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Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi)
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Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi)
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Messaggio Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 



Mercoledì, 16 Aprile : 2008

Bolzano,
 Image
condanna in appello per sacerdote 44enne


BOLZANO - Due anni fa era stato assolto in primo grado, ma oggi la Corte d'Appello di Bolzano ha ribaltato la sentenza, arrivata dopo otto ore di Camera di Consiglio. Don Giorgio Carli, un sacerdote di 44 anni, è stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una sua ex parrocchiana, oggi 28enne, ma minorenne all'epoca dei presunti stupri. La giovane aveva rimosso le violenze, che sarebbero successivamente riemerse durante una lunga serie di sedute psicanalitiche, che le hanno causato diverse sofferenze fisiche e psicologiche.

Giovedì, 17 Aprile : 2008

Don Carli,
la cronaca del processo

di Mario Bertoldi (Alto Adige)

ImageOtto ore di camera di consiglio, poi il verdetto d'appello tanto atteso: don Giorgio Carli è stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale continuata e condannato a sette anni e mezzo di reclusione, 500 mila euro di risarcimento alla parte lesa (la ragazza che lo ha accusato a seguito dei ricordi emersi dopo una lunga psicoterapia), 100 mila euro di risarcimento ad ognuno dei genitori, 60 mila euro di rimborso per le spese di costituzione di parte civile, interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Erano le 22.38 di ieri sera quando il presidente Manfred Klammer ha letto in aula la sentenza che ribalta completamente il verdetto di primo grado. Don Giorgio, impassibile sino a quel momento e molto tranquillo per tutto il processo, ha accusato il colpo. Gli occhi si sono improvvisamente arrossati, specchio di una disperazione interiore che probabilmente lo ha sopraffatto. A pochi metri piangevano, ma di gioia, la ragazza accusatrice, il suo fidanzato, i genitori che si sono ritrovati uniti in un abbraccio di liberazione. Un paio d'anni fa, in occasione del processo di primo grado, le stesse scene si erano proposte a fronti invertiti. Ora il caso finirà probabilmente in Cassazione. In tribunale don Giorgio era stato assolto, ieri sera in corte d'appello è stato condannato. Cosa è cambiato tra un giudizio e l'altro? Semplicemente la valutazione che i magistrati hanno dato sulla credibilità della ragazza. E' stato il racconto della denunciante a condannare il sacerdote, pure stimato da molti fedeli, alcuni dei quali hanno atteso in aula il verdetto sino a tarda ora. Nel processo di secondo grado i giudici non hanno avuto la possibilità di elaborare in «presa diretta» tutti gli elementi della vicenda. Il processo d'appello non prevede la riapertura della fase istruttoria in aula, nessun testimone ha raccontato la sua verità davanti ai nuovi giudici. La Corte ha dovuto semplicemente metabolizzare i mille aspetti contradditori di questa vicenda processuale in due giorni di «full immersion» tra requisitorie e arringhe di diverse ore. Questo è il processo d'appello. Pubblico ministero e parti civili sono stati probabilmente più convincenti degli avvocati difensori e per don Giorgio si è aperto il baratro. Quello di ieri sera è stata una delle sentenze più sofferte degli ultimi anni. Lo dimostrano le otto ore che si sono rese necessarie per arrivare al verdetto, dimostrazione di una posizione non unitaria del collegio giudicante. Per ore ore il destino processuale di don Giorgio è rimasto in bilico. Verso le 21.45 i dubbi del terzo componente il collegio si sono sciolti. Non poteva essere diversamente per un processo fortemente indiziario ove l'imputazione nasce dall'interpretazione di un sogno (la violenza sessuale di alcuni marocchini davanti al bar «San Giorgio») di una ragazza da tempo in cura psicoanalitica per disturbi psicosomatici. Fu la correlazione tra il nome del bar ed il passato parrocchiano (a San Pio X) della presunta parte lesa a far decollare i primi sospetti a carico di don Giorgio sino a quando la ragazza, sempre a seguito delle cure, sembrò recuperare ricordi che aveva inconsciamente rimosso per lo shock subito. E' in quel contesto che la ragazza iniziò a raccontare gli stupri a ripetizione (per quasi quattro anni) subìti in parrocchia a San Pio X e in altre strutture ecclesiastiche durante colonie estive a Caoria e a Siusi. Non solo. La ragazza raccontò anche di essere stata violentata per due anni nei bagni della scuola media «Alfieri» da un compagno di classe e disse che negli stupri in parrocchia fu coinvolto anche un amichetto dell'epoca (oggi giovane adulto) obbligato a violentarla mentre il sacerdote filmava le scene indossando un paio di guanti in pelle nera. Racconti del terrore che non trovarono mai riscontri oggettivi esterni. Anche il ragazzo superteste negò. Il racconto della ragazza, però, ora è stato ritenuto attendibile per assenza di contraddizioni e per don Giorgio è stata la fine.


COLLEGATO:

Delirio in canonica - 1 e 2  (documentazione video)

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

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Messaggio Re: Don Guido Carli: Condanna In Appello 
 



Martedì, 22 Aprile : 2008 L'Espresso

LA CONDANNA IN APPELLO - Venerdì scorso ha celebrato l’ultima messa alla chiesa di via Gutenberg. Continuerà a fare il prete in un paese del Trentino

Don Giorgio lascia:
 Image
«Via da Bolzano»


Il passo indietro deciso dallo stesso religioso in attesa della definizione della sentenza
«Da cittadino italiano riconosco la sentenza come una pagina che entra nella mia vita Mi metto in un angolo ma sempre in servizio»
«Ribadisco la mia innocenza ma credo sia bene mettermi da parte lontano dai riflettori»


