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Blocca-processi, oggi il parere del Csm
Attesa tra maggioranza e opposizione
ROMA - Salvo sorprese dell’ultima ora il Csm licenzierà oggi il parere al dl sicurezza che boccia la norma blocca-processi. In tempo, dunque, perchè i rilievi dell’organo di autogoverno della magistratura alla norma che sospende i dibattimenti per i reati puniti con meno di 10 anni e commessi fino al 30 giugno 2002 vengano presi in considerazione alla Camera, dove il decreto ha cominciato il suo cammino.
Un intervento travagliato, quello di Palazzo dei Marescialli, che qualcuno nelle ultime ore era arrivato anche a mettere in discussione, dopo le prime indiscrezioni sull’incontro al Colle tra il presidente della Repubblica e i presidenti delle Camere. Il documento che sarà discusso nell’aula Bachelet è stato già approvato in prima battuta dalla Sesta Commissione, giovedì scorso, con un solo voto contrario, quello del laico di centrodestra Michele Saponara. E lo scontro con i rappresentanti del centrodestra si riproporrà domani in plenum. «Stanno abusando dei loro poteri, ha ragione Cossiga, hanno usurpato le loro funzioni», tuona l’altro rappresentante della Cdl a Palazzo dei Marescialli, Gianfranco Anedda, anticipando parole che domani pronuncerà davanti ai colleghi riuniti in seduta straordinaria.
Non va giù al centrodestra il giudizio pesante sulla norma inserita nel dl sicurezza: i dubbi di costituzionalità della norma "blocca-processi". Non tocca al Csm nè il vaglio di costituzionalità nè il giudizio sulla ragionevolezza delle norme, sostengono. Rilievi che però non hanno fermato i colleghi: quella disposizione - è scritto nel documento che domani sarà approvato - non solo non rispetta il principio della ragionevole durata del processo (articolo 111 della Costituzione), ma «pone delicati problemi di compatibilità» anche con l’obbligatorietà dell’azione penale (articolo 112). Non solo. La norma in questione - rincara la Commissione del Csm - presenta anche «profili di grave irragionevolezza», uno dei parametri a cui proprio la Corte costituzionale fa riferimento nel valutare la «legittimità» delle norme: lo «spartiacque temporale» fissato al 30 giugno 2002 per stabilire i processi che devono essere sospesi è «casuale a arbitrario». Cosí come «ugualmente non ragionevole» è la scelta dei reati, tra i quali vi sono «numerosi delitti che, secondo altre previsioni dello stesso decreto, determinano particolare allarme sociale».
Il documento non mette in luce solo i dubbi di costituzionalità, ma anche gli effetti «gravemente negativi» per la funzionalità del servizio giustizia che la norma ’blocca-processì è destinata a produrre: costringerà a fermare «un numero ingente di processi», secondo alcuni «piú della metà di quelli in corso». Una scelta «incongrua» rispetto all’obiettivo che si pone - avvertono i consiglieri di Palazzo dei Marescialli - e che anche nel «breve termine» provocherà «l’effetto opposto di una ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia». E ancora. Nella norma ’blocca-processì c’è anche «una sorta di amnistia occulta», si avverte nel documento. Il riferimento è ad un aspetto particolare, quello che dà la possibilità al presidente del Tribunale di sospendere i processi per reati prossimi alla prescrizione o coperti da indulto. «La sua struttura - è scritto nel testo proposto dalla Commissione del Csm - la fa apparire una sorta di amnistia occulta applicata al di fuori della procedura prevista dall’articolo 79 della Costituzione».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Giustizia, sfuma l'intesa
sul lodo Alfano e sul blocca-processi
Niente accordo fra Pd e maggioranza sulla Giustizia. Le commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera hanno concluso l'esame di tutti gli emendamenti al decreto sicurezza. Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti ha chiesto che si passi subito a discutere la norma «blocca-processi», che era stata accantonata in attesa della conferenza dei capigruppo di Montecitorio in programma alle 20 per decidere il seguito dell'esame di decreto sicurezza e lodo Alfano. «Non vediamo perchè non si possa discutere subito - ha dichiarato la deputata del Pd Paola Concia - gli emendamenti li abbiamo visti tutti, ora discutiamo anche di quello accantonato».
Le commissioni avevano accantonato l'esame dell'articolo 2 ter del decreto di legge sulla sicurezza che contiene la cosiddetta norma «blocca-processi». L'intenzione della maggioranza sembrava quella di anticipare l'esame del lodo cosiddetto Alfano (che stabilisce l'immunità per le quattro massime cariche dello Stato) e subito dopo annunciare la volontà di far decadere la «blocca-processi.
«Non c'è nè ci sarà nessuna trattativa, nessuno scambio fra il ritiro della norma sciagurata salva-processi e il cosiddetto lodo Schifani-Alfano». Lo ha detto il vicesegretario del Pd Dario Franceschini, a margine della raccolta delle impronte digitali, organizzata a Roma dall'Arci in segno di solidarietà ai rom. «Il Pd - ha continuato Franceschini - dall'inizio di questa vicenda, dice sempre la stessa cosa: ritirino la norma salva-processi e lo facciano subito».
Un'ipotesi, quella dello scambio fra "blocca-processi" e "lodo Alfano"contro cui si è gia scagliato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «E' una vergogna - sostiene Di Pietro a Montecitorio- e si profila la consumazione di un reato: il Parlamento sotto ricatto si appresta a pagare un riscatto al presidente del Consiglio. Il presidente del Consiglio compravende una norma di legge per una propria necessità e il Parlamento accetta supinamente. Una cosa così non succedeva neanche nel ventennio». Anche contro il lodo Alfano si svolgerà la manifestazione di domani a Roma, voluta dallo stesso Di Pietro e altre forze d'opposizione.
Ma c'è anche chi si schiera a favore del discusso lodo. Oggi, 7 luglio, trentasei costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico hanno risposto al documento diffuso nei giorni scorsi su iniziativa di Alessandro Pace con un «appello alla ragione per un nuovo rapporto tra politica e giustizia, per dire un sì consapevole e motivato al cosiddetto »lodo Alfano.
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Piazza Navona e Berlusconi sono le «due facce della crisi italiana». Massimo D'Alema- dopo aver anticipato a Il Foglio i punti salienti della sua «dottrina», come viene definita dal quotidiano ancora firmato da Giuliano Ferrara - spiega intervenendo in aula alla Camera sul Lodo Alfano, cosa pensa dello scontro politico in atto.
Con il suo stile pacato ma tagliente, inizia proprio dalla manifestazione girotondina. «Per storia personale sono per la piazza, ma la differenza la fa ciò che si dice in queste manifestazioni - e continua - mi preoccupa la virulenza, la volgarità, lo scontro che non ha regole, che di fatto eccita le minoranze ma allontana la grande maggioranza dei cittadini dalla vita pubblica».
Insomma, un imbarbarimento, più che un alzare la voce, che spaventa anche Piero Sansonetti dalle colonne di Liberazione, che parla «non di rischio democrazia ma di rischio civiltà». Inutile contestare l'autoritarismo e il personalismo di un capo se se ne assumono le forme, semplificando fino alla brutalità, pontificando senza concedere rispetto, indignandosi senza dare un messaggio di solidarietà e di civiltà.
Così D'Alema prima di chiedere a Silvio Berlusconi di rinunciare all'immunità che gli procurerà il Lodo Alfano che mette a riparo da qualsiasi giudizio le cinque più alte cariche dello Stato, si concede questa riflessione sul clima pesante che c'è, e che rischia di allontanare ancor più i cittadini dalla politica. E sulla realtà degli interessi in gioco, sottesi allo scontro tra Berlusconi e la magistratura.
