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steve
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 Don Dessì: dossier
Lunedì, 22 Settembre : 2008 www.parmaok.it
Don Dessì, in appello il pm chiede
conferma della condanna a 12 anni
PARMA, 22 SETTEMBRE - Il pm chiede davanti alla corte d’appello di Bologna la conferma della condanna a 12 anni per don Marco Dessì. Il 12 maggio dello scorso anno il gup Roberto Spanò aveva ritenuto il sacerdote sardo colpevole di violenza sessuale ai danni di tre ragazzi di una comunità in Nicaragua.
Oggi in aula l’avvocato Marco Scarpati, che assiste le parti offese, ha ricordato come il sacerdote “non ha mai dato segno di pentimento o contrizione, mai chiesto scusa, mai avvicinato le parti per chiedere scusa, ma al contrario le ha anche minacciate”.
Il pm, nel corso della sua requisitoria, durata un’ora, ha detto che la condanna a 12 anni è dura ma giusta e ha analizzato rapidamente tutto il materiale probatorio raccolto dal pm Lucia Russo (in base al quale si era giunti alla condanna di primo grado a Parma).
Il 31 ottobre prenderanno la parola i difensori e poi la corte dovrebbe riunirsi in camera di consiglio per raggiungere un verdetto.
Oggi la Corte ha respinto alcune richieste dei difensori, che volevano introdurre nuovo materiale probatorio, in particolare un passaporto che a dire dei legali smentirebbe che una delle vittime all'epoca di una presunta molestia si trovasse nella città dove aveva detto di essere.
VICENDA SCONVOLGENTE
Quella di don Dessì è stata una vicenda che ha destato molto clamore e sgomento. Il sacerdote era noto per il suo impegno per raccogliere fondi per la sua comunità in Nicaragua ed era sostenuto da alcune associazioni di volontariato.
Le successive indagini hanno portato tra l'altro alla scoperta di centinaia di file pedopornografici nel computer del sacerdote, poi arrestato il 4 dicembre 2006.
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#1 Lun 22 Set, 2008 23:31 |
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steve
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 Re: Sconto di pena per don Dessì. 9 anni.
Sabato 21 Marzo : 2009 Da La Nuova Sardegna del 21/03/2009, pag. 4, di mauro lissia
"Non è stato un complotto,
don Dessì stuprava bimbi"
Sardegna «Non è stato un complotto, don Dessì stuprava bimbi» Agli atti delprocesso i racconti raggelanti delle violenze sessuali commesse a Betania Dopo lo sconto di pena, la Cassazione
CAGLIARI. La tesi del complotto, una rete di accuse che avrebbe finito per soffocare la resistenza difensiva di don Marco Dessì, non regge alla prova degli atti processuali: a denunciare gli abusi sessuali commessi dal missionario di Villamassargia sui ragazzini della comunità di Betania, in Nicaragua, sono stati testimoni esterni «del tutto estranei ai fatti». Soltanto dopo quelle denunce le indagini della Procura di Parma hanno messo in luce attraverso i drammatici racconti delle vittime una sequenza terrificante di episodi, che dai verbali degli incidenti probatori e degli esami testimoniali emergono affollati di dettagli sconvolgenti. E quando il quadro dei fatti era già definito, è saltato fuori il computer del sacerdote con quelle 1400 immagini pedopornografiche, una sorta di sigillo per un fascicolo d’indagine già ricco di elementi difficilmente smentibili. Infine l’impegno di don Dessì, dimostrato dalle conversazioni telefoniche intercettate, di «neutralizzare con ogni mezzo» chi l’accusava e di cercare una copertura politica «presso persone influenti» del Nicaragua, con chiari tentativi di corrompere la polizia locale «nella consapevolezza della veridicità dei fatti storici che le prove tendevano a riprodurre».