 
BOLZANO. Don Giorgio Carli ha lasciato Bolzano. Il sacerdote condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione dopo l’assoluzione ottenuta in primo grado, ha deciso di farsi momentaneamente da parte nella sua città. «E’ insopportabile leggere anche in uno solo dei miei parrocchiani il dubbio sulla verità riguardante la vicenda giudiziaria che mi ha travolto» aveva confidato l’altro giorno ai suoi avvocati di fiducia. E così ha deciso di voltare pagina.
Pur ribadendo la sua totale estraneità ai fatti che gli vengono contestati, don Giorgio ha deciso di proseguire il suo impegno religioso lontano da Bolzano e dalla sua parrocchia. Non andrà in convento come era stato fantasiosamente ipotizzato qualche giorno fa ma proseguirà la sua missione di fede tra la gente e per la gente, in una località del Trentino che la Curia non ha voluto indicare.
La decisione di lasciare momentanemente la parrocchia del Corpus Domini di via Gutenberg è stata presa dallo stesso don Giorgio nonostante la solidarietà giunta da tutto il mondo parrocchiale e dai vertici della Chiesa locale. Non c’è stato, dunque, alcun provvedimento «punitivo» assunto da monsignor Egger il quale, al contrario, avrebbe cercato di indurre il sacerdote ad attendere per lo meno il deposito delle motivazioni della sentenza se non il pronunciamento della Cassazione.
In effetti a tutt’oggi la sentenza di condanna a carico di don Giorgio non è definitiva. Il verdetto potrebbe essere annullato dalla Corte di Cassazione cui sicuramente gli avvocati del sacerdote faranno ricorso. Don Giorgio, però, ha preferito fare un passo indietro anche per evitare possibili imbarazzi. Venerdì scorso ha celebrato la sua ultima Messa nella parrocchia del Corpus Domini retta da don Piergiorgio Zocchio. La celebrazione delle 18 ha visto la partecipazione di molti fedeli che hanno voluto dimostrargli assoluta fiducia e stima. Soprattutto tra i più giovani è anche spuntata qualche lacrima. «Chiedo alle tante persone che mi sono sempre vicine - ha detto don Giorgio - un po’ di tempo da vivere in pazienza, silenzio e umiltà, senza clamori o rumori sull’esempio di Gesù che ha amato il silenzio e la preghiera». Non si tratta di un’autosospensione in attesa della definizione della vicenda giudiziaria. Don Giorgio continuerà infatti a fare il sacerdote, a promuovere le attività parrocchiali (soprattutto tra i giovani) ma lo farà in Trentino. «E’ una sua decisione assolutamente libera ed autonoma - puntualizza l’avvocato difensore Alberto Valenti - nessuno ha indotto don Giorgio ad allontanarsi da Bolzano».
Sotto il profilo puramente processuale l’attesa per il pronunciamento della Corte di Cassazione si preannuncia piuttosto lunga. Le motivazioni della sentenza di condanna dovranno essere depositate entro metà luglio (90 giorni dal pronunciamento in aula). Complice il periodo estivo i termini per il deposito del ricorso per Cassazione dovrebbero scadere in ottobre. E’ molto probabile che l’udienza a Roma non venga fissata prima di un anno, dunque entro la fine del 2009.(22 aprile 2008)

 



 
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Messaggio L’incubo inchioda lo stupratore 
 

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Mercoledi, 18 Giugno : 2008 La Stampa

IL CASO

L’incubo inchioda lo stupratore

Image
Don Giorgio Carli

    
La vittima ricorda durante la psicanalisi: per il giudice è una prova

FERDINANDO CAMON

BOLZANO - Contiene due rivoluzioni, una nel diritto e una nella psicanalisi, la sentenza del tribunale di Bolzano, sulla quale Rai3 manda in onda una trasmissione («Ombresulgiallo») oggi in prima serata: la sentenza chiude il processo di una ragazza contro un prete che l’avrebbe violentata da quando lei aveva nove anni fino a quando ne aveva quattordici. La ragazza, in quegli anni zitta e docile (nove anni son pochi, non capiva nulla; però quattrodici son tantini), più tardi cominciò a patire dei disturbi per cui entrò in una terapia analitica, e l’analisi avrebbe fatto riemergere in lei ricordi lancinanti, così dettagliati da convincerla che contenevano la verità. Si aprì un processo che si basava su un terreno insidioso: può l’inconscio testimoniare la verità?

Sul lettino
La ragazza s’è fatta 350 sedute di psicanalisi, una particolare psicanalisi che non è freudiana né junghiana (poi ne parleremo), ha discusso con l’analista e ha portato in tribunale numerosi sogni, ma ce n’è uno in particolare, in cui lei sogna violenze di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio: nome allarmante, perché le violenze che lei denuncia sarebbero avvenute in una parrocchia che si chiama San Pio X, e il prete che le avrebbe compiute si chiama don Giorgio.

Questo sogno è sembrato determinante. Ma se fosse determinante, sarebbe il primo caso in cui un colpevole risulterebbe «incastrato da un sogno» (o, peggio, da una fantasia). E’ qui la rivoluzione. Nell’attribuire al mondo dei sogni la funzione di garanzia sul mondo reale, tanto forte da reggere una condanna pesante. In primo grado infatti (20 febbraio 2006) il prete fu assolto, ma in secondo grado (16 aprile 2008) fu condannato a 7 anni e mezzo. L’assoluzione in primo grado dipese da alcuni punti deboli dell’accusa, che il prete aveva fatto notare: se la ragazza mi avesse visto spogliato, osservò, saprebbe che sul mio corpo c’è un segno particolare (la circoncisione). Il secondo grado di giudizio fu deciso riesaminando lo stesso materiale probatorio discusso in primo grado, ma stavolta con un altro orientamento, più disposto a riconoscere una vicinanza tra sogno e realtà, tra materiale onirico e prove a carico.

L’amico che non c’era
Otto anni e mezzo di carcere, con quelle motivazioni, sono la fine, per un prete. Adesso si pronuncerà la Cassazione. La Cassazione è attesa a un passo storico. Quel che deciderà lascerà una traccia nella storia del diritto e nella storia della psicanalisi. Perché dovrà pronunciarsi sull’utilizzabilità del sogno in tribunale, il suo rapporto col vissuto, il grado in cui il sogno deforma o conferma la realtà, e le possibilità che la memoria, perduta per una serie di traumi, possa venir ricostruita con particolari tecniche psicanalitiche. La ragazza infatti non è andata in un’analisi freudiana o junghiana, ma s’è sottoposta a un metodo che si chiama «distensione immaginativa», che non è molto lontano dall’ipnosi. Questo metodo dovrebbe permettere alla memoria di allargarsi fino a rioccupare il terreno dal quale s’era ritirata. Rioccupando quel terreno, la ragazza vi ha visto, sopra, don Giorgio, qualche volta con un amico, le loro ripetute violenze, come quelle che nelle cronache talvolta commettono i marocchini. Dimenticavo: l’amico di don Giorgio, un ragazzo, che non ricordava nulla, fu invitato a sottoporsi anche lui alla «distensione immaginativa», ma anche alla fine della cura non ricordava niente.

Era il tentativo di «costruire un testimone mediante la psicanalisi»? Comunque, è fallito. Nessun dubbio però sul fatto che quelle violenze, per la ragazza, siano verità, tant’è vero che la fanno ammalare, la caricano di sintomi. Il problema è se i sintomi siano il prodotto della realtà esterna o della realtà interna. Gli psicanalisti dicono che non è la biografia o la storia che genera nevrosi, ma la nevrosi che genera biografia e storia. Perciò i sogni e le fantasie si usano in analisi, non nelle aule giudiziarie. Se i sogni di coloro che vanno in analisi fossero prove a carico, non basterebbero tutte le prigioni ad accogliere i loro famigliari e amici e conoscenti. Quando leggiamo che un imputato è «incastrato dal dna, o da una scheda telefonica, o da una impronta», ci sentiamo sollevati; ma adesso leggiamo che un imputato è «incastrato da un sogno» o «da una fantasia indotta», e francamente ci sentiamo allarmati.

 





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LA SENTENZA D’APPELLO - Pubblicate ieri a distanza di tre mesi le motivazioni della condanna del sacerdote

«Ragazza credibile, indizi sufficienti»

Mario Bertoldi

Per la condanna di don Giorgio Carli è bastata la parola della presunta parte offesa. Decisivi anche i consulenti dell’accusa: la Corte ha accolto in pieno il teorema della Procura. Nessun dubbio sulla veridicità dei ricordi riemersi grazie alle cure psicoanalitiche

BOLZANO.