L'origine di tutto sta nella «sovrapposizione tra gli interessi personali di Berlusconi e i reali problemi della giustizia», sovrapposizione che ha costituito un reale impedimento ad affrontare quei problemi, «ha tolto alla politica quella serenità ad affrontare i grandi problemi del paese». Il «rischio è che, su una questione così delicata, si presenti al paese l'immagine di uno scontro tra caste, tra corporazioni».
«E questo favorisce un degrado della vita pubblica», ha detto riferendosi alla manifestazione organizzata dall'Italia dei Valori a piazza Navona.
L'ex ministro degli Esteri, ora impegnato nel think-thank della fondazione ItalianiEuropei, rivolge due appelli:uno ai riformisti, a non lasciarsi travolgere da questo clima barbarico e l'altro a Berlusconi, perché smetta con le leggi ad personam, in particolare con il Lodo Alfano che il Pdl invece sembra intenzionato a voler approvare in tempi record.
D'Alema definisce il lodo, lo "Schifani bis" - una«leggina» volta «a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui è coinvolto il presidente del Consiglio e forse ad evitare che un'altra indagine per corruzione si concluda con un processo». Berlusconi - dice D'Alema - ci rinunci e «affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta e lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della Giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo» anche «in parte della maggioranza».
D'Alema presenta poi il pacchetto di emendamenti Pd «volti a circoscrivere il danno prodotto da questa leggina, così da ridurne l'incongruenza e la incostituzionalità».
La verità è dunque che Berlusconi vuole il Lodo perché è lui sotto processo. Un processo per corruzione in atti giudiziari che lo vede chiamato in causa dal suo ex commercialista David Mills. «Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, e le finzioni non aiutano», ha spiegato l'ex premier manifestando «solidarietà alle altre cariche dello Stato che non c'entrano nulla e che sono coinvolte solo per far compagni a a Berlusconi così da dare la sensazione di un interesse generale». Un discorso su questo aspetto molto simile, nei contenuti, a quello pronunciato da Marco Travaglio dal palco di piazza Navona.
D'Alema lancia quindi un appello a tutti i riformisti per non sprecare la legislatura e affrontare i grandi problemi del Paese. L'ex vice premier parla in aula alla Camera nella discussione sul lodo Alfano e avverte la «grande responsabilità dei riformisti» mettendoli in guardia «dal rischio che questa legislatura venga compromessa sin dall'inizio».
«Noi non crediamo di avere il monopolio del riformismo, il mio appello si rivolge a tutti i riformisti: il paese ha bisogno di coraggio», rimarca D'Alema. La politica, sottolinea, sta offrendo «uno spettacolo negativo». «Il sentiero tra il qualunquismo e l'arroganza del potere è stretto, ma è l'unico sentiero -avverte D'Alema- che porta ad affrontare e risolvere i problemi del Paese».
Il vero «rischio- ammonisce ancora l'ex presidente Ds è che tutti ci allontaniamo dal sentimento dei cittadini», consolidando il «senso di una dolorosa distanza tra la politica ripiegata su se stessa e su interessi persino personali e la crisi drammatica del Paese».
Fin qui l'intervento a Montecitorio. Nell'intervista su Il Foglio, D'Alema parla invece più direttamente dell'alleanza con l'Italia dei Valori. una scelta «legittima», presa durante la campagna elettorale da Walter Veltroni nella convinzione di poter vincere le elezioni. Ma «così come allora, legittimamente si è fatta la scelta di allearsi con Di Pietro, alle prossime elezioni, altrettanto legittimamnte, se ne possono anche fare delle altre». Il che dimostra secondo D'Alema «quanto sia infondato il dibattito sull'autosufficienza: perchè il Pd non è andato da solo neanche alle ultime elezioni», sottolinea l'ex vicepremier.
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ALLA CAMERA SI' AL LODO ALFANO,
ORA PASSA AL SENATO
ROMA - Sì dell'Aula della Camera al lodo Alfano, che sospende i processi per le quattro massime cariche dello Stato. Il testo ora passa al Senato. I voti a favore sono stati 309, 236 quelli contrari, 30 gli astenuti (il gruppo dell'Udc).
ECCO IL DDL Un solo articolo, otto commi. E' il testo del cosiddetto 'lodo Alfano', il disegno di legge in materia di "sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato", che ha ottenuto il primo sì del Parlamento, con il via libera della Camera, e che ora passa all'esame del Senato. Nessuna modifica rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri è stata apportata dalle commissioni. L'Aula ha invece accolto un emendamento del Pd (l'Idv ha votato contro) che stabilisce che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni. Ecco quanto prevede il testo del lodo e l'emendamento dell'opposizione, accolto dall'Aula:
* SOSPENSIONE - Sono sospesi, per tutta la durata della carica, i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato. I procedimenti giudiziari che restano sospesi possono anche riferirsi a fatti commessi prima della assunzione dell'Alta carica e possono essere già in corso, in ogni fase o grado di giudizio. Per il capo dello Stato e per il premier restano esclusi i reati commessi nell'esercizio della loro funzione. Continuano infatti ad applicarsi gli articoli 90 e 96 della Costituzione, che prevedono che il presidente della Repubblica possa essere posto in stato di accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione e il premier possa essere imputato per 'reati funzionali', previa autorizzazione della Camera di appartenenza.
* NON REITERABILITA' - La sospensione del processo non è reiterabile. Ciò vuol dire che una stessa persona non può goderne se, cessata una carica, ne assume un'altra. Il testo del lodo prevede espressamente una sola eccezione, quella del capo del governo che venga nominato di nuovo nella stessa legislatura. Ma l'opposizione sostiene che la norma non è abbastanza chiara da escludere ogni altra possibilità.
* RIPRESA PROCESSO IN CASO DI NUOVA CARICA - L'emendamento del Pd, che la maggioranza ha accolto, prevede in maniera esplicita che uno dei quattro vertici dello Stato non possa cambiare carica o funzione, nella stessa legislatura, senza che si riprenda il processo nei suoi confronti. Si eliminerebbe così ogni possibile dubbio: il presidente del Consiglio se eletto capo dello Stato non potrebbe godere di nuovo della sospensione, neanche se assumesse la nuova carica nella stessa legislatura.
* RINUNCIABILITA' - Per tutelare il proprio diritto a difendersi in giudizio, chi ricopre l'Alta carica può comunque rinunciare "in ogni momento" alla sospensione.
* NON DECORRE PRESCRIZIONE - Quando il processo si blocca, viene sospesa anche la prescrizione. Il giudice può in ogni caso assumere le prove non rinviabili.
* TUTELA DELLE ALTRE PARTI - Accogliendo una delle indicazioni della Corte Costituzionale, che nel 2004 aveva bocciato l'allora 'lodo Schifani', il nuovo ddl prevede che l'altra parte possa sempre trasferire il processo in sede civile, dove la sua causa gode di una priorità.
* ENTRATA IN VIGORE - Il lodo entra in vigore e quindi i processi alle Alte cariche vengono sospesi, dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Non dovranno, dunque, decorrere i 15 giorni previsti di solito per le leggi ordinarie.
D'ALEMA: Berlusconi SI FACCIA GIUDICARE, REPLICA LA RUSSA
Silvio Berlusconi rinunci'' al lodo Alfano, ''affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta e lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della Giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo'' anche ''in parte della maggioranza''. E' l'appello che Massimo D'Alema (Pd) lancia nell'Aula della Camera durante l'esame del lodo Alfano, presentando ''gli emendamenti volti a circoscrivere il danno prodotto da questa leggina, cosi' da ridurne l'incongruenza e la incostituzionalita'''. ''Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio e' coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verita' e' questa, e le finzioni non aiutano'', ha spiegato l'ex premier manifestando ''solidarieta' alle altre cariche dello Stato che non c'entrano nulla e che sono coinvolte solo per far compagnia a Berlusconi cosi' da dare la sensazione di un interesse generale''.
