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Donne «abusate»: dolore spesso muto
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  Domenica, 22 Novembre 2009    Anna Della Moretta, GdB


Donne «abusate»: dolore spesso muto

Sono poche coloro che decidono di denunciare l’aggressore I dati della Questura cittadina. Il lavoro di Asl e Civile

ImageDoloranti e ammutolite. Le ferite sul corpo bruciano, ma sono quelle sull’anima che tolgono loro la parola e la forza di denunciare. Al Pronto soccorso del Civile accade spesso, infatti, di sentire solo il silenzio del dolore. Ad ogni ora, ma soprattutto di notte, arrivano donne ferite, umiliate, annullate. Solo negli ultimi mesi una ventina, sia italiane sia straniere. Ma sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che rimane ancora in gran parte sommerso, malgrado l’informazione e la sensibilizzazione a più livelli istituzionali.

Secondo i dati forniti dalla Questura, nei primi otto mesi dell’anno in corso sono state presentate 65 denunce per violenza sessuale solo in città. Quelle per «stalking», possibili dopo l’introduzione di tale reato, sono state 120 (520 gli arresti a livello nazionale) presentate sia alla Polizia sia ai Carabinieri, con nove ammonimenti da parte del Questore. È invece in aumento il numero di donne che si rivolge ai consultori dell’Asl: lo scorso anno sono state 22.499, di cui 6.542 immigrate.

Un sommerso che l’équipe di lavoro composta da diverse figure professionali dell’Ospedale Civile e dell’Asl si auspica venga alla luce nel modo meno traumatico grazie al protocollo - entrato in vigore proprio in questi giorni - che prevede un percorso condiviso in tutti gli ospedali bresciani e nei consultori dell’Asl; un percorso in grado di garantire accoglienza e gestione, dentro e fuori la struttura sanitaria, della donna che ha subito violenza.

Il protocollo è partito formalmente nei giorni scorsi al termine di lunghi mesi di lavoro tra le diverse figure professionali coinvolte, compresi corsi mirati di formazione del personale che accoglie le donne.

Denunce e aggressori
Una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima dell’aggressività di un uomo, ma pochissime lo hanno denunciato. Secondo l’Istat, 6 milioni 743 mila donne hanno subito violenza fisica e sessuale (il 31,9% delle donne che vivono in Italia): il 4% ha chiesto l’aiuto delle forze dell’ordine, dei centri d’ascolto e di associazioni. In quasi 4 milioni sono state vittime di violenza fisica (il 18,8%) e circa 5 milioni (il 23,7%) di violenza sessuale.

La maggior parte delle violenze - sessuali, fisiche, psicologiche - avviene ai danni di mogli e fidanzate. Secondo l’indagine, infatti, 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subito le aggressioni in casa e 7 stupri su 10 sono compiuti dal partner. Ad ottenere con la forza rapporti sessuali è il partner nel 70% dei casi e, in questo caso, lo stupro è reiterato.
I dati sulla distribuzione geografica delle violenze dicono che gli uomini più violenti vivono al Centro e al Nord, ma è possibile che al Sud, in particolare in Calabria e Sicilia (appena il 22% delle donne le dichiara) ci sia ancora pudore a parlare dei soprusi tra le mura di casa e a riconoscere come tale una violenza.

Attraverso le interviste l’Istat ha anche tracciato il profilo dell’autore delle violenze: ha tra i 45 e i 54 anni, un basso livello di istruzione (il 37% ha una licenza elementare o nessun titolo di studio) e meno del 6% è laureato.

Nel caso in cui la violenza non venga dal partner, confrontando l’età dell’aggressore con quella della vittima, emerge che vittime sono donne mediamente istruite e giovani, che hanno «una vita sociale esterna alle mura di casa», vanno al cinema o a teatro. Gli stupri, o i tentati stupri, da parte di un uomo che non sia partner della vittima sono aumentati sulle donne che si incontrano spesso con amici (0,4 per cento contro 0,2 relativo al complesso delle donne), vanno a cinema, teatro, concerti (0,7 per cento), ma, soprattutto, sono componenti di associazioni di volontariato o svolgono attività socio- politica (1,1%). Sono donne che dimostrano di non aver paura, ed è forse per questo che vengono odiate da alcuni uomini.