Ricordi lineari, precisi, mai contradditori. E’ stato il racconto-denuncia della presunta parte lesa a risultare decisivo nella sentenza con cui la corte d’appello il 16 aprile scorso ha condannato a 7 anni e mezzo di reclusione don Giorgio Carli, il sacerdote assolto in primo grado (da un tribunale tutto al femminile) dall’accusa di aver violentato per alcuni anni una parrocchiana che all’epoca dei fatti era una bimba. Dichiarazioni attendibili, dice la Corte, con efficacia probatoria piena.

Secondo la Corte, dunque, le sole dichiarazioni della ragazza sono sufficienti a dimostrare che i fatti raccontati siano effettivamente accaduti. In sentenza i giudici parlano di «comportamento processuale equilibrato» della denunciante e sottolineano come in tutta la vicenda non siano emersi interessi particolari che possano aver indotto la giovane a fornire un racconto non veritiero. Non solo. I riferimenti di tempo, dei luoghi, delle persone e delle cose indicate sono risultati tutti corretti. Nei ricordi, riemersi grazie dapprima all’interpretazione di un sogno e poi ad una lunga e articolata cura psicoanalitica, i particolari forniti sono risultati sempre numerosi, precisi e corretti. Sono perfettamente ancorati alla realtà - scrivono ancora i giudici d’appello - anche i riferimenti fatti dalla parte lesa (che è da ritenere perfettamente sana di mente) alle attività personali e parrocchiali. Le motivazioni della sentenza di condanna del sacerdote sono dimostrazione che la corte d’appello ha accolto in tutto e per tutto il teorema accusatorio sostenuto da Procura e parte civile. In 183 pagine dattiloscritte la corte ripercorre le tappe della vicenda ma arriva anche a definire il contesto ambientale in cui i fatti si sarebbero svolti, con un ambiente parrocchiale torbido in cui don Giorgio avrebbe avuto piena libertà d’azione per alcuni anni.

Sotto il profilo tecnico la corte d’appello smonta il percorso logico-giuridico del tribunale di primo grado: considera pienamente attendibile la ragazza denunciante e non ritiene che le deposizioni di alcuni testi (in primo luogo del ragazzino che avrebbe partecipato ad alcuni degli stupri in parrocchia) abbiano la forza di togliere credibilità al racconto della presunta parte lesa. E’ questo il passaggio che porta al ribaltamento della sentenza ed è soprattutto la deposizione del cosiddetto superteste a pesare. Il ragazzo che venne indicato come compartecipe degli stupri di don Giorgio (su regia dello stesso sacerdote che avrebbe filmato gli abusi) è stato considerato dalla corte palesemente inattendibile in quanto avrebbe reso dichiarazioni contradditorie e incoerenti, considerate dai giudici di secondo grado non idonee «ad inficiare l’attendibilità della persona offesa che, al contrario, ha reso deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente». Cosa aveva detto il giovane? In un primo tempo aveva lasciato intendere che quanto sostenuto dalla presunta parte lesa potrebbe essere stato vero, anche se personalmente non ricordava nulla. Successivamente, in aula a distanza di due anni, dichiarò (con risolutezza) che i fatti raccontati dalla donna che lo coinvolgevano non erano mai avvenuti. Lo stesso ragazzo era stato anche accusato dalla donna di ripetuti abusi sessuali nei suoi confronti per circa due anni nei bagni delle scuole medie «Alfieri» che entrambi frequentavano. Accusa che non ha mai trovato alcun riscontro (la zona dei bagni era sorvegliata dalla presenza dei bidelli sul corridoio) ma che i giudici d’appello non hanno preso neppure in considerazione (nemmeno a titolo di valutazione dell’attendibilità della ragazza) perchè non considerata nel capo d’imputazione.


«Confuse ed evasive» sono state considerate anche le deposizioni di altri due testi, che in primo grado erano state considerate in termini positivi per la difesa. Si tratta delle deposizioni del parroco don Gabriele Pedrotti e della catechista Culati Vigni, legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima. Le loro dichiarazioni rese in aula nel processo di primo grado sono state definite «intrinsecamente contradditorie in contrasto con altri atti del processo, rispetto alle dichiarazioni rese in precedenza nella fase delle indagini preliminari, smentite in modo illogico e affatto convincente».
Un capitolo della sentenza depositata ieri è dedicato anche all’analisi critica del pronunciamento di primo grado che mandò assolto don Giorgio, seppur nel dubbio. I giudici d’appello ritengono che il tribunale abbia «omesso di valutare positivamente quali riscontri prove certe risultanti dagli atti».


La corte d’appello, dunque, parla di «prove certe» evidenziate e specificate in un lungo elenco di elementi tutti a suo tempo contestati dalla difesa del sacerdote (anche nella ricostruzione temporale) quali la macchie di sangue rilevate dalla madre nelle mutandine della piccola abusata, i riferimenti precisi della presunta parte lesa in relazione ai luoghi delle violenze, le dichiarazioni di don Pedrotti in una intercettazione telefonica in cui parla di uno «scivolone» di don Giorgio che «non si sarà probabilmente ripetuto» e le dichiarazioni al telefono della catechista Culati Vigni che, preoccupata per quanto emerso, parla di «un fondo di verità». Tutti elementi che, secondo la difesa di don Giorgio, sarebbero stati letti in termini suggestivi dalla Procura la cui impostazione, però, è stata accolta in pieno dai giudici d’appello con riferimento a deposizioni e testimonianze rese solo nel processo di primo grado, dunque lette dai verbali e non assunte in presa diretta. Poche righe (rispetto alle 183 pagine della sentenza) sono dedicate all’attendibilità di un ricordo-verità recuperato dopo mesi di cure psicoanalitiche: la sentenza elogia apertamente (e più volte) i consulenti della Procura e della parte civile, ritenendo al contrario non all’altezza della situazione i consulenti schierati dalla difesa che avevano sempre fatto riferimento ai possibili «falsi ricordi» che la psiconalisi può generare.