Nella motivazione della sentenza emessa il 30 ottobre dalla corte d’appello di Bologna, i giudici - presidente Stefano Valenti, consiglieri Alberto Pederiali e Iolanda Ricchi - ricalcano punto per punto l’analisi compiuta dal gup di Parma il 23 maggio 2007 ma arrivano comunque a uno sconto della pena da infliggere a don Marco: da dodici a nove anni di carcere. Trovano insomma un punto di equilibrio, com’è spiegato nelle ultime pagine, tra la pena edittale stabilita per i reati commessi e le richieste dei difensori Pierluigi Concas e Massimo Jasonni, decisi fino all’ultimo a smontare una ricostruzione accusatoria basata - hanno sempre sostenuto i legali - su racconti contradditori e condizionati. Ma lo sconto di pena non è stato concesso perchè il missionario più potente del Nicaragua merita le attenuanti generiche, piuttosto per una diversa valutazione sulla gravità - peraltro riconosciuta e confermata - dei fatti addebitati al religioso. Fatti che abbracciano quasi vent’anni di attività di don Dessì nella comunità di Betania a Chinandega, dove un oscuro missionario arrivato dalla lontanissima Sardegna era riuscito a costruire un munitissimo centro di potere, legato alla politica alta e a personaggi in grado di garantire una sorta di immunità a chi lavorava a Betania. Grazie a quest’immunità - risultata poi solo apparente - don Dessì poteva trattare i bambini («soltanto quelli da otto a tredici anni, poi perdeva l’interesse sessuale») come fossero oggetti di piacere a sua disposizione. Il tutto in una comunità dove il privilegio di ambienti comodi, con l’aria condizionata e la tv digitale, veniva riservato al sacerdote. Che agli ospiti - quelli che poi lo denunceranno - offriva cibi prelibati in tavole apparecchiate senza risparmio, mentre i bambini mangiavano «solo riso, quasi sempre contenuto in tegami coperti di mosche».
La motivazione dei giudici di Bologna elenca minuziosamente i racconti delle sei vittime accertate e sono racconti inquietanti. Bambini oggi adulti riferiscono ogni sorta di violenza sessuale, le fasi delle testimonianze raccolte da specialisti sembrano quelle di un film hard: «Io gli dicevo di smetterla - racconta una delle piccole vittime - perchè mi faceva male e lui mi diceva che dovevo stare calmo e continuava, continuava... io piangevo e lui ‘che bello, come mi piace’. E quando non ce la facevo più lui diceva ‘sì, aspetta un attimo che adesso finisco...». Sembra impossibile, ma il protagonista di queste performance agghiaccianti è un prete per anni sostenuto da un’intensa rete di solidarietà internazionale, finanziato da associazioni benefiche italiane, rispettato dal Vaticano che però poi, con apprezzabile dimostrazione di rigore, lo sospenderà dal sacerdozio affidandolo alle cure investigative della Procura di Parma.
La motivazione dei giudici di secondo grado non mette fine al processo ma ne apre la terza parte, che avrà luogo davanti alla Corte di Cassazione. Davanti ai magistrati di piazza Cavour a Roma i difensori si batteranno nel tentativo di accreditare all’imputato un nuovo sconto di pena legato all’interpretazione delle norme e alla validità delle procedure.
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#2 Sab 21 Mar, 2009 12:36 |
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steve
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 Re: Don Dessì: dossier
Mercoledì 25 Marzo : 2009
http://giornaleonline.unionesarda.i...rticolo=2334720
Villamassargia Processo al sacerdote
In Cassazione dopo la condanna per abusi sessuali
Domenica 22 marzo 2009
A pproda in Cassazione la vicenda di padre Marco Dessì, il sacerdote di Villamassargia condannato per pedofilia a Bologna. Il suo difensore, avvocato Pierluigi Concas, ha annunciato che impugnerà la sentenza emessa nell'ottobre scorso dalla Corte d'Appello di Bologna. Obiettivo: far ottenere all'imputato almeno un ulteriore sconto di pena.
Per ora, restano comunque agli atti i verdetti dei due precedenti giudizi. Secondo i quali, Padre Marco Dessì ha commesso abusi sessuali nei confronti dei bambini che ospitava nell'orfanotrofio di Chinandega, in Nicaragua. Anche la sentenza di appello, emessa dai giudici di Bologna, ha confermato, dopo quella di Parma, le gravissime responsabilità del missionario, condannato a 12 anni di carcere in primo grado, a 8 anni in secondo. Violenza sessuale ai danni di minori e possesso di materiale pedopornografico (1400 fotografie) i reati che la magistratura ha ritenuto provati, aldilà di ogni ragionevole dubbio. Mentre ha ritenuto inattendibile la linea difensiva adottata dall'imputato, che si ritiene vittima di una congiura ordita ai suoi danni da quei bambini (oggi adulti) che lo accusano di averli sottoposti ad atroci sevizie proprio nel momento in cui erano più deboli e indifesi. Si tratta infatti di minori abbandonati in strada nel Nicaragua degli anni '80-'90. Piccoli, orfani e affamati, che don Marco accoglieva nella missione realizzata a Chinandega con i fondi raccolti in Sardegna e nelle penisola. Ben presto però i bambini si rendevano conto che dovevano pagare a caro prezzo quella ospitalità: il loro benefattore durante la notte li portava nella sua camera e li costringeva a subire umilianti sevizie. Inutili le suppliche dei bambini perché si fermasse, o avesse pietà. Chi protestava veniva espulso dalla missione o perdeva benefici, come far parte del coro e prendere parte a viaggi all'estero per raccogliere fondi.