Per Berlusconi replica il ministro della Difesa Ignazio La Russa."Quando D'Alema chiede al premier di non usufruire della legge fa una valutazione incredibile. Dimostra che deve fare i conti con un certo antiberlusconismo che è duro a morire". "Purtroppo - aggiunge - analogamente a quanto denunciò un tempo Leonardo Sciascia , come ci furono i professionisti dell'anti-mafia, oggi ci sono i professionisti dell'anti-berlusconismo, persone che traggono da Berlusconi l'unica loro ragione di esistere". Tuttavia, anche La Russa, loda le aperture di D'Alema sulle riforme: "La sua propaganda sulla giustizia, ormai è chiaro, era necessitata, diciamo che è di maniera. Proporre a Berlusconi di non godere del lodo Alfano era lo zuccherino che D'Alema era costretto a dare ai suoi prima di riaprire al dialogo. Purtroppo la verità è che anche lui deve fare i conti con l'antiberlusconismo".
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Blocca processi, la svolta del governo
Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia
+ "Dal premier 36mila euro alla Sanjust" (leggi sotto)
M. CASTELNUOVO
Scompare la sospensione automatica, sparisce la data del luglio 2002 come discrimine. Il Pdl: «Critiche recepite»
ROMA - Il governo, presentando gli emendamenti al decreto sicurezza che modificano la cosiddetta norma blocca processi «ha recepito le critiche dell’opposizione» e per questo «auspico che già nel comitato dei nove della commissione Giustizia, che si riunirà lunedì, ci possa essere un parere favorevole unanime». Giulia Bongiorno, presidente della prima commissione di Montecitorio, illustra la nuova norma «per il rinvio» dei processi meno importanti e sottolinea subito le sostanziali novità: «in primo luogo - dice - scompare la sospensione automatica dei processi e arriva il rinvio pianificato dai dirigenti degli uffici. In secondo luogo - prosegue Bongiorno - sparisce la data del 30 giugno 2002 come ’discriminè per i processi da rinviare e si introduce quella del 2 maggio 2006, ovvero il termine per i reati coperti da indulto. Infine, il controllo dei rinvii e la decisione su di essi è a discrezione della magistratura, come chiesto da più parti».
Le modifiche alla norma, però, non finiscono qui. Il governo, infatti, mantiene priorità per i processi per reati di maggiore gravità, per quelli commessi in violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e, più in generale, per tutti quelli che prevedono pene superiori ai 4 anni di reclusione. Quelli con pene inferiori ai 4 anni, invece, possono essere rinviati secondo «i criteri e le modalità - si legge nel testo dell’emendamento - individuati dai dirigenti degli uffici». A loro, dunque, spetta il compito di stabilire se, come e in che termini rinviare i processi, anche se all’imputato è sempre consentito rinunciare al rinvio e chiedere la celebrazione del processo. Inoltre, il rinvio del procedimento passa da un massimo di un anno (come stabiliva la norma precedente) a 18 mesi, con prescrizione sempre congelata.
Infine, la politica giudiziaria degli uffici, che con le norme precedenti era affidata ’in totò al dirigente, torna sotto il controllo del Csm e del Guardasigilli. Al comma 4 dell’articolo 2-ter del nuovo testo del Dl sicurezza si legge infatti che «il Csm e il ministro della Giustizia valutano gli effetti dei provvedimenti adottati dai dirigenti degli uffici sull’organizzazione e sul funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il ministro riferisce alle Camere le valutazioni effettuate».
Il nuovo testo, poi, stabilisce che per i reati coperti da indulto, sia possibile ricorrere al patteggiamento anche se sono scaduti i termini, mentre le parti terze nel processo possono sempre ricorrere in sede civile, con una corsia preferenziale per la trattazione del processo.
"Dal premier 36mila euro alla Sanjust"
Virginia Sanjust, 26enne annunciatrice televisiva
L'Espresso pubblica le carte dell'esposto fatto dall'ex marito dell'annunciatrice televisiva
ROMA - L’«Espresso» in edicola da oggi pubblica alcune carte dell’esposto fatto dall’ex marito di Virginia Sanjust, l’agente segreto Federico Armati. Secondo le carte, l’allora premier Silvio Berlusconi avrebbe conferito un incarico tra i portavoce di Palazzo Chigi a Virginia Sanjust, 26enne annunciatrice televisiva. «Per lo svolgimento dell'incarico è attribuito un compenso annuo lordo di 36 mila euro e Iva. La relativa spesa trova copertura per euro 7 mila e 200 oltre Iva nelle disponibilità finanziarie iscritte nel capitolo 167 del bilancio», si legge nella lettera d’incarico. Poi, lo 007 racconta che il premier accompagna il regalo pubblico con uno privato: un bracciale di brillanti di Damiani. L’inchiesta, in cui il Cavaliere è indagato su denuncia dell'agente segreto per abuso d'ufficio e maltrattamenti, potrebbe essere archiviata. Secondo la Procura di Roma non ci sono elementi per sostenere che Berlusconi abbia in qualche modo influito negativamente sulla carriera di Armati.
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Governo cambia 'blocca-processi',
ma Pd non cambia linea
di Roberto Landucci
ROMA (Reuters) - Il governo ha presentato stamattina alla Camera due emendamenti al decreto legge sulla sicurezza che modificano la norma "blocca processi", ma l'opposizione non intende spianare la strada al provvedimento e Palazzo Chigi comincia a pensare alla fiducia.
Gli emendamenti cercano di ridurre l'impatto sui procedimenti della precedente norma, che era stata contestata dalla magistratura, mentre l'opposizione accusava il premier Silvio Berlusconi di averla creata su misura per bloccare il processo stralcio sui fondi neri Mediaset in cui è imputato per corruzione in atti giudiziari con l'avvocato britannico David Mills.
"Ora che il provvedimento è stato modificato", ha detto la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, "non c'è motivo per cui l'opposizione non lo voti".
Il centrosinistra non contesta nel merito gli emendamenti, ma sostiene che la loro presentazione all'indomani del voto alla Camera del disegno di legge sulle immunità dimostra che la "blocca processi" serviva innanzitutto a Berlusconi.
"'Berlusconi ha ottenuto il lodo Alfano, e adesso, forse, messosi in salvo lui, lascia libera la giustizia", ha commentato il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. Sulla stessa linea di pensiero è il ministro ombra della Giustizia del Pd, Lanfranco Tenaglia, per il quale gli emendamenti dimostrano che "quella norma serviva solo a bloccare il processo Mills".
GOVERNO PENSA A FIDUCIA SUL DL, VUOLE CHIUDERE MARTEDI'
Ieri Montecitorio ha approvato una legge firmata dal Guardasigilli Angelino Alfano che garantisce l'immunità dai processi penali al premier e ad altre tre cariche dello Stato, e quando passerà in via definitiva al Senato -- il voto è previsto la prossima settimana -- avrà l'effetto di bloccare il processo Mills finché Berlusconi rimarrà presidente del Consiglio.
La legge di conversione del decreto sulla sicurezza sarà invece votata dall'aula della Camera a partire da lunedì pomeriggio e dovrà tornare poi al Senato per la terza lettura ed essere approvata in via definitiva entro il 25 luglio.
La modifica della 'blocca processi' non fa però arretrare il centrosinistra, che ha presentato un migliaio di emendamenti al decreto legge.
Di fronte al muro dell'opposizione, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha ventilato la possibilità di ricorrere al voto di fiducia alla Camera.