(16 luglio 2008)
 



 
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Facciamo qualche passo indietro e leggiamo le dichiarazioni del vescovo Egger su don Carli e don Pedrotti. Emerge il ruolo di don Pedrotti come persona informata dei fatti e che tuttavia, come si legge nella sentenza di appello, avrebbe reso dichiarazioni contraddittorie alla Corte.

http://www.vb33.it/news/se1134414487.htm

12-12-2005 20:08

Per il vescovo Egger niente indagine interna dopo le accuse a Don Carli


Il vescovo non ha ritenuto necessario avviare un indagine conoscitiva interna alla Curia, benché l’abuso sessuali sui minori sia previsto anche dal codice ecclesiastico. E’ il dato più eclatante emerso dall’udienza del processo contro don Giorgio Carli, il sacerdote accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane parrocchiana, e che ha visto in mattinata sulla sedia dei testimoni il vescovo della diocesi Bolzano/Bressanone, monsignor Wilhelm Egger il quale nel corso delle indagini preliminari si era avvalso della facoltà di non rispondere richiamandosi al Concordato e all’articolo 200 del codice di procedura penale. Sollecitato dalle domande di procura e parte civile, il vescovo ha ribadito di non aver disposto accertamenti interni in quanto era già in corso quello penale. “Non avevo nessun motivo per fare delle indagini” – ha detto monsignor Egger specificando che il trasferimento di don Carli dalla parrocchia di San Pio Decimo dove secondo l’accusa si sarebbero svolte le violenza sessuali a danno di una bambina che allora aveva appena 9 anni, non aveva nulla a che vedere con i fatti denunciati dalla presunta vittima. E non c’entrerebbero nulla nemmeno le dimissioni dell’allora parroco di san Pio Decimo don Gabriele Pedrotti dall’importante carica di vicario generale. Il vescovo ha ribadito di non aver mai avuto sospetti o ricevuto notizie dei presunti abusi sessuali prima dell’arresto di don Carli ed ha rifiutato di riferire in aula, avvalendosi del segreto professionale, dei colloqui avuti con le persone e tanto meno quelli con don Gabriele Pedrotti del quale, ha detto di non essere mai stato a conoscenza di una presunta relazione con una parrocchiana separata. La parte civile ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo dei fascicoli di don Giorgio Carli e don Gabriele Pedrotti contenuti nell’archivio segreto della Curia.

Dopo il vescovo ha deposto l’imputato. Don Giorgio Carli, tranquillo e sorridente, ha negato decisamente di aver mai solo pensato di poter violentare chicchessia, specificando di non aver mai avuto rapporti sessuali con nessuno né prima né dopo il voto di castità.

 



 
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Martedì, 13 Gennaio : 2009

Il 19 marzo 2009 è stata fissata l'udienza in Cassazione per don Giorgio Carli, che dunque non beneficierà della prescrizione. Notizia riportata su Alto Adige, pag. 16
 



 
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Messaggio Don Carli, si va alla «battaglia» finale 
 
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Lunedì 2 Marzo : 2009 La Repubblica

Don Carli, si va alla «battaglia» finale

BOLZANO. Il caso di don Giorgio Carli, il sacerdote condannato in secondo grado per presunte violenze sessuali ai danni di una parrocchiana (all’epoca dei fatti bambina) sarà discusso direttamente in udienza dibattimentale di fronte alla Cassazione. La scelta del dibattimento fa immaginare che la Corte abbia già deciso di non dare peso alle obiezioni procedurali sollevate dalla difesa, tra cui l’ipotesi di prescrizione, e punti direttamente al problema centrale, che è poi la battaglia processuale decisiva tra difesa e accusa, e cioè l’esame sull’attendibilità dei ricordi della donna riemersi durante la psicoterapia. BERTOLDI A PAGINA 16


http://ricerca.repubblica.it/repubb...Z6PO_AZ601.html

Caso don Carli in Cassazione Battaglia sui ricordi della donna

Alto Adige — 28 febbraio 2009 pagina 16 sezione: CRONACA
BOLZANO. Il caso di don Giorgio Carli, il sacerdote condannato in secondo grado per presunte violenze sessuali ai danni di una parrocchiana (all’epoca dei fatti bambina), non sarà deciso da cavilli procedurali. La Corte di Cassazione, infatti, avrebbe già deciso di ritenere non percorribile l’ipotesi che il procedimento nei confronti del sacerdote possa essere dichiarato estinto, almeno sotto il profilo penale, per prescrizione dei reati. Nè sembra percorribile una secondo strada indicata dagli avvocati difensori del religioso riguardante il presunto ritardo insanabile con cui la presunta parte lesa presentò querela dando il via all’inchiesta. Come noto l’udienza decisiva in Cassazione (terza sezione penale) è stata fissata per il 19 marzo. Ma una prima valutazione dello stato del processo, sotto il profilo procedurale, ci sarebbe già stata da parte dei giudici. Lo si evince dalla decisione della Suprema Corte di fissare un’udienza pubblica nel corso della quale, dunque, il caso dovrà essere affrontato sotto il profilo di legittimità, non affrontando più il merito della vicenda. Per i difensori di don Giorgio (il professor Coppi, già legale del senatore Giulio Andreotti e l’avvocato Alberto Valenti di Bolzano) potrebbe trattarsi di un limite pesante. Entrare nel merito della vicenda (che ha portato ad una assoluzione dell’imputato in primo grado e ad una condanna in appello) non sarà più possibile. A venti giorni dall’udienza la tensione cresce anche perchè il sacerdote, in caso di rigetto del ricorso, dovrà affrontare il carcere (per la condanna a sette anni e mezzo inflitta in appello) e procedere al pesante risarcimento della presunta parte lesa. Come detto una via d’uscita «strategica» da questa vicenda non sarà possibile. Il 19 marzo in Cassazione è stata fissata un’udienza dibattimentabile pubblica. Se il caso fosse stato ritenuto viziato da irregolarità formali (come ad esempio un ritardo insanabile nei tempi di presentazione della querela della parte lesa) o fosse risultato evidente che i fatti contestati sono già prescritti, i giudici avrebbero fissato l’udienza in camera di consiglio, misura deflattiva prevista proprio per alleggerire i carichi processuali. Il caso don Giorgio, dunque, si discuterà in un pubblico dibattimento. Proprio ieri gli avvocati di parte civile Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner hanno depositato una memoria di replica (alle istanze dei difensori del sacerdote) di ottanta pagine. E’ probabile che il processo si decida sulla valutazione dei ricordi riamersi nella presunta parte lesa grazie alla psicoterapia. Gli avvocati di don Giorgio punteranno molto sulla inattendibilità intrinseca di quelli che la difesa ritiene «falsi ricordi» con una possibile soprapposizione di ruoli e persone che rientrano nel vissuto della ragazza denunciante. La difesa di don Giorgio tenterà di dimostrare una errata valutazione non solo di alcuni testimoni-chiave ma anche della figura del nonno della vittima. Così come, sempre la difesa, invocherà la necessità di valutare con maggiore attenzione la portata di alcuni testimoni importanti che nel corso del processo non hanno fornito riscontri oggettivi al racconto della denunciante. Potrebbe essere proprio questo un altro punto decisivo. Al centro delle valutazioni contrapposte finiranno ancora una volta le deposizioni della catechiesta Culatti Vigni, del parroco don Pedrotti, del ragazzo indicato dalla denunciante per aver preso parte ad alcune violenze sessuali in canonica sotto la «regia» di don Giorgio. Nessuno dei tre ha confermato il racconto (seppur sempre lucido e dettagliatissimo) della parte lesa. Dimostrazione, seconda la difesa, della inattendibilità della ragazza vittima (seppur in perfetta buona fede e in condizioni mentali sane) di falsi ricordi. Ipotesi seccamente respinta dagli avvocati di parte civile secondo i quali tutti e tre i testi avrebbero avuto, in realtà, buoni motivi per non ricordare. Il parroco e la catechista per paura che potesse emergere dell’altro, il ragazzo per paura di essere accusato di concorso nelle presunte violenze sessuali. - Mario Bertoldi