Queste cose le vittime le hanno raccontate ai giudici di Parma, che hanno condotto l'inchiesta. Confessioni sconvolgenti, rese fra le lacrime: il terrore delle visite notturne, le torture, le minacce per imporre il silenzio, i sensi di colpa che le vittime si portano dentro ancora oggi. Don Marco ha sempre assistito impassibile agli interrogatori, «Durante tutta l'inchiesta, non ho mai sentito la sua voce» dichiarò il Pm Lucia Russo dopo il processo di primo grado. Ma né lei né il Gup Roberto Spanò si limitarono a prendere per buone le accuse delle vittime. Cercarono e trovarono infatti numerose testimonianze proprio fra quei volontari che, in Sardegna e nella penisola, sostenevano la missione Betania. Ma il suggello finale al quadro accusatorio lo diede proprio lui, don Marco, quando, non sapendo di essere intercettato, minacciava di morte i suoi accusatori o si proponeva di corrompere la polizia del Nicaragua per farli arrestare.
LUCIO SALIS
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#3 Mer 25 Mar, 2009 18:50 |
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 Re: Don Dessì: dossier
Giovedì 28 Maggio : 2009
Cassazione. Nuovo processo in appello per don Dessì
La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Bologna del 31 ottobre del 2008 che ha condannato don Marco Dessì.
Sarà necesario un nuovo processo di appello. Usciranno fuori da questo processo i fatti antecedenti all'11 agosto 1998, per i quali era necessaria una richiesta del Ministero della Giustizia.
Pertanto è prevedibile che presto don Dessì sarà completamente libero.
Altri aggiornamenti in questi giorni.
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#4 Gio 28 Mag, 2009 10:14 |
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steve
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 Re: Don Dessì: dossier
Giovedì 29 Maggio : 2009 http://ricerca.repubblica.it/repubb...L2PO_SL202.html
Citazione: Don Dessì presto in semilibertà?
la Nuova Sardegna — 28 maggio 2009 pagina 09 sezione: SARDEGNA
ROMA. Ci sarà un nuovo processo d’appello per don Marco Dessì(nella foto), il missionario di Villamassargia accusato di violenze sessuali nella comunità per orfani di Betania, a Chinandega in Nicaragua. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di Bologna del 31 ottobre 2008 - otto anni di carcere - con rinvio a un nuovo collegio d’Appello, ma soprattutto ha cancellato una parte del capo d’imputazione. I giudici hanno accolto pienamente l’eccezione avanzata dall’avvocato Pierluigi Concas(nella foto piccola) annullando senza rinvio le accuse riferite ai fatti avvenuti prima dell’11 agosto 1998, perchè fino a quella data per procedere contro un cittadino italiano che commette reati all’estero era indispensabile una richiesta del ministero della giustizia, che agli atti del procedimento non c’è. Poi l’articolo 604 del codice penale è stato modificato e la punibilità dei cittadini italiani all’estero è divenuta incondizionata. Ma per i fatti successivi i giudici - in linea con le richieste del procuratore generale - hanno annullato la sentenza perchè sia un’altra corte, sempre a Bologna, a valutare le accuse rimaste in piedi ed eventualmente stabilire una pena congrua. Per don Dessì e per i suoi difensori - oltre Concas, l’avvocato Massimo Jasonni - è una vittoria clamorosa, che riapre una vicenda sepolta sotto due sentenze di condanna. E’ inevitabile che i prossimi giudici bolognesi accordino all’imputato un nuovo sconto sulla pena, se non altro perchè mancheranno nelle carte del giudizio alcuni fatti considerati accertati e comunque gravissimi dai primi giudici. Come dire che per il missionario sessantenne la speranza di acquistare presto almeno la semilibertà è una prospettiva tutt’altro che remota. I motivi del ricorso elaborati dagli avvocati Pierluigi Concas e Massimo Jasonni erano bastati a convincere il procuratore generale, che a conclusione del suo intervento ha chiesto