"Vogliono costringerci a mettere la fiducia, vista la presentazione di quasi 1.200 emendamenti al decreto sicurezza, che è del tutto sproporzionata e ingiustificata", ha detto il ministro. "Ci dispiacerebbe se dovessimo ricorrere alla fiducia... Ma noi entro martedì dobbiamo chiudere".
RINVIO DEI PROCESSI DECISO DAI MAGISTRATI, CSM: "AVEVAMO RAGIONE NOI"
La "blocca processi" disponeva la sospensione automatica per un anno dei processi per i reati commessi fino al giugno 2002 punibili con una pena inferiore a 10 anni.
Ora, per effetto degli emendamenti, viene a cadere l'automatismo, in quanto i criteri e le modalità del rinvio dei processi sono stabiliti dai dirigenti degli uffici giudiziari e l'applicazione concreta del rinvio è rimessa alla valutazione del giudice che procede nel caso.
Inoltre i rinvii vengono comunicati al Csm, che insieme al ministero della Giustizia ne valuterà gli effetti: in tal modo, si coinvolge nell'esame dell'impatto del provvedimento l'organo di autogoverno della magistratura.
Soddisfatto si mostra il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che non manca tuttavia di rimarcare che negli emendamenti si tiene conto del parere sulla norma fornito dallo stesso Csm e criticato dal centrodestra come una indebita ingerenza.
"Qualcuno dovrà pure ammettere di avere esagerato... Nel parere reso al Guardasigilli, il Csm aveva esattamente sostenuto quanto poi in sede parlamentare è stato proposto", ha detto Mancino in una nota.
Quanto ai processi che potrebbero slittare -- per dare la precedenza ad una lista di procedimenti prioritari -- gli emendamenti restringono l'ambito in ragione della minore gravità dei reati contestati.
Negli emendamenti non si parla più di sospendere per un anno tutti i processi per i reati punibili con pena inferiore a 10 anni, ma di rinviare per un anno e mezzo quelli per i reati "meno gravi" coperti da indulto -- cioè commessi fino al maggio 2006.
In pratica il rinvio potrebbe riguardare la grande maggioranza dei processi per reati con pena inferiore ai quattro anni -- per i quali non è prevista l'emissione di misure cautelari -- perché i processi in cui l'imputato rischia dai quattro anni in su vengono definiti prioritari.
Tra gli altri processi da celebrare con "priorità assoluta" ci sono quelli in cui l'imputato è in stato di arresto o fermo, quelli afferenti a reati di criminalità organizzata e terrorismo, infortuni sul lavoro, circolazione stradale, oltre che i processi in cui è stata contestata la recidiva e da celebrare con giudizio immediato.
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Decreto sicurezza,
il governo pone la fiducia alla Camera
L'aula della Camera
Il governo ha posto la fiducia alla Camera sul decreto legge sicurezza. Lo ha annunciato all'Assemblea di Montecitorio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito. Il testo contiene le modifiche alla norma blocca processi.
Vito ha spiegato che l'esigenza di porre la fiducia nasce dal fatto che "il governo ha apportato delle modifiche al testo, che scade la prossima settimana rendendone necessario un ulteriore esame al Senato". La scelta è stata "determinata anche dal grande numero di emendamenti presentati dall'opposizione davanti a modifiche introdotte che non destano motivi di polemica".
Dura la reazione delle opposizioni. "Siamo davanti a un esproprio delle prerogative del Parlamento di cui il governo si deve assumere la responsabilità", ha detto Massimo Donadi dell'Idv aggiungendo che "il governo non ha nessuna considerazione del ruolo dell'opposizione e parla di dialogo solo a parole. Questo è un momento difficile per i rapporti democratici in questo Parlamento e in questo Paese. Si toglie qualsiasi possibilità di intervenire a un Parlamento che non fa alcun ostruzionismo, determinando un abuso che è intollerabile". "La causa della fiducia - osserva Roberto Giachetti del Pd - non sta nel numero degli emendamenti al decreto, ma nella violenza apportata al regolamento per far passare una legge che tutti sanno a chi interessa. La verità è che il Parlamento viene visto come una bottega: si vuole procedere a tappe serrate verso una ulteriore compressione dei diritti dell'opposizione in vista del voto sulla manovra, con protervia e arroganza e con una modifica per vie di fatto del funzionamento del Parlamento".
Risponde alle polemiche Simone Baldelli del Pdl: "Questa scelta del governo risponde al buon senso: affrontare il testo con 1.100 emendamenti non sarebbe stata la risposta opportuna da dare al Paese".
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ROMA - La Camera ha votato la fiducia al governo Berlusconi approvando con 322 voti a favore l'emendamento al decreto legge in materia di sicurezza. I voti contrari sono stati 267. Otto deputati si sono astenuti. Ora il seguito dell'esame, con la discussione degli ordini del giorno e la votazione finale sul decreto che dovrà poi tornare a Palazzo Madama per la conversione in legge.
"Voi dovete votare in modo diverso in Parlamento" rispetto al "partito giustizialista e manettaro di Di Pietro". Questo e' stato l'invito rivolto al Pd dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, prima del voto al decreto sicurezza.
"Se il Pd si illude di potersi differenziare dal partito giustizialista e manettaro di Di Pietro solo quando insulta il Papa e il Capo dello Stato - ha affermato Alfano, intervenendo al convegno dell'Unione Camere Penali - compie un gravissimo errore politico. Voi - ha aggiunto rivolgendosi al ministro della giustizia 'ombra' - dovete votare in modo diverso in Parlamento per differenziarvi da Di Pietro altrimenti lo legittimate". Il guardasigilli ha dunque rivolto un "appello al Pd" affinché prenda "di petto la questione giustizia" perché "il nutrimento antiberlusconiano che ha alimentato alcuni gruppi dirigenti necessità di un ripensamento profondo", altrimenti "non si fa né il bene del paese né il bene della giustizia".
GIUSTIZIA: A SETTEMBRE RIFORMA ORGANICA - "Vi annuncio, come fatto dal presidente Berlusconi, che proporrò, a partire da settembre, un'agenda che contempli una riforma organica della giustizia". Lo ha detto il ministro della giustizia, Angelino Alfano, intervenendo al convegno dell'Unione Camere Penali (Ucpi).
BERLUSCONI, SERVE UNA GRANDE RIFORMA
Il Paese ha bisogno "di una grande riforma della giustizia". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi incontrando i deputati del Pdl a Montecitorio secondo quanto riferito da alcuni presenti. Il presidente del Consiglio si è detto "sereno" e "tranquillo" riguardo ai processi e alle inchieste che lo vedono coinvolto. Citando gli ultimi avvenimenti giudiziari legati alla sua persona, il premier ha detto di essere "ancora più determinato ad andare avanti" sul tema della giustizia, per la quale serve "una grande riforma". Berlusconi, sempre secondo quanto riferito da alcuni presenti, ha anche citato alcuni sondaggi sostenendo che solo il 6% degli elettori del Pdl ha ancora fiducia nella magistratura. Ci sono alcune procure che "fanno ancora politica", ha attaccato il Cavaliere.
LODO ALFANO LUNEDI' IN SENATO - Le commissioni Giustizia e Affari costituzionali del Senato dovrebbero votare definitivamente il lodo Alfano entro giovedì pomeriggio. Tra oggi e domani, infatti, ci sarà la discussione generale del provvedimento e per giovedì alle 12 è stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. E' questo, in sintesi, il calendario dei lavori deciso dall'Ufficio di presidenza delle due commissioni presiedute da Filippo Berselli e Carlo Vizzini. Domani mattina dovrebbero poi esserci le audizioni dei costituzionalisti Gustavo Zagrebelsky e Annibale Marini, così come richiesto dall'opposizione. Il lodo è poi atteso nell'Aula di Palazzo Madama per il prossimo lunedì.