 



 
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Venerdì 13 Marzo : 2009 Repubblica/ Alto Adige — 12 marzo 2009   pagina 19   sezione: CRONACA

Don Giorgio,
«pronto anche al carcere»

  BOLZANO. «Se malauguratamente la Corte di Cassazione dovesse confermare il verdetto di secondo grado don Giorgio la mattina successiva si presenterà in un penitenziario spontaneamente». A rivelarlo, a pochi giorni dal ricorso in Corte di Cassazione (fissato per giovedì 19 marzo alle 10.30), è l’avvocato Alberto Valenti, uno dei legali dello stesso don Giorgio Carli, assolto in primo grado e condannato in appello per presunti abusi sessuali su una bambina.  Per il collegio di difesa del sacerdote sono giorni di piena fibrillazione. «Don Giorgio è comunque tranquillo, sa di essere estraneo a tutte le accuse e pertanto non può che essere fiducioso. Se i giudici dovessero pensarla in maniera diversa affronterà comunque la realtà». In caso di rigetto del ricorso in Cassazione non ci sono possibilità di sottrarsi alla detenzione in carcere. Sette anni e mezzo sono troppi per poter aspirare a forme alternative di espiazione della pena. Da Roma, per il momento, non è trapelata alcuna indicazione sulla posizione della Procura generale. A difendere le istanze del sacerdote ci saranno gli avvocati Franco Coppi (uno dei penalisti più noti d’Italia) e Alberto Valenti. Per la parte civile saranno della partita gli avvocati Gianni Lanzinger e Arnaldo Loner. La difesa del sacerdote ha sempre contestato la lettura dei fatti data dai giudici di secondo grado. Non sarebbe stato possibile altrimenti dato che lo stesso don Giorgio si è sempre dichiarato assolutamente estraneo ai fatti contestatigli. Secondo gli avvocati difensori la sentenza della corte d’appello sarebbe caratterizzata da «valutazioni oltre il paradosso e l’assurdo». In particolare i giudici non avrebbero valutato correttamente il peso processuale di numerose prove contrarie all’ipotesi accusatoria, soprattutto in relazione ai comportamenti della bambina (sempre sereni e gioiosi con manifestazioni di entusiasmo nei confronti del sacerdote) proprio nel periodo dei presunti e ripetuti abusi in canonica durati, secondo l’accusa, quattro anni e mezzo. La difesa di don Giorgio contesta l’ipotesi dello sdoppiamento di personalità della bimba per rimuovere il dolore e la vergogna provocati dalle violenze sessuali. «Va oltre il paradosso e l’assurdo - hanno scritto i difensori di don Giorgio - la prospettazione solo ipotetica della idoneità di una bambina di 9-10 anni di mettere in atto una così complessa dinamica psicologica di fronte, non già ad un fatto isolato di abuso, ma ad una complessa situazione di reiterate violenze che quotidianamente avrebbero riaperto pagine mai chiuse e soprattutto ferite ovviamente incapaci di rimarginarsi...Risulta illogico che la bambina potesse addirittura compiere un’operazione di mistificazione attraverso la quale riportare nel proprio diario pensieri, sentimenti ed emozioni di segno opposto...» Il pronunciamento della Corte di Cassazione segnerà una tappa importante anche a livello giurisprudenziale perchè per la prima volta in Italia si è istruito un processo di questa importanza sulla base dei ricordi riemersi nella presunta parte lesa grazie ad un prolungato periodo di psicoterapia. Non solo. L’individuazione del presunto responsabile delle violenze avvenne sulla base dell’interpretazione di un sogno della ragazza sotto cura.

 



 
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Messaggio Pedofilia: prescrizione per sacerdote di Bolzano 
 
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Venerdì 20 Marzo : 2009

Image  Pedofilia:
prescrizione per sacerdote di Bolzano
  Image

Image
BOLZANO - Prosciolto per prescrizione: si e' conclusa cosi' in Cassazione la vicenda di don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino condannato in appello a sette anni e mezzo di reclusione con l'accusa di avere abusato di una sua parrocchiana minorenne. E' stato il procuratore stesso a chiedere la prescrizione e i legali del sacerdote - rappresentato in aula dall'avvocato di Bolzano Alberto Valenti e dal noto penalista Franco Coppi - hanno detto in aula che il loro assistito non rinuncia alla prescrizione. Don Carli, 44 anni, che si e' sempre professato innocente, era stato condannato in appello per abusi nei confronti della parrocchiana, minorenne all'epoca dei fatti.
Il 14 luglio 2003 il religioso fu arrestato con l'accusa di violenza sessuale continuata ai danni della giovane donna, all'epoca dei fatti una bambina, che il sacerdote avrebbe violentato per cinque anni, dai nove ai quattordici, nella canonica della quale era cappellano. Ad una assoluzione in primo grado era seguita una clamorosa condanna in Corte d'appello, dove il prete era stato condannato a sette anni e mezzo di reclusione. Al centro della vicenda una giovane che, dopo una serie di sedute psicanalitiche, disse di avere fatto riaffiorare nella sua memoria le violenze subite in canonica quand'era ancora bambina. Nel corso dei processi si è assistito a un vero duello tra le tesi contrapposte della difesa e dell'accusa. I legali del prete hanno sempre messo in dubbio che ricordi di questo genere possano riaffiorare durante un percorso terapeutico, finendo tra i punti determinanti di un capo d'accusa penale. Nella motivazione della sentenza di condanna i giudici avevano sostenuto che "la teoria suggestiva del 'falso ricordo' é incompatibile con la mole dei dettagli e la perfetta coerenza della deposizione". In sostanza - questa fu la posizione della corte d'appello - quanto detto dalla giovane donna ed emerso dopo le sedute psicanalitiche, corrisponderebbe al vero perché suffragato da una serie di circostanze probatorie che in primo grado, invece, non erano state considerate attendibili.

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Messaggio Re: Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 
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Venerdì 20 Marzo : 2009 Dal Corriere dell'Alto Adige del 20/03/2009, pag. 3
Steve/Red ha scritto: 

A quanto pare la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento civile. Dunque la Cassazione avrebbe riconosciuto la responsabilità di don Giorgio Carli, escludendo la punibilità penale solo per prescrizione


Reazione a caldo Curia informata nella notte.

