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Sabato, 31 Ottobre 2009: Accadde Oggi metropolis
NAPOLI - Una regione sottoposta al rischio di frane e alluvioni: l´86% dei comuni campani sono classificati a rischio idrogeologico, il fenomeno interessa tutte le cinque Provincie della Regione, ma la più fragile è quella di Salerno con il 99% delle amministrazioni a rischio. L´81% delle amministrazioni che hanno risposto alle interviste ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 25% delle municipalità monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 44% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con grave rischio non solo per l´incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni.
Ancora, nel 23% dei casi presi in esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive turistiche, ad esempio alberghi o campeggi.
Sono alcuni dei dati emersi dal check-up a cui sono stati sottoposti i comuni campani da Ecosistema Rischio 2009, l´indagine curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata al rischio idrogeologico - presentata questa mattina in conferenza stampa, a Napoli, da Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi, Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania, e Raffaele Del Giudice, direttore Legambiente Campania.
Numeri che delineano il quadro di un territorio fragile, dove sono 474 i comuni a rischio frane o alluvioni, e che puntano il dito contro uno sviluppo urbanistico e un uso del territorio e delle acque poco rispettosi delle limitazioni imposte dal delicato assetto idrogeologico. Così, nonostante il 76% delle amministrazioni monitorate preveda nei propri piani urbanistici vincoli di edificabilità per le zone a rischio, un sovrabbondante 81% dei comuni presenta abitazioni in tali aree.
E le delocalizzazioni procedono a rilento: solo nell´8% dei casi, infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio. Zero assoluto, invece, per quanto riguarda le delocalizzazioni di strutture industriali. evidente, quindi, che questi vincoli devono essere ulteriormente rafforzati.
Qualche segnale positivo arriva dalla pianificazione dell´emergenza e dall´organizzazione della protezione civile locale. Un abbondante 63% dei comuni, infatti, ha predisposto un piano d´emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi come frane e alluvioni, peccato che solo il 35% delle municipalità abbia aggiornato tale piano negli ultimi due anni.
Consistente, ma ancora insufficiente, il livello di organizzazione e diffusione del sistema di protezione civile, con il 39% delle amministrazioni che hanno una struttura di protezione civile attiva 24 ore su 24.
"Ancora una volta constatiamo come i comuni della Campania non abbiano complessivamente messo le tematiche di prevenzione di alluvioni e frane tra le priorità del loro lavoro - commenta Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi - in una regione dove bastano poche gocce d´acqua per provocare gravi danni e forti disagi, è improrogabile realizzare interventi di delocalizzazione delle abitazioni in aree a rischio di esondazione".
Ancora più espliciti Giancarlo Chiavazzo e Raffaele Del Giudice, rispettivamente responsabile scientifico e direttore di Legambiente Campania, i quali chiariscono che: "A fronte della estrema diffusione delle problematiche del rischio idrogeologico sul territorio regionale l´unica risposta che è possibile dare nell´immediato è quella di assicurare efficienti ed efficaci sistemi di protezione civile locale, l´unico modo per evitare la perdita di vite umane al verificarsi di frane e alluvioni".














