LODO: FINOCCHIARO, ATTO DI PROTERVIA E PREPOTENZA
"La fretta della maggioranza di approvare il lodo Alfano è la dimostrazione, ancora una volta, di una protervia nel perseguire gli interessi privati da parte della maggioranza". La capogruppo del Pd Anna Finocchiaro, ha lasciato che in Aula altri senatori del suo gruppo protestassero contro la decisione della Conferenza dei capigruppo di fissare per martedì prossimo, 22 luglio, il voto sul lodo Alfano dopo un giorno e mezzo di dibattito in Aula, ma ne parla con i cronisti in sala stampa. "Approvare a tutti i costi e con legge ordinaria il lodo Alfano - osserva Anna Finocchiaro - è un esempio di prepotenza politica e istituzionale ed è anche la dimostrazione che gli interessi generali del Paese sono sottomessi agli interessi privati". "Non mi convinceranno mai - sottolinea la capogruppo del Pd al Senato - che il lodo Alfano è una buona soluzione. Ha grossi profili di incostituzionalità. Si adotta una legge ordinaria su un tema che è da legge costituzionale e questo è ingiustificabile nel nostro sistema". Anna Finocchiaro critica il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri sostenendo che ha detto "una cosa assolutamente falsa affermando che eravamo stati noi a chiedere che si facesse prima il lodo Alfano e poi il decreto sicurezza". "Siamo ormai - commenta - nel surreale e credo che gli italiani saranno molto interessati al dibattito sul lodo Alfano (é prevista la diretta televisiva il giorno del voto, ndr) e potranno riflettere sul fatto che questa straordinaria fretta è per un provvedimento che non aumenta i redditi o garantisce lavoro ma garantisce al presidente del Consiglio che non si farà l'udienza finale del processo Mills".
DL SICUREZZA: DI PIETRO, COME AI TEMPI OLIO RICINO
"Non è accettabile un aggravante razziale per i reati commessi dagli extracomunitari; non è ammissibile la schedatura dei bambini Rom con le impronte digitali; non è condivisibile una sensibile diminuzione delle pene per chi ha commesso reati gravi solo per salvare Silvio Berlusconi e i suoi amici". Con queste parole Antonio di Pietro ha attaccato il governo intervenendo nell'aula della Camera in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto legge sulla sicurezza. Per il leader dell'Italia dei Lavori si tratta di un "provvedimento sicuramente xenofobo, e non a caso Berlusconi si sente oggi il degno prosecutore dei tempi dell'olio di ricino". L'ex pm ha iniziato il suo intervento protestando per l'assenza dall'aula del premier:"Lei non c'é, ma continua a chiedere al Parlamento voti di fiducia sul suo operato e sulla sua scelte per difendere se stesso. Ma si ricordi che non tutti in quest'aula sono suoi dipendenti". Un'altra accusa Di Pietro l'ha rivolta al governo nel merito del decreto perché mentre "si continua a sbandierare il tema della sicurezza come prioritario, nello stesso tempo si tagliano 40.000 posti di lavoro complessivamente a tutte le forze dell'ordine". A suo avviso ancora più gravi sono i tagli al settore della sicurezza, per 700 milioni di euro al ministero dell'interno e 1 miliardo per la difesa. In sintesi, per Di Pietro il decreto sicurezza contiene una "norma salva-premier che servirà a tutelare anche il complice di Berlusconi al processi di Milano, David Miller".
DL SICUREZZA: CASINI, CON TAGLI INEFFICACE LOTTA CRIMINALITA'
"Con questi tagli ai fondi per le forze dell' ordine non si può fare una politica efficace di contrasto alla criminalità": Pier Ferdinando Casini, capogruppo dell'Udc alla Camera, chiama la maggioranza a rispondere su questo dato "inoppugnabile ". Nelle dichiarazioni di voto in aula al decreto sulla sicurezza, Casini ribadisce che il suo partito "per coerenza con gli elettori" voterà no alla fiducia. "Oggi più che mai il dialogo è necessario" e nel dl sicurezza "ci sono norme condivisibili" ma, lamenta Casini, "non si possono operare tagli indiscriminati, se la sicurezza é un'emergenza nazionale non si possono accettare tagli indiscriminati a questo settore"."Siamo obbligati a votare no a questa fiducia ma su questo provvedimento vi daremo una mano, però dovete rispondere al Parlamento e al Paese dei tagli alla sicurezza". L'aver posto la fiducia, a suo avviso, "blocca un dialogo mai così necessario come su materie di questo tipo e continua l'esproprio del Parlamento fatto in questa legislatura" perché "sulla domanda di sicurezza che viene dai cittadini non ci si può dividere tra destra, sinistra e centro. Siamo tutti consapevoli che quando si parla di diritti dei cittadini e della loro libertà il Parlamento è chiamato a dare risposta univoca". Casini critica la previsione nel provvedimento della "immigrazione irregolare come aggravante", ma dice anche che "molte norme di questo testo invece sono condivisibili. Per fortuna è stata stralciata la blocca processi: non si può essere feroci e lassisti a intermittenza"
DL SICUREZZA: MANTOVANO,RITOCCHI PATTO ROMA IN OTTICA CONDIVISA
"C'é qualche ritocco, ma in una prospettiva costruttiva e tutti convergono in merito all' obiettivo di elevare il livello di sicurezza nella capitale mettendoci ciascuno del proprio, chi uomini, chi mezzi, chi risorse finanziarie in una ottica condivisa". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, uscendo dall'incontro in Campidoglio con il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti sul patto sulla sicurezza della Capitale
DL SICUREZZA: COTA, NOI MANTENIAMO PROMESSE. MARONI VADA AVANTI
"Quando si promette si mantiene, perché la gente è stufa di chi dice e non fa. Noi oggi manteniamo. E' la prima differenza tra la vecchia e la nuova politica". Così ha esordito il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, nella dichiarazione di voto in Aula sul decreto sicurezza. "Questa è la strada giusta e la Lega non tornerà indietro. Chiediamo al nostro ministro (Maroni, ndr) di andare avanti con coraggio". Per rispondere alle polemiche che hanno accompagnato i provvedimenti del governo in tema di sicurezza, Cota ha ricordato che a dicembre, dopo l'assassinio a Roma di Giovanna Reggiani, l'allora sindaco Veltroni pose la questione della 'tolleranza zero' e il governo approvò due decreti, che "furono lasciati decadere per le beghe interne al centrosinistra". E anche sul tema delle impronte ai rom, il capogruppo del Carroccio ha sottolineato che "i patti per la sicurezza del precedente governo parlavano di identificazione dei nomadi". Cota ha voluto rispondere anche a chi sostiene che il decreto sicurezza non sia stato oggetto di discussione parlamentare. "Non è vero - ha detto - Tant'é che al Senato sono state introdotte modifiche al testo originario, come quelle che prevedono pene più severe per chi dichiara false generalità. E modifiche sono arrivate anche alla Camera, con gli emendamenti alla norma sulla sospensione dei processi". "Profondamente colpito e indignato", si è detto Cota, che si sia criticata aspramente la cosiddetta 'blocca-processi', ma non si sia "mai posto il problema" che ci sono migliaia di processi iniziati anche prima del 2002, e non ancora conclusi. "Mi chiedo se non sia vero che questi problemi non interessano l'opposizione perché su di essi non è possibile una strumentalizzazione politica". "I cittadini si vogliono sentire padroni a casa propria - ha concluso il deputato del Carroccio - E fiutano da lontano il buonismo d'accatto di certi discorsi. Quello di oggi - ha ricordato - è solo un primo tassello di un interno pacchetto, ma non riesco a capire perché l'opposizione voti contro. Spero che oggi sia solo uno strascico di una contrapposizione ideologica e strumentale".