Il teologo perplesso: vicenda fumosa
Renner: «Un epilogo paradossale»

BOLZANO — Davanti a un quadro interpretativo ancora pienamente da definire sulla vicenda, don Paolo Renner, a capo del-l'Istituto di Scienze religiose, non si tira indietro nel ribadire a caldo le sue (vecchie e nuove) perplessità.
«Se c'è un proscioglimento ma poi si dice che si paga lo stesso un risarcimento, allora a mio avviso esiste un paradosso — spiega Renner — anche per questo, prima di dare giudizi definitivi bisogna senza dubbio vedere quali siano esattamente le motivazioni di questa ultima decisione dei giudici. Certo che l'intera vicenda giudiziaria è sempre stata, da un certo punto di vista, "fumosa". Speravamo che emergesse maggiore chiarezza anche su una modalità processuale che ha lasciato perplessi sia normali cittadini ma anche molti magistrati, che hanno avanzato dubbi sul peso dato alla psicologia e alla psicoterapia in questo procedimento».
La richiesta di questo ingente risarcimento farà discutere molto: «Se questo lato della vicenda potrebbe gettare ombre su don Carli? Dico che della sua presunta colpevolezza finora non sono riusciti a convincerci — prosegue don Renner — caso mai, il problema è se chiunque o meno possa andare dallo psicoterapeuta e accusare chiunque altro di un presunto danno per cui poi quest'ultimo è chiamato a pagare».
Il riferimento è alla ricostruzione data dalla presunta vittima delle violenze, appunto scaturita da una serie di «sedute».
«Se vogliamo usare la psicologia e suoi quadri clinici, allora usiamo tutto e in modo sistematico e allora magari ci si interrogherebbe su come un presunto autore di reati così gravi, negli anni avrebbe avuto molte probabilità di ripetere questi gesti, queste debolezze — spiega Renner, facendo riferimento anche alla tesi del luminare Gullotta — e invece su don Carli, non c'è stato nessun altro sospetto. Ricordiamoci poi che sul suo diario la presunta vittima scriveva di essere entusiasta di don Giorgio . E allora? Forse nella memoria della presunta vittima c'è stato un abbaglio, o forse c'è stata un'altra persona che ha fatto quelle cose, chissà. Sono tante le ipotesi. Di certo le prove non sono state inconfutabili. Forse una decisione come quella di oggi "farà giurisprudenza" e allora avremo presumibilmente una valanga di processi, anche su base magari pretestuale, come c'è stata in America sul mobbing. O ricordiamoci i ragazzini che in Germania hanno accusato i propri insegnanti di varie forme di violenza per scoprire poi che si trattava di millantatori o di giovani che volevano farsi grandi, o cose del genere». Ultima sottolineatura di don Renner: «Dispiace vedere che in tempi come questi si getti fango su un educatore che, fortunatamente per tutti, potrà continuare a fare del bene».
La notizia è rimbalzata in Curia. Il vescovo Golser è stato informato nella notte.
P. P.
Colpevolisti L'avvocato Loner, il pm Marchesini e il giudice Tarfusser

 



 
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Messaggio CASO "DON CARLI": BOTTA E RISPOSTA TRA CURIA E PRO 
 
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Sabato 21 Marzo : 2009 rttr.it

CASO "DON CARLI":
BOTTA E RISPOSTA TRA CURIA E PROCURA

ImageTornerà a celebrare messa don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino di 46 anni, prosciolto per prescrizione in Cassazione dall'accusa di avere abusato di una parrocchiana, minorenne all'epoca dei fatti. Lo annuncia la diocesi di Bolzano e Bressanone. Secondo la diocesi, don Carli "non può essere considerato colpevole, essendo stata annullata la sentenza di condanna in secondo grado".

Ma tra Curia e Procura è botta e risposta.
Nella vicenda interviene anche l'ex procuratore capo di Bolzano, Cuno Tarfusser, da pochi giorni al Tribunale internazionale dell'Aja, e dice:

"il fatto che la Cassazione abbia confermato il risarcimento in soldi alla parte civile attesta che il reato fu commesso".

"Nessuno - sono parole ancora di Cuno Tarfusser - potrebbe essere condannato a risarcire un danno che non ha provocato"
.

DA ns ARCHIVIO:

Delirio in canonica - 1 e 2  (documentazione video)


 



 
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Messaggio Re: Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 
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Domenica 22 Marzo : 2009 ma.be., La Repubblica/Alto Adige  — 21 marzo 2009   pagina 12   sezione: CRONACA

Il procuratore Tarfusser: "Vergognosa la presa di posizione della Curia"

SENTENZA DA RISPETTARE

BOLZANO. «Trovo vergognosa questa presa di posizione della Curia perchè anche la Curia vive in questo Stato e vive in questo ordinamento giuridico. Anche la Curia deve rispettare le sentenze dello Stato italiano». La presa di posizione molto decisa e severa è dell’ex procuratore Cuno Tarfusser che ieri mattina non ha gradito il comunicato stampa ufficiale diffuso dai vicari della Diocesi. «Certo - ha detto Tarfusser - anche la Curia deve rispettare le sentenze dello Stato italiano. Detto questo, passando all’aspetto umano della vicenda, io non voglio fare il carcererie pertanto non sono contento quando un imputato va in galera. Posso anche essere contento che il signor Giorgio Carli non debba scontare in carcere la condanna che gli era stata inflitta e che, peraltro, penso si fosse meritato. Ma nessuno ha il diritto di dire che la sentenza non riconosca che gli abusi e le violenze sessuali in parrocchia non si siano verificate. Il dato di fatto riconosciuto dalla sentenza ormai passata in giudicato è esattamente in direzione opposta». Tra Procura della Repubblica e Curia i rapporti sono stati sempre molto tesi in relazione al caso don Giorgio. «Certo - ricorda ancora Tarfusser - la Curia ha sempre intralciato l’accertamento della verità su quanto avvenuto alla parrocchia di San Pio X. Ricordo ancora l’interrogatorio come testimone dell’allora vescovo Egger: fu un vero insulto alla Procura della Repubblica».

 



 
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Messaggio Re: Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 
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Mercoledì 25 Marzo : 2009

http://ricerca.repubblica.it/repubb...B1PO_AB101.html

Alto Adige — 24 marzo 2009   pagina 01

Don Carli, no ai risarcimenti


 BOLZANO. «Non ci sarà alcun risarcimento da parte di don Giorgio e se la controparte vorrà avviare causa civile troverà pane per i suoi denti. Un eventuale coinvolgimento della Curia non sarà facile perchè sarebbe necessario dimostrare una sorta di consapevole responsabilità da parte delle strutture della Chiesa». L’avvocato Alberto Valenti (nella foto a fianco) è tranquillo e rilassato quando spiega, a distanza di alcuni giorni dalla sentenza della Corte di Cassazione, che il contenzioso legale su don Giorgio è destinato probabilmente a proseguire ancora a lungo in altra sede. Intanto il sacerdote è tornato in città. Il suo rientro in parrocchia è cosa ormai decisa. Lo ha confermato lo stesso don Giorgio all’avvocato Valenti puntualizzando che la Curia lo ha sempre sostenuto per effetto di una indagine interna molto rigorosa dalla quale è emersa la sua completa estraneità ai fatti.


http://ricerca.repubblica.it/repubb...Z1PO_AZ102.html

Alto Adige — 24 marzo 2009   pagina 12  

Il giudice Mori: «Un buco nel codice»


