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Docenti, a Brescia 500 posti in meno di F. Sandrini
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 Docenti, a Brescia 500 posti in meno di F. Sandrini
Giovedì 26 Marzo : 2009 Francesca Sandrini
Docenti, a Brescia 500 posti in meno
Secondo le stime dei sindacati sulla base delle tabelle con le quali il Ministero ha definito i tagli sugli organici
Ma i sindacati sono preoccupati anche per i tagli previsti sul personale Ata
Cinquecento posti di insegnante in meno. Ancora una volta si tratta di una stima, ma finalmente su base concreta: le tabelle che per ora il Ministero dell’istruzione ha messo a disposizione dei sindacati e che presto saranno allegate all’atteso decreto sugli organici per l’anno scolastico 2009/2010, lo strumento con il quale gli uffici scolastici provinciali calcolano il numero dei docenti necessari per attivare l’offerta formativa richiesta dalle famiglie. Un’operazione, quest’ultima, per la quale però serve un ulteriore passaggio: l’assegnazione dei posti agli Usp da parte degli Uffici scolastici regionali, che a tal fine si avvarranno proprio delle tabelle ministeriali. Come dire che gli Usp faranno i loro conti mettendo insieme la disponibilità di insegnanti espressa a livello regionale e le esigenze manifestate a livello provinciale.
I numeri del Ministero
Intanto il Ministero ha confermato il taglio di 42mila posti per il prossimo anno scolastico decisi con la Legge Finanziaria - ma articolandolo in due tempi - e ha disegnato la mappa regionale per i primi 37mila. Per quanto riguarda la Lombardia, i posti tagliati saranno 3.999, il 10,8% del totale. Quanto alla provincia di Brescia, in attesa delle indicazioni della Direzione regionale, i sindacati stimano che nell’anno scolastico 2009/2010 dovrebbero venir meno circa 500 posti di insegnante, cui vanno aggiunti quasi 200 posti di personale Ata. Enrico Franceschini, segretario della Cisl Scuola, spiega come si arriva a questi numeri, avvertendo però che sono «ipotesi»: «Di solito l’organico di Brescia corrisponde a un ottavo di quello della Lombardia, per cui possiamo dire che dei 696 posti in meno previsti nella Scuola primaria lombarda i bresciani saranno circa 90; dei 2.255 nella Secondaria di primo grado, circa 300; e dei 1.047 della Secondaria di secondo grado un centinaio. E questo - sottolinea Franceschini - soltanto per il prossimo anno scolastico, il primo del piano di tagli che è triennale».
Ma non è tutto. Perché i tagli - che secondo il segretario bresciano della Cisl Scuola sono il risultato di un «mero calcolo matematico e non hanno tenuto in considerazione il tempo scuola chiesto dalle famiglie» - riguarderanno anche il personale Ata, rispetto al quale i sindacati esprimono particolare preoccupazione: «In tre anni nel Bresciano verranno meno 550 posti, temiamo per il funzionamento delle scuole della provincia».
Il provveditore ridimensiona l’allarme
Ridimensiona l’allarme il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Giuseppe Colosio, chiarendo innanzitutto che «tagliare posti» non significa «licenziare». E promette: «Nelle scuole bresciane, dove il numero degli insegnanti di ruolo è inferiore a quello dei posti da coprire, nessuno perderà il lavoro. Semplicemente potranno esserci degli spostamenti da una scuola all’altra, che coinvolgeranno innanzitutto i precari, ovvero quei docenti ai quali di solito diamo un incarico annuale proprio per coprire tutti i posti». Subito dopo i precari, vengono gli «ultimi arrivati»: «Nelle scuole - spiega ancora il provveditore - esiste una graduatoria interna basata sostanzialmente sull’anzianità di servizio, per cui in caso di spostamenti i primi a essere coinvolti sono i più "giovani"». La prassi, insomma, non è nuova, ridimensiona Colosio. E ai sindacati lancia un messaggio: «Al di là dell’allarme, si diano da fare per far valere a livello regionale le ragioni di Brescia, da sempre virtuosa nella gestione delle risorse».
nu.ri ha scritto: Il dirigente scolastico: «C’è troppa incertezza»
Tanti interrogativi, tante incertezze e un piano formativo in bianco, ancora in attesa di essere compilato.