l’annullamento della sentenza. Poi i giudici della terza sezione - presidente Ernesto Lupo - a tarda sera hanno confermato le valutazioni dell’accusa pubblica: il processo di secondo grado dev’essere rifatto daccapo. Don Dessì aveva già beneficiato dello sconto sulla pena accordato dai giudici di Bologna, dopo che quelli di Parma - il processo si è svolto con il rito abbreviato - il 23 maggio 2007 gli avevano inflitto dodici anni di reclusione giudicandolo colpevole di violenza sessuale nei confronti di minori e di possesso di materiale pedopornografico ora il missionario. Già la condanna a otto anni, stando ai calcoli dei difensori, prometteva di fargli ottenere la semilibertà nel giro di due, massimo tre anni. Ora la prospettiva di un terzo giudizio riaccende le speranze del religioso, che ha sempre assistito alle udienze in perfetto silenzio. La data del nuovo processo sarà fissata nelle prossime settimane. - Mauro Lissia
http://www.gazzettadiparma.it/prima..._annullata.html
28/05/2009 - Parma
Don Dessì, condanna annullata
Don Dessì, processo annullato. Clamorosa sentenza, quella emessa ieri dalla terza sezione penale della Cassazione.
I giudici romani hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna per quanto riguarda tutte le imputazioni relative ai fatti precedenti l'agosto '98. Processo da rifare, invece (annullamento con rinvio alla corte d'appello di Bologna) per gli altri episodi al centro del processo. Soddisfatto Masimo Jasonni, il legale del sacerdote: «Non è una novità per me che in un Paese in gravissima crisi istituzionale come il nostro la magistratura rappresenti un punto di riferimento morale e culturale, prima ancora che giuridico, di eccellenza». Lo scorso novembre la pena inflitta in primo grado dal gup di Parma a don Dessì era stata ridotta in appello: da 12 a 8 anni. Il sacerdote sardo era stato condannato il 23 maggio del 2007 dal gup Roberto Spanò a 12 anni per violenza sessuale su tre ragazzi della comunità di Chinandega, in Nicaragua, di cui era responsabile. Il processo d'appello si era chiuso con uno sconto di pena, dopo che il procuratore generale aveva chiesto la conferma del verdetto di primo grado. A Bologna il sacerdote aveva tentato - attraverso i propri legali - di dimostrare che nulla aveva a che vedere con quelle pesantissime accuse. Avendo scelto il rito abbreviato, in caso di condanna, aveva avuto diritto, come in primo grado, a uno sconto di un terzo della pena. Un'inchiesta complessa, quella condotta dal pm Lucia Russo, che delineò l'immagine di un sacerdote che raccoglieva fondi in tutto il mondo per assistere quei ragazzi di cui poi - secondo l'accusa - abusava. Nel computer di don Dessì furono trovati 1.440 file con immagini pedopornografiche: materiale che il prete - stando alle imputazioni - continuò a scaricare fino a due giorni prima dell'arresto, il 4 dicembre 2006. Le indagini partirono dopo le denunce, raccolte da alcuni volontari italiani, da parte di sei ragazzi nicaraguensi che poi si appoggiarono ad alcune associazioni, come «Rock no war» di Modena e «Solidando» di Cagliari. Nella prima udienza d'appello, la difesa di don Dessì aveva chiesto l'ammissione di nuove prove: documenti doganali che smentirebbero una delle vittime che avrebbe detto di essere stata molestata a Houston nel '98, quando invece all'epoca non si sarebbe trovata in quella città. Ma la Corte non aveva ammesso la documentazione. In appello era stato escluso dal giudizio il comune di Correggio, mentre erano rimasti confermati i risarcimenti danni alle due associazioni (10 mila euro) e alle vittime: 50 mila euro a testa per i tre ragazzi. Poche parole da parte dell'avvocato di parte civile Marco Scarpati: «Prendo atto e aspetto di leggere le motivazioni. Spero che non intervenga la prescrizione».
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#5 Ven 29 Mag, 2009 09:08 |
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