  BOLZANO. Il giudice Edoardo Mori, stimato ed esperto magistrato bolzanino, presidente del tribunale del riesame, ritiene che la sentenza della Corte di Cassazione sia incappata in un errore che però nessuno potrà correggere, essendo il pronunciamento della Cassazione non impugnabile.  Il problema è proprio relativo alla conferma delle statuizioni civili (dunque della condanna al risarcimento a favore delle parti civili) in una sentenza che fa riferimento alla prescrizione del reato addirittura in epoca anteriore al processo d’appello.  «L’articolo 578 del codice procedura penale - puntalizza il giudice Edoardo Mori - consente alla Corte di Cassazione (che annulla senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato un giudizio d’appello) di valutare la causa in riferimento al danno da risarcire alla parte civile. Il codice però non ha tenuto conto dell’ipotesi dell’errore del giudice d’appello che abbia deciso ”contra legem” invece di dichiarare il procedimento estinto per prescrizione».  Dunque secondo lei la normativa in vigore si presta a critiche?  «Diciamo che il meccanismo è perverso perchè si arriva a condannare l’imputato al risarcimento di un danno senza che nessun giudice si sia mai espresso legittimamente sulla responsabilità»  Ora don Carli, che si è sempre dichiarato innocente, tornerà tra i suoi fedeli. Non pagherà perchè non è in grado di farlo. C’è chi dice che dovrà mettere mano alle casse la Chiesa  «In questo caso sarà ovviamente necessaria una nuova azione giudiziaria, questa volta in sede civile. Il tutto per cercare di stabilire che la Chiesa debba essere considerata responsabile della condotta privata di preti. Non mi sembra, obbiettivamente, una causa facile». Anche perchè i presunti abusi sessuali sarebbero avvenuti al di fuori delle normali mansioni del sacerdote. (ma.be.)

http://ricerca.repubblica.it/repubb...ZLPO_AZL99.html

Alto Adige — 24 marzo 2009   pagina 10  

Don Carli: non assoluzione ma estinzione del reato  Con quale criterio certi personaggi che si avvalgono della loro elevata posizione nella conduzione della Curia ecclesiale o della avvocatura sostenente la difesa processuale, possono esprimere il concetto di innocenza per don Giorgio Carli? Addirittura è stato detto: “nessuno si permetta di considerarlo colpevole”, come si legge sull’Alto Adige del 21 marzo. Evidentemente la Curia e la difesa di don Carli non hanno recepito che da parte della Suprema Corte non c’è stato alcun verdetto di assoluzione per don Carli, ma l’estinzione del reato per effetto della prescrizione. Angelo Bolognani BOLZANO Ma don Carli poteva rinunciare alla prescrizione  In merito alla recente vicenda di don Giorgio Carli e alle varie e diverse dichiarazioni sia della procura che del collegio difensivo su assoluzione, prescrizione e colpevolezza, è indispensabile precisare quanto segue. All’articolo 157 comma 7 del Codice penale si legge: «La prescrizione è sempre espressamente rinunciabile dall’imputato». Se don Carli avesse voluto, avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione e farsi assolvere nel merito. Bastava che depositasse in cancelleria o affidasse ai suoi legali una dichiarazione di rinuncia alla prescrizione, e la Cassazione avrebbe disposto un nuovo processo d’appello. Ma non va taciuto che vi siano dei rischi: per rinunciare alla prescrizione, conviene essere innocenti.

 



 
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Messaggio Re: Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 
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Giovedì 26 Marzo : 2009

http://www.corriere.it/cronache/09_...44f486ba6.shtml

Bolzano Condannato a risarcire la vittima che ricordò con la psicanalisi
I pm contro il ritorno del prete accusato sotto ipnosi di pedofilia

Dirà messa dopo la prescrizione.
Tarfusser: vergognoso

BOLZANO — Tutto è rimasto come prima, compreso il ritratto nella navata laterale, Ponzio Pilato che si lava le mani con espressione meditabonda. Le voci che arrivano dall'oratorio, i rumeni in fila per il pasto serale. Viola e Roberta che finiscono di recitare la preghiera quotidiana per lui, «per il nostro don» e si buttano nel vento gelido che taglia Bolzano. Lo aspettano, certo che lo aspettano. Ancora qualche giorno e poi don Giorgio tornerà a dir messa ai suoi fedeli. La fede non permette incertezze, e quindi, davvero, nulla cambia. Nella chiesa del Corpus domini di via Gutenberg, zona Don Bosco, la seconda circoscrizione più popolata e popolare della città, non è mai aleggiato il dubbio. Innocente, sempre e comunque.

L'ultimo verdetto, quello che dovrebbe sigillare questa storia, è invece uno specchio nel quale ognuno può vedere l'immagine che più gli piace. La sentenza della Corte di Cassazione su don Giorgio Carli non chiude, ma piuttosto riapre. Il prete accusato di pedofilia per aver abusato di una adolescente dal 1989 al 1994 — assolto in primo grado «perché il fatto non sussiste», sette anni e mezzo di carcere in appello — è stato prosciolto per la sopraggiunta prescrizione del reato, ma al tempo stesso condannato al risarcimento delle parti lese, ovvero la sua presunta vittima, per 760mila euro. Tecnicamente innocente, ma anche colpevole, o viceversa.
La voce della Diocesi è risuonata forte. «A carico di don Giorgio non esiste più alcuna sentenza di condanna. Per parte nostra abbiamo sempre creduto nella sua innocenza. Per questo egli è sempre rimasto confermato nel suo incarico di parroco ed ora riprenderà in pieno il suo ministero sacerdotale». L'opinione della Procura e degli avvocati delle parti lese è decisamente diversa. L'esistenza del reato è stata riconosciuta, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dichiararlo prescritto, e inoltre non si è mai visto un imputato innocente costretto a pagare un risarcimento alla sua presunta vittima.

Lo scontro raggiunge punte di acredine raramente viste nei rapporti tra chiesa e magistratura. «L'atteggiamento della curia bolzanina è semplicemente vergognoso ». Questo è solo l'esordio. Da un paio di settimane Cuno Tarfusser è diventato un giudice della Corte penale internazionale dell'Aja. Fino all'11 marzo era il capo della Procura di Bolzano. «La curia continua pervicacemente a propugnare la tesi dell'innocenza riconosciuta. Falso. Don Carli tornerà a dir messa? Una indecenza sotto il profilo etico».
La storia sembra fatta apposta per dividere. La mattina del 14 luglio 2003, Giorgio Carli è un giovane prete conosciuto e stimato a Bolzano. Cura una rubrica quotidiana sull'emittente
Radio Sacra Famiglia, è un formidabile organizzatore di spettacoli e attività giovanili. Al pomeriggio, i carabinieri lo vengono a prendere in sacrestia. Da poco era stato destinato ad una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi e convivere con bambini tra i 9 e 12 anni. Ad accusarlo è una sua giovane parrocchiana, ma le modalità sono particolari, uniche nella giurisprudenza italiana.
I fatti denunciati dalla ragazza risalgono a 14 anni prima. Sono riemersi dalla sua memoria dopo un lungo trattamento di psicanalisi, 350 sedute di un metodo chiamato «distensione meditativa » e che ha molti punti in comune con l'ipnosi. Dapprima è l'interpretazione di un sogno, nel quale la ragazza viene violentata da un gruppo di marocchini in un bar che si chiama San Giorgio, nome che simboleggia una crasi della realtà presunta, che indirizza le indagini. Le violenze reali e denunciate sarebbero infatti avvenute in un oratorio chiamato San Pio X, e perpetrate da don Giorgio. In seguito emergono anche dettagli, circostanze, testimoni, reali e non onirici.

