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ABUSI, STUPRI, VIOLENZA :: Donne: "Contro i bruti usate i videofonini"
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Donne: "Contro i bruti usate i videofonini"
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Messaggio Donne: "Contro i bruti usate i videofonini" 
 
Donne: "Contro i bruti usate i videofonini"


5 giugno 2007

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BOLOGNA - Li chiama "piccoli accorgimenti tecnici". Eppure, visto che il termometro della violenza contro le donne in città è sempre bollente (nell'ultimo anno gli episodi denunciati, che pure rappresentano soltanto un piccolissimo spaccato della realtà, in provincia sono saliti da 153 a 169), Milli Virgilio, assessore alla Pari Opportunità del Comune di Bologna, invita le potenziali vittime ad armarsi di "videofonini e braccialetti". Certo, "non sono misure sufficienti - precisa subito l'assessore a margine di un seminario sulla violenza contro le donne straniere - e sono accorgimenti che una donna può usare solo a titolo personale". Ma tant'è: a quanto pare la prevenzione è anche il fai da te. E confidare nel fattore deterrente di un telefonino "puntato" contro il bruto che si avvicina: forse, a quel punto, il "mostro" dovrebbe indietreggiare di fronte al rischio di essere immortalato o di una chiamata agli uomini in divisa. Il kit anti-stupri artigianale si potrebbe poi completare con i braccialetti telematici, da usare in combinazione con telefonini appositamente modificati.

In effetti, in Spagna li hanno testati con un certo successo: si chiamano "repulsori elettronici" e permettono alle vittime di essere avvertite quando i malintenzionati si avvicinano a meno di 500 metri di distanza. Una volta attivato il dispositivo di localizzazione, subito dopo parte automaticamente l'allerta alle Forze dell'ordine. Ma perché il dispositivo funzioni c'è bisogno che il delinquente - che avrebbe allacciato al polso il braccialetto - sia un ex partner o familiare della vittima, già condannato per una violenza o un'aggressione. Intanto suona un altro campanello d'allarme sul fronte della violenza alle donne.Lo fa scattare Adriana Scaramuzzino, ex magistrato e vicesindaco di Bologna. "Purtroppo - segnala - al Cpt spesso finiscono in strutture contigue lo sfruttatore e le vittime della tratta, creando una situazione critica". Il pericolo è che le donne, in una situazione di evidente sudditanza allo sfruttatore, "abbiano paura di parlare, di uscire allo scoperto" e di rientrare, così, nel sistema di protezione garantito dall'articolo 18 della legge Turco-Napolitano, che prevede il rilascio del permesso di soggiorno alle vittime della tratta.

Del resto sono le statistiche a raccontare l'emergenza violenza. Soltanto nei primi otto mesi del 2006, infatti, la Procura di Bologna ha aperto 61 fascicoli contro ignoti. Sono in crescita anche le segnalazioni: in tutto il 2005 gli episodi di violenza (tentata o consumata) in luoghi pubblici si erano fermati a quota 53. E i numeri dicono anche anche di 260 episodi totali di abusi consumati da volti familiari alle vittime: sono 140 i fascicoli aperti nel 2005 per quella che ha tutti i tratti della violenza tra le mura domestiche, più i 120 fino alla fine d'agosto 2006. Nello scorso autunno, il Comune di Bologna e i magistrati del pool "specializzato nella trattazione dei reati sessuali ed abusi in danno dei minori" della Procura iniziarono a lavorare a braccetto per arginare il fenomeno. Si approdò così al Pronto soccorso unico per le donne vittime di violenza dell' ospedale Maggiore, formato da un ginecologo, uno psichiatra, ma anche da un medico legale (necessario per utilizzare la perizia nelle operazioni di repertazione). Il presidio unificato è stato poi accompagnato dal "modello di rilevazione condiviso", per un'elaborazione statistica realizzata in sinergia tra i soggetti coinvolti sul piano istituzionale, ospedaliero e giudiziario. Anche l'amministrazione si è mossa, con la predisposizione dei "parcheggi rosa" nel Piano del traffico, insieme al tentativo - ancora non definito - di sottoscrivere convenzioni specifiche con locali notturni e cinema.

 





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