il problema della dieta è strettamente correlato all’immagine del proprio corpo che ognuno ha, coltiva e costruisce nella vita quotidiana, affettiva e di relazioni. Non è data una tale immagine positiva se non in presenza di un io amato e rispettato. Il “corpo allo specchio” è quanto di più immateriale ci possa essere, perché è la pura immagine di una relazione psicologica: quella con se stessi. I due principali disturbi da disordine alimentare, anoressia e bulimia, sono simmetrici: l’uno nel non ammettere cibi, l’altro nell’assumerne in modi incontrollati, di tipo compulsivo-ossessivo; ma entrambi rimandano alla perdita del rapporto con se stessi, con la propria identità profonda. Che viene circonfusa di profondo disprezzo, e di spietata, totale non-accettazione. E’ evidente la presenza estremamente invasiva dell’attuale cultura di una bella e piacente immagine esteriore, coltivata dai media: però resta è un elemento di scenario. Quest’immagine di bellezza imposta a tutti i livelli è “vuota”, perché del tutto priva e smaterializzata di ogni identità individuale. Quindi non è altro che un colossale “specchio” collettivo, in cui ognuno è di fronte a se stesso e si rimanda solo ed esclusivamente l’immagine mentale di sé, di ciò che desidererebbe essere. E’come quegli specchi dei film dell’orrore, che di “animano”, e si aprono a presenze aliene, mostruose e misteriose. Ma che per lo più si rivelano delle materializzazioni e personificazioni di incubi di colui che si osserva. Talvolta queste superfici sono rappresentate dallo schermo tv. Ma l’idea metaforica suggerita è del medesimo tenore. Tenendo conto anche del fatto che molto spesso le più potenti suggestioni del cinema horror, soprattutto Usa, hanno degli antecedenti d’inaspettata e quasi ancestrale nobiltà culturale da non sottovalutare: il Mito. Rispetto alla metafora dello specchio si pensi alla “favola” della Medusa: come ogni Gorgonie aveva come capelli dei serpenti, e lo sguardo che pietrificava chiunque osasse guardarla; ovvero che cercasse una comunicazione profonda con l’anima di questo mostro. Ma fu l’astuto, fedifrago e cinico Giasone a sconfiggerla: le fece guardare la propria immagine in uno scudo lisciato a specchio. Il “mostro che è in noi” s’interpone con la sua pericolosità letale laddove non si è in grado di lanciare lo sguardo oltre quelle superfici specchiate che ci riavvolgono col loro inganno. L’immagine di finta bellezza che osserviamo alla tv o dai giornali patinati come una minaccia di ciò che non siamo, non è altro che un maledetto scudo di Giasone che c’impietrisce con la bruttezza terrifica che quasi subiamo a  immaginarci così evidente in noi stessi, a paragone di quella bellezza in batteria che vediamo segnata nella comunicazione. Come ancora al mito dobbiamo ricorrere per comprendere il comportamento francamente altrimenti incomprensibile di alcune madri di giovinette minorenni fino a qualche tempo fa o da poco uscite dalla minorità. Mi riferisco alla fanciulle in fiore che hanno scombussolato la vita politica italiana e quella matrimoniale del nostro Premier; in particolare a Noemi Letizia, omaggiata della presenza del Corpo-Premier alla festa dei suoi 18 anni. Ma ve n’è pure un’altra, un po’ più grandetta: 23 anni, Le cronache giornalistiche hanno precisato che non si trattava di un’improvvisata, ma di un’iniziativa, sicuramente estemporanea, ma programmata, con prezioso cadeau incluso. Questa mia bella concittadina, ha visto il Corpo-Premier, per suo dire, già “altre 3 o 4 volte”; e anzi lo indicava affettuosamente e familiarmente  come  “Papi”. Quindi, per certo da minorenne. E siccome non è stata rapita, e non è stata denunciata la scomparsa, da coloro che esercitano la patria potestà, bisogna che i genitori, e in particolare la madre, che sembra la più vicina alla figlia, erano consenzienti e consapevoli. Ecco: la madre; anzi la Madre, mi sembra una delle Erinni/Eumenidi, che in disprezzo a tutte le convenzioni osano sfidare gli Dei, pur di procurare la vittoria ai propri figli, quale che sia il prezzo da pagare: ottenere che la propria figli possa cavalcare le passerelle dello Spettacolo, ed entrarvi


 



 
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