Rosa Maria Quaranta, dirigente scolastico della scuola media statale «Carducci, Marconi, Caionvico», descrive così il clima che si respira negli ultimi giorni in Sala docenti, esito dei tagli annunciati dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: «La cosa che più preoccupa è non sapere, tutto è aleatorio e sospeso - racconta -, nessuno ci ha dato indicazioni certe e questo genera una forte sensazione di impotenza e di continui dubbi irrisolti. E chissà poi se si risolveranno mai». Anche la voce è rassegnata, poiché «quel che è certo è che, dal prossimo anno, ai nuovi iscritti non sarà più possibile offrire le stesse opportunità degli studenti già in corso».
I laboratori ad indirizzo proposti finora, ad esempio, spariranno. «Ma quel che non mi so proprio spiegare - precisa - è l’ora alternativa di religione, oppure quella di alfabetizzazione, o ancora la questione dei docenti di italiano». Le nuove disposizioni infatti prevedono, per le scuole medie, la diminuzione a nove ore per l’insegnamento della lingua italiana alle quali andrà ad aggiungersene una decima supplementare: «Ma chi si occuperà di quest’annunciata ora integrativa? Anche questo rimane un’incognita e noi non possiamo far altro che aspettare e stare a vedere che succede». Poi, c’è il capitolo delle classi a tempo prolungato: «Nell’anno in corso sono due, ma non potranno essere confermate poiché non sarà possibile per i docenti far fronte anche alle ore previste per le attività extracurriculari, quindi niente più 33 ore». Infine, l’amara considerazione: «E noi in Lombardia siamo anche i più fortunati».
n.f. ha scritto: La maestra precaria: «Il futuro mi preoccupa»
Un attacco alla scuola pubblica in cui si punta al risparmio e non alla qualità.
Ecco la riforma Gelmini spiegata da B., oggi maestra elementare precaria, «l’anno prossimo chissà».
Perché «già prima non era semplice, ma d’ora in poi la questione diventa ingestibile sia dal punto di vista occupazionale e penso soprattutto a chi ha famiglia, insegna da anni e si troverà disoccupato, sia dal punto di vista educativo»: sono tanti, insomma, i «ma» di chi nella scuola vive ogni giorno, facendo i conti con le esigenze degli alunni, l’offerta formativa, il problema dell’integrazione.
E che guarda «con forte, fortissima preoccupazione» alla rivoluzione ormai alle porte.
«Mi domando, come si farà senza le ore di compresenza? Spesso sono le più preziose, poiché consentono alla classe di colmare le lacune di alcuni, senza per questo fermare il programma intero» spiega B., conscia e disillusa dal fatto che «in realtà, per quanto ci si possa lamentare, non esiste alcuna alternativa o possibilità di scelta».
Se poi si accenna alla parola «futuro», le parole diventano sempre meno: «Non c’è nulla da dire, l’instabilità regna sin da ora ed è concreta per chi ha già alle spalle anni di supplenze e di insegnamento, figuriamoci per me che sono alle prime armi».
Poi, una pausa e uno sbuffo: «Mi si prospetta una gavetta interminabile e non potrò mai sperare in una stabilità economica».
Ma ad allarmare maggiormente è l’esito della Riforma: «Altro discorso è il tempo prolungato, inteso come progetto didattico basato sulla diversificazione delle proposte e sulla possibilità di sviluppare le peculiarità di ogni alunno. E che dall’anno prossimo non si potrà più attuare».
I NUMERI ITALIANI
Le tabelle ministeriali prevedono il taglio complessivo di 37.101 posti, il 40% dei quali in quattro regioni del Sud: Campania (5.645), Sicilia (5.020), Puglia (3.646) e Calabria (2.492). Numeri alti anche in Lombardia (3.999), Lazio (2.794), Veneto (2.237) e Piemonte (2.175)
I NUMERI BRESCIANI
A Brescia si stima che nel prossimo anno scolastico saranno tagliati 500 posti di insegnante, un ottavo di quelli lombardi: circa 90 alla Scuola primaria, circa 300 alla Secondaria di primo grado e un centinaio nella Secondaria di secondo grado. Ma tagli sono previsti anche per il personale Ata
CHE COSA SUCCEDE ORA
Gli Uffici scolastici provinciali attendono il decreto del Ministero sugli organici per calcolare il numero di insegnanti necessari per attivare l’offerta formativa richiesta; e i posti assegnati dalle Direzioni regionali in base alle tabelle ministeriali
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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#1 Gio 26 Mar, 2009 06:24 |
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