DL SICUREZZA: BOCCHINO, NO OPPOSIZIONE IRRAZIONALE
"Il no dell'opposizione al decreto legge sulla sicurezza non si capisce, è irrazionale". Lo afferma nell'Aula della Camera Italo Bocchino del Pdl intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia. "Noi votiamo a favore di un provvedimento buono, necessario, che risponde alle esigenze dei cittadini, perché la sicurezza non è solo un problema di percezione ma una tragica realtà se é vero che i delitti sono aumentati del 14%, che un terzo degli italiani lascia la luce accesa in casa quando esce e che un quarto ha installato le grate alle finestre. Problemi, questi, che pretendono una risposta dal Parlamento e dal governo", rileva. Bocchino sostiene, poi, che il provvedimento "non contrasta gli immigrati ma la clandestinità che li porta a delinquere e che è criminogena". E le impronte digitali? "Io - sostiene Bocchino - vorrei che siano prese anche ai miei figli. Perché chi è onesto non ha nulla da temere, così come non ha nulla da temere se per strada ci sono trecento militari in divisa".
ANM: CI BATTEREMO PER AVERE MAGISTRATI LIBERI
"Noi ci batteremo sempre per avere magistrati liberi. Prendiamo atto che c'é una divergenza tra le priorità indicate dall'Anm e il programma del ministro Alfano". Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, commenta così, a caldo, a margine del convegno dell'Unione delle Camere Penali, l'annuncio del guardasigilli di un avvio, per il prossimo settembre, di una grande riforma della giustizia. La modifica all'obbligatorietà dell'azione penale, la riforma del Csm, la separazione delle carriere di giudici e Pm, sono temi che da sempre sono invisi al sindacato delle toghe. "Noi ci batteremo per l'intransigente difesa dei valori costituzionali, non nell'interesse della magistratura ma dei cittadini. Il tema che interessa ai cittadini - sottolinea Palamara - è il funzionamento del processo. La situazione è molto grave. Alcuni provvedimenti annunciati dal governo vanno invece in senso opposto all'efficienza, mentre la politica dovrebbe occuparsi dei problemi reali della giustizia".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Il testo diventa legge. Salta la norma "blocca-processi"
ROMA - Il Senato ha approvato con 161 voti a favore, 120 contrari ed 8 astenuti la conversione in legge del decreto sulla sicurezza, accogliendo le modifiche apportate dalla Camera il 16 luglio sulla contestata norma blocca processi, che scompare. Il voto del Senato ha fatto registrare il sì della maggioranza, il voto contrario del Pd e del’Idv, l’astensione dell’Udc.
Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, esprime soddisfazione per l’approvazione e parla di «svolta storica per la tutela e la sicurezza dei cittadini dopo l’impotenza della sinistra». Di tutt’altro parere il capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro, che ritiene il decreto contrario al principio di uguaglianza. «L’aggravante per il cosiddetto reato di immigrazione clandestina è per noi -dice Finocchiaro- incostituzionale perchè non si capisce quale sarebbe questa particolare pericolosità che nasce esclusivamente dal fatto che non hai il permesso di soggiorno».
Ecco cosa prevede nel dettaglio il decreto convertito in legge oggi dall’Aula di Palazzo Madama:
POSSIBILE RINVIO PROCESSI PER REATI FINO AL 2 MAGGIO 2006 - Rinvio discrezionale dei processi,fino a 18 mesi, per i reati che non generano allarme sociale compiuti fino al 2 maggio 2006. Il rinvio congela anche i termini di prescrizione. L’imputato potrà rifiutarlo e non si applica se è già chiuso il dibattimento. Viene inoltre data priorità ai processi che prevedono il rito per direttissima, quelli con imputati detenuti e quelli per reati più gravi, come mafia, terrorismo, ma anche incidenti sul lavoro e circolazione stradale, immigrazione clandestina e reati puniti con pene superiori ai quattro anni e quelli nei quali ci sono casi di recidiva reiterata. Saranno i capi degli uffici giudiziari, alla luce di questo elenco di reati considerati prioritari, a stilare un elenco proprio del quale dovranno essere informati il Consiglio Superiore della Magistratura e il ministro della Giustizia.
AGGRAVANTE DI CLANDESTINITÀ - Per lo straniero presente irregolarmente in Italia e che delinque le pene verranno aumentate di un terzo. L’aggravante viene applicata sia agli extracomunitari che ai cittadini stati membri dell’Unione europea irregolarmente presenti in Italia.
UTILIZZO MILITARI NELLE GRANDI CITTÀ - 3000 soldati avranno compiti di pubblica sicurezza nelle grandi città per ’specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, per un periodo di sei mesi (al massimo rinnovabile per un anno). I soldati saranno a disposizione dei prefetti e saranno impiegati in 10 città e affiancheranno forze di polizia nel controllo del territorio, in aree metropolitane o comunque densamente popolate, per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, perlustrazione e pattugliamento. Saranno utilizzati principalmente carabinieri già impiegati in compiti militari all’estero o comunque volontari specificamente addestrati.
ESPULSIONI PIÙ FACILI - Tutti gli stranieri che siano stati condannati a una pena superiore a due anni (fino ad oggi era di 10 anni)saranno espulsi, ed espulsione immediata per gli stranieri comunitari o clandestini che delinquono o (comunitari, dopo due mesi di permanenza nel nostro Paese) che non sono in grado di dimostrare una fonte lecita di guadagno. Per questi è previsto il rito per direttissima ed è abolito il patteggiamento in fase di appello.
CARCERE E CONFISCA DEGLI IMMOBILI AFFITTATI A CLANDESTINI - Carcere da 6 mesi a 3 anni e confisca degli immobili ceduti a titolo oneroso a clandestini e irregolari, nel caso in cui il proprietario ne derivi un ’illecito profittò (restano fuori le badanti e colf alloggiate nelle case dei datori di lavoro). Con la condanna scatta anche la confisca del bene.
ERGASTOLO PER CHI UCCIDE PUBBLICO UFFICIALE E PIÙ REATI SENZA SOSPENSIONE CARCERE - Ergastolo a chi uccide un agente e stretta sulla custodia cautelare. Per chi uccide un agente delle forze dell’ordine in servizio (poliziotti, carabinieri, finanzieri e altri agenti di pubblica sicurezza) la massima pena prevista sarà quella dell’ergastolo. Inoltre, aumenta il numero dei reati per i quali non è concessa la sospensione della pena detentiva. Rimarrà in carcere chi commette atti osceni, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, furto e tutti i delitti aggravati dalla clandestinità, ma anche chi spaccia sostanze stupefacenti e psicotiche. Per chi è incensurato non scatteranno più in maniera automatica le attenuanti generiche.
CONFISCA BENI PATRIMONIALI DI ORIGINE MAFIOSA E NO A GRATUITO PATROCINIO - Vengono inserite norme per la confisca dei beni di origine mafiosa o di provenienza illecita o la cui consistenza risulti sproporzionata al proprio reddito dichiarato o alla propria attività economica. Sempre in tema di lotta alla mafia vengono ampliati i poteri di coordinamento del procuratore nazionale antimafia anche in materia di prevenzione. Infine, i mafiosi già condannati non potranno più avvalersi del gratuito patrocinio.
PIÙ POTERI A SINDACI E PREFETTI - Sono ampliati i poteri dei sindaci dei prefetti in tema di ordine pubblico e sicurezza urbana, prevedendo inoltre una collaborazione tra polizia locale e statale. Il sindaco potrà adottare provvedimenti ’contingenti e urgentì per fronteggiare ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. Il prefetto può intervenire con proprio provvedimenti in caso di inerzia del sindaco e di predisporre gli strumenti necessari all’attuazione delle iniziative adottate dal sindaco per la sicurezza pubblica. Il sindaco segnala alle autorità competenti gli stranieri irregolari da espellere.