La sentenza di primo grado si concentra sulla validità della testimonianza della vittima, e la giudica «inattendibile». Nell'aprile del 2008 l'appello ribalta tutto, considerando la teste «lucida, lineare, coerente», stronca la teoria dei «falsi ricordi» contenuta nelle motivazioni dell'assoluzione, pone l'accento sulle altre «prove certe risultanti dagli atti». Don Carli non viene sospeso, come accaduto in altre diocesi. È lui a scegliere il ritiro spirituale in una valle del Trentino. La Curia gli aveva chiesto di rimanere al suo posto, tra i fedeli. Il vescovo di Bolzano Wilhelm Egger, scomparso lo scorso agosto, lo ha sempre difeso affermando di aver svolto una «accurata indagine interna».
Tarfusser ci dà dentro, la vicenda ha lasciato strascichi evidenti. «Mai vista, mai prodotta al processo, l'indagine interna. La Curia deve rispettare la legge dello Stato, invece gioca a confondere le idee dei cittadini». La posta in gioco non è solo di carattere morale. I legali di parte civile hanno presentato la richiesta di risarcimento alla curia. «La sentenza di condanna è definitiva — spiega l'avvocato Arnaldo Loner - . Ma don Carli non è in grado di pagare. Essendo legato alla curia in maniera organica, sarà questo ente a versare la cifra stabilita dalla Cassazione ». Non ci sarà alcun risarcimento, ribattono i legali della curia e del religioso, perché la prescrizione del reato è subentrata prima della sentenza d'appello.

«Diciamoci la verità. La sentenza della Cassazione è stata davvero pilatesca». Flavio Moccia è uno dei difensori del religioso. «Su una vicenda che necessitava più di ogni altra di una parola chiara, è stato operato un compromesso. A mio giudizio, è stato fatto per salvare la procura». Don Carli, vestito in abiti civili, è appena uscito dallo studio affacciato su piazza della Vittoria. Ai suoi avvocati, in questi giorni, ha detto che non tutte le vie della nostra vita sanno di incenso.

Marco Imarisio
26 marzo 2009


http://ricerca.repubblica.it/repubb...Z6PO_AZ601.html

«Per difendere don Giorgio
la Chiesa sta ignorando anche il Santo Padre»


Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 17 sezione: CRONACA
BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento economico quanto piuttosto di ottenere giustizia e di dimostrare che il racconto della ragazza era veritiero». E’ quanto puntualizza l’avvocato Arnaldo Loner, uno dei legali di parte civile nel processo a don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in canonica per quattro anni e mezzo una parrocchiana all’epoca dei fatti (dal 1989 al 1994) bambina. All’inizio degli abusi la piccola avrebbe avuto otto anni. La vicenda è notissima ma neppure la sentenza della Corte di Cassazione pare aver chiuso definitivamente il caso. Da un punto di vista giuridico sembra ormai assodato che il giudice di legittimità abbia confermato l’impostazione della sentenza di secondo grado con cui il sacerdote venne condannato a sette anni e mezzo di reclusione. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato - ricorda l’avvocato Loner - dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza di secondo grado ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Per effetto della prescrizione il sacerdote non dovrà scontare la condanna ma l’imputato dovrà comunque far fronte alle statuizioni civili, cioè al risarcimento per 760 mila euro a favore della ragazza denunciante e dei suoi genitori che si erano costituiti parti civili. Di fatto, don Giorgio è stato salvato dalla prescrizione anche perchè, in caso contrario, si dovrebbe arrivare all’assurdo di un imputato da considerarsi innocente ma condannato al pagamento di un rilevante risarcimento alla parte lesa. In tal senso le motivazioni che la Corte di Cassazione andrà a depositare entro un mese chiariranno definitivamente la questione. Nel frattempo però la Curia sta riabilitando in toto il sacerdote bolzanino che dovrebbe tornare a fare il parroco a Bolzano a distanza di quasi un anno dalla condanna decisa dalla corte d’appello. Don Giorgio appare forte degli esiti di un’indagine interna della Chiesa altoatesina che avrebbe stabilito che le violenze sessuali ai danni della denunciante non sarebbero mai avvenute. «I giudici non avrebbero mai potuto confermare in pieno il risarcimento se avessero ritenuta non certa la responsabilità di don Giorgio» spiega ancora l’avvocato Loner il quale si dice realmente sorpreso della difesa a spada tratta della Curia nei confronti del sacerdote. «Ho letto di un’inchiesta interna che avrebbe stabilito la piena innocenza del sacerdote - dice ancora il legale - ma allora vuol dire che nel nostro Paese le sentenze emerse attraverso tre gradi di giudizio non valgono più nulla. Vuol dire, in altre parole, che non viene addirittura più riconosciuto il ruolo della magistratura, il potere giudiziario...» In questa polemica c’è spazio anche per una citazione di Papa Benedetto XVI che ha detto “punite i colpevoli e aiutate le vittime”. «Ma la vittima - dice l’avvocato Loner - per assere aiutata deve essere individuata come tale. Qui si è deciso di agire in maniera opposta». Intanto don Giorgio ha confermato di non aver alcuna intenzione (nè di essere in grado) di versare alla parte lesa 760 mila euro. «Sarà la famiglia della ragazza a decidere cosa voglia fare. I presupposti per un’azione in sede civile ci sono ma, ribadisco, l’obbiettivo non erano i soldi quanto il riconoscimento di una verità sconvolgente che tanto male ha fatto». - Mario Bertoldi

 



 
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Messaggio Re: Don Giorgio Carli: Condanna in appello (sviluppi) 
 
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Giovedì 7 Maggio : 2009

Don Giorgio Carli.
Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione


Pubblicate le motivazioni della sentenza della Cassazione che conferma la condanna di don Giorgio Carli a 760.000 € di risarcimento.

La Corte spiega la completa credibilità della vittima e ritiene inattendibili le testimonianze di don Gabriele Pedrotti e della catechista Adriana Culati Vigni " legati da un rapporto di affetto e di amicizia intima", già definite "confuse ed evasive" dalla Corte di Apello. I due, nel corso di una intercettazione telefonica, parlavano di uno "scivolone" di don Carli che «non si sarà probabilmente ripetuto» e di «un fondo di verità» delle accuse. I due avrebbero avuto un interesse personale a tenere nascosta la vicenda.

I link al giornale Alto Adige che spiegano anche che né la Curia né la parrocchia pagheranno alcun risarcimento:

http://ricerca.quotidianiespresso.i...B1PO_AB108.html

http://ricerca.quotidianiespresso.i...Z6PO_AZ601.html

http://ricerca.quotidianiespresso.i...Z8PO_AZ801.html

 



 
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