Cosa prevede il Codice penale
La paura è una delle ragioni per cui molte non denunciano la violenza. Hanno paura di ritorsioni, di essere disprezzate per quella sorta di sottile meccanismo psicologico in base al quale la vittima si sente colpevole del reato subito, temono di non essere aiutate. E, anche, perché non hanno la certezza della pena: si attendono lunghi processi in tribunale al termine dei quali dover vivere nel terrore che l’aggressore, scontata l’eventuale pena, possa vendicarsi.
Per chi si macchia del reato di violenza sessuale - reato contro i diritti dell’umanità - l’articolo 609 bis del Codice penale recita: «Chiunque, con violenza o minaccia mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con le reclusione da cinque a dieci anni». Che salgono da sei a dodici se la vittima non ha ancora compiuto 14 anni.




Con l’Udi l’anfora di Niscemi è giunta ieri in centro città
A conclusione di un anno ricco di incontri, iniziative e testimonianze raccolte in tutta Italia, le donne della Staffetta si sono ritrovate ieri in Piazza della Loggia per raccontare questo lungo percorso. Partita da Niscemi, il 25 novembre 2008, l'Anfora della «Staffetta di donne contro la violenza sulle donne», organizzata dall’UDI, è giunta alla tappa finale con il suo carico di messaggi e testimonianze raccolte lungo tutta la penisola. «È un evento straordinario - ci dice Pina Nuzzo, presidente nazionale dell'UDI - che testimonia la forza e la determinazione delle donne italiane e straniere. Siamo partite da sole da Niscemi, teatro dell'efferato omicidio di Lorena Cultraro, per dire basta alla violenza che ogni anno colpisce la popolazione femminile e da sole siamo arrivate fino a Brescia».

Accompagnata dalle note di «Amazing grace» ha fatto ingresso nella piazza nel tardo pomeriggio l’Anfora, simbolo della manifestazione, accompagnata dalla staffetta di Sondrio e da due rappresentanti dell'Unione non vedenti di Brescia. Al suo arrivo la piazza si è chiusa in un minuto di silenzio, seguito da un fragoroso applauso e dall'inizio dello spettacolo di intrattenimento. p. dolf.

Staffetta dal Civile alla Questura, a palazzo Loggia
L’Anfora è attesa mercoledì prossimo alle 15 al Pronto soccorso dell’Ospedale Civile. Dopo un anno di viaggio attraverso il nostro Paese, si conclude così esattamente il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la «Staffetta di Donne contro la violenza sulle Donne». Si tratta di una manifestazione a carattere nazionale, promossa dall’Unione donne italiane, che ha iniziato il suo percorso da Niscemi, in Sicilia, dove fu uccisa Lorena, e termina un anno dopo a Brescia, dove è stata uccisa Hina Saleem.

Al Pronto soccorso del Civile l’Anfora verrà accolta, tra gli altri, dal primario Paolo Marzollo e da Mariagrazia Fontana, referente del Protocollo di accoglienza intraospedaliero di coloro che hanno subito violenza.

Due donne, un medico e un’infermiera, accompagneranno poi l’Anfora in Questura dove vi sarà una sosta all’Ufficio denunce, prima di riprendere il percorso - accompagnata, questa volta, da due donne della Polizia di Stato fino alla sala consiliare di Palazzo Loggia, dove giungerà alle 17. Qui, alla presenza delle autorità, avverrà la cerimonia ufficiale della riconsegna dell’Anfora dalle mani delle donne di Brescia all’Udi nazionale. L’Udi consegnerà ufficialmente la «Moratoria cittadina contro la pubblicità televisiva lesiva della dignità della donna».

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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