LOTTA ALLA CONTRAFFAZIONE - Vengono introdotte norme specifiche in materia di distruzione delle merci contraffate.
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a cura di:
Castellammare di Stabia (NA)
COME GIA’ SCRITTO IN UN PRECEDENTE ARTICOLO, IERI SI E’ VOTATO AL SENATO IL LODO SCHIFANI-ALFANO-BERLUSCONI!!! … PROPRIO DUE GIORNI IL CAPOGRUPPO DELLA PDL MAURIZIO GASPARRI HA TUONATO IN TV DICENDO CHE QUESTA ERA UNA LEGGE IMPORTANTE E LEGITTIMA VISTO CHE C’ERA UNA LEGGE DEL GENERE IN TUTTI I PAESI EUROPEI E DEL MONDO TRANNE CHE IN ITALIA!!! INOLTRE DICHIARAVA CHE SEMPRE IN ITALIA LA MAGISTRATURA, DEFINITA DALLO STESSO “CLOACA”, HA SEMPRE PERSEGUITATO UNA PERSONA … IL PREMIER SILVIO Berlusconi, PERALTRO, COME DICE ANCORA LUI, SEMPRE ASSOLTO!!! … IO SOTTOLINEO: ASSOLTO PER DECORRENZA DEI TERMINI O PER LEGGI AD PERSONAM FATTE NELLA PASSATA LEGISLATURA!!! … FROTTOLE SU FROTTOLE, USANDO UN EUFEMISMO PER NON ESSERE VOLGARI!!!, VOMITATE DURANTE OGNI INTERVISTA TV!!! AH LE TELEVISIONI COME SONO IMPORTANTI PER QUESTE COSE NON CREDETE?!?! … IERI AL SENATO HO SEGUITO LA FARSA GROTTESCA DEL DIBATTITO FRA OPPOSIZIONE E MAGGIORANZA!!! UNA FARSA PERCHE’ LA MAGGIORANZA PREPONDERANTE DEL CENTRO-DESTRA NON DAVA POSSIBILITA’ DI DIBATTITO E DI DIALOGO!!! LORO IN QUESTO MOMENTO FANNO E BASTA!!! E ALLORA MI RIVOLGO A VELTRONI: COMINCIA A FARE SERIAMENTE OPPOSIZIONE!!! UN’OPPOSIZIONE DURA E SENZA SCONTI DI COLPI!!! E TU PRESIDENTE NAPOLITANO: COMINCIA A SONNECCHIARE MENO E AGISCI SECONDO I TUOI POTERI!!! … DI SEGUITO RIPORTO L’ART. 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA CHE IERI E’ STATA MANDATO IN SOFFITTA DAL GOVERNO … ART. 3 DELLA COSTITUZIONE RIPOSA IN PACE … AMEN!!! >___<
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Il premier a ruota libera nell'incontro con i senatori della Pdl a Palazzo Madama
Sì al federalismo "con garanzie per il sud". Pdl "partito unico" prima di Europee
Berlusconi: "Grazie al Lodo
non mi sento più perseguitato"
Avanti con le riforme. Pace fatta con Bossi "uomo di grande raziocinio e lealtà"
Diaologo? "Se lo vogliono, per me non è un cruccio". Bonus bebè e meno tasse
Bossi e Berlusconi
ROMA - E ora non si sente più "perseguitato". Prima conseguenza: il sabato potrà lavorare per il paese e non "perdere tempo" con i suoi avvocati. Il premier sembra radioso, così lo raccontano i suoi senatori, a poche ore dall'approvazione dello scudo penale per le quattro più alte cariche dello stato e dalla firma del Presidente della Repubblica che ha messo l'ok finale alla legge. Berlusconi è a un incontro con i suoi senatori a Palazzo Madama che in queste ore gli ha "regalato" due traguardi importanti: il Lodo e il pacchetto sicurezza. Il premier parla di tutto, rassicura su Alitalia ("stiamo lavorando"), dice la sua sul caso Englaro ("è giusto intervenire", cioè sollevare il conflitto di attribuzioni previsto la prossima settimana), sul federalismo ("bisogna tener conto delle esigenze delle regioni del sud") e sul dialogo col Pd.
"Non sono più perseguitato". "Ora il sabato potrò lavorare tranquillamente e non stare con i miei avvocati..." dice Berlusconi ai senatori che ha voluto ringraziare personalmente per il lavoro di questi giorni. "Non vorrei parlare dei magistrati - ha sottolineato il premier - ma mi avete liberato... Ora non verrò più perseguitato, da quando sono sceso in politica ho dovuto far fronte a 2.502 udienze".
Il Presidente del Consiglio ha anche scherzato sul provvedimento approvato dal Senato ieri: "Così facendo - ha detto Berlusconi -, avete licenziato Ghedini e i suoi collaboratori...". Berlusconi ha ribadito che il Lodo Alfano "è un provvedimento assolutamente giusto".
Federalismo & riforme. La maggioranza andrà avanti sulle riforme. "Da settembre - ha spiegato Berlusconi - porteremo in Parlamento una serie di disegni di legge" per procedere sul federalismo, la riforma costituzionale e la giustizia ("La mancanza di certezza nei processi civili blocca gli investimenti dall'estero"). Nei gazebo, nelle piazze, sarà distribuito un manifesto "con le cose fatte e quelle ancora da fare". "Siamo convinti della necessità di dar vita al federalismo fiscale, ma bisognerà tener conto delle ragioni, delle esigenze e di tutte le regioni meridionali che devono essere salvaguardate" ha sottolineato il premier.
Pace fatta con la Lega. E massima stima per Umberto Bossi dopo le tensioni nella maggioranza per i suoi insulti all'Inno di Mameli e agli insegnanti che vengono dal sud. Il premier lo descrive come uomo di "grande raziocinio e straordinaria lealtà". Il fatto è che quando Bossi è in un teatro, se qualcuno la spara grossa lui deve spararla più grossa ancora. Così il premier Silvio Berlusconi ha dipinto il leader del Carroccio descrivendo il Senatur come un "animale da popolo": "Ma non dobbiamo preoccuparci - ha aggiunto - e in ogni caso nella coalizione siamo noi, essendo il partito maggiore, a dover mostrare più responsabilità".
Elezioni europee: sbarramento al 5%. Per le prossime elezioni europee il premier pensa a una legge elettorale con liste bloccate ("per mandare a Bruxelles i tecnici") e sbarramento al 5%. E se l'opposizione chiedesse il 4%, il governo direbbe no. Lo sbarramento al 5% servirebbe anche a "limitare le spese che ora arrivano fino a 3 milioni di euro. Porterà a una maggiore trasparenza nella raccolta di fondi e darà alla maggioranza una squadra di 'specialisti' preparati a livello europeo che aiuteranno l'Italia a contare di più con un forte blocco di centrodestra".
Tasse e bonus bebè. Tra le promesse elettorali non
mantenute per mancanza di fondi Berlusconi cita il bonus bebè. "Si farà perchè è una promessa - assicura il premier - raccontando che molto spesso, di fronte a gente che per strada chiede conto dei mille euro per la nascita di ciascun bebè italiano, per non sentirsi in colpa lui tira fuori di tasca propria il denaro. Ma si può fare sempre" ha concluso il premier. Per il resto aesso la priorità è "ridurre le spese" dello Stato, poi il Governo "taglierà le tasse". Il premier ha ripetuto la sua intenzione di affidare a delle "agenzie esterne" la razionalizzazione delle spese di ogni Ministero. Dunque "ora una due diligence per abbattere l'inefficienza della pubblica amministrazione". Subito dopo - ha concluso il Presidente del Consiglio - "ci occuperemo di come ridurre le tasse".
Dialogo sì ma senza offese. Il dialogo con l'opposizione va bene ma Silvio Berlusconi non intende mostrare disponibilità illimitata di fronte ad un centrosinistra che in realtà non ha interesse a confrontarsi sul serio. Quindi no al dialogo "con offese a correnti alternate". Più in generale il premier ha detto comunque di non farsene "un cruccio" anche perchè "sono loro che devono venire da noi". Lo dicono i sondaggi: "Il gradimento verso il Governo è al 59,9%", mentre il gradimento verso il Presidente del Consiglio "è a 62,5%", il "maggior gradimento nella storia".
Pdl partito unico. "Entro febbraio, prima delle elezioni europee, è necessario che la Pdl sia un partito unico" ha detto Berlusconi a proposito della nascita del partito unico e dello scioglimento di Fi e An, "lo vogliono gli elettori". limitare le spese che ora arrivano fino a 3 milioni di euro, porterà a una maggiore trasparenza nella raccolta di fondi e darà alla maggioranza una squadra di 'specialisti' preparati a livello europeo che aiuteranno l'Italia a contare di più con un forte blocco di centrodestra.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Ultima modifica di Redazione il Ven 25 Lug, 2008 06:01, modificato 1 volta in totale
BERLUSCONI:
CONTRO DI ME PERSECUZIONE INACCETTABILE
ROMA - "Quando la finirete di non capire o di far finta di non capire che contro di me c'é stata una persecuzione inacettabile, sarà sempre troppo tardi". Lo ha detto, rivolto ai giornalisti, il premier Silvio Berlusconi dopo l'incontro a Palazzo Chigi con il premier della Repubblica di Malta Lawrence Gonzi.
LODO E' MINIMO CHE DEMOCRAZIA POSSA FARE
"Il Lodo Alfano, è il minimo che una democrazia potesse apprestare a difesa della propria libertà", ha continuato Berlusconi. A chi gli chiedeva se si avvarrà del Lodo Alfano, il presidente del Consiglio si è limitato a rispondere "avevo già detto inutilmente che non mi sarei avvalso della clausola sospendi processi che è stata chiamata salva premier".
SENZA LODO AVREI AVUTO UDIENZE A GIORNI ALTERNI
"Contro di me c'é stata una persecuzione che è durata 14 anni e il presidente del Consiglio dal 30 giugno al 15 luglio sarebbe dovuto andare in udienza un giorno sì ed un giorno no, oltre alle 2.503 udienze sostenute negli ultimi 14 anni. Quindi non avrebbe potuto né convocare il Consiglio dei ministri, né andare al G8", ha detto il premier. In Italia, ha aggiunto il premier, "c'é una parte della magistratura si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni e la volontà del popolo italiano. Quindi il lodo di cui si parla è il minimo che una democrazia possa apprestare in difesa della propria libertà".
Mancino:
ferita a toghe nuoce a democrazia
ROMA - "La democrazia si regge se la magistratura è autonoma e indipendente. Ogni ferita che si arreca all' ordine giudiziario nuoce alla democrazia". Lo ha sottolineato il vice presidente del Csm Nicola Mancino nell' intervento che ha tenuto per chiedere il rinvio della discussione al Csm sul documento che accusa il premier di aver denigrato i magistrati del suo processo.
''Anch'io voglio mantenere serenita'. Il mio rapporto con il Capo dello Stato e' di piena assonanza''. Mancino risponde cosi' a chi gli chiede se nella scelta di rinviare in autunno la discussione in plenum sul documento che riguarda il presidente del Consiglio abbia pesato l' auspicio espresso dal Presidente della Repubblica per una distensione dei rapporti tra politica e magistratura.
''Condivido metodo e contenuto delle riflessioni ad alta voce del Capo dello Stato - ha sottolineato Mancino - e io stesso sono venuto qui al Csm come espressione dell' esigenza di un raccordo tra politica e giustizia''.
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BERLUSCONI: CON LODO ALFANO
E' SALVA LA LIBERTA' DI GOVERNARE
(di Milena Di Mauro)
ROMA - "Non lo so". Risponde così Silvio Berlusconi a chi gli chiede se si avvarrà del Lodo Alfano, lo scudo che protegge le quattro più alte cariche dello Stato dai processi durante il loro mandato. Di certo il premier annota che "il lodo è il minimo che una democrazia possa apprestare in difesa della propria libertà" in un Paese come il nostro. Ma poi basta leggere le sue parole per capire che il Cavaliere intende governare ed affrancarsi con ogni mezzo dalla "persecuzione" che gli ha legato per 14 anni le mani, con 2503 processi. Parlando in terza persona di sé stesso, Berlusconi osserva perciò che senza il lodo "il Presidente del Consiglio sarebbe dovuto andare in udienza, dal 30 giugno al 15 luglio, un giorno sì ed uno no e quindi non avrebbe potuto convocare consigli dei ministri né andare al G8". Ma il punto centrale, per il premier, non è stare a discettare sulla sua volontà di utilizzare o meno sullo scudo. Quello che importa è invece capire una volta e per tutte che contro di lui c'é stata per un decennio da parte dei magistrati una "persecuzione inaccettabile". Perseguitato: così si sente Berlusconi.
E dopo averlo confidato ai senatori del Pdl, il premier lo dice a voce alta, che dalla Spagna arriva la notizia della assoluzione "con formula piena e perché il fatto non sussiste" di otto persone coinvolte nel processo Telecinco. "Dopo dieci anni di persecuzioni e di fango gettato addosso a me, ai miei uomini e al mio gruppo nel processo di Garcon, su spinta materiale della procura milanese, voglio vedere ora chi dirà qualcosa...", recrimina il Cavaliere. "Chi risarcirà la mia immagine sporcata per dieci anni su tutti i giornali del mondo? - si chiede - Chi risarcirà le spese per gli avvocati, di trasporto e di trasferta? Nessuno. Io spero che qualcuno venga a chiedere scusa, ma so che non sarà così". Perciò che lo scudo del Lodo Alfano lo protegge, il Cavaliere non abbassa la guardia contro "quella parte della magistratura che si è data il compito di sovvertire il risultato delle elezioni e la volontà del popolo italiano". E attacca chi mistifica. "Avevo già detto inutilmente e pubblicamente - perde la pazienza - che non mi sarei avvalso della clausola che dava alla magistratura la possibilità di sospendere per un anno i processi anteriori al 2000 per dare la precedenza a quelli di grave allarme sociale. Quella clausola è stata chiamata blocca-processi, quando era invece esattamente il contrario. E' stata definita salva-premier, quando io avevo detto che non me ne sarei avvalso...". E ce n'é anche per i giornalisti, contro i quali il premier punta il dito: "Sarà sempre troppo tardi quando la finirete di non capire, o di far finta di non capire, che contro di me c'é stata una persecuzione inaccettabile".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Italia ed Israele sono due paesi amici e alleati e due solide democrazie occidentali. Nel tempo (lasciando sullo sfondo altri temi) hanno spesso avuto problemi di corruzione politica. Che affrontano in maniera diametralmente opposta. Infatti…
La carriera politica del primo ministro israeliano Ehud Olmert è al capolinea. Plurinquisito per corruzione uscirà di scena e dichiara: “sono orgoglioso di essere cittadino di un paese in cui anche un primo ministro può essere indagato dalla polizia come un semplice cittadino”.
La carriera politica del primo ministro italiano Silvio Berlusconi non è al capolinea. Plurinquisito per corruzione non uscirà di scena e dichiara: “Io penso che il lodo Alfano sia il minimo che una democrazia possa apprestare a difesa della propria libertà”.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
La data di oggi è Gio 24 Mag, 2012 21:03 • Tutti i fusi orari sono UTC + 1 Hour [Ora